Rivista Anarchica Online


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Vegano perché...

Sul n. 344 del maggio 2009 della Rivista si parla ancora una volta di cibo, questa volta a proposito del libro Ricette scorrette di Andrea Perin. Questo dopo altri interventi come quelli che descrivono le iniziative del progetto “Cucine del popolo”.
Colgo l’occasione per fare una constatazione relativa al fatto che l’approccio al tema cibo continua a muoversi in un’ottica tradizionale legata al persistente pregiudizio ideologico antropocentrico.
Intendo dire che la riflessione del pensiero antispecista ancora non è stata fatta propria dal movimento libertario, che non ne coglie il fondamentale apporto alla riflessione sul concetto di dominio e sulla sua origine nella storia della specie umana anche nella dimensione intraspecifica.
Non è ancora una tematica ed un battaglia ovvia come per es l’antimilitarismo, l’antirazzismo, ecc.
Si parla ancora degli animali diversi dalla specie umana come ingredienti di ricette, cose da consumare; il pregiudizio antropocentrico, che pone l’essere umano al vertice della scala produce l’ideologia del dominio umano su tutta la biosfera, con le conseguenze nefaste sotto gli occhi di tutti.
Ci consideriamo anche esseri superiori in virtù delle capacità intellettive e questo giustifica ogni forma di sfruttamento, di dominio sugli altri esseri viventi e senzienti, capaci di provare piacere e dolore, capaci di cercare condizioni di benessere e di sfuggire alle situazioni di sofferenza.
Certo parlano lingue diverse, hanno forme diverse e si muovono pure diversamente, ma il concetto di inferiorità è arbitrario, è solo una giustificazione per coprire una posizione di mera forza e violenza verso il debole da sfruttare: non sono esseri inferiori, ma diversi, con capacità e percezioni del reale che a noi umani sfuggono completamente.
Ed è sempre stato così anche nello sfruttamento e nella discriminazione intra-specifica. I Greci antichi definivano gli stranieri barbari, perché facevano ba-ba, non parlavano greco e quindi non avevano diritti, non erano degli umani completi, ma inferiori.
Lo stesso atteggiamento mentale lo ritroviamo in tutte le forme di discriminazione, nel razzismo con la schiavizzazione dei popoli definiti “selvaggi” considerati appartenenti a razze inferiori, o per fondare deliranti miti di purezza razziale, con esiti di sterminio noti; nel sessismo, la discriminazione fondata sull’appartenenza di genere o sulle scelte sessuali e così via; è sempre l’inferiorità dell’altro che si prende a pretesto per giustificare il prevalere degli interessi di un gruppo su un altro.
È tutto collegato, l’ideologia del dominio della specie umana sul resto della biosfera, che si sviluppa solo 10.000 anni fa come conseguenza dell’uso delle altre specie prima come prede e poi come risorse alimentari e di trasporto, cioè con la caccia e l’allevamento da parte delle popolazioni nomadi, crea le basi del capitalismo con l’accumulo di risorse che consentono il sorgere delle città, le caste dei nobili-guerrieri e dei sacerdoti (capita significa teste, nel senso di numero di bestiame detenuto; pecuniario deriva da pecus, pecora).
Dallo sfruttamento degli animali e quindi della natura allo sfruttamento intra-specifico di donne, schiavi, stranieri (es i lager sumeri in cui erano segregate migliaia di donne a scopo riproduttivo e lavorativo).
Sul numero Luglio-Dicembre 2008 della rivista Libertaria Uri Gordon invitava a considerare che la riflessione sulle forme di dominio e discriminazione non è mai finita, che è possibile cogliere sempre nuovi aspetti man mano che si affina la sensibilità politica in merito.
Che l’enorme questione della discriminazione nei confronti delle altre specie non faccia ancora parte del patrimonio ideale libertario, testimonia di quanto sia radicata la visione antropocentrica e l’ideologia del dominio. Ma guarda caso è una riflessione che potrebbe consentire di capire le radici profonde del perché esista l’ingiustizia, la diseguaglianza, lo sfruttamento nel mondo che gli esseri umani hanno costruito.
Incominciando a considerare “cose” gli esseri viventi diversi ma simili, si sono aperte le porte ad una struttura mentale che ci ha portato ad un disastro fisico e morale e forse all’impossibilità di un futuro come specie.
Ci vuole un piccolo sforzo per capire come il nostro atteggiamento verso gli altri animali apra la possibilità mentale della violenza verso l’altro in generale e a proposito si segnala tra i tanti un fatto storico citato nel libro di Saverio Ferrari Le nuove camicie brune, BFS: nella Romania degli anni ‘20 in cui impazza la famigerata organizzazione nazista “Colonna di ferro” in una spedizione contro gli ebrei della città, questi vennero ammassati nel macello comunale, appesi ai ganci a testa in giù e sgozzati, compresi i bambini. È solo un esempio, ma gli allevamenti intensivi moderni hanno la stessa struttura dei lager, con la negazione dell’individualità dell’essere, non più esseri unici con storia e futuro, ma massa indistinta di risorse.
Lo sfruttamento e la violenza verso le altre specie, storicamente sono state il tramite per la violenza e lo sfruttamento intra-specifici e tutto l’orrore che riserviamo agli altri animali storicamente lo abbiamo fatto e lo facciamo agli esseri umani.
Anche Kant, pur non avendo fatto un esplicito passo antispecista, aveva capito che la violenza verso l’animale altro, più debole ed indifeso, predispone alla violenza verso gli esseri umani.
Il meccanismo mentale che porta a discriminare i diversi, i deboli, lo ripeto, é il medesimo in ogni sua manifestazione, sia che riguardi la razza con il razzismo, il genere sessuale con il sessismo, le disuguaglianze economiche, con il classismo, ecc e infine lo specismo. La discriminazione in base all’appartenenza di specie.
Ripeto ancora non parlano come noi e si comportano diversamente e allora li consideriamo inferiori e quindi da sfruttare, da schiavizzare e da mangiare.
Guardiamo agli altri coi nostri parametri, assumendo la nostra percezione sensoriale come assoluta e suprema. Ma la realtà che percepiamo con la vista e gli altri sensi è solo una delle tante, perché perdiamo molte informazioni che altre specie raccolgono con olfatto, udito, tatto, più sviluppati, con capacità di orientamento e sensibilità cognitive che neanche riusciamo ad immaginare.
La moderna etologia sta lentamente arrivando a capirlo, esiste una nuova disciplina la zoo-antropologia che comincia a studiare il linguaggio rivolto da cani, gatti e altre specie per comunicare con gli umani e si scopre che è un linguaggio molto complesso ed elaborato.
Non siamo il centro dell’universo, ma uno degli universi tra altri paralleli che dobbiamo imparare a rispettare, con lo stesso atteggiamento che avevano i nostri antenati primevi, raccoglitori vegetariani (anche la caccia appare molto recentemente, solo 20.000 anni fa e in forme limitate, nulla rispetto alla vita di milioni di anni in cui era sconosciuta: i motivi sorprendenti dell’inizio di caccia e poi allevamento li descrive la moderna antropologia e in particolare Jim Mason nel libro Un mondo sbagliato Sonda edizioni, che raccoglie gli studi contemporanei in materia).
Si tratta di ragionare in termini relativisti, scovando i preconcetti dogmatici ovunque si trovino, come nel caso del pregiudizio sensoriale antropocentrico.
L’immagine dell’umano di Leonardo metro e misura del reale non funziona in una prospettiva libertaria allargata (anche se Leonardo era vegetariano e profetizzava che sarebbe venuto un tempo in cui uccidere gli animali non umani sarebbe stato considerato un crimine al pari dell’omicidio di un umano).
Gli orizzonti di libertà e liberazione si devono sempre allargare, infatti storicamente, per es, non tutti i predecessori libertari dell’800 capirono il sessismo, cioè la discriminazione verso le donne e oggi c’é un aspetto in più da capire, lo specismo.
Addirittura Tolstoj sosteneva che la scelta vegetariana fosse solo il primo gradino lungo la strada dell’equilibrio e della comprensione per arrivare ad una coscienza piena.
Come si è detto, per molti antropologi contemporanei l’origine della follia che accompagna la nostra storia di guerre, disuguaglianza e sfruttamento è stata determinata proprio dall’abbandono da parte della comunità umana dei raccoglitori vegetariani della relazione paritaria con le altre popolazioni e comunità animali, che sono state il ponte culturale per comprendere la realtà circostante, cioè l’osservazione degli altri animali diversi ma simili ha sviluppato le nostre capacità mentali attuali.
Per milioni di anni la vita della biosfera si è susseguita armoniosamente e solo circa 20.000 anni fa con il sorgere della caccia e 10.000 anni fa con l’allevamento del bestiame l’armonia si è spezzata, i vecchi compagni animali da ammirare per le capacità e da cui imparare diventano res, strumenti da cui ricavare il surplus che ha consentito il sorgere delle città, le caste dei nobili guerrieri e dei sacerdoti, la proprietà, le religioni, ecc.
Gli umani maschi bianchi si sono posti al vertice della biosfera e hanno rafforzato l’ideologia del dominio creando divinità a propria immagine, cioè divinizzando loro stessi e questo delirio di onnipotenza che dura da 10.000 anni, negli ultimi 50 anni di storia sta giungendo al suo apice e al suo epilogo logico, l’autodistruzione della specie umana.
E allora che almeno gli anarchici nelle loro scelte quotidiane alimentari e di vita concreta pongano fine allo scempio e se non riescono a cogliere l’aspetto politico dello sfruttamento e del dominio, almeno considerino le conseguenze sconosciute delle scelta alimentare occidentale di consumare carne.
Devastazione ambientale, fame nel mondo, distruzione delle foreste tropicali (es. Amazzonia), effetto serra, contaminazione delle falde acquifere a causa delle deiezioni degli allevamenti, ecc, le conseguenze sconosciute di una scelta alimentare nefasta.
Gli allevamenti intensivi che producono oltre il 98% della carne consumata nel mondo costituiscono la prima causa in termini assoluti di produzione di gas serra, in particolare di metano causato dalle deiezioni dei bovini, che è un gas con un impatto superiore alla stessa CO2: infatti questi gas degli allevamenti costituiscono il 18% del totale dei gas serra totali, a fronte di un 13% prodotto dalle emissioni di tutti i veicoli a motore presenti sul pianeta.
I bovini e gli altri animali che finiscono nei nostri piatti sono la peggior “macchina” alimentare mai conosciuta, infatti bruciano quantità enormi di cereali per produrre una piccola quantità di calorie: 150 milioni di tonnellate di cereali usati come mangime producono 20 milioni di tonnellate di carne; 130 milioni vengono persi e bruciati dalle funzioni fisiologiche e di crescita degli esseri rinchiusi ad ingrassare e dalle parti non commestibili.
I 2/3 delle terre fertili di tutto il pianeta sono usate per coltivare cereali e legumi per gli allevamenti e la richiesta di carne continua ad aumentare. Già oggi se tutto il pianeta consumasse la quantità di carne che consuma l’Occidente sarebbe necessaria la superficie coltivabile pari a 5 pianeti terra!
Un campo adibito a pascolo della grandezza necessaria per produrre una quantità di vegetali sufficienti a produrre carne per sfamare una sola persona, sfamerebbe venti persone se le risorse vegetali venissero usate direttamente e non per alimentare le mucche e le altre specie da allevamento; detto altrimenti per produrre 1 Kg di carne occorrono 40 ciotole di grano.
Ricordiamo anche che il 90% della deforestazione amazzonica avviene per creare nuovi pascoli o nuovi campi in cui coltivare soia per gli allevamenti.
Durante la peggiore crisi alimentare etiopica con milioni di morti si continuava a coltivare semi oleosi per l’esportazione su nave verso i nostri allevamenti e questo oggi in misura sempre maggiore visto che i nostri consumi aumentano insieme quelli dei paesi emergenti.
La stessa sproporzione si ha per quanto riguarda il consumo di acqua dove il 70% dell’acqua usata sul pianeta è consumata per la zootecnia tra coltivazioni destinate a mangime ed esigenze di animali e stalle. In altri termini significa che per produrre 5 Kg di carne è necessaria la quantità d’acqua usata da una famiglia occidentale in un anno.
È una quantità enorme e i dati sono facilmente accessibili anche nei siti ufficiali della FAO o dell’ONU, basta voler sapere, basta volere infrangere il tabù indicibile che da un secolo ci sta devastando: scegliere tra pillola rossa o blu per citare Matrix.
E allora vergogna per le grigliate dei Centri sociali, le cene benefit incoscienti e insanguinate presenti nelle iniziative di movimento, nei presidi contro le grandi opere come quello No Tav in Valle Susa o contro il Dal Molin a Vicenza: tanta fatica per salvare una terra dalla devastazione e poi compiere gesti quotidiani ancora più devastanti!
Lottiamo con forza contro il razzismo, i CIE e tutto il resto, ma facciamolo con coerenza in ogni nostro gesto, anche alimentare, non sottraendo il cibo dalle terre di origine di queste persone mangiando la carne prodotta con i cereali delle loro agricolture!
Lasciarsi guidare solo dall’egoismo del gusto e dal piacere relativo del palato è una contraddizione enorme per chi ha scelto di dedicare le proprie energie per costruire un mondo migliore. Discriminare e sfruttare un altro essere vivente e senziente solo perché più debole è una pratica fascista. Se non lo si capisce in fretta si rischia di essere ancora parte del problema e non la soluzione: che non lo capiscano gli anarchici protesi al massimo di libertà, uguaglianza e giustizia non ha senso !
Perché pensare che allargare la propria consapevolezza, ragionando su scelte quotidiane che sembrano neutre e senza conseguenze, sia un fatto secondario o che sottrae energie a lotte considerate prioritarie? Come si é cercato di scrivere tutto é collegato e le lotte contro ogni forma di sfruttamento e discriminazione si rafforzano a vicenda.
Tutti gli abitanti del pianeta, a prescindere dalla specie, sono corpi sensibili e vulnerabili e anche questo ci accumuna tutti, parti della stessa storia e dello stesso destino.
L’antispecismo, probabilmente, consente di spingere la riflessione per andare alle radici del perché la storia dell’umanità si sia sviluppata fino all’attuale follia, individuandone il fondamento ideologico, cioè l’ideologia del dominio antropocentrico patriarcale, aprendo la strada ad un’azione più coerente nella ricerca delle possibili soluzioni, quelle soluzioni auspicate per esempio da Andrea Papi nei suoi interventi sulla Rivista e nel suo libro Umanesimo anarchico.
Ricordiamoci anche che non mangiare carne e altri derivati animali è una scelta concreta quotidiana con ricadute positive immediate oltre che per i popoli non occidentali e per l’ambiente anche per la salute individuale aprendo la strada ad un’autogestione del corpo e del benessere non più delegati al potere nefasto delle multinazionali farmaceutiche e ai sacerdoti arroganti della mafia sanitaria (questione enorme della vivisezione e della sua insostenibilità anche da un punto vista scientifico oltre che etico-politico: ci sono molti siti su questo argomento): è una verità scomoda, un vero tabù sociale, ma gran parte delle malattie più devastanti della società dei consumi derivano proprio dalle nostre abitudini alimentari: negli ultimi 60 anni sono esplosi i decessi per tumori e problemi al sistema cardio-circolatorio, nello stesso periodo, all’incirca dall’inizio del secondo dopoguerra, è esploso il consumo di alimenti animali diminuendo quello dei vegetali (fonti Istat), importando modelli anglosassoni e stravolgendo le abitudini alimentari precedenti soprattutto delle campagne in cui mangiare carne era un fatto raro, tipico solo delle feste più importanti. Con il boom economico anche la carne diventa simbolo del benessere diffuso insieme agli altri consumi di massa (vedi Ecocidio di J.Rifkin, Mondadori).
Al contempo, guarda caso, il consumo di medicinali raggiunge in questi anni proporzioni inimmaginabili, con fatturati che superano di gran lunga, per esempio quello delle armi.
Esiste dunque un altro gesto al contempo così semplice e così rivoluzionario, come astenersi dal cibarsi e consumare prodotti animali? Un gesto che consente non solo, come si è detto, di incidere concretamente su benessere delle altre specie, ambiente, fame e distribuzione delle risorse, ma che induce ad allargare la riflessione sui nostri consumi in generale, incominciando a porre questioni circa l’origine e il trattamento di ciò che mangiamo e consumiamo, ad andare oltre i luoghi comuni tramandati, a scavare criticamente per distruggere i dogmi anche in questo campo: per esempio le proteine animali non ci servono ed anzi sono dannose, ci siamo evoluti raccogliendo vegetali di ogni tipo.
Sostanze chimiche nocive sono ormai onnipresenti, prodotti che arrivano da angoli remoti del pianeta su mezzi inquinanti, una produzione agricola che dopo le prime due involuzioni storiche conosce oggi l’infamia della produzione OGM, l’ultimo passo sul cammino umano di alienazione da se stesso, dall’insopprimibile realtà di essere parti di un tutto che può fare a meno di questa specie. Dai raccoglitori vegetariani ai cacciatori – pastori – agricoltori, dall’agricoltura tradizionale a quella industriale chimica delle monocolture e infine oggi le produzioni OGM che chiudono il cerchio espropriando chi coltiva della possibilità di autoproduzione dei semi ed innestando squilibri ecologici imprevedibili.
In conclusione invito la Redazione a consultare Filippo Trasatti per maggiori approfondimenti e i lettori vegani antispecisti ad essere meno timidi, a liberarsi del complesso di inferiorità circa le proprie convinzioni, a essere presenti e incalzanti, in occasione di cene, feste, iniziative, ecc, ad uscire allo scoperto e a far esplodere le contraddizioni.
Non c’é più tempo, la dimensione dello sfruttamento che stiamo infliggendo alle altre popolazioni animali, che coinvolge miliardi di esseri terrestri ogni anno, è insostenibile per la nostra stessa sopravvivenza di specie: scegliamo di non mangiare carne e altri prodotti animali, infrangiamo il tabù! Basta con la discriminazione di specie!

Luca Bino
(Milano)

 

Poi ho pensato

Cara redazione,
l’abbonamento sarebbe scaduto da gennaio... Avevo pensato di non rinnovarlo: la famiglia si è allargata, gli stipendi son diminuiti, il tempo per leggere la rivista sempre più rosicato...
Poi ho pensato: che ingenuo, l’abbonamento per l’A-Rivista non lo si fa solo per leggerla... E in ogni caso voi avete continuato ad inviarmela: s’è mai vista una cosa così?
Grazie di tutto, affettuosamente.

Giulio Canziani
(Castano Primo – Va)

 

Sono un pink e sono dispiaciuto...

Cara redazione,
sono René dei pink di Torino (TorinoSambaBand e ClownArmy). Mi permetto di scriverti riguardo a un articolo che avete pubblicato nel vostro penultimo (347) numero di “A”. L’articolo si intitola: “nuove forme di lotta” di Tootsie Maddog.
Premetto che ci fa estremamente piacere che finalmente qualcuno pubblichi e si interessi a forme di resistenza creativa e al mondo della frivolezza tattica che tanto muove persone e contenuti fuori dai nostri angusti confini. Finalmente qualcuno da spazio a forme di ribellione e di attivismo differenti da quelle della tradizione italica e questo ci sembra una figata!
Quello che ci è un po’ dispiaciuto (per ora in maniera individuale perché non abbiamo ancora avuto la nostra riunione settimanale per discuterne insieme) è che in tutto l’articolo le forme di resistenza Pink vengano presentate come qualcosa di esistente e reale solo all’estero... se è vero che fuori molti più attivisti sono nell’area pink (nel vero senso del network che si è creato dalle manifestazioni RTS di Londra degli anni ’90 e che poi si è formato ancora meglio da Praga in poi...) ci sembra strano che non sia stata spesa nemmeno una parola sulla nostra realtà.
Se è vero che come gruppo non siamo particolarmente legati alla visibilità e alla logica dell’apparire sono sicuro che una qualche idea del fatto che noi esistiamo chi ha scritto l’articolo ce l’avesse e potesse farsela facilmente informandosi un po’.
I pink a Torino sono nati il 30 novembre del 2002 (la samba) grazie a w.shop tenuto da compagn* olandesi e inglesi dei Rithms of Resistance e da allora è vivo e partecipa a varie lotte cercando di tingerle di rosa (dalla val susa alle lotte universitarie, dalla questione migranti alla lotta contro la precarietà e moltissime altre ancora...). a volte partecipiamo con modalità di corteo altre volte abbiamo proposto e ideato azioni dirette pink, o ci siamo fatti promotori di iniziative (Pinkarnival 2005, Lazzaretto precario 2005-6 e Mayday torinese 2006 – insieme ai PrecarisuMarte – che poi in molti casi siamo sempre noi..) inoltre abbiamo fatto molti incontri e controsummit europei con gli altr* sorelle e fratell* pink in giro per l’europa e è qui, a gleaneagles, che ci siamo fatti contaminare dalla CIRCA e abbiamo iniziato da allora a lavorarci facendo già alcuni w.shop e incursioni in naso rosso (per es. al No-G8 universitario quest’anno, o prima alla festa delle forze armate e a Cameri contro gli F35).
Tutto questo non per mandarvi il nostro curriculum attivista (ci mancherebbe altro), né per volontà di apparire a tutti i costi. è solo che ci è sembrato strano che si ignorasse del tutto la nostra esistenza da parte di una rivista comunque attenta a tutte le espressioni della lotta e del movimento. probabilmente è anche un nostro problema e una nostra mancanza di comunicazione.
Questa mail non ha assolutamente nessun intento polemico, anzi siamo comunque super contenti che vi sitate interessati alle nostre modalità! (info di servizio: questo fine settimana 17 e 18 ott. terremo un w.shop di clown army aperto a tutt* gli interessat*. Vi invio il flyer, se qualcuno di voi fosse interessato).

ciao!

René
(Torino)

 

Non nel nome di Fabrizio De André

Cari amici di “A”.
vi inviamo copia della lettera che abbiamo inviato alla Fondazione Fabrizio De André, alla quale ci siamo rivolti per impedire che Enel continui ad usare il nome di Fabrizio per fare profitti, inquinando e distruggendo le risorse del territorio.
La manifestazione dell’agosto 2009 ha avuto grande successo di pubblico e alle band che hanno suonato diamo il beneficio del dubbio che non sapessero a cosa si stavano prestando,
Vogliamo impedire che si ripeta nel 2010,

Nadia Ranieri
Comitato Ambiente Amiata Val d’Orcia

Cari amici della Fondazione,
vogliamo esprimervi la nostra (…) sollecitazione ad intervenire sulla sponsorizzazione di Enel del progetto “papaveri rossi” per la promozione di un concorso di band musicali per l’assegnazione di un premio alla migliore cover in memoria di Fabrizio.
La prima tappa è stato il concerto svoltosi a Piancastagnaio il 29 agosto scorso. Sappiamo che non ne eravate a conoscenza e che non avreste potuto impedirlo, ma dopo la nostra informazione (vedi allegati) contavamo su una vostra presa di posizione contro quella che consideriamo una intollerabile provocazione mentre vi siete limitati ad una presa d’atto.
Ci stiamo battendo contro Enel e i suoi sostenitori perché questa multinazionale sta producendo in Amiata un disastro ambientale e sociale che rischia di essere irreversibile. Lo sviluppo della geotermia in questo territorio di origine vulcanica ha come conseguenza un alto tasso di inquinamento di aria, acqua e suolo ed è causa di gravi patologie. Enel ha un progetto di colonizzazione e si fa scudo con le “energie rinnovabili” ma bada ai profitti derivanti dalla produzione elettrica da fonti geotermiche.
Appropriandosi delle risorse e dei beni comuni di questo territorio. Le ricadute per la nostra comunità saranno gravi sia dal punto di vista ecologico che da quello economico e umano: la distruzione e l’appropriazione di risorse messe al servizio degli interessi particolari di Enel.
In nome di un abusato e falso “sviluppo sostenibile” e come si conviene per qualsiasi tipo di colonizzazione, dopo la conquista bisogna costruire il consenso. Serve cioè convincere e persuadere Il popolo della bontà degli obiettivi dei “conquistadores” per asservire non solo i corpi ma le coscienze. A tale scopo Enel e i suoi sodali devono non solo sconfiggere gli oppositori come noi, ma costruire un “brand” come oggi va di moda nel marketing politico.
È in questo quadro che ha preso forma l’idea mistificatrice della commemorazione di Fabrizio: l’evocazione di un simbolo della speranza e del desiderio umano trasformato in un guitto osceno, il canto della storia umana recitato come fosse una barzelletta sconcia, il racconto di un potente narratore del dolore e del riscatto dell’uomo messo sotto i riflettori della ambigua e insana luce di Enel, la mutazione del mito in merce di scambio.
Pur di realizzare questo capolavoro Enel assieme agli illusionisti della politica non bada a spese né alla decenza, c’è sempre chi si lascia coinvolgere, e dopo il successo del concerto di agosto ha in agenda per il 2010 un grande evento internazionale con band e grande pubblico per commemorare un poeta ridotto a marionetta. Se ciò dovesse davvero accadere non basteranno tutti i MW di Enel per fare luce sull’oscurità che si abbatterà nei cuori di chi ha memoria di Fabrizio. Noi lotteremo perché questo evento non si realizzi.
Contiamo di avervi al nostro fianco.
Un saluto fraterno.

Comitato Salvaguardia Ambiente Amiata Val d’Orcia

Giuseppe Di Emidio (338 2647346)
Cinzia Mammolotti (347 9959668)
Nadia Ranieri (339 5979314)
Mariella Baccheschi (328 4660508)
Il progetto è consultabile sul sito: www.concorsolaroccadoro.it

Abbadia San Salvatore (Si)

 

 

 

I nostri fondi neri

Sottoscrizioni.
Ivano (Ancona) 50,00; Aurora e Paolo (Milano) ricordando Amelia e Alfonso Failla, 500,00; Adriano Albanese (Terlizzi – Ba) 10,00; Luigi Vivan (San Bonifacio – Vr) 10,00; Giulio Canziani (Castano Primo – Mi) 20,00; Massimo Ortalli (Imola – Bo) 30,00; Michel Antony (Magny Vernois – Francia) 10,00; Enore Fiorentini Rafuzzi (Imola – Bo) 200,00. Totale euro 1.078,00.

Abbonamenti sostenitori.
Enore Fiorentini Raffuzzi (Imola – Bo) 100,00; Elisabetta e Carlo Brunati (Como) 100,00. Totale euro 200,00.