Rivista Anarchica Online


 

 

Fidenza
per Alberto Meschi

Sabato 13 dicembre 2008 a Fidenza si sono ritrovati compagni e compagne di Parma, Reggio Emilia, Carrara, Gragnana e oltre, cittadini e studenti di Istituti superiori, per ricordare Alberto Meschi con l’inaugurazione di un monumento nella piazza omonima, nel cinquantesimo della sua scomparsa.
La pioggia, come quel dicembre di cinquanta anni fa, non ha impedito a circa duecento persone di partecipare a questa intensa commemorazione durata tutta la giornata.

Gianandrea Ferrari prende la parola dopo un breve discorso dei sindaci di Carrara e di Fidenza, a lui il compito di ricordare il compagno Meschi e lo fa con passione e vivacità. La voce è squillante e i gesti coinvolgenti. Racconta l’uomo Alberto Meschi, non tanto un sindacalista ma soprattutto un anarchico per il quale il sindacato era il primo luogo dove creare l’anarchia, crearla per gli umili con le piccole e grandi conquiste quotidiane quali: la drastica riduzione dell’orario di lavoro, le pensioni, la contrattazione collettiva, le casse di solidarietà e le cucine comuniste, le battaglie anti-infortunistiche, anti-militariste e anti-alcoliste, ecc... “Un sindacalismo – quindi – dal basso per il basso”


Sventolano le bandiere della FAI e dell’USI mentre viene inaugurato il monumento, opera realizzata col marmo di Carrara dono delle cave Michelangelo di Franco Barattini. Significativa la dicitura: “A tutti coloro che vogliono che l’emancipazione dei lavoratori sia opera dei lavoratori stessi. A. Meschi”.
I presenti si soffermano a leggere, si formano dei gruppetti e si comincia a parlare mentre alcuni compagni di Carrara distribuiscono un reprint de ‘Il cavatore’ del 1958 (numero unico dedicato a Meschi) e l’ultimo numero di Umanità Nova.

La giornata di celebrazione non è certo finita, dopo un abbondante pranzo collettivo segue la visione del film “Alberto Meschi: un galantuomo” realizzato dagli studenti dell’ITIS ‘Berenini’ di Fidenza e l’inaugurazione della nuova targa sulla casa d’infanzia di Meschi, a Fornio.
In questa piccola frazione appena fuori Fidenza il “corteo” parte dal Circolo San Lorenzo, a un centinaio di metri della casa nativa di Meschi. Giovanni Pedrazzi del COBAS marmo di Carrara ricorda, con un breve discorso, il valore sempre attuale dell’azione di Meschi e invita i lavoratori a raccoglierne le indicazioni per organizzare un vero sindacato di classe.
Inaugurata la targa il gruppo si disperde, qualcuno si attarda a fare foto o a parlare. Ormai è buio e il freddo invadente, entriamo così al Circolo San Lorenzo dove le donne di Fornio hanno imbandito una tavola per farci fare merenda prima del ritorno, una tavola arricchita dal vino e dai dolci – la famosa torta di riso – portati dai carrarini a cui si alterna il nostro Parmigiano-Reggiano.

Cominciano i saluti, i commenti, gli abbracci e gli arrivederci a presto. Infatti nella prossima primavera è prevista una nuova iniziativa da tenersi al circolo San Lorenzo, con la presenza di alcuni storici, per produrre un approfondimento sulla figura di Alberto Meschi dando continuità al bel lavoro fin qui intrapeso.

Gemma Bigi

Ecco la trascrizione di gran parte dell’intervento di Gianandrea Ferrari

(…) Alberto Meschi viene espulso dall’Argentina in seguito alle leggi anti anarchiche varate nel 1909 dopo aver svolto una grande attività politica e giornalistica, facendo addirittura parte della commissione esecutiva della F.O.R.A.
Rientrato in Italia tornerà a La Spezia collaborando con “il Libertario” con articoli sulle lotte operaie evidenziando il felice rapporto tra movimento anarchico e movimento operaio sperimentato in Argentina. Questa contaminazione sarà per Meschi una costante che tenterà di trasferire nella Camera del Lavoro di Carrara quando nell’estate del 1911 venne chiamato dai lavoratori del marmo a coordinarla. Infatti costruì fin da subito l’indipendenza della Camera del Lavoro dai partiti politici; realizzò l’autonomia sindacale dei cavatori e rifiutò ogni burocrazia soprattutto quando si esprimeva con i doppi incarichi (coordinatore sindacale e allo stesso tempo parlamentare). Non solo, per Meschi i lavoratori dovevano controllare ogni passaggio dell’organizzazione sindacale attraverso forme di partecipazione diretta in grado di gestire lotte aspre e durature in condizioni di estrema difficoltà .
Con questi presupposti rilanciò la Camera del Lavoro estendendola dalla Garfagnana alla Versilia, realizzando conquiste storiche come la riduzione delle ore di lavoro a sei ore per i minatori e a sei ore e trenta per i cavatori, nel ciclo di lotte che va dal 1911 al 1914. In quel periodo la Camera del Lavoro di Carrara aderirà all’ Unione Sindacale Italiana, sindacato di ispirazione libertaria, e Meschi verrà eletto nel comitato centrale dello stesso nel 1913, diventandone uno dei militanti più prestigiosi. Davanti al primo conflitto mondiale, una parte minoritaria dell’ USI, capeggiata da De Ambris e Corridoni, cercò di mutare la tradizionale linea antimilitarista del sindacato in una sorta di ambiguo “nazionalismo proletario”, provocando una scissione che vide gli interventisti nettamente battuti dalla componente anarchica e libertaria. Interessante scoprire che fu proprio Meschi durante il consiglio generale dell’USI, nel dicembre 1914, a presentare la mozione contro ogni cedimento bellicista, ribadendo la natura internazionalista del sindacalismo rivoluzionario.
Nel biennio rosso mobilitò la Camera del Lavoro in varie tornate contrattuali,fece riaprire dopo 27 anni il canale Lunense per rilanciare l’agricoltura della valle del Magra e firmò uno dei primi e innovativi patti colonici a tutela dei contadini più poveri. Sulla scia delle occupazioni delle fabbriche lancerà la campagna sulla riappropriazione delle cave da parte dei cavatori per iniziare un processo di autogestione in tutti i paesi del marmo. Purtroppo con l’avvento del Fascismo e la distruzione della Camera del Lavoro nel 1922 Meschi sarà costretto, come tanti altri anarchici italiani, a prendere la via dell’esilio. Lo ritroveremo in Francia con un’intensa attività libertaria, partecipando anche alla concentrazione antifascista e alla Lega dei Diritti dell’Uomo. Durante la rivoluzione spagnola del 1936 combattè nella sezione italiana della colonna Ascaso FAI- CNT. Dopo la vittoria del franchismo rientrò in Francia ma venne internato dai nazisti nel campo di concentramento di Noè fino a tutto il 1943. Finalmente dopo la liberazione rientrò nella “sua” Carrara e riprese il posto alla guida della Camera del Lavoro. Ma nell’aprile del 1947 la corrente social-comunista, per avere una gestione addomesticata rispondente agli interessi dei partiti e degli industriali, liquidò Meschi e la componente anarchica dalla Camera del Lavoro. Meschi continuerà la pubblicazione de “Il Cavatore” denunciando la deriva del movimento sindacale ormai prigioniero di logiche politiche parlamentari e burocratiche. Morirà a Carrara l’undici dicembre 1958.
Si possono fare alcune brevi considerazioni su questa importante figura che ha lasciato segni profondi ed estremamente attuali nel movimento operaio. In estrema sintesi:

  • la valenza territoriale del sindacato, fondato sulla piena autonomia delle Camere del Lavoro
  • un percorso progressivo teso ad unire anarchismo e sindacalismo nelle lotte sociali
  • una collocazione precisa del sindacalista, costruita su una funzione tecnica e temporanea, sottoposto sempre e comunque al controllo ed ad una possibile revoca da parte dei lavoratori
  • il valore dell’organizzazione sindacalista a carattere libertario capace di raggiungere qualsiasi obbiettivo, le sei ore per i minatori e le sei ore e trenta per i cavatori all’inizio del XX secolo ne sono la dimostrazione più evidente (…).

Gianandrea Ferrari