Rivista Anarchica Online


movimento anarchico

Anarchismo plurale
di Andrea Papi

 

Lo scorso giugno si è tenuto a Modena, nello spazio Libera, un incontro in vista di una coordinazione nazionale tra anarchici. Ecco il resoconto di uno dei promotori.

 

Sono stato tra i promotori dell’incontro, organizzato da Libera e dalla redazione di “Senzagoverno”, svoltosi il 16 e 17 giugno 2007 a Libera, spazio sociale anarchico autogestito a Marzaglia nel Modenese. Abbiamo pensato, progettato, fortemente voluto e realizzato questo convegno/dibattito spinti dal bisogno/desiderio di tentare di mettere in piedi, si auspica finalmente, una coordinazione ampia ed efficiente tra tutti i compagni e le compagne e tutte le realtà esistenti e operanti del movimento anarchico e libertario in Italia.
L’idea e l’esigenza di una struttura di questo tipo, con caratteristiche esclusivamente tecniche, in nuce ci sono praticamente da sempre, da quando cioè gli anarchici hanno cominciato a pensare e ad agire per la realizzazione dei propri ideali. Idea ed esigenza che però hanno sempre fatto fatica a prendere forma concreta, perché le differenze di visione all’interno dell’anarchismo in genere hanno storicamente prodotto strutture e forme organizzative separate, le quali con gran facilità sono frequentemente entrate o in concorrenza o addirittura in collisione tra loro.
In questo senso può essere considerata un’esperienza a parte l’UAI (Unione Anarchica Italiana), perché riuscì a raccogliere gli anarchici “di ogni specie” e ad essere vissuta come l’unione di tutti, indipendentemente dalle diversità di visione dei compagni che vi aderivano. “Anarchici senza aggettivi”, come amavano definirsi. Ma anche l’UAI, pur presentandosi come insieme di diversità unificatesi, è comunque stata una struttura organizzativa non esclusivamente tecnica, bensì a tendenza univoca. Fu, infatti, innanzitutto un fatto politico. Non a caso esserne parte comportava l’adesione a Il programma anarchico (1), che fu approvato dal congresso di Bologna nel luglio del 1920, il quale fungeva in tal modo da vero e proprio patto associativo, garante dell’identità dell’unione liberamente stipulata.

Marzaglia (Mo) - Esterno dello spazio sociale
anarchico autogestito Libera

Rete di relazioni dinamiche

Oggi mi sembra di poter dire che questo modo di pensarsi organizzati quasi sicuramente è in gran parte dovuto ad una contaminazione culturale da cui non siamo riusciti ad essere esenti. In altre parole, l’appartenenza al partito più che l’adesione all’idea, modo di concepire l’agire politico in generale tipico di ogni altra forza politica, è sempre stato a tutti gli effetti culturalmente dominante, capace di impregnare di sé qualsiasi idea e impostazione. Anche quelle libertarie e anarchiche, benché per elezione si distinguano, dal momento che come valore fondante asseriscono la pluralità dei modi di pensare, delle forme e delle possibilità organizzative, essendo quindi sostenitrici del principio pluralistico, in evidente contrasto coi presupposti uniformanti e tendenzialmente univoci.
L’intenzione, concordata tra tutti i compagni e le compagne con cui abbiamo organizzato l’incontro di giugno 2007, è stata fin da subito chiara ed è chiaramente manifesta fin dalle dichiarazioni della convocazione, la quale in modo esplicito così si esprime: “È stato subito chiaro a tutti i compagni che non si vuole in nessuna maniera proporre un coordinamento che in qualche modo abbia il sapore di una nuova organizzazione di tendenza interna al movimento. Una simile eventualità né c’interessa né l’auspichiamo. Ciò che c’è, gruppi, comitati, centri sociali, organizzazioni, anarco-sindacalismi, individualità e quant’altro compone la galassia del variegato attuale movimento anarchico e libertario, non è in alcun modo in discussione. Ciò che invece è in discussione è la mancanza di una coordinazione, una vera e propria rete di relazioni dinamiche coordinate, tra tutti i compagni che ne sentano il bisogno e la ritengano potenzialmente efficace, capace di regalare continuità, maggior forza e potenziale incisività alle scelte, alle azioni, alle elaborazioni, alla propaganda e ad ogni intervento autonomamente scelto per la realizzazione dell’autogestione e dell’ideale anarchico e libertario”.
Il significato profondo di una simile asserzione va al di là di un puro e semplice riorganizzarsi, perché consapevolmente si pone oltre il fatto organizzativo, perlomeno per come in genere è usualmente inteso, cioè quale struttura organizzativa con il carattere dell’univocità. Sotto sotto, ne sono convinto, si ha bisogno di trovarsi inseriti in una condizione univoca perché si è alla ricerca della sicurezza che può dare il convincimento di aver aderito alla “linea giusta”. Ed è appunto la convinzione di aver identificato la “strada maestra”, vissuta di conseguenza come superiore, che ci porta a separarci per strutturare forme organizzate diversificate le quali, data la persuasione di partenza, per forza di cose si troveranno poi in concorrenza, se non addirittura in contrapposizione, con altre che pure sono, o dovrebbero essere, parte di un percorso comune.

Un momento dell’incontro

Quale struttura organizzata

Approfitto di quest’articolo per insistere su un punto controverso. Mi preme mettere in evidenza un aspetto teorico che ritengo abbia grosse implicazioni di senso nel campo della realizzazione pratica, oltre ad essere un elemento particolarmente determinante per la riflessione messa in moto il 16 e 17 giugno. Come ne ho sottolineato la rilevanza durante l’esposizione della mia relazione al convegno a Libera, …per gli anarchici ogni organizzazione dovrebbe essere intesa puramente come strumento per realizzare degli scopi, mai come un fine che nel tempo rischi di sostituirsi all’ideale. Ci si organizza per realizzare l’ideale abbracciato, non si abbraccia un ideale per trovarsi organizzati.
Con quest’asserzione particolarmente convinta, intendo dire che lo scopo vero per cui gli anarchici si organizzano dovrebbe essere motivato sopra ogni cosa dal bisogno di riuscire a far bene ciò che si intende fare, perché sappiamo che le cose riescono meglio se le si organizza. Al contempo però non dovrebbe sopravanzare il bisogno di essere organizzati indipendentemente dal e al di sopra del fare. Una struttura organizzata per noi dovrebbe sempre avere il carattere del relativo a ciò che si vuol raggiungere, mai di un apparato organizzativo che trovi in sé la ragione del proprio esistere. Siccome dovrebbe servire soprattutto a facilitare la messa in opera di ciò che si è ipotizzato, nel caso si dimostrasse inefficiente e inadatta allo scopo non ci dovrebbero esser problemi a rinunciarvi, per approntarne un’altra che, usufruendo dell’esperienza, si ipotizza più efficiente e più adatta. Questo metodo si collega alla logica dell’autocorrezione, che dovrebbe essere considerata uno degli elementi cardine delle sperimentazioni libertarie.

Non c’è mai una sola possibilità

Sono perfettamente consapevole che non tutti condividono questa radicalità dell’operare nel concepire lo strumento organizzativo. Finora non ho neppure trovato nessun anarchico che, pur non essendo d’accordo, affermi però la necessità di strutture in cui il fine del “partito” debba prevalere su quello dell’ideale. Anche se non tutti condividono la scelta radicale sopra detta, tutti comunque concordano che nell’anarchismo il bisogno di organizzarsi debba essere essenzialmente legato alla realizzazione dell’anarchia e che non debba mai prevalere nessun’altra funzione più importante.
Già questa è una base comune di accordo su cui contare, che dà un senso forte al tipo di proposta di coordinazione discussa a Libera. Bisogna andare oltre la logica della “linea giusta”, emanazione di una struttura organizzativa specifica. Le diversità organizzative tra di noi non devono più spaventare e dobbiamo cominciare a vederle come differenti punti di vista e differenti proposte, non più soprattutto come momenti di divisione. Sono sempre più convinto che in qualche modo siano qualcosa di endemico insito nel nostro modo di essere, perché corrispondono a modi diversi di vedere le cose e del sentire individuale, che non possono né debbono essere compressi in gabbie di nessun tipo, né organizzative né di pensiero. Siccome non c’è mai una sola possibilità, in potenza ci sono sempre differenti modi di realizzazione, cosicché le espressioni in cui il bisogno realizzativo si esprime sono multiple e non possono né debbono essere ridotte ad una sola. Per questo tipo di riduzioni ci pensa già a sufficienza il potere dominante che contrastiamo.
L’anarchismo in fondo può benissimo essere inteso come il trionfo della molteplicità: molteplice al proprio interno perché è la più coerente e congruente espressione della ben più ampia molteplicità sociale. Il dominio ha una gran paura di questa molteplicità, così agisce per semplificarla, controllarla, incasellarla e immobilizzarla. L’anarchismo al contrario vuole permetterle di esprimersi, tendenzialmente creando le situazioni per renderla coesa attraverso una rete di relazioni che, per la qualità che può esprimere, è possibile definire ecologica. Per questo l’anarchismo mette in campo metodologie fondate su logiche plurali e differenziate, che contengano in sé la capacità di dare piena voce alla molteplicità delle manifestazioni possibili. I poteri gerarchici, al contrario, mettono in campo forme repressive, ingabbianti e uniformanti, perché per mantenere il dominio non possono permettersi di perdere la capacità di un controllo incontrastato.
Ciò che mi piacerebbe scaturisse dal processo messo in moto dal convegno di giugno a Libera è allora la messa in opera sia di strumenti di relazione sia di momenti di confronto e dibattito, per mettere in piedi un efficiente e dinamico coordinarsi permanente tra tutte le componenti organizzate, i gruppi, i comitati, i centri sociali, le varie strutture anarcosindacaliste, le individualità e quant’altro compone oggi la galassia del variegato movimento anarchico e libertario. È una logica di unione, non di unità: l’unità tende a far diventare tutti uno, mentre l’unione tende a coordinare le diversità lasciandole autonome. Un’unione che però non propone un’unicità organizzativa, come per esempio fu nella UAI, perché non vuole un contenitore unificante di ciò che c’è, bensì una rete di relazioni e di confronto costante tra i diversi pensieri e le differenti forme organizzative che sorgono per propagare l’anarchia.
Per usare una metafora suggerita da Bookchin, è l’unità nella diversità dell’organizzarsi. Non più la riduzione ad un’unità che non può che essere semplificatrice, bensì la valorizzazione del molteplice, che diventa elemento caratterizzante e fondante. Come a suo tempo e a suo modo ipotizzò e fece la Prima Internazionale non autoritaria, attraverso una rete di coordinazione che assicuri la permanenza del confronto e dell’elaborazione comparata delle differenti esperienze, le diverse componenti rimangono autonome e non si debbono adeguare a decisioni prese da un centro direttivo. Pur rimanendo diverse, attraverso il rapporto costante acquisiscono la possibilità di un arricchimento reciproco. In piena autonomia possono scegliere se realizzare qualcosa di concordato in comune o, in caso di non condivisione, qualcosa di diverso, non più vissuto però come concorrente o contrario, ma come elemento differenziato che viene poi elaborato collettivamente dal dibattito generato dal continuo confronto comparato.

Da sinistra: Andrea Papi e Marco Gastoni,
due tra i promotori dell’incontro

Pluralità di ipotesi e di interventi

Da un punto di vista anarchico e libertario la presunta “linea giusta” non può e non dev’essere definita né da leader né da comitati centrali comunque mascherati. Deve diventare invece la risultante di un percorso condiviso di riflessione plurale, le cui fondamenta non possono che essere il confronto, il dibattito, la sperimentazione libertaria, l’autocorrezione e la tensione euristica. I diversi interventi nelle diverse situazioni si muovono autonomamente, stando in contatto per creare le basi di una riflessione permanente. Dovremmo trovarci coinvolti, in modo paritario e non gerarchico, per definire tutti/e insieme cosa fare, come farlo e perché farlo, magari ipotizzando più modalità e più tipi d’intervento. A una pluralità di ipotesi può benissimo seguire una pluralità d’interventi, non più vissuti in concorrenza tra loro, com’è successo in passato, bensì come esperimenti comparati che reciprocamente si confrontano, si compendiano, si arricchiscono.
La qualità delle relazioni programmate e degli interventi del dibattito scaturito nelle due giornate di giugno a Libera (2), mi fanno ben sperare di riuscire a dare corpo, in un tempo accettabile, alla messa in opera di una coordinazione anarchica e libertaria, che sia in grado di realizzare ciò che auspichiamo con tutto il cuore: maggiori forza, incisività, condivisione e continuità di scelte, azioni, elaborazioni, propaganda ed ogni intervento autonomamente deciso per la realizzazione dell’autogestione e dell’ideale anarchico e libertario.

Andrea Papi

Note

  1. C. Zaccaria e G. Berneri (a cura di), Errico Malatesta scritti scelti, Unione Anarchica Italiana, pagg. 299/311, Edizioni RL, 1947, Napoli.
  2. Per decisione degli organizzatori del convegno del 16 e 17 giugno 2007 a Libera, le relazioni e parte del dibattito saranno pubblicati o con un numero speciale di “Senzagoverno” o con un quaderno apposito.

Il resoconto delle due giornate

Le due giornate del 16 e 17 giugno 2007 svoltesi a Libera, spazio sociale anarchico autogestito, rappresenteranno veramente un momento importante per l’evolversi dell’anarchismo e del movimento anarchico in Italia, se saranno riuscite ad innestare e rendere operativo quel processo di coordinazione tra tutti i compagni e le compagne anarchici/che e tutte le realtà esistenti e operanti del movimento anarchico e libertario ipotizzato nella loro convocazione. Questo in fondo è stato lo scopo primo e fondamentale per cui i compagni e le compagne di Libera e SENZAGOVERNO si sono assunti l’onere e la gioia di organizzarlo e renderlo possibile.
Noi che l’abbiamo pensato, promosso e vissuto, ad avvenimento avvenuto pensiamo che il risultato ottenuto sia già stato di per sé ottimo, anche se per gioire fino in fondo dobbiamo ancora verificare se saremo riusciti effettivamente ad innestare quel processo di cui parliamo sopra e che auspichiamo fermamente. Perché ciò possa avvenire è però necessario che i compagni e le compagne tutti/e riescano ad assumere dentro di sé, in prima persona, il senso, il bisogno e la conseguente volontà di rendere operativi gli assunti condivisi.
Per due giorni più di un centinaio di compagni e compagne, provenienti da diverse località della penisola, hanno partecipato e discusso con grande attenzione e sentita partecipazione ai lavori per la condivisione del senso e del bisogno di coordinarsi, ma anche per la messa in opera di strutture tecniche di coordinazione, funzionali alla riflessione politica su ciò che si fa e sul da farsi, con lo scopo di rendere al massimo efficienti ed efficaci gli strumenti operativi e di propaganda per la diffusione di una cultura libertaria e la costruzione di una società anarchica.
Queste due giornate hanno confermato le preoccupazioni e i bisogni per cui le abbiamo organizzate. Lo spirito e il bisogno sono stati ampiamente condivisi e confermati, corroborati da una energia di fratellanza e sorellanza che ha aleggiato per tutto il tempo manifestando una comune tensione e dei comuni intenti. Le relazioni annunciate ed ascoltate, come gli interventi che in più di un’occasione hanno reso il dibattito corposo ed interessante, sono stati all’altezza delle aspettative nostre.
Il riconoscimento della giustezza del bisogno di trovare il modo di coordinarsi, nel riconoscimento reciproco delle differenze di idee e delle diverse aggregazioni di partenza, è stato ampiamente confermato, con un ampio apprezzamento della validità etica e politica del molteplice e degli aspetti plurali, non vissuti in conflitto tra loro, ma come arricchimento delle possibilità. Ciò che invece sono state disconosciute sono le visioni univoche e uniformanti, perché nemiche della libertà.
Diverse proposte sono state messe sul tappeto.

  • Approntare una mailing list e un sito web, sito che dovrebbe contenere sia una parte riflessiva che una di appuntamenti legati alle scadenze di lotta e alla coordinazione che queste richiederanno. Le riflessioni saranno su temi come “Anarchismo e Politica”, sulle esperienze di lotta e sui metodi condivisi.
  • È stata posta l’urgenza di creare una coordinazione che intervenga a sostegno e a difesa delle varie lotte sui territori e che si riunisca con frequenza.
  • Istituire una cassa comune per sopperire ai bisogni di gruppi e compagni.
  • Cercare di organizzare delle università libertarie, le cui modalità sono tutte da definire, ed anche delle scuole libertarie.
  • Creare spacci popolari.
  • Porsi nell’ottica di organizzare luoghi di ritrovo e di vita per compagni e compagne anziani.
  • Elaborare ed organizzare momenti di riflessione collettiva su ciò che si fa e su ciò che potrebbe essere fatto, con lo scopo di elaborare progetti e strategie d’intervento condivise e perennemente a confronto.
Con particolare entusiasmo è stato accolto il concetto di “coordinamento col fatto”, inteso come coordinazione di e su cose concrete, le quali già nel senso e nel metodo del loro proporsi e farsi contengono l’alternativa libertaria.
Cercare di mettere in contatto gli anarchici impegnati nelle varie lotte ecologiste.
Ogni proposta sarà vagliata ed approfondita in momenti di confronto specifici, tali da poterla rendere operativa in modo adeguato. Ciò che si è deciso sul posto è stata la progettazione di un sito per tenere la permanenza di contatti, informazioni, scambio di documenti e di opinioni finalizzati al sorgere di un coordinarsi destinato a durare, assieme ad un prossimo incontro da tenersi nell’ambito delle giornate della festa libertaria che si terrà a Marina di Massa alla fine di agosto prossimo (2 km dopo Massa sull’Aurelia direzione Pisa, traversa a destra davanti all’ospedale pediatrico apuano). Il giorno previsto dai compagni/e organizzatori è domenica 2 settembre dalle ore 10, durante il quale verrà affrontata in particolare la concretezza del rendere operative le proposte fatte ed eventuali successive che possono sorgere. In quell’occasione il gruppo che si è assunto l’impegno del sito e della mailing list presenterà la proposta di progetto.
È stata posta la questione di garantire almeno una riunione “generale” della coordinazione all’anno, cercando di coinvolgere anche chi non è stato presente a questo incontro.
Con l’assenso entusiasta e unanime di tutti/e i/le compagni/e partecipanti al convegno assemblea del 16 e 17 giugno 2007, è stato deciso di produrre un manifesto nazionale di totale solidarietà a Libera, per la qualità alternativa della vita libertaria che finora è stata in grado di realizzare e per contrastare il continuo pericolo di sgombero cui è sottoposta da parte delle istituzioni del potere modenese locale, che vorrebbe devastare l’intera zona in cui Libera è collocata con la costruzione anti ecologica ed anti umana di un autodromo, in una regione che, fra l’altro, è già sufficientemente impestata da piste per corse e prestazioni motorizzate.

La redazione del periodico Senzagoverno

Lo spazio sociale anarchico LIBERA di Marzaglia (Mo)