Rivista Anarchica Online


competizione

L’anno del pop-corn
di Paolo Soldati

 

 

In Francia è attivo ormai da anni un vasto movimento di opposizione e di lotta concreta contro le piantagioni OGM. Azioni dirette, processi, appelli si susseguono.
Ne abbiamo riferito su “A” 314 (novembre 2005) con un ampio dossier curato da Paolo Soldati.
In queste pagine lo stesso Soldati ci aggiorna sulle più recenti mobilitazioni e sulle prospettive del movimento anti-OGM.

 

Come prevedibile nel 2006 le lotte contro le Piante Geneticamente Manipolate (PGM) sono state al centro del dibattito politico qui in Francia. Le azioni di diserbaggio ecologico di piantagioni di granoturco Geneticamente Manipolato (GM) ed altre coltivazioni sperimentali fatte dal movimento dei “falciatori volontari” hanno provocato non pochi incubi ai dirigenti delle multinazionali agroalimentari e ai politici al loro servizio. Quest’anno, i dati e le localizzazioni riguardanti le superfici coltivate con PGM sono state coperte dalla più grande opacità. Il governo francese ha deliberatamente infranto la sua legge rifiutando di comunicare ai municipi, e più in generale al pubblico, la presenza di coltivazioni GM sul territorio (1). Ma ad una interpellanza parlamentare nel mese di settembre, il ministero dell’ecologia è stato obbligato a fornire i dati ufficiali. Nel corso dell’anno sono state seminate 32 parcelle di mais transgenetico sperimentale (nome fantasioso sotto il quale si celano le più strane chimere, in particolare incroci fra piante ed animali) di queste 32 parcelle, 16 sono state distrutte dal nostro movimento. Le azioni dirette hanno così portato al fallimento puro e semplice di Biogemma (una delle imprese d’ingegneria genetica legata a Limagrain – primo produttore di sementi in Europa e terzo a livello mondiale). Senza prospettive reali quanto allo sbocco delle loro ricerche, abbandonata dagli azionisti stufi di vedere i loro milioni partire in fumo, si fa per dire, grazie alle azioni dei “falciatori notturni”, circondata dall’ostilità della popolazione ed in parte distrutta da un incendio non doloso, Biogemma, punta di diamante della ricerca genetica francese chiude i battenti. La stessa Limagrain è decisa a delocalizzare la ricerca sulle PGM in …India. Una ottima notizia. Anche perché il movimento contadino indiano è estremamente radicale, preparato ed agguerrito sulla questione degli OGM e può contare sull’aiuto concreto dei movimenti europei per le lotte future. Cattiva invece l’altra notizia, fornita dal ministero, secondo il quale sono stati coltivati nello stesso periodo 5.028 ettari di granoturco Monsanto 810 resistente alla piralide. Il MON 810 è destinato all’alimentazione animale e autorizzato dalla commissione europea fin dal 1998. Si tratta di parcelle molto estese (fino ad un centinaio di ettari), non dichiarate, difficili quindi da identificare e “diserbare”. Il movimento ha potuto reperirne solo tre alle quali i falciatori hanno dedicato le loro premurose cure.
In un anno, sul territorio francese, la produzione di PGM ha decuplicato passando da 500 ettari nel 2005 a 5.028 ettari nel 2006. Questo aumento è certamente inquietante anche se a livello mondiale le PGM (secondo dati forniti dai semenzieri e quindi da trattare con le pinze) non rappresentano che il 2% della produzione agricola complessiva (100 milioni di ha).

L’assemblea dei “faucheurs”

L’estate è stata caratterizzata dall’assemblea generale nazionale del movimento dei “faucheurs volontaires” tenutasi a Clermont-Ferrand (feudo di Limagrain) dal 15 al 17 luglio. Tre giorni di dibattiti, festa, concerti che hanno visto la partecipazione di alcune migliaia di persone. Un migliaio di falciatori, presenti all’assemblea generale del 17, ha confermato la strategia del movimento proponendo nuovi tipi di azioni (“risemina” di grani biologici al posto dei transgenetici, diffusione della biodiversità, azioni nei supermercati e nelle cooperative di distribuzione di mangimi, sulle mense scolastiche, ecc.). Il pomeriggio è stato dedicato ad una scampagnata in direzione di una parcella transgenica situata ad Antoingt un villaggio nei pressi di Clermont. Seguita da stuoli di gendarmi e da elicotteri, la colonna di un centinaio di auto è stata bloccata ad un chilometro dal campo. “Trattato” con la solita efficacia e premura di notte, alcuni giorni dopo.
È così che quest’anno, per la prima volta (allevo capre e pecore) come tanti altri compagni, ho seminato del granoturco. Del mais bio. L’obiettivo era quello di disperdere la biodiversità nell’ambiente, e di “contaminare” le parcelle transgenetiche con delle piante vere. L’abbiamo fatto in molti, invitando la gente (con azioni nei supermercati e nelle piazze) a diffondere il granoturco ribelle su tutto il territorio francese. Un modo come un altro, provocatorio ed efficace, d’informare i cittadini-consumatori sui rischi legati ai prodotti contenenti OGM e di impedire concretamente il lavoro delle multinazionali della transgenesi.

La lotta contro le Piante Geneticamente Manipolate, portata avanti dal movimento dei “faucheurs volontaires”, dalla Confédération Paysanne, Attac, ecc., si è quindi estesa. La pressione ha fatto si che il governo, pronto ad integrare la legislazione europea sulla coesistenza (per noi impossibile) fra le culture GM e non, ha deciso di rinviare il dibattito parlamentare, esponendosi alla condanna e al pagamento di una multa gigantesca per non integrazione nel diritto nazionale di una direttiva europea (2).
Ciò ha portato ad un intensificarsi della lotta anche sul piano giuridico. I processi, di cui una parte ancora in corso, hanno portato a delle condanne di parecchi compagni. Ma anche di Monsanto e Limagrain. Monsanto condannata per aver organizzato volontariamente una contaminazione con del mais OGM nel Sud Ovest e Limagrain condannata alla distruzione di un paio di parcelle (comunque “diserbate” preventivamente) per non aver rispettato le procedure obbligatorie in materia d’informazione e di impatto ambientale.
Sempre sul piano giuridico è da segnalare il grottesco processo intentato da un grosso semenziere francese a Kokopelli, un’associazione che salvaguardia sementi ormai quasi definitivamente scomparse. L’imputazione era di “concorrenza sleale” (!). La ricca varietà delle sementi, frutto di secoli di differenziazione genetica naturale o di sapiente selezione da parte dell’“homo agriculus”, patrimonio collettivo dell’umanità, è attaccata dal raggruppamento dei semenzieri in nome dei copyright. A seguito del processo in prima istanza, l’associazione Kokopelli è stata prosciolta, ha visto esplodere le sue adesioni ed ha raccolto un capitale simpatia materializzato da una petizione nazionale che ha raccolto 150.000 firme. Ma in seconda istanza Kokopelli è stata condannata il 22/12/2006 dalla Corte d’Appello di Nîmes al pagamento di 17.130 euro.

Gli OGM presentano dei rischi per la salute e l'ambiente?

Sì, ci dicono parecchi ricercatori (tra i quali Christian Vélot, Jacques Testart, Jean-Marie Pelt, Jean-Yves Séralini) poiché le manipolazioni genetiche producono dei cambiamenti nel funzionamento delle piante e portano alla sintesi di nuovi composti potenzialmente tossici nell’alimentazione. La pratica di marcare i geni modificati con degli antibiotici fa si che questi ultimi si diffondano massicciamente nell’ambiente favorendo resistenze dannose alla salute dell'uomo e degli animali. La maggior parte delle piante transgenetiche attuali sono finalizzate a produrre un insetticida o a resistere ad un insetticida. I residui di questi pesticidi si accumulano nella catena alimentare con conseguenze a medio e lungo termine. L’inevitabile inquinamento genetico favorisce la nascita di nuove specie che hanno un vantaggio selettivo all'interno del loro ecosistema e tendono progressivamente a soppiantare quanto madre natura ha fatto nel corso di centinaia di milioni di anni.

P. S.

Manifestazioni radicali e colorate

Malgrado ciò su tutto il territorio nazionale nascono collettivi locali d’informazione sui pericoli legati alla produzione ed al consumo di prodotti contenenti OGM. Nascono collettivi di sostegno ai “falciatori volontari” che animano manifestazioni radicali e colorate durante i numerosi processi (Clermont Ferrand, Orléans, Versailles, ecc.). In questi giorni (fine gennaio) si sta organizzando una struttura nazionale, Alerte OGM (composta dalla Confédération Paysanne, Attac, Greenpeace, ecc.) la quale, sul modello dei movimenti antiamianto, si propone di attaccare davanti ai tribunali i tecnici, i responsabili politici, ecc., compromessi con l’agrobusiness.
Se la popolazione europea è massicciamente contro gli OGM (al 75%), se le azioni dei faucheurs, della Confédération Paysanne, di Greenpeace, dei Verdi, degli altermondialisti, di ATTAC, dei molti militanti anarchici presenti, sono efficaci sul piano pratico, le lobby agroindustriali controllano completamente i parlamenti europei e la Commissione Europea. L’Europa oggi è invasa da soia transgenetica di provenienza brasiliana ed argentina . L’8o% di questa soia finisce nell’alimentazione animale senza che ciò sia sottoposto ad etichettatura. Il consumatore europeo, quando acquista un pollo nel supermercato sostiene, senza saperlo, l’industria della transgenesi mangiando un pollo doppiamente pollo. Il poveraccio è stato nutrito, durante la sua corta vita, con alimenti transgenetici.


Se gli OGM non hanno ancora invaso completamente i campi ed i mercati europei, strangolato i contadini, colonizzato le nicchie ecologiche, ciò é in gran parte dovuto alle azioni dirette dei “faucheurs volontaires”. Le azioni radicali di distruzione delle parcelle transgenetiche hanno rallentato l’espansione delle PGM e messo in difficoltà le multinazionali agroindustriali. Nello stesso momento queste azioni permettono ai nostri scienziati di contestare, prove alla mano, gli studi superficiali dei pro-ogm, permettono alla gente di prendere coscienza dei reali interessi in gioco, permettono lo sviluppo di produzioni biologiche e la commercializzazione (sullo stile dei vostri GAS) dei prodotti liberati dal capestro della grande distribuzione. È comunque chiaro che la lotta é impari (le superfici coltivate sono sempre più grandi) e sempre più dura. Il 4 novembre 2006 a Biscarosse, nel Sud-Ovest, il gerente di un silo di stoccaggio nel quale c’erano 2.000 t. di mais GM ha preso a fucilate José Bové e i 200 “faucheurs” presenti che gettavano fiumi di acqua nel silo.
Gli interessi economici in gioco sono enormi, planetari. Non ci si oppone impunemente alle 5 multinazionali che sole controllano l’agrobusiness mondiale. Il governo francese ha rispolverato il delitto di banda di malfattori (quello applicato un tempo agli anarchici) e lo applica ai militanti presi nella rete poliziesca. Cercano disperatamente i caporioni, il famoso grande vecchio che manipola dietro le quinte e manda allo sbaraglio giovani inesperti. Non riescono a capire l’organizzazione orizzontale, libertaria e in parte ormai sommersa del movimento e quindi le intercettazioni telefoniche, gli interrogatori, i processi e le dure condanne (alcuni mesi di prigione e centinaia di migliaia di euro di penalità) non riescono a spuntare la forza del movimento.

Tra Ségolène e Nicolas

Qui siamo in periodo preelettorale. Voteranno ad aprile per le presidenziali e subito dopo per le legislative. Viviamo una situazione all’italiana. Una sinistra divisa e attaccata alle logiche (ed ai privilegi) di partito e praticamente solo due personaggi in grado di affrontarsi seriamente. Ségolène Royal, prodotto del più puro social-liberalismo mitterandiano e Nicolas Sarkozy, puledro della destra reazionaria e miliardaria ultraliberale. Prodi e Berlusca insomma.

Se non si differenziano molto sulle questioni centrali, si dividono perlomeno sugli OGM. La Royal contro. Favorevole ad una moratoria si è espressa per dare un colpo di spugna sui processi passati e futuri dei militanti anti-OGM. Sarkozy non si esprime, ma di fatto è il rappresentante delle multinazionali con un pericoloso gusto per lo stato poliziesco. Molti lo paragonano, a ragione, ad un piccolo Bush, quindi non ci facciamo nessuna illusione; se sarà eletto presidente, saranno cazzi acidi.
Se il 2006 è stato l’anno del granoturco, il 2007 potrebbe essere quello del pop-corn. Il mais arrischia di scoppiarci in faccia.

Paolo Soldati
soldati.paolo@wanadoo.fr


  1. Legge del 13/7/1992 sulle richieste di autorizzazione della disseminazione OGM. Secondo questa legge non sono confidenziali: il nome, l’indirizzo, la descrizione degli OGM coltivati, i metodi e i piani delle operazioni da mettere in pratica in caso di urgenza, la valutazione dei rischi per l’uomo e l’ambiente.
  2. Direttive europee del 26 ottobre 1998 e del 12 marzo 2001 sull’utilizzazione di OGM all’aperto. Il governo francese si espone al pagamento di 168.000 euro di multa giornaliera fintanto che non avrà integrato nel suo diritto nazionale le direttive europee.

È “irresponsabile disseminare OGM”
parola di biologo

10 dicembre 2006

Caro amico,
con mio grande dispiacere non posso essere con voi oggi e portare il mio sostegno ai falciatori di Nonette e, attraverso loro, a tutti i falciatori volontari.
Come sapete io sono un biologo molecolare e per il mio lavoro produco OGM e li utilizzo tutte le settimane, nell’ambito delle mie ricerche di base e del mio insegnamento all’università. Proprio per questa ragione io so fino a che punto sia irresponsabile disseminare OGM nell’ambiente e nei piatti, dato che questa tecnologia non è “chirurgica” come cercano di farci credere, ma completamente aleatoria. Non esiste un solo scienziato al mondo, nemmeno Claude Allègre (1), che è in grado di dire in modo definitivo quali possano essere le conseguenze a breve, a medio o a lungo termine di una modifica genetica sull’insieme del metabolismo di una pianta e delle sue ripercussioni sulla catena alimentare, o ancora sulle sue interazioni con l’ambiente. Ne derivano rischi alla salute e all’ambiente assolutamente imprevedibili. Tali rischi sono evidentemente acuiti quando si tratta di “piante medicinali” (com’è il caso del mais di Méristem (2) che produce la lipasi gastrica del cane destinata ai bambini affetti da mucoviscidosi), perché si tratta in questi casi mettere la farmacia in mezzo ai campi e di assumersi il rischio che una molecola che richiede una ricetta medica si diffonda in natura e sia consumata in modo incontrollato da uomini e animali.
Le “piante-medicine” ci sono presentate come una tecnica rivoluzionaria per produrre proteine d’interesse farmaceutico mentre è quasi un quarto di secolo che la “tecnologia OGM” è utilizzata in laboratorio per produrre tali proteine a scopi terapeutici (insulina, ormone della crescita, fattori di coagulazione, eccetera) utilizzando cellule in coltura (batteri, lieviti, cellule d’insetti, ovaie di criceti o, più di recente, cellule vegetali) moltiplicate su grande scala in fermentatori a tenuta stagna. Le “piante-medicine”, dunque, altro non sono che il cavallo di Troia degli OGM agricoli che cercano una volta di più di imporci sfruttando la vetrina medica e toccando una corda sensibile, come si sa fare così bene nel paese di Telethon. I bambini colpiti dalla mucoviscidosi sono, rispetto alle piante geneticamente modificate, quello che i piccoli affetti da miopatia sono per Telethon: uno strumento pubblicitario per alimentare le casse di una fabbrica d’aria fritta che, in nome della ricerca agronomica o sulle malattie genetiche, serve solo a soddisfare l’ambizione malsana di un pugno di tecno-scienziati.
I falciatori di OGM e delle “piante-medicine” in particolare, non sono oscurantisti, passatisti o contrari alla scienza. Non sono contro la tecnologia OGM in quanto tale, molti di noi sono anzi pazienti che si curano con proteine medicinali ottenute grazie a questa tecnologia in laboratorio. Ma sono contro le applicazioni che se ne fanno nell’ambiente, perché si rifiutano di ridurre il mondo a un fantoccio da laboratorio e i consumatori a cavie. I falciatori di OGM vogliono invece risvegliare le coscienze e dare l’allarme all’insieme dei cittadini, di modo che si possa discutere del problema, anche a livello del mondo scientifico.
I falciatori di OGM oggi sono messi sul banco degli accusati. Domani saranno gli eroi di una resistenza che non vuole che si sacrifichi l’ambiente e la sicurezza della salute in nome di pressioni commerciali e di ideologie scientiste. Io li appoggio di tutto cuore e con tutte le mie forze.
Cordialmente,

Christian Vélot
Professore associato di genetica molecolare all'Università Paris-Sud

traduzione dal francese di Guido Lagomarsino


  1. Professore universitario, è stato Ministro dell’Educazione Nazionale, della Ricerca e della Tecnologia durante il governo guidato da Lionel Jospin.
  2. Méristem Therapeutics compagnia produttrice di OGM con sede in Francia.