Rivista Anarchica Online


video-concerto

Olive da friggere forte...
di Cristina Valenti

 

Uno spettacolo dei Foce Carmosina, canzoni e brani del celebre film di Montaldo, ricorda le figure di Sacco e Vanzetti.

I Foce Carmosina durante il loro spettacolo su Sacco e Vanzetti

La storia di Sacco e Vanzetti scorre sullo schermo attraverso le sequenze del film di Giuliano Montaldo: l’ondata di arresti in massa e di rimpatri forzati ordinati nella Boston del 1920 dal ministro della Giustizia Palmer, compiuti con spietate operazioni di polizia nei quartieri dell’immigrazione per combattere il “pericolo rosso”, l’arresto dei due anarchici, l’incriminazione per duplice omicidio a scopo di rapina, le mobilitazioni contro e quelle a favore, il processo, la crisi di Sacco, la richiesta di grazia negata a Vanzetti dal Governatore Fuller, le difese appassionate dei due condannati, che nel proclamare la propria innocenza mettono sotto accusa la violenza dello stato (“mendicare la vita per un tozzo di pane è violenza, la miseria, la fame, la guerra è violenza, e persino la paura di morire che abbiamo tutti ogni giorno è violenza”), le lettere ai famigliari e ai compagni, fino alla condanna e all’esecuzione sulla sedia elettrica, il 23 agosto 1927, dopo un iter durato 7 anni. Sul palco, le canzoni di Foce Carmosina: Nicola (Lino) Ricco e Fabrizio (Fabri) Zanotti, due chitarre acustiche, un’armonica, due voci, parole di Fabrizio De André, Claudio Lolli, Francesco Guccini, Luciano Ligabue e degli stessi Foce Carmosina. Mentre l’audio delle proiezioni tace e alle sequenze del film si alternano le immagini di altre storie e di altre vittime dello sfruttamento, dell’immigrazione, del lavoro schiavizzato, delle guerre, i Foce Carmosina interpretano brani nei quali gli stessi temi si riflettono e si amplificano. Non sottolineature didascaliche delle immagini, ma coro tragico, orazione lirica di cui i due musicisti si fanno interpreti in nome della comunità civile alla quale il teatro si rivolge. Come nella tragedia greca: vicende il cui significato assume la valenza simbolica del mito, commentate dal coro degli anziani, della città, delle donne, di quanti non decidono la sorte degli umani, ma dell’eterna lotta fra l’individuo e la società sono testimoni e interpreti.

Pagina del quotidiano “l’Unità” in cui si annuncia
anche l’uscita in VHS dello spettacolo di Foce Carmosina

L’attualità di Sacco e Vanzetti è quella degli eroi tragici. Solo così si spiega la forza simbolica delle vicende del pescivendolo piemontese e del calzolaio pugliese, emigrati negli Stati Uniti per cercare di sollevare le proprie condizioni e quelle di tutti i lavoratori e gli sfruttati, che alzano le loro parole di stranieri contro la violenza e l’ingiustizia dello stato, il quale a sua volta, attraverso le parole del procuratore Katzmann nel corso del dibattimento, fa di loro il simbolo del tradimento degli immigrati contro i valori di democrazia e giustizia della “libera società degli Stati Uniti”. La contemporaneità di Nick e Bart si ripropone ricorrentemente, e ogni generazione, come ha osservato Giuliano Montaldo, “vi ha letto una pagina personale, un ritaglio di vita. Sacco e Vanzetti hanno parlato e sono morti anche per loro”. Per chi abbiano parlato e siano morti, Foce Carmosina ce lo mostra per accostamenti di immagini e parole. La forza evocativa della tragedia di Sacco e Vanzetti richiama altre tragedie e altre violenze, prodotte dalle stesse condizioni e dalle stesse logiche denunciate dai due condannati. Sullo schermo scorrono immagini di repertorio che gli autori hanno tratto dall’Archivio del Movimento Operaio e Sindacale e dall’Istituto Luce: immagini di immigrazione e lavoro, guerre e profughi, bombe al napalm e distruzione, volti solcati dalla fatica e corpi piegati nella raccolta del riso e del sale o sotto sacchi di cotone.

I Foce Carmosina assieme al regista Giuliano Montaldo

Ristabilire la giustizia

“Nel mondo tragico i morti tornano” ha scritto Jan Kott riferendosi alla tragedia greca, ed è compito dei vivi dare un significato alle loro vicende e ristabilire la giustizia. Questo è esattamente il senso del lavoro dei Foce Carmosina, che ridanno voce alla tragedia dei due anarchici attraverso altre parole e altre storie, che a loro volte esprimono le contraddizioni e i dolori del presente.
Alle immagini dei violenti rastrellamenti contro gli stranieri immigrati seguono quelle di Sacco e Vanzetti ammanettati e scortati dalla polizia a cavallo per le strade di Boston, l’audio si abbassa ed esplodono le parole di Fiume Sand Creek di De André, evocando altre divise, le “giacche blu” del generale John Chivington, e un massacro che fa parte del “peccato originario” degli Stati Uniti d’America. Sulle immagini di vecchie guerre e immigrati di prima generazione in America, quelle dei paesaggi urbani contemporanei evocate da una canzone di Lino e Fabri, Inclinato ad Oriente (1): “In ogni strada c’è qualcuno che ti chiede mille lire… Ci sono stato anch’io in qualche paese lontano a cercare una mano”. Poi sono le parole di Claudio Lolli, sempre interpretate dai Foce Carmosina, a imporsi sullo sfondo del lavoro schiavizzato nelle saline e sulle navi, ricordando chi “fa ricca la terra” coltivando “il riso il grano e… il mais su tutto l’altopiano”. Un’unica canzone è dedicata direttamente alla storia degli anarchici, e l’ascoltiamo mentre sullo schermo appare l’incontro di Sacco con la moglie e il figlio, di là dalle sbarre: “Figlio mio, porta un seme di felicità… ci basteranno gli occhi, pane giallo di grano, olive da friggere forte…” (2).
Le canzoni commentano il film in modo non didascalico, ma per sintonie e allargamenti di campo, aggiungendo sentimenti a sentimenti, dando parole nuove a volti antichi, mentre le storie sullo schermo danno a loro volta corpo e concretezza alle parole di oggi.

I Foce Carmosina durante il loro spettacolo su Sacco e Vanzetti

Un bel DVD sintetizza in 43 minuti lo spettacolo che dura un’ora e mezzo. Alla fine è inquadrato fra il pubblico Giuliano Montaldo e suoi sono i sottotitoli di commento: “Il cinema è un continuo gioco tra l’immagine e la costruzione dell’immaginario”. L’immaginario esce dalla storia, come lo spettacolo si stacca dalla bidimensionalità dello schermo per dare corpo al presente di un gesto civile e di memoria che continua a nutrire le idee di chi non si vergogna di averne (a loro è dedicato lo spettacolo di Foce Carmosina, nelle parole proiettate ad epigrafe finale sullo schermo). E nell’immaginario dell’utopia non solo rivoluzionaria ci sono le vicende letterarie di altri due antieroi, che hanno ispirato la canzone di Francesco Guccini cantata da Lino e Fabri in piedi, dopo che, “come vuole la legge”, il rappresentante dello stato ha “dichiarato morto” il condannato al termine dell’esecuzione: “Il potere è l’immondizia della storia e degli umani / e anche se siamo soltanto due romantici rottami / sputeremo il cuore in faccia all’ingiustizia giorno e notte / siamo i grandi della Mancia: Sancho Panza e Don Chisciotte”.
Ho visto il film-concerto in seconda serata, in un teatro di provincia affollato di un pubblico “vero”: giovani e anziani, frequentatori o meno di teatro, persone diverse per estrazione e cultura… Tutti emozionati, coinvolti, commossi fino alla fine (3). La società non è solo quella che la televisione ci rappresenta. C’è desiderio di altro, e il teatro a volte se ne fa interprete. Mi sia permesso, concludendo in modo assai poco canonico, di invitare tutti a cercare questo spettacolo, andarlo a vedere e raccomandarlo a chi frequenta il teatro e a chi lo organizza, per pochi spettatori o per grandi pubblici, nelle sale e nelle piazze, per addetti ai lavori o per un’audience “popolare”. È una certezza.

Cristina Valenti

Note
  1. Si può ascoltare, e scaricare, questa canzone all'indirizzo: http://www.geordie.it/saccoevanzetti/sound%2Bvideo/inclinato%20ad%20Oriente.mp3.
  2. Si può ascoltare, e scaricare, questa canzone, all'indirizzo: http://www.geordie.it/saccoevanzetti/sound%2Bvideo/olive%20da%20friggere%20forte.mp3.
  3. San Pietro in Casale (BO), nell’ambito della stagione “Tracce di Teatro d’Autore”, direttore Federico Toni.
Foce Carmosina in concerto

Sacco e Vanzetti
Canzoni d’amore e libertà


Fabrizio Zanotti chitarra, armonica e voce
Nicola Ricco chitarra e voce

Dal film di Giuliano Montaldo (1971)
Immagini di repertorio: Archivio del Movimento Operaio e Sindacale,
Istituto Luce

Dvd prodotto da Geordie Snc
Via G. Gozzano 23, 10015 Ivrea (To)
www.focecarmosina.it