Rivista Anarchica Online


clericalismo

Ristabilire l’«ordineĀ»
di Francesca Palazzi Arduini

 

Verso una nuova Media Eva, ovvero: come trarre vantaggio dalla disfida tra patriarchi nello scenario globale?

 

Poco tempo fa accennavo a come la sessuo-repressione originata dal sistema di dominio patriarcale sulle donne, sui beni e sulle masse, trovasse nella Chiesa cattolica la sua valvola morale e agisse nel Capitalismo, e di come questo nuovo Papa avrebbe continuato la sua opera di “costruzione di nemici” non avendo altri argomenti per aggregare ormai se non quello dell’identità e della paura dell’altro. (1) E… guarda Josy Aloisius Ratzie cosa ci va a combinare durante la visita nella sua terra natale?!
Durante il suo discorso all’Università di Regensburg, in settembre, fa dire ad un defunto imperatore bizantino che la religione dell’Islam manca di ragionevolezza e vuole convertire con la violenza. Come dire “qualcuno un tempo mi ha detto che sei uno str… non che io sia d’accordo, sai, però, in effetti…”.
Strategia obliqua ed ipocrita, alla quale vi sono state dichiarazioni omicide inconsulte da parte dei portavoce del famoso “terrorismo islamico”, quello che fa tanto comodo a Bush ed a tutti coloro che vogliono dominare le masse col terrore: affaristi globali, leader nazionalisti, fascisti, ed accozzaglia varia, reazioni abbondantemente amplificate dai mass media.
Un discorso “esplosivo”, costruito con grande abilità in modo da far incazzare tutto l’Islam ma anche da poter dire che quelle frasi erano solo…ec/citazioni. A questo discorso sono seguite delle stupite scuse, nelle quali si proferisce amicizia e volontà di collaborazione, e si fa notare che comunque la Chiesa è sempre stata dalla parte dei musulmani, nell’opporsi al “dileggio del sacro” che molti vorrebbero fosse un “diritto di libertà” (leggi: nel favorire la censura). (2)
Si fa capire insomma che, nonostante Ratzie abbia intenzione di raffreddare tutto l’inciucio cristiano-islamico varato da GPII (ed infatti ha già cancellato alcuni dei tentativi formali di rapporto tra confessioni religiose (3), è possibile continuare un accordo comune per dar battaglia al mondo miscredente, liberale, laico, razionalista, libertario, femminista.

L’In/Differenza cristiana

Noi donne sappiamo benissimo quanto sia indifferente per noi che il maschio nevrotico che ci accoltella dica di credere in un Dio con o senza turbante, conosciamo come sia indifferente essere molestate da un battezzato, o da un circonciso, o da qualsiasi altro credente in un di aldilà popolato da vergini a sua disposizione.
Per noi, l’alleanza tra tutori della legge dei confini o dell’inferno per fotterci (interessante questo gergo alla Valerie Solanas?) è iniziata dai tempi del diluvio. Basta sfogliare gli atti che rendono conto delle posizioni comuni di Vaticano e Paesi islamici agli incontri ONU su diritti sessuali e riproduttivi, per ribadire come tutta questa “differenza”, tutta questa diatriba e necessità di scegliere tra una religione e l’altra sia un gioco che ci coinvolge solo come oggetti:
“Le quattro conferenze ONU tenutesi negli anni ’90 – la Conferenza internazionale su popolazione e sviluppo (ICPD) del 1994 al Cairo, la conferenza di Pechino del 1995, la valutazione quinquennale della ICPD (ICPD + 5) del 1999 e la valutazione quinquennale della conferenza di Pechino (Pechino + 5) del 2000 hanno visto la destra religiosa cattolica e musulmana impegnate in una collaborazione che non ha precedenti per contrastare e limitare il diritto delle donne al controllo sulla propria sessualità e sul proprio corpo. … la Sessione speciale dell’Assemblea generale dell’ONU su HIV/AIDS nel 2001, la Sessione speciale dell’ONU sull’infanzia nel 2002, la Quinta conferenza Asiatica e Pacifica sulla popolazione nel 2002 e la 59esima e 60esima Sessione della Commissione ONU per i diritti umani che si sono tenute nel 2003 e 2004, hanno visto feroci battaglie su temi quali i diritti sessuali, l’educazione sessuale, l’aborto e l’orientamento sessuale”. (4)
Il crescere di movimenti integralisti, che uniscono rivendicazioni nazionaliste alla fede religiosa come strumento identitario e di controllo sulla libertà femminile in Medio Oriente, Asia ed Africa, ha generato il tentativo dei governi di assecondare questi movimenti aggressivi e aggregatori, adottando politiche più conservatrici e repressive che potessero in qualche modo metterli al riparo da critiche. Dall’altro lato ha causato reazioni difensive: come nel caso di governi europei che hanno emesso leggi restrittive alla circolazione, ad esempio in ambienti pubblici come la scuola, di donne velate. Reazioni sulle quali grava il dubbio dell’illiceità, ed anche quello dell’assurdo…visto che i più gravi attentati sedicenti a matrice fondamentalista di questi anni in Occidente sono stati compiuti da uomini di costumi già esteriormente “occidentalizzati”, così come i più gravi fatti di violenza verso le donne.
Che la repressione della libertà femminile vada al di là di ogni obbligo vestiario e di ogni abito religioso lo dimostra ancora una volta l’analisi dei dati, dai quali emerge che solo in pochi paesi, nei quali la battaglia emancipazionista prima e femminista poi ha cercato di cambiare il Diritto e gli Usi, unitamente alla condizione economica favorevole, le donne riescono a malapena a decidere di se stesse. In tanti altri paesi (sempre usati dal Vaticano quali alleati nella sua lotta per il Regresso), del Medio Oriente e Nord Africa sono tutt’ora comuni pratiche quali:
“stupro nell’ambito del matrimonio, matrimoni precoci, forzati e temporanei, delitti d’onore, criminalizzazione dell’omosessualità, costrizione alla sessualità nell’adolescenza, prima del matrimonio o al di fuori del matrimonio sulla base di leggi o norme sociali, mutilazione dei genitali femminili, aborti in condizioni pericolose per la salute, violenza sessuale, ad inclusione di stupri, molestie sessuali e abusi sessuali” (5) incluso il ripudio o abbandono delle donne che manifestano problemi dopo il parto (ad es. la fistola ostetrica)
La Chiesa cattolica, rappresentata all’ONU dal Vaticano, pur di non cedere il passo ai movimenti delle donne e alle organizzazioni laiche che si battono contro tradizioni lesive della dignità e della salute delle donne, ha fomentato in tutti questi anni l’alleanza tra gli Stati aderenti all’OIC (Organizzazione della conferenza islamica) e gli Stati Uniti, i quali dall’avvento di Bush figlio hanno assunto un ruolo determinante agli incontri internazionali opponendosi alle azioni a favore dell’uso dei preservativi, combattendo fino all’ultimo sangue contro l’uso di termini quali “cura della salute riproduttiva”, “servizi per la salute sessuale” e “diritti riproduttivi” nei documenti programmatici.

Fides et Ratzinger

Certo avevamo già individuato in Ratzinger qualcuno che non agisce per amore della verità, ma per il terrore del disordine, leggendo nei suoi scritti la convinzione che il “cristianesimo” andasse presentato come una crema protettiva dalle scottature protestanti, un lenitivo per le emorroidi scismatiche, un bromuro per le caldane milinghiane, un tavor per le depressioni ecumeniche.
Un cristianesimo “ragionevole”, produttore di un nuovo “Logos”, di una logica che, dopo aver epurato e gettato fuori dal recinto tutti i dubbiosi generatori di caos, potesse placidamente sedersi al tavolo dei potenti dispensando ragionevoli consigli su come condurre le greggi. “L’Autorità, non la verità, fa la Legge”. (6)
Del resto Ratzinger già da tempo aveva manifestato la convinzione di poter continuare l’opera di GPII iniziata con Fides et Ratio consistente in questo: accusare tutte le altre ideologie e pensieri filosofici di essere “disordinati” e di avere comunque fallito come progetto, e rimettere alla Provvidenza la gestione della spiritualità, prescrivendo che in tutte le decisioni etiche e politiche solo la luce divina può illuminare i ciechi umani. Questo ovviamente sorvolando sulle atrocità commesse in nome della Bibbia in tutti i secoli, e sul fatto che anche il cristianesimo ha fallito come progetto sociale (un soggetto transgender: la famosa… Democrazia Cristiana con testicoli Opus Dei).
“…la prima mossa consiste nel sottrarre alla modernità la sua pretesa razionalità affermando che il Cristianesimo, e non l’Illuminismo, è l’autentico erede della filosofia greca da cui è scaturita la cultura occidentale”. (7) Le “radici cristiane” dell’Europa insomma: dalle quali senso del peccato, usi patriarcali e attesa dell’aldilà si eternano per ogni dove con pervicaci fittoni.
Sebbene queste “radici cristiane” siano più volte state contestate, la campagna mediatica immensa ha raccolto i suoi “frutti cristiani”: seppellendo ancora un po’ più in fondo alla memoria la storia della laicità e quindi dell’idea stessa di “Europa”. Del resto, sterminare e poi costruire sulle rovine è una pratica già scritta nella storia del potere temporale della Chiesa cattolica.
Unico intermezzo mass-mediatico comico: come un boomerang, è ricaduto in Vaticano parte del bagaglio a mano con cui avevano tentato di spedire nel Limbo il problema del rapporto tra fede cristiana, paganesimo e sessualità, ed è tornato indietro usando gli stessi media dei quali la Chiesa attualmente si serve a piene mani (dopo averli demonizzati) per diffondere i suoi messaggi: col best-seller Il codice Da Vinci nel quale si ipotizza una discendenza carnale da Cristo.

Il D/epuratore

Tornando al discorso di Regensburg del “nostro” Papa, dobbiamo pensare che egli voglia assecondare la fame d’attenzione del mondo filosofico accademico e la fame di idee del mondo politico dei nuovi teocon, mostrando ai primi di avere studiato i filosofi e quindi di tenerli in gran considerazione, ed ai secondi che è possibile incartare la filosofia in un bel pacchetto dal quale escludere tutti questi pensatori a volte indecisi, che si pongono quesiti alla ricerca della verità, consapevoli che la verità si allontana e muta mano a mano che gli ci si avvicina: insomma escludendo… la filosofia.
Egli propone quindi una teologia utile ad esorcizzare il caos incombente, la complessità, un pensiero che eviti confusioni e dubbi e che, nella sua ottica di certo grettamente materialista ed utilitarista, deve essere l’unico “buono”.
Di nuovo si ripropone con sgomento il pensiero che fa scaturire, come già dicevamo (8), l’ideologia autoritaria, quello cioè che mette il funzionamento, l’efficacia, l’ordine, prima di tutto.
E non può non saperlo Ratzie, che ha vissuto la sua infanzia negli anni del concordato tra Chiesa Cattolica ed Hitler.
Non può anche ignorare come il suo discorso a favore della ragionevolezza del cattolicesimo e dell’istintualità “eccessiva” nell’Islam sia funzionale non solo alle paure immateriali del mondo occidentale per un mondo nuovo, differente e oscuro, ma anche a paure ben più tangibili: la paura del tracollo dell’economia occidentale a favore di quella dei paesi emergenti.

D come Dio, D come Denaro

Dall’11 settembre banche e istituzioni finanziarie occidentali corteggiano un ristretto gruppo di studiosi islamici, pagando generose parcelle perché emettano delle fatwa per legittimare prodotti finanziari conformi alla sharia, la legge islamica” (9), la finanza islamica si basa sulla umma, la comunità dei credenti, e potrà avere in futuro ancora più peso di quello che già ha, fornendo sempre maggiore sostentamento alla diffusione della religione islamica nel mondo.
Si pongono così le basi per una concorrenza reale sui mercati tra le tre religioni “del libro”, delineando una ancor maggiore commistione tra interessi finanziari e interessi delle religioni.
Si capisce perché Ratzinger abbia voluto mettere dei paletti sulla presunta maggiore capacità della sua religione di svolgere un ruolo mediatore e mediatico, più moderno rispetto all’Islam.
Nel contempo egli deve però continuare a tacitare le voci provenienti dal cuore del suo gregge: tanti belati di dissenso.
Come farà il grande Scomunicatore a continuare con i suoi esorcismi infiniti, a ignorare il bussare alla porta di tutti coloro che ha “epurato” negli anni della sua presenza come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede? Chi proponeva il sacerdozio femminile, chi sosteneva l’obiezione al servizio militare, chi la Teologia della Liberazione, chi l’accettazione dell’omosessualità come pratica naturale, chi la masturbazione come atto naturale, chi l’eutanasia come scelta, chi il divorzio come non peccato, chi la chiesa scismatica come legittima, chi una teologia differente, chi criticava il legame ecclesiastico, chi l’Opus Dei, chi sosteneva l’uso dei contraccettivi, chi il femminismo, chi plaudeva all’uso del preservativo per la difesa dall’AIDS, chi negava la missione universale della Chiesa, chi la storicità di Cristo, chi accettava nella Chiesa omosessuali e risposati, chi criticava il dogma dell’infallibilità del Papa, chi aveva tesi non ortodosse su Maria e l’Immacolata, chi accettava il pluralismo religioso, chi i diaconi sposati, chi diceva che l’aborto terapeutico non era peccato…
Ma il potere sugli organigrammi delle varie forme organizzative della Chiesa fa sì che vengano impediti all’interno di questa momenti di dibattito allargati, basti leggere l’appello Per un nuovo corso della Chiesa Cattolica firmato dal movimento Noi siamo Chiesa, dai Beati i costruttori di pace e tanti altri, circa il Convegno ecclesiale nazionale svoltosi a Verona in ottobre:
“…la genericità delle analisi e dei contenuti proposti alla discussione nella “Traccia di riflessione”, i criteri di selezione dei delegati, i relatori scelti e la struttura dell’incontro ci fanno temere che ci si avvii verso una assemblea preordinata ed enfatica e, in definitiva, inutile”.

Il secolo-lupo e i bianchi agnellini

Quindi non sono solo i “laicisti” (termine coniato per far sentire in colpa i laici come se essi possedessero un’unica ideologia) a criticare la pretesa delle religioni di essere rappresentate come organismi sovra-naturali di fronte ad ogni istituzione, quella pretesa che consentirebbe a chi ha una fede di agire nel sociale e nel politico con due anime: quella politica individuale attraverso la quale tutti noi comuni mortali ci esprimiamo, e in più quella politica sovra-umana e sovra-individuale che andrebbe ascoltata e assecondata dalle istituzioni come brillasse di luce divina.
Vi sono anche tanti cattolici e cristiani, gli uni stanchi di sentirsi rappresentati da Ratzinger, gli altri stanchi da secoli di essere scambiati per cattolici.
Eppure… anche dei cristiani che si presentano come “differenti” quale Enzo Bianchi cadono facilmente nella retorica ratzingeriana, basti leggere il suo ultimo pamphlet, La differenza cristiana:
Viviamo in una società che si nutre di un nuovo ordine libertario, peraltro pieno di contraddizioni soprattutto nel definire la propria etica: ciascuno è invitato a vivere secondo il proprio desiderio, e ogni desiderio, se le risorse tecniche e scientifiche lo consentono, va realizzato; però poi si condannano gli esiti estremi di alcuni di questi desideri e si resta sconcertati, per esempio, di fronte agli abusi sui minori, o agli stupri individuali o di gruppo”. (10)
Ma che cavolo sta scrivendo? Forse ci vuol dire che una signora, incazzata perché la Legge 40 non gli consente di fare la fecondazione eterologa in Italia, poi esce e va a sodomizzare dei ragazzini? Quali sarebbero questi “esiti estremi”? Ci vuol dire che se nostro figlio fuma una canna è perché crede che sia giusto e bello fumarsi il cervello con l’eroina?
E, scusi Enzo, quale sarebbe questo mondo libertario dove tutti fanno di tutto, l’Italia nella quale è ancora impossibile che due persone dello stesso sesso si amino e vivano legittimamente insieme?
E questo “discorso libertario che assume i tratti di un nuovo conformismo” quale sarebbe, quello di qualche direttore di giornale che si permette di non pubblicare a piena pagina il reportage sulle ultime stimmate del nuovo padre Pio?
Questi cristiani “che devono restare in mezzo agli altri uomini con simpatia”, paiono degli esseri sovraumani, disincarnati ma rassegnati a restare sorridendo in questo secolo di lupi.
Del resto, la Lettera a Diogneto che Bianchi cita, nella quale si parla del ruolo dei cristiani nella società (“lievito nella pasta del mondo”) è un documento molto duttile: l’aveva già fatta sua Ratzinger nel 1987. (11)

Mission impossible

Ci sono forze politiche, infatti, che vogliono che la Chiesa assuma una posizione di rilievo e un ruolo dominante all’interno di un determinato contesto storico e, conseguentemente, non mantenga viva la forza profetica, la memoria eversiva del Vangelo: auspicano cioè un modello di cristianesimo remissivo e accomodante”. (12) Ucci ucci sento odor di cristianucci.
Ma lo ha detto anche Ratzie nel discorso conclusivo al Convegno ecclesiale nazionale di Verona, il 19 ottobre, non è compito della Chiesa agire in politica... a quello ci devono pensare i “fedeli laici”(eseguendo roboticamente i dettami vaticani), e chi sono allora questi fedeli laici, se non i politici cattolici che Enzo Bianchi dipinge come orchi tentatori? Ma B16 ha detto anche altro a Verona nello stesso discorso:
occorre fronteggiare...il rischio di scelte politiche e legislative che contraddicano fondamentali valori e principi antropologici ed etici radicati nella natura dell’essere umano, in particolare riguardo alla tutela della vita umana in tutte le sue fasi, dal concepimento alla morte naturale, e alla promozione della famiglia fondata sul matrimonio, evitando di introdurre nell’ordinamento pubblico altre forme di unione che contribuirebbero a destabilizzarla oscurando il suo carattere peculiare e il suo insostituibile ruolo sociale”.
Ribadendo, se fosse stato necessario, che indietro si torna, a tutto gas, contro il diritto alla scelta (in contraccezione, aborto, eutanasia), contro la realtà scientifica biologica che vuole la madre tutt’uno con l’embrione e non l’embrione come “persona”, contro il diritto delle persone di vedere riconosciute pubblicamente le forme scelte di convivenza, ed anche contro il divorzio.
In questo alleandosi con tutti gli esponenti del Patriarcato Globale.

Una modesta proposta

Che dire insomma di tutti questi maschi pontificanti, tutti con la stessa indefessa volontà di non chiudere mai la bocca per far parlare le donne?
Noi donne ora più che mai dobbiamo unirci in rete tra noi e darci forza, tartassate come siamo da un lato da maschi nostrani recalcitranti, e dall’altro da talebani doc.
Consapevoli che ci vorranno decenni perché questa nefasta sinergia tra religiosi e maschi di varie provenienze si stemperi a prezzo di dure lotte e sofferenze, in un laboratorio multietnico il cui prezzo noi dovremo pagare, correndo sempre il rischio che ogni passo femminista sulla spiaggia venga cancellato da una marea di maschi desiderosi di potere.
In che percentuale esiste oggi per noi la possibilità di parlare e di decidere? 5 per cento qui in Italia? Zero per cento in Afghanistan? Forse posso chiudere con l’egoista “Modesta proposta di una giovane donna per risolvere gli allarmanti problemi legati alla presenza straniera in Italia” (13) di una giovane sociologa. Un suggerimento fantasioso per consentirci di prendere fiato e di mettere via l’elmetto della Fallaci per sempre (l’unica donna che ha potuto contraddire Khomeini senza rimetterci le penne) e la corazza della Giovanna d’Arco (lei è finita peggio):
Memore delle gravi ingiurie subite dal mio sesso e convinta della necessità di un pronto risarcimento, ora, in tutta modestia come si conviene al genere femminile, vorrei avanzare questa semplice proposta: che le frontiere vengano gioiosamente aperte a tutte le donne extracomunitarie che desiderano venire a vivere sulla nostra terra, e nel contempo le si lasci inesorabilmente chiuse a tutti gli uomini del Terzo mondo e dell’Europa dell’Est, spiritualmente troppo oppressi da una falsa visione dei rapporti tra i due sessi.
Questo, è ovvio, purché sia salvaguardata la dovuta accoglienza a profughi e perseguitati politici. Invece, per quanto riguarda le persone straniere che migrano in cerca di un lavoro, il principio di porosità femminile e impermeabilità maschile sia seguito con il massimo rigore. Lo dico in tutta serietà, e passerò immediatamente ad elencare i molteplici vantaggi che la realizzazione del Principio porterà a ciascuna delle parti in causa aiutando l’umanità…
”.

Francesca Palazzi Arduini

Note
  1. Da Eros a Ratzinger, “A” n° 318, giugno 2006.
  2. Dichiarazione del Segretario di Stato Vaticano, Cardinal Bertone, 16 settembre 2006.
  3. Declassando il Consiglio pontificio per il dialogo interreligioso fondendolo con il Consiglio per la cultura.
  4. Pinar Ilkkaracan, Diritti sessuali e riproduttivi nel contesto dei crescenti fondamentalismi, in “Atti della conferenza internazionale diritti e salute sessuale e riproduttiva nei paesi in via di sviluppo, problemi soluzioni risorse”, Roma 26.11.2004, edito da Aidos, http://www.donne.vitedasalvare.aidos.it.
    Anche la Dichiarazione ONU su Bioetica e diritti umani del 2005 ha visto censure imposte dal Vaticano, in questo caso tramite l’Italia.
  5. Dagli Atti del Convegno organizzato da Women for Women Human Rights, WWHR-New Ways nel 2003.
  6. “Come l’Hobbes di Schmitt, Ratzinger sembra avere in mente un sistema aperto alla trascendenza in alto e chiuso in basso, un sistema che deve essere fondato sulla verità del Cristo stabilita dall’autorità del sovrano (qualunque esso sia), dall’obbedienza dei sudditi e dal rapporto di protezione che li lega nel corpo statale” da Contro Ratzinger, di Anonimo, ISBN Edizioni, Milano 2006.
  7. Da Contro Ratzinger cit.
  8. Vedi anche Reich e i fagociti bianchi, in “A” n° 311, ottobre 2005.
  9. Loretta Napoleoni, Finanza islamica, “Internazionale” 13.10.2006.
  10. Enzo Bianchi, La differenza cristiana, Einaudi 2006, Premessa, pag. 5.
  11. Citata ampiamente nell’intervento del Card. Ratzinger al convegno romano del Movimento per la vita, Dicembre 1987.
  12. In Enzo Bianchi cit., capitolo Una laicità del rispetto, pag. 14.
  13. Daniela Danna in Giubilea, almanacco ad uso delle Amazzoni, ed. Antelitteram, Fano 1997.