Rivista Anarchica Online


educazione

Scuole non scuole
di Francesco Codello

 

È possibile, fin da ora, praticare esperienze di educazione libertaria.

 

Un’altra educazione è possibile. Un’altra scuola esiste già. Questa, in estrema sostanza e sintesi, è la verità che occorre tener presente e sulla quale è indispensabile riflettere.
Troppo spesso, anche tra gli addetti ai lavori, si dimentica o si occulta questa realtà.
La qualità della discussione sui temi educativi è abbastanza condizionata dalla mancanza di prospettive e aperture veramente significative e si avviluppa spesso all’interno di una cornice e di una prospettiva che non coglie le possibilità di una vera alternativa.
Ecco perché è importante per noi tutti apprendere le istanze autenticamente innovative che possiamo rilevare da esperienze educative e da scuole diverse dalle tradizionali.
L’ultima occasione, in ordine di tempo, per incontrare i protagonisti di esperienze educative significativamente diverse da quelle tradizionali, è stata quella di metà maggio a Milano e Treviso, con gli interventi di Yaccov Hecht e Ali Zekhalka.
Dopo aver potuto confrontarsi con Zoe Neill di Summerhill, David Gribble della Sands School (negli anni scorsi), è toccato al fondatore della scuola democratica e libertaria di Hadera (Hecht) e della prima scuola democratica araba (Zekhalka), riproporre, anche in Italia, il tema e l’urgenza di dare vita a vere e significative alternative scolastiche ed educative, di fronte al fallimento, sempre più evidente, dei sistemi scolastici tradizionali.
Questi incontri hanno assunto anche un significato più particolare, poiché i due relatori hanno presentato le loro esperienze che si svolgono in un’area geografica martoriata da un conflitto pluridecennale tra israeliani e palestinesi.

Libera integrazione tra culture

Ma, come hanno avuto modo di esplicitare molto chiaramente Yaakov e Ali, nonostante questa tragica realtà, anche qui fioriscono e si sviluppano sempre più, esempi di vera e libera integrazione tra culture diverse ed anche nell’ambito più specifico dell’educazione sta crescendo un vero e proprio movimento autenticamente libertario.
Di fronte alla disfatta della Politica e all’evidente sfacelo delle variegate logiche del potere, da una parte come dall’altra, cresce una nuova sensibilità e una rinnovata consapevolezza che solo l’incontro diretto, libero ed egualitario, tra gli esseri umani, può costruire un processo di vera pace e solidarietà.
Ecco perché proprio l’impegno nell’ambito educativo, costituisce un elemento qualificante l’intero progetto di meticcizzazione tra le diversità.
Infatti sia la scuola araba di Kfar Kara che quella di Hadera, come di altre che si stanno sempre più sviluppando, soprattutto in Israele, si stanno impegnando nella realizzazione di progetti educativi che concorrano alla realizzazione di questo grande ed inevitabile sogno (voglio qui citare il titolo, stupendo, di uno di questi: Birds have no borders).
I vari progetti, che coinvolgono ragazzi ebrei e palestinesi, concorrono in modo significativo a coinvolgere le loro rispettive famiglie e ad intaccarne dunque tutti i pregiudizi e le false convinzioni indotte dalle religioni nella loro dimensione fondamentalista.
Ma la straordinarietà di tutto ciò sta nel fatto che queste scuole, oltre che perseguire questi obiettivi generali e sociali, praticano una didattica e un’organizzazione autenticamente libertaria e quindi uniscono ad un progetto culturale e sociale, gli elementi tipici della pedagogia libertaria.
Yaakov Hecht è il presidente dell’”Istituto per l’educazione democratica” di Tel Aviv che si occupa proprio di avviare il percorso di formazione e di istituzione di scuole democratiche. L’Istituto raccoglie già oltre venti scuole che già praticano questo tipo di organizzazione e sta implementando circa un centinaio di altre realtà che desiderano avviare questo progetto.
Esiste anche una rete internazionale di queste scuole in diversi paesi nel mondo (USA, Gran Bretagna, Ucraina, Polonia, Ungheria, Germania, India, Nuova Zelanda, Australia, Corea del Sud, Giappone, Ecuador, ecc.), che annualmente organizza un incontro (I.D.E.C.) durante il quale avvengono utili e proficui scambi di esperienze (quest’anno in India, il prossimo in Germania).
Questo network (I.D.E.N.) costituisce una reale e diffusa alternativa alla scuola tradizionale e dimostra appunto come sia possibile fin da subito praticare esperienze di educazione libertaria.
Naturalmente tutte queste scuole sono accomunate da alcune caratteristiche principali che ne definiscono i valori e le pratiche didattiche di riferimento.
In Italia nessuna esperienza è in atto anche se si sta cominciando a sperimentare qualche elemento caratteristico all’interno della scuola statale.
Essere entrato a far parte di questo network mi ha aperto ad un mondo poco conosciuto ma estremamente vitale ed innovativo che offre stimoli e rapporti continui di ricerca e sperimentazione.
Ma quali sono le principali peculiarità e le più significative differenze tra queste scuole e quelle tradizionali?

Immergersi nell’ambiente sociale

Innanzitutto una visione non scuola-centrica dell’apprendimento. In ciascun educatore è chiara la convinzione che solo una piccola parte della conoscenza umana è iscrivibile all’istituzione scolastica e che, pertanto, occorre costruire percorsi di istruzione e di educazione immergendosi concretamente nell’ambiente sociale e culturale nel quale ci si trova ad operare.
Sono queste dunque scuole non scuole, o piuttosto luoghi non separati dal contesto sociale ma, anzi, è proprio dalle varie e molteplici suggestioni e stimolazioni che provengono da esso che l’apprendimento trova una sua immediata giustificazione e verifica.
Sono scuole di città, grandi e piccole, ma anche di paesi piccoli, in contesti extra-urbani, con caratteristiche quindi diverse, ma comunque tutte animate da una seria e principale preoccupazione: educare piuttosto che formare.
Promuovere ciò che già è insito in ciascun essere umano piuttosto che plasmare secondo un’idea di uomo pre-definita.
All’interno di ciascuna esperienza ogni decisione viene presa da assemblee che esprimono a maggioranza, più o meno qualificata, o addirittura all’unanimità (varie sono le modalità), le proprie decisioni e regole che tutti, egualitariamente (dal direttore al più piccolo bambini) sono tenuti a rispettare. È straordinario assistere a momenti così solenni e importanti come sono questi delle assemblee e cogliere l’importanza e la centralità di questo aspetto e le sue straordinarie valenze educative.
Altra caratteristica che accomuna tutte queste scuole è la non obbligatorietà di frequenza alle lezioni. Nessuno è obbligato ad assistere a queste attività (in toto o in percentuale) ma la frequenza è libera e ognuno si costruisce, con l’aiuto degli insegnanti, il proprio percorso formativo.
Questo implica una preparazione notevole e diversa degli insegnanti che devono, inevitabilmente, saper insegnare con metodi e valori tali da farsi accettare dagli alunni.
Che i ragazzi siano veramente il centro dell’intera vita e dell’organizzazione complessiva lo dimostra anche il modo con il quale in alcune di queste scuole avviene il loro reclutamento.
È infatti l’assemblea che decide, dopo averlo provato per un periodo, se un insegnante è assunto o no a seconda proprio della sua capacità didattica e relazionale.
Facile a questo punto capire che le relazioni tra i diversi protagonisti della scuola (adulti o bambini) sono estremamente egualitarie anche se nessuno fa finta di essere quello che non è e ognuno conosce, capisce e rispetta le differenze.
Naturalmente l’apprendimento avviene attraverso programmi elettivi, personali, di ricerca e approfondimento, interdisciplinari e multidisciplinari, ecc. La stessa valutazione è sostanzialmente un’autovalutazione consapevole dei livelli raggiunti con una progettazione conseguente rispetto alle cose e ai modi di apprendere ciò che ancora non è stato assimilato.
Ma le cose che non riesco a raccontare sono le più belle perché attengono alle emozioni e all’empatia che si può vivere in ambiti come questi.
Insomma un’altra educazione e un’altra scuola non è solo possibile ma anche, e soprattutto, desiderabile.

Francesco Codello