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Rivista Anarchica Online


Lo sapevate che...?

 

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a cura di Carlo E. Menga

Un paio di volte all’anno, consentitemi di essere rapsodico. E consentitemi di usare il verbo “consentire”, anche se in bocca a me non avrà la stessa sfumatura semantica alla Sodoma e Gomorra che ha quando lo usa Silvio “Pennywise il Clown”.
1) So bene che non ha senso mettersi a confrontare il predicato qualitativo, la rappresentazione, con l’effettiva sostanza, la percezione finale, del prodotto. So bene che la congruenza dei due termini da confrontare è del tutto casuale.
Ma consentitemi di pestare i piedi come un bambino, e protestare nei riguardi del TARTUFONE MOTTA, che mostra, disegnate sul suo scatolo, delle incredibili fette all’interno delle quali si possono contare almeno cinque gocce di crema gianduia e sette macchie di farcia al cioccolato. In realtà il numero effettivamente riscontrabile è, rispettivamente: uno e due. Ma non è questo che nutre la mia indignazione. Sapevo già prima di compierlo che cosa mi riservava l’atto di affettare il Tartufone. Ciò che mi sconvolge è il tentativo di proporre come realisticamente plausibile l’esistenza di un impossibile Tartufone, la cui struttura, resa debole e fragile da un eccessivo numero di gocce e macchie di cioccolato e crema gianduia, crollerebbe su se stessa. Arricchire la presentazione del proprio prodotto va bene. Ma non bisogna cadere nell’eccesso di zelo.
2) Secondo voi, Woody Allen percepisce un compenso in termini di diritti d’autore, per aver dato in prestito allo yogurt ACTIMEL la scena degli spermatozoi dal film “Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso…”? Ovviamente, nel caso dello yogurt gli attori sono vestiti da fermenti lattici vivi. Mi piacerebbe sapere dopo quanti giorni hanno ripreso a mangiare coniglio quelli che hanno visto il film di R. Polanski “Repulsion”… Comunque, anche se pagano i diritti a W. A., la scenetta è banale e scontata, e antica di oltre un ventennio. Ma non così archeologicamente datata come la frasetta imbonitrice del testo che conclude pateticamente lo spot. Qualcuno sa dirmi cosa sono gli “effetti positivi testati scientificamente”? Vuol dire che lo yogurt fa bene, e che questo aumento di salute è stato misurato sperimentalmente da un pool di ricercatori? E che cosa facevano esattamente questi ultimi? Monitoravano la flora batterica intestinale di un certo numero di volontari rinchiusi in locali asettici per evitare l’interferenza di qualsivoglia elemento patogeno sullo stato di salute delle cavie medesime, al fine di poter effettuare misurazioni il più accurate possibile? E non vi sorge il dubbio di che cosa potrebbero somministrare in realtà al gruppo di controllo, nel caso volessero effettuare uno studio in doppio cieco?… Lasciamo stare.
3) Lo sapevate che esiste un limite, una soglia di comprensibilità dell’espressione linguistica, in funzione della velocità di eloquio? Tale limite non può essere oltrepassato, nemmeno negli spot pubblicitari, pena il fallimento dell’intenzione con cui la frase è pronunciata. D’altra parte, il punto a cui tale velocità può spingersi deve equilibrarsi con la breve durata dello spot, tenendo conto del fatto che la lunghezza della frase potrebbe anche essere obbligatoriamente piuttosto grande. Come nel caso delle avvertenze cui la legge obbliga la pubblicità di farmaci o sostanze affini. Ed obbliga non solo per iscritto, giacché qualcuno potrebbe non riuscire a leggere o a vedere (nella quasi totalità dei casi la scritta è lunghissima, piccolissima e la sua apparizione è di brevissima durata), ma anche oralmente. Ed ecco che la voce fuori campo di un attore che tenta di emulare Mina qunado canta: “Brava, brava, sono tanto brava, brava …”, impiega due secondi scarsi per dire: “È un medicinale. Leggere attentamente il foglio illustrativo. Non somministrare sotto i dodici anni.” Certo che se dobbiamo leggere il foglio illustrativo con la stessa velocità con cui viene letta l’avvertenza dello spot, e con la stessa attenzione che a essa riusciamo a dedicare, staremmo freschi. Soprattutto se pensiamo a che cosa possa capirci una persona comune, di betabloccanti e di farmaci anti monoamminoossidasi …
Concedetemelo, quest’ultimo empito populistico. E concedetemi anche l’uscita di strada nel punto
4) Lo sapevate che dal 1° di gennaio di quest’anno in Italia non esiste più l’assistenza sanitaria indiretta? Cioè, per esempio, per fare una Tac, o una coronarografia, o una risonanza magnetica nucleare, non c’è più la possibilità di farsi autorizzare l’esame presso un centro privato. Caspita: ve lo diamo noi lo stato liberale! O affronti liste d’attesa di mesi presso le strutture pubbliche (che hanno, ahimé, tra l’altro, un’affidabilità media inversamente proporzionale alla latitudine della loro ubicazione), oppure paghi per intero il costo dell’indagine presso la struttura privata. A meno che tu non abbia stipulato una polizza assicurativa sanitaria che copra le spese. Ora dite il nome di un personaggio pubblico, di un politico, che possiede compagnie finanziarie e assicurative… Il cui prodest è scontato.
Ve lo propongo io uno spot, a bassa velocità, su cui avere tutto il tempo di riflettere. Dalla voce di uno che la libertà italiana l’aveva assaggiata tutta: Antonio Gramsci. “Ogni stato è una dittatura”.

Carlo E. Menga