carrello

Rivista Anarchica Online


ricordando Michele L. Straniero

Traditori signori ufficiali
di Cesare Bermani

Cantacronache, Dischi del Sole, Istituto De Martino, ecc.: nel ricordare Michele L. Straniero, Cesare Bermani ripercorre una pagina importante (e spesso trascurata) della storia del movimento socialista ed antagonista in Italia. E quella volta che a Orvieto...

 

Michele Luciano Straniero, nato a Milano nel 1936, poi vissuto a lungo a Torino, fu allievo dei salesiani prima a Torino e poi a Chieri, esperienza che lo segnò profondamente e che fece maturare in lui per reazione una profonda avversione alle idolatrie e agli opportunismi di certo cattolicesimo ufficiale, espressa lungo tutto il corso della vita sia in forma di satira feroce che di dolente ribellione esistenziale.
Uomo tormentato da problemi irrisolti, ne ha parlato coraggiosamente in alcune delle sue poesie, per esempio in Prece, del febbraio 1969:

Vorrei
essere
un verme
piatto
che
si riproduce
per scissione
multipla
strisciando
per terra
con spire uguali
e non ha
problemi
sessuali.
Grazie.

E ancora in Il male chiaro, fatta precedere da un verso di Cardarelli, La mia fatica è mortale, con il quale già esplicita tutta la sua sofferenza di vita:

Pure, amica è la notte
benché non lo sembri,
se vinto dalla nausea
decidi di cambiar vita:

tanto quanto è amaro
il risveglio mattutino,
quando ti ritrovi
da capo, e ancor vivo.

Ma un uomo ragionevole
è incredibile che si perda
tutto il giorno a rimestare
così nella merda.

Da studente dirige il periodico Quartodora, espressione di un gruppo di giovani cattolici dissidenti, che diedero anche vita a un gruppo intitolato a Emmanuel Mounier e che vennero poi espulsi o messi in condizione di andarsene dall'Azione cattolica.
Sul finire del 1957, per iniziativa di Sergio Liberovici e sua, nasce Cantacronache, movimento che si proponeva di opporre canzonette intelligenti alla canzone gastronomica di San Remo. Con Cantacronache inizia anche la ricerca sul campo di canti sociali, che Straniero effettua assieme a Sergio Liberovici, Emilio Jona e altri del gruppo, raccogliendo materiali in Piemonte, Puglia e Sicilia, poi nella Spagna franchista. Fu allora con Emilio Jona, Sergio Liberovici e Giorgio De Maria autore de Le canzoni della cattiva coscienza. La musica leggera in Italia (Milano, Bompiani, 1964), dura polemica contro la famiglia della cattiva musica, nella cui corazza quel libro rappresentò una prima incrinatura. Sono sue le parole di numerose canzoni che il gruppo fa conoscere attraverso i concerti e i dischi di "Italia Canta": Ballata del soldato Adeodato, Canzone del popolo algerino, Partigiani fratelli maggiori, Storia di capodanno, Viva la pace, La zolfara.

 

Uno scandalo nazionale

Nel 1958, recatosi a cantare con il gruppo di Cantacronache al premio Viareggio, Straniero conosce Ernesto de Martino, premiato quell'anno per Morte e pianto rituale nel mondo antico (Torino, Einaudi). De Martino riconosce nel gruppo di ricercatori di Cantacronache degli allievi inconsapevoli e nel corso di un incontro del gennaio successivo passa loro gli acetati con le proprie ricerche sul canto sociale in Emilia. Nel luglio 1961 Straniero raccoglie con Giorgio De Maria, Margherita Galante Garrone (Margot), Lionello Gennero, Gianna Germano Jona e Sergio Liberovici dei canti di protesta nella Spagna franchista, subito riproposti nel disco Canti della Resistenza in Spagna in esecuzioni di Margot e sue. Poi, quando l'anno successivo, cura assieme a Sergio Liberovici i Canti della nuova Resistenza spagnola 1939-1961 (Torino, Einaudi), un gruppo di fascisti gli intenta un processo per presunto vilipendio alla religione, ma non riescono ad ottenere che il libro venga ritirato. Nel 1962 cura con Liberovici l'antologia in disco I canti della Resistenza europea. Nel 1964 inizia a lavorare a Milano alle Edizioni Avanti!, collaborando al Nuovo Canzoniere Italiano e partecipando nell'estate allo spettacolo Bella Ciao che, portato al festival dei due mondi di Spoleto, dà luogo a uno scandalo nazionale, proprio fatto scoppiare e ritengo più consapevolmente che non - proprio da una provocazione di Straniero: avendo sostituito nell'esecuzione di O Gorizia tu sei maledetta Sandra Mantovani, vittima di un abbassamento di voce, cantò infatti una strofa non prevista (Traditori signori ufficiali / che la guerra l'avete voluta/ scannatori di carne venduta / e rovina della gioventù) che suscitò in sala la reazione di un ufficiale e di talune signore impellicciate, mentre nelle serate successive lo spettacolo sarebbe stato costantemente disturbato da gruppetti di fascisti. Quello scandalo al centro dell'interesse giornalistico per oltre una settimana sarà peraltro il miglior lancio per I Dischi del Sole, che potenziano così la loro presenza politico-culturale nel paese. E l'anno successivo Straniero è tra i fondatori dell'Istituto de Martino (sua fu tra l'altro l'idea di intitolare quell'istituto proprio al grande studioso e ricercatore napoletano).
Nel suo lavoro presso le Edizioni Avanti! (poi Edizioni del Gallo) cura tra il 1964 e il 1968 numerosi Dischi del Sole, tra i quali : Folk Festival 1 e 2 (assieme a Franco Coggiola); Addio Lugano Bella (antologia della canzone anarchica); Avanti popolo alla riscossa (antologia della canzone socialista); quattro dei 10 dischi della raccolta Canti della Resistenza italiana (nei quali figurano sue registrazioni ed esecuzioni di brani); dischi di cabaret di Milly, Gianfranco Cobelli, Dario Fo e Laura Betti.
Nel 1968 lascia le Edizioni del Gallo per andare a lavorare con Danilo Dolci al Centro Studi e Iniziative di Partitico. Dovrebbe occuparsi di Radio Libera, ma quando arriva in Sicilia quell'esperienza è già stata stroncata dall'intervento della polizia.
Dopo di allora Michele, sotto l'assillo di guadagnare per vivere, si dà a una intensissima attività pubblicistica.
Cura con Virgilio Savona una serie di volumi divulgativi del nostro canto sociale e popolare, che avranno particolare successo: Canti dell'emigrazione (Milano, Garzanti, 1979); Canti dell'Italia fascista (1919-1945) (Milano, Garzanti, 1979); I canti del mare nella tradizione popolare italiana (Milano, Mursia, 1980); Canti della grande guerra (Milano, Garzanti, 1981); Canti politici e sociali (Milano, Gammalibri, 1984); Canti della Resistenza italiana (Milano, Rizzoli, 1985); Mira il tuo pop. Origini e peripezie del canto cristiano (Milano, Mondatori, 1988); Dizionario della canzone italiana (Milano, Curcio, 1990).
Costante è anche il suo interesse - sulla scia della lezione di Ernesto de Martino - per la storia delle religioni e in particolare per la religiosità popolare. Tra i suoi volumi in argomento ricordo Don Bosco rivelato (Milano, Camunia, 1987) e Don Bosco e i Valdesi (Torino, Claudiana, 1988); Indagine su San Gennaro. Miracoli, fede, scienza (Milano, Bompiani, 1991); Il corno e la Madonna. Taccuino antropologico dell'Italia di fine secolo (Rimini, Guaraldi, 1996); per Mondadori cura la trilogia I mormoni (1990), Gli ortodossi (1993), I comunisti. Una religione dell'aldiquà (1997), dove tutte queste esperienze sono considerate come aspetti della fecondità del verbo giudaico-cristiano e della sua capacità di venire incontro nelle forme più diverse ai bisogni escatologici, psicologici, morali e materiali degli uomini dell'Occidente. Riprendendo una tematica cara a Eric Hobsbawn e a Ernesto de Martino, interpreta il comunismo come un'ideologia formalmente atea e antireligiosa che si sviluppa poi secondo le modalità di un'ennesima setta giudaico cristiana, con la sua ortodossia e le sue eresie, la sua liturgia e le sue gerarchie, i suoi martiri e i suoi santi, con elementi fideistici, salvifici e profetici e punti di contatto con il cristianesimo delle origini.

 

Anche tante poesie

Nel 1988 crea a Torino con Franco Lucà il Folk club e nel 1992 fonda il Crel (Centro Regionale di Musica Popolare).
Nel 1996 pubblica, con Emilio Jona, Cantacronache. Un'avventura politico musicale degli anni Cinquanta (Torino, Paravia), con annesso un CD in cui sono anche sue canzoni e sue esecuzioni.
Nel 1997 perde la madre e per lui è un trauma insuperabile. Poi il 4 agosto 1998 viene travolto da un auto in corso Rosselli a Torino e non si riprende più, morendo il 7 dicembre 2000, lasciando una produzione culturale rilevante.
A mia conoscenza, ha infatti scritto o collaborato alla stesura di ben 73 tra volumi e ampi saggi, ha eseguito brani musicali in 33 dischi (o cassette) e ne ha curati 20. Ha collaborato a numerosissimi quotidiani e periodici, fra i quali si possono ricordare: la Stampa, Italia-Oggi, Il giornale della musica, il nuovo Canzoniere italiano, il De Martino, La musica popolare (da lui diretta), Etnie, Almanacco piemontese, Tempo medico, Tuttolibri, Folknotes, Ha-Keillah.
Però, malgrado la grande produzione scritta, Michele Straniero è stato anzitutto un uomo che riusciva a essere brillante e intelligente nelle sue affabulazioni. Era insomma un principe della parola, del dialogo, della polemica verbale. Proprio in questo eccelleva e purtroppo questo aspetto della sua personalità è morto con lui.
Della sua vasta e interessante ma qualitativamente discontinua produzione io credo comunque si debba fare una menzione particolare alla sua produzione poetica. Michele, che si è rammaricato più volte con me di non avere potuto proseguire la pubblicazione della sua rivistina Metrica (di cui uscirono due numeri a Milano nel 1967 e 1970), era particolarmente orgoglioso di questa sua produzione poetica, fissata in alcune pubblicazioni: Canzoni di ventura 1949-1958 (Padova, Rebellato, 1961); Danza dei buffone: manuscrit de jongleur (Milano, All'insegna del Pesce d'Oro, 1963); Sei scherzi per capodanno (Venezia, Edizioni della Galleria Il Traghetto, 1965); Poesia Jazz 1958-1969 (Milano, Piùlibri, 1974). In quest'ultima opera è pubblicata la poesia Due parole al giorno, che credo alluda al fatto che Straniero ha tenuto per quasi tutta la vita un diario giornaliero, che forse non sarà mai pubblicato ma che tuttavia potrebbe essere la sua opera più importante:

Due parole al giorno
con fatica, con rabbia
sulla pagina bianca
le scrivo (che sembra bianca)
ma non so quanto mi resta
di spazio.

Due righe al giorno
e il lento poema avanza
anche se non lo scrivo.

Due parole al giorno
(fra poco non sarò vivo)
ma quasi sempre di notte
e con la pioggia, col vento
e con me stesso, coi libri
e coi ricordi, col vento.

Cesare Bermani