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Rivista Anarchica Online


De André

In direzione ostinatae contraria
di Paolo Finzi foto di Reinhold Kohl

Due giornate a metà luglio nel borgo medioevale di Garessio, per ricordare Fabrizio De André tra mostre, interventi, musica, ricordi. Con tanta anarchia.

Immaginate un borgo medioevale, con le sue stradine, le vecchie costruzioni conservate, i fiori alle finestre, le montagne tutte intorno, l'immancabile fiume ed i ponti a scavalcarlo. Il comune è Garessio, in provincia di Cuneo, al confine con la Liguria: è proprio nel borgo medioevale di Garessio che venerdì 14 e sabato 15 luglio scorsi si sono tenute una serie di iniziative tutte incentrate su Fabrizio De André.
"Per mari, per cieli, per terre, con Fabrizio, alla ricerca dell'Uomo" era il titolo ufficiale delle giornate di studio, promosse da vari enti locali (Comune di Garessio, Provincia di Cuneo, Comunità Montana Alta Val Tanaro, Regione Piemonte) con alcune sponsorizzazioni, e dal Centro Studi Garexium - un manipolo di persone trainate da quel panzer che è Giovanna Alimonti, avvocato, vera ideatrice di questa che è stata - finora - la più complessa e significativa iniziativa culturale dedicata al cantautore genovese, scomparso nel gennaio dello scorso anno. "Un po' matta questa Alimonti" sussurrava qualcuno: certo é che nessuna persona di buon senso (di quelle che "danno buoni consigli perché non possono dare più il cattivo esempio") mai e poi mai avrebbe potuto concepire di organizzare a Garessio (che con De André c'entra come Vidigulfo sul Naviglio) una simile kermesse.
Ci siamo ritrovati così in centinaia di persone, di ogni tipo, età, provenienza, a percorrere in su ed in giù le poche vie del borgo, saltabeccando tra la Confraternita di San Giovanni - una grande chiesa non sconsacrata, dentro la quale nel pomeriggio di venerdì e per tutta la giornata di sabato si è tenuto - seguitissimo - il Convegno di studi; la sede del Comune dove era stata allestita una mostra di oggetti, tele, dischi, ecc.; l'antistante porticato, sotto il quale erano esposti gli elaborati dei bambini del paese, che nelle settimane precedenti erano stati stimolati a buttar giù dei disegni ispirandosi alle canzoni di Fabrizio; una galleria d'arte dove erano esposte foto e libri di e su Fabrizio (ed una teca era riservata alle sue letture anarchiche, con libri di Bakunin, Kropotkin, Malatesta e la nostra rivista in bella mostra) ed un'altra galleria in cui erano esposte opere d'arte di vari artisti, sempre ispirate alle sue poesie.
Manifesti di De André pavesavano il borgo, riportando citazioni particolarmente significative dalle sue canzoni.

Il rom, il prete e...

Il Convegno di studi è stato, complessivamente, di grande interesse. Tra gli interventi che più hanno colpito l'attentissima platea, quello di Giorgio Bezzecchi, rom harvato, che con Fabrizio aveva collaborato nella traduzione della canzone zingara in "Anime salve": un intervento, il suo, ricco di informazioni sulla situazione dei rom, dignitoso, orgoglioso. Don Luigi Ciotti, anima del Gruppo Abele, ha affrontato con acutezza la questione della "religiosità" di Fabrizio, invitando - com'è suo costume - ad un impegno concreto non per la solidarietà (di cui ha spiegato la frequente pretestuosità) ma per la giustizia. Travolgentemente anarchico l'intervento di Mauro Macario, poeta, che con enfasi ha presentato il suo testo pubblicato sull'ultimo numero di Libertaria. Molto applaudita anche la relazione di Romano Giuffrida (uno dei due registi del filmato Faber) dall'impegnativo titolo "In direzione ostinata e contraria: Fabrizio De André tra Tolstoi, Stirner e Pasolini": un'acuta analisi del ruolo dell'intellettuale proveniente dall'alta borghesia genovese, divenuto paladino dei dannati del pianeta.
Interessanti, ricche di umanità le testimonianze di quanti - in differenti epoche (e non sono mancate, per questo, le asperità polemiche) - hanno lavorato con Fabrizio: Gian Piero Reverberi (arrangiatore di alcuni dei primi successi di De André), Vittorio De Scalzi (che ha ricordato la tournée con i New Trolls), Mauro Pagani ("Creuza de ma" il centro del loro eccezionale sodalizio), il grande Franz Di Cioccio (dell'indimenticata PFM), Andrea Parodi (che ha approfondito il rapporto di Fabrizio con la terra e la cultura sarde), Piero Milesi (arrangiatore di "Anime salve", che intervistato da Franco Fabbri ha ripercorso le notti di lavoro con Faber) e poi Gian Luigi Beccaria (poco convincente il suo tentativo "crociano" di separare la poesia e la non-poesia nell'opera deandresiana), Lorenzo Coveri (godibile la sua analisi dell'uso dei dialetti), Luigi Pestalozza (figura storica della critica musicale marxista in Italia), Luciano Basso (che ha ricordato i tempi della sua frequentazione giovanile con Fabrizio, Tenco, Paoli, ecc.), il provenzale Sergio Arneodo (Fabrizio si interessò anche della cultura provenzale) ed il sotoscritto che ha analizato il rapporto di De André con l'anarchismo.
Rispetto al programma previsto, due sole assenze: Cesare Romana, giornalista e scrittore, ammalato, che ha però inviato un suo bellissimo scritto introduttivo: avrebbe dovuto coordinare lui i lavori del Convegno, l'ha sostituito l'autore di questi appunti. E Gianni Vattimo, che avrebbe dovuto parlare di "Fabrizio De André: anarchico, libertario". Non si é visto, in compenso la sua (ipotetica) presenza è stata contestata da un anarchico del Cuneese, critico con la sua collocazione politica ulivista.
Da ricordare poi la proiezione in un cinema cittadino del filmato Faber. E la presenza, discreta quanto significativa, di Dori Ghezzi.
Il clou delle Giornate si é avuto il sabato sera, quando un migliaio di persone hanno assistito ad un concerto assai suggestivo per l'impatto emotivo suscitato dalle canzoni di Fabrizio interpretate da Mauro Pagani, Andrea Parodi, Vittorio de Scalzi, Li Troubaires de Coumboscuro (gruppo provenzale), Francesco Baccini. Tra un musicista e l'altro, le poesie ribelli di Fabrizio e di Leo Ferré interpretate dal nostro Mauro Macario. Davvero suggestivi anche il contesto ambientale e la valida regia di Pepi Morgia, che è iniziata con la proiezione di una gigantesca "A" cerchiata sulla chiesa, che faceva da sfondo al palco. Nelle foto (di Reinhold "Denny" Kohl) riprodotte in queste pagine uno spaccato di quei due giorni.
Prima di lasciare Garessio, la domenica mattina, ho fatto un salto a prendere il giornale nell'unica edicola del Borgo: l'edicolante (moglie del comandante dei vigili urbani) mi ha riconosciuto come il coordinatore del Convegno e mi ha voluto esprimere, con sincerità, il suo compiacimento per il buon andamento delle giornate. "Sa - mi ha detto - qui in paese eravamo in tanti contrari, o almeno scettici: avevamo paura di un'invasione di gente che non ci piace, sapevamo che c'erano di mezzo anche gli anarchici. Sa com'è. Ma poi abbiamo visto che siete tutti gente civile". Abbiamo chiacchierato un po'. E, prima di salutarla, le ho lasciato in conto-deposito dieci copie del nostro numero speciale su Fabrizio. La "A" cerchiata che aveva visto la sera prima proiettata sulla chiesa se la ritrovava sul bancone, accanto ai soliti giornali e riviste.

Paolo Finzi