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Rivista Anarchica Online

rivista anarchica
anno 28 nr. 243
marzo 1998


Rivista Anarchica Online

Donne e riproduzione
di Emanuela Scuccato

T.R.A., Tecniche di Riproduzione Assistita: quanto se ne parla nel Paese? Eppure è proprio su questo terreno che si sta giocando oggi una mano pericolosissima per l'autodeterminazione della donna.
I tre incontri nazionali promossi da Costellazioni (rete di associazioni di donne di Milano) per discutere di bioetica e in particolare della legge presentata in Parlamento da Marida Bolognesi, presidente della commissione Affari Sociali -"Disposizioni in materia di procreazione medicalmente assistita" -, hanno portato alla richiesta da parte di tutte le intervenute di una moratoria.
"Questa legge è chiaramente retriva", ha dichiarato Lidia Cirillo dei Quaderni Viola nel corso della presentazione, il 24 e 25 gennaio scorso a Milano, del secondo foglio del Coordinamento nazionale per la costruzione di un movimento politico organizzato di donne.
"Il Comitato di Bioetica nominato dall'ultimo governo Andreotti ha un solo scopo: togliere di mezzo la 194. E le T.R.A. sono, in questo senso, un chiaro attacco alle donne", ha detto la studiosa.
Perché? Per quale ragione questo Testo Unificato delle proposte di legge sulla procreazione assistita è stato accolto da una generale levata di scudi non soltanto da parte delle femministe, ma anche di numerosi parlamentari, nonché di autorevoli esperti del settore, come l'ordinario di Bioetica all'Università di Messina, Demetrio Neri, o da Anna Pia Ferraretti, tra le fondatrici della Sismer (Società italiana studi di medicina della riproduzione)?
Il punto più contestato del lungo lavoro di mediazione politica che è alla base di questa legge riguarda l'esclusione dall'inseminazione artificiale delle single.
Per legge l'accesso alle T.R.A. sarebbe infatti consentito soltanto alle coppie che al fine di concepire un figlio abbiano alle spalle perlomeno "due anni di tentativi non protetti..." (art.4).
Anche se il Testo non fa esplicito riferimento alle coppie eterosessuali - Alessandra Mussolini (An) ha già annunciato però un suo emendamento in proposito - secondo la giurista Maria Grazia Campari (Osservatorio sul lavoro delle donne) quest'articolato conterrebbe "un'ingiustizia fondamentale".
"L'impianto della legge è di tipo familistico, fortemente limitativo della libertà femminile", ha detto la Campari intervenendo alla due giorni di dibattito milanese.
"Ma non solo", ha aggiunto. "Oltre che a livello simbolico, la legge si configura come repressiva proprio nel concreto. Non dobbiamo dimenticare che la donna che decida di ricorrere alle T.R.A. viene di fatto, in questo contesto, considerata una 'malata'. Perfettamente in linea, cioè, con quelli che sono gli attuali orientamenti della Medicina del Lavoro: curare quando si è in una fase degenerativa senza investire nulla nella prevenzione".
Dunque, per la donna sola, sterile oppure no, che voglia avere un figlio senza ricorrere al rapporto con un uomo, la legge pone il veto assoluto.
"Per ArciLesbica questo tema non rappresentava affatto una priorità di discussione", ha affermato M.Cristina Gramolini, una delle portavoci dell'Associazione, che ha aperto i lavori dell'incontro.
"Nella comunità, quando si desidera avere un figlio, si preferisce di solito la pratica dell'autoinseminazione", ha spiegato, "una pratica che prevede la collaborazione di donne e uomini senza ingerenze mediche di sorta e ovviamente senza passare attraverso il rapporto sessuale. La comunità lesbica non ha alcun bisogno che le venga riconosciuto il diritto alla maternità, anche se un discorso a parte andrebbe fatto per le adozioni. E' piuttosto l'attualità politica a porci nella condizione di prendere una posizione".
E la posizione di ArciLesbica è chiarissima.
Partendo dalla considerazione che le T.R.A. sono uno strumento per rendere ancora più consapevoli delle proprie scelte i soggetti che intendono avvalersene, così come lo sono stati e continuano ad essere gli anticoncezionali, l'Associazione ha sottoscritto una contro-proposta che prevede l'accesso alle Tecniche di riproduzione assistita per tutte le donne. Purché, naturalmente, meggiorenni.
Nonostante la positiva "eliminazione del vincolo della fecondazione omologa, del vincolo coniugale e del divieto di abortire per le donne che si fossero affidate alle T.R.A." (M.Cristina Gramolini), di carne al fuoco per la discussione ne resta comunque molta.
Infatti, se il Testo Unificato ha da una parte espunto le proposte del Movimento per la vita, della Jervolino e di Buttiglione, relative ad uno statuto dell'embrione, ed ammette che si possa ricorrere alla fecondazione eterologa, cioè attraverso gameti di donatori estranei alla coppia, dall'altra, vietando per esempio "qualsiasi forma di surrogazione della madre", ossia la pratica "di affitto o prestito del corpo della donna a scopo di gravidanza", quest'articolato sembrerebbe voler chiuderebbe gli occhi su una realtà che, stando all'opinione di alcune femministe, potrebbe invece coinvolgere in una mercificazione selvaggia le donne del Terzo e Quarto mondo.
A quali rischi, poi, esporrebbe le utenti la mancata equiparazione delle strutture private con le pubbliche?
Sebbene la fecondazione eterologa sia stata praticata fino a questo momento soltanto dai servizi privati, la legge approdata in Parlamento non ne ha tenuto alcun conto: sperma ed ovuli di donatori verranno raccolti soltanto in centri pubblici. Con conseguenze, per quanto attiene ai controlli, facilmente immaginabili.
"Questa richiesta di una moratoria, così come è uscita dall'ultimo tavolo nazionale di bioetica [tenutosi a Milano il 29 novembre scorso n.d.r.], è una posizione debole", ha affermato Lidia Cirillo.
"Perché non siamo state capaci di far emergere una proposta di buonsenso? Non dico trionfalistica, dico di buonsenso. Un no alla revisione del codice civile e l'accesso alle T.R.A. per tutte", si è domandata la portavoce dei Quaderni Viola.
Già, perché? Perché si è arrivate a questo punto? Perché la politica delle donne è, secondo alcune, sempre più reattiva che propositiva?
La battaglia sulle T.R.A., che, non si può dimenticarlo, muove macroscopici interessi economici da parte soprattutto delle multinazionali del farmaco, mette il dito nella piaga.
In Italia il Movimento delle donne è in questo momento molto sfilacciato.
Le varie realtà femministe, più o meno recenti, che hanno continuato a lavorare producendo pensiero ed esperienze diverse, non hanno saputo creare una rete di scambio, di aggregazione su alcuni punti comuni.
Anche in questo caso, dopo aver stigmatizzato all'unanimità la legge Bolognesi come un'inaccettabile ingerenza dello stato nella vita dei singoli, si stenta a trovare la strada di una risposta che metta d'accordo tutte: dalle femministe del femminismo ecologista a quelle più pragmatiche.
Se "il disagio" di fronte alla procreazione medicalmente assistita è forte, e molte non sanno come superarlo, il procrastinare o addirittura la rimozione sono in questo momento dei boomerang.
Qualcosa si sta muovendo. Costellazioni è un tentativo di creare un dialogo, di mettersi in rete; il Coordinamento nazionale per la costruzione di un movimento politico di donne sta provando a fare il suo Primo passo.
Per bloccare la legge Bolognesi c'è però bisogno di attivarsi subito. Come per la battaglia sull'aborto c'è bisogno della partecipazione di tutte le donne: che ognuna dica pure la sua, ma che si arrivi, alla fine, a dire tutte insieme la nostra.

Leggere le donne

Primo Passo, Foglio per la costruzione di un movimento politico organizzato di donne, ottobre 1997
Per un'Europa differente, Foglio per la costruzione di un movimento politico organizzato di donne, gennaio 1998
Noi donne, dicembre 1997

L'Associazione Costellazioni-Donne in rete è nata a Milano nel marzo 1997. Comprende: ADAS Associazione Donne Africa Subsahariana, Circolo ArciLesbica di Milano, Comitato 3 giugno, Crinali - ricerca, cooperazione e formazione tra donne, Il paese delle donne, Per una Libera Università delle Donne, Quaderni Viola, Sguardi Altrove.

I Quaderni Viola finora pubblicati sono:
"Meglio orfane. Per una critica femminista del pensiero della differenza" (1993);
"Donne e Rifondazione. Considerazioni inattuali per il testo di una tesi di un congresso di donne" (1994);
"Maria e il mago. Ovvero le lezioni italiane: atti di un convegno di donne sulla crisi della sinistra e l'ascesa della destra in Italia" (1995);
"E l'ultima chiuda la porta. L'importanza di chiamarsi lesbiche" (1996)