carrello

Rivista Anarchica Online

rivista anarchica
anno 28 nr. 243
marzo 1998


Rivista Anarchica Online

Disinformazione a onde
di Carlo Oliva

Che fine hanno fatto i curdi? E la cura Di Bella? E il sexygate? E...

Fine gennaio 1998: il cittadino che cerca di tenersi aggiornato guarda la televisione, ascolta la radio, legge i giornali... e ha l'impressione che ci sia qualcosa che non va. Si sforza di capire, riguarda, riascolta, rilegge, magari va a cercarsi i numeri arretrati nella cassetta della carta da riciclare e, alla fine, capisce che cosa lo rendeva perplesso. Sui giornali italiani non ci sono più i curdi.
Sì, i curdi (o i kurdi, se, come quelli del Manifesto, tenete alla correttezza politica o filologica), quelli che sembravano sul punto di invadere l'Italia, approfittando della colpevole disattenzione dei corpi preposti alla guardia costiera e dell'eccessiva liberalità delle norme di Schengen, per poi dilagare in un'Europa che non avrebbe retto al colpo e si sarebbe inevitabilmente rivalsa sul nostro paese.
Ma come? Non ricordate gli articoli, le prime pagine, gli editoriali allarmati, le vignette più o meno ignobili, i servizi, le interviste e le corrispondenze sul pericolo curdo? Non vi ricordate delle dichiarazioni di sbarramento del Ministro degli Interni del Libero Stato di Baviera, che non era ben chiaro cosa c'entrasse, ma per contare contava, eccome? Delle navi che si vociferava attendessero all'ancora in Grecia, in Turchia, in Siria o altrove, pronte a traghettare sulle nostre coste migliaia, migliaia e migliaia di fuggitivi, degli sforzi delle comunità pugliesi per organizzare in proprio un'accoglienza che sarebbe stato compito di ben altre strutture dello stato organizzare, delle polemiche sull'opportunità di considerarli profughi politici, immigrati clandestini o che altro? E dove saranno mai finiti, adesso, tutti quei curdi? Saranno forse svaniti, come i fiori in quella vecchia canzone pacifista di Joan Baez? O forse non esistono più, magari perché non sono mai esistiti?
Naturalmente sappiamo tutti che i curdi non sono scomparsi dalla faccia della terra: l'affermazione precedente era solo un paradosso. Sappiamo che sono ancora lì, con tutti i loro problemi e tutta la loro miseria, vittime (forse non completamente innocenti, ma sempre vittime) di chi domina il loro paese e di una diplomazia internazionale che da ottant'anni li usa solo come merce di scambio, ostaggi sacrificali del trattato di Losanna e degli accordi di Yalta, capri espiatori della questione di Oriente e della guerra fredda. Sono ancora lì che premono sulle nostre frontiere, non perché siano spinti dal desiderio incoercibile di entrare a far parte di questa Italia ulivista e scalcagnata, che sarebbe soltanto una manifestazione di masochismo, ma perché rappresentano una delle tante avanguardie dei poveri affamati del sud del mondo, che tentano, a mani nude, l'assalto a quella scandalosa fortezza di opulenza e di egoismo che è il nostro occidente. Sono ancora lì, ma noi non ne parliamo più. In meno di tre settimane hanno smesso di fare notizia: sono stati scacciati dai titoli di testa dei nostri giornali da ondate successive di notizie più "interessanti".

Sistema di valori
Il fatto è che la stampa italiana (non solo quella, ma quella italiana in particolare) va inesorabilmente a ondate. Dopo essersi stancata dei curdi, ci ha afflitto per un certo numero di giorni con la promessa di farci diventare tutti miliardari con il superenalotto e il totogòl, poi si è dedicata con malcelato entusiasmo alle polemiche sulla cura Di Bella, ha "coperto" con prevedibile scrupolo la visita del papa a Cuba e infine si è buttata con avidità sulle affascinanti storie di sesso del presidente Clinton. E chissà cosa avrà inventato nelle tre o quattro settimana che, per necessità di cose, separano la stesura di questo articolo dalla sua pubblicazione..
Guardate che non ho la minima idea di fare degli inutili moralismi giornalistici. Non esiste notizia tanto futile che non meriti di essere pubblicata. Non si può negare che quegli argomenti abbiano tutti un loro interesse, paragonabile, almeno, a quello rappresentato dalla tragedia dei curdi. La visita di Giovanni Paolo II a Cuba è un evento di un certo rilievo, per chi si interessa di queste cose. Il fatto che in Italia, e per la precisione nelle sue regioni più ricche e operose, sia tanto diffuso il sogno collettivo di raggiungere la ricchezza grazie a una lotteria, nonostante gli spiccati caratteri di truffa e ladrocinio che il meccanismo di quella lotteria mette in evidenza fin da un primo esame, la dice lunga sul sistema di valori che vige in questo paese (e sul cinismo di chi approfitta delle illusioni popolari per fare cassa). Le speranze, le ripulse e le demonizzazioni suscitate da una proposta di cura che, se non altro, promette di trattare chi è affetto da una malattia sempre più orribile e sempre più diffusa in un modo più consono alla sua dignità di essere umano, sia o non sia quella proposta fondata sul piano terapeutico, meritano certamente di essere registrate dai media, anche se fa un po' impressione vedere quanto poco si tiene conto, nel fare certi titoli o montare certe polemiche, della disperazione di chi soffre. Persino le eventuali intemperanze sessuali di Bill Clinton, delle quali, in sé, nulla potrebbe importarci di meno, e le reazioni che hanno suscitato negli Stati Uniti meritano di essere riportate con scrupolo e attentamente valutate, se non altro per farci riflettere sull'ipocrisia morale della classe dirigente di quel paese e sugli abissi di futilità cui può spingersi un sistema politico basato sulla personalizzazione del leader, che è poi quello che zelantemente si vuole imporre anche a noi, in nome del maggioritario, della governabilità, della Bicamerale e del referendum.

Quantità di rumore
Ma l'importanza intrinseca di tutti questi argomenti non significa che quello normalmente adottato dai nostri organi di informazione sia il modo giusto per trattarli. Intanto, perché sono argomenti di importanza diversa, che andrebbero contestualizzati e gerarchizzati secondo opportuni criteri, che lo sfruttamento intensivo da prima pagina si guarda bene dal fornire, e anzi tende a nascondere. E poi perché un sistema informativo che un giorno ci parla solo dei curdi (o degli albanesi, ammesso che ancora qualcuno ricordi cosa sia e dove sia l'Albania) e il giorno dopo si occupa solo della cura Di Bella, per poi nascondere Di Bella, i curdi e gli albanesi dietro le fornicazioni orali del presidente della prima potenza mondiale, non informa affatto. Crea solo del rumore, una quantità di rumore destinato a essere assorbito da dell'altro rumore, come il suono delle onde che si succedono nella risacca. Chi può distinguere un'onda dall'altra? E chi può rendersi conto , nel succedersi di queste ondate disinformative, della natura dei vari problemi, con tutte le loro peculiarità, e della necessità dei loro difficili distinguo? Se il lettore o l'ascoltatore, dopo qualche settimana di trattamento, finisce con il credere che la cura Di Bella sia una lotteria cubana, o che Clinton in Vaticano sia solito giacersi con i profughi curdi, non è certamente colpa sua.