Rivista Anarchica Online

rivista anarchica
anno 24 nr. 214
dicembre 1994 - gennaio 1995


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Hannah Arendt, anche e soprattutto donna

Ho letto con molto interesse l'intervista di Gaetano Ricciardo al sociologo Alessandro dal Lago sull'originale pensiero di Hannah Arendt ("A" 212). Qualificarlo "originale" è dir poco e dir molto. È sicuramente adeguato nella accezione di "origine", elevando lo così dal basso profilo di "stravagante", "particolare". La categoria della "natalità", lo sfondo del pensiero politico Arendtiano e della necessità dell'agire in cui si concretizza la libertà, conferma che l'origine sta per qualcosa e su qualcosa di decisamente materiale: la nascita, appunto.
Osservazione banale se la si valuta sul tradizionale, monotono, parametro filosofico in base a cui le cose semplici si danno per scontate, le si cancella come indegne e si va avanti invece con le "alte" interpretazioni sull'Essere, a beneficio di un futuro lontano quanto astratto.
Questo è quanto ci hanno insegnato i filosofi: o meglio, quanto il pensiero maschile ha saputo non dire sulla vita e sui corpi.
Ma perché questa "insensata"premessa per dire la mia critica alla citata intervista? Perché non si può prescindere dal fatto che Hannah Arendt, oltre ad essere ebrea, perseguitata e incompresa, è prima di tutto una donna. Certo questo non la rende più intelligente o più autorevole. Ma di sicuro la rende più originale, riconoscendo il suo pensiero come un corpo non estraneo al suo corpo. E non è poco che un corpo di donna non si sia estraniato dal pensiero.
Non conosco in maniera approfondita l'opera di Hannah Arendt. Ma conosco come e quanto su di lei hanno pensato, dibattuto e scritto altre donne. Mi riferisco alle filosofe della "differenza". Ed è grazie a loro che ho scoperto, se così si può dire, quanto di nascosto c'era nel pensiero di una donna.
Nascosto perché non visto? Nascosto perché non interrogato? Nascosto perché taciuto? Non so ... Forse per tutto questo ed altro ancora? Lo chiedo al professor Dal Lago e al suo interlocutore.
Perché, pur ammettendo la ripresa di interesse sul pensiero politico e sulla riflessione filosofica di Hannah Arendt e biasimando l'inaccettazione da parte della cultura marxista e da quella di destra per opposti ma speculari motivi di difficile collocazione, avete dimenticato di menzionare un filone di studi vivaci e di ricerca stimolante come quello del pensiero femminista sulla differenza? Ve ne cito un elenco parziale. Spero non mancherete di apprezzarli anche soltanto con la vostra attenzione.

Monica Cerutti (Gorduno)

Roberta Rossolini: "Nascere ed apparire. Le categorie del pensiero politico di Hannah Arendt e la filosofia della differenza sessuale" Rivista D.W.F. n° 2-3 1993

Adriana Cavarero: "Dire la nascita" in Diotima - mettere al mondo il mondo. La tartaruga 1990

Adriana Cavarero: "Nonostante Platone" Ed. Riuniti 1990

G. Duby e M. Perrot: "Storia delle donne in occidente. Il '900" Laterza 1992

Lea Ritter Santini: "La passione di capire. Hannah Arendt e il pensare letteratura" Introduzione a "Il futuro alle spalle" di Hannah Arendt. Il Mulino 1981

Laura Boella: "Pensare liberamente pensare il mondo" in Diotima op. cit.

Diana Sartori: "Dare autorità, fare ordine" in Diotima-il cielo stellato dentro di noi. La tartaruga 1992

Diana Sartori: "Nessuno è l'autore della propria storia" (Hannah Arendt) Tema del seminario all'Università di Verona 1994. Facoltà di Lettere e Filosofia.