Rivista Anarchica Online

rivista anarchica
anno 24 nr. 214
dicembre 1994 - gennaio 1995


Rivista Anarchica Online

Contro il fascismo televisivo
di Antonio Catalfamo

Mi è arrivato, ancora fresco di stampa, Dopo lungo disamore (s. i. p) , volume di poesie di Antonio De Rose. L'Autore, oltre che poeta, è redattore di Umanità Nova, il prestigioso giornale anarchico fondato nel 1920 da Errico Malatesta. Mi ha colpito, innanzitutto, la varietà dello stile, dal classico, che domina le prime composizioni, all'avanguardia, nell'ambito della quale si iscrivono le poesie che concludono il volume. Si veda, ad esempio, Orpell'i: Com'ete albi lanciarsi/del chi aro scurolunare/forse muta rmi/o far sitras figurare. Questa varietà dimostra abilità, padronanza, e una conferma è rappresentata in tal senso dal plurilinguismo della raccolta: alcune composizioni sono scritte in francese e in inglese.
Ma l'originalità non si ferma allo stile. La poesia di De Rose è sofferta, la malinconia delle immagini a correlativo oggettivo della realtà dolorosa del nostro tempo, che si riverbera nell'animo del poeta. Febo Delfi, scrittore neogreco, diceva che viviamo nel giorno falso delle profezie e dell'amore che non esiste. E amore e dolore sono le parole che più spesso ritornano nella raccolta di De Rose. Un amore combattuto il suo. Basta citare alcuni versi:
Dove mi porti/è giorno avanti/eccitazione di testa/amore mai; È di nuovo partenza/pianti sulla banchina/raccogli capelli/biondi e lunghi(quasi interiori)/odi i passetti di una corsa/ creduta felice/pensandomi preso/in un florilegio da te amore/di buona terra abbronzata/Sul manto neutro della collina/alle spalle del porto/ il sole che trovo/farà a meno dei nostri rimorsi.
Ma questa poesia così sofferta non può essere ascritta all'ampio arco decadente della nostra letteratura, che arriva sino ai nostri giorni. C'è il dolore, ma non la rinuncia. Scrive il poeta: Sempre annuso i miei sogni nelle notti fredde. E il sogno, come ha sottolineato efficacemente Ernesto Balducci, non è semplice fuga, è un modo di prospettare un mondo diverso da quello che conosciamo, un mondo migliore. Significa dare libero sfogo all'''homo absconditus" che è dentro di noi, alle parole che appartengono ad ognuno di noi e che sono diverse da individuo ad individuo. E così si esprime la protesta contro il fascismo televisivo dei giorni nostri, che cerca di imporre non solo la cultura, ma anche le parole della classe dominante. Un fascismo più sottile di quello archeologico del ventennio, che non solo toglie la libertà, ma fa in modo che ognuno la senta come qualcosa di superfluo, alla quale rinunciare senza indugio. In questo senso, la poesia di De Rose è rivoluzionaria, come il suo sogno. Questa dimensione onirica emerge anche a livello lessicale: talvolta viene meno il nesso strettamente logico delle parole, così come nel sogno, e prevale l'analogia. Anche le immagini sono sfocate, come nella dimensione onirica, descritte con poche sapienti pennellate (De Rose, occorre sottolinearlo, oltre che poeta, è pittore ed ha disegnato egli stesso la copertina del libro). E il sogno, se è collettivo, diventa realtà.