Rivista Anarchica Online

rivista anarchica
anno 24 nr. 214
dicembre 1994 - gennaio 1995


Rivista Anarchica Online

Karl no, Groucho sì
di PGMd'I

La presentazione - anzi, addirittura l'autopresentazione - di un partito sulle pagine di una rivista anarchica? Ebbene sì, per il Partito Groucho-Marxista d'Italia facciamo un'eccezione.

Dopo il successo di «Groucho» su Dylan Dog, sono in molti, specie tra i più giovani, a simpatizzare per il Groucho-marxismo. Ma il «partito» quand'è nato?

Pralina e Alberto - Sull'equivoco tra marxismo di tipo Karl e Groucho si è spesso giocato, soprattutto in ambiente di sinistra tant'è vero che ora molti orfanelli di Karl vorrebbero consolarsi con Groucho (vedasi la sezione fiorentina del PDS intitolata ai fratelli Marx). Da Manuel Scorza (ne «La danza immobile» parla di una Marie Claire marxista tendenza Groucho) ad Antonin Artuad, da Woody Allen ad Alessandro Bergonzoni, molti sono gli intellettuali e gli artisti che hanno dichiarato il loro amore per il teatro e il cinema dei fratelli Marx. All'inizio degli anni '80, a Toronto, un gruppo di anarchici dà vita al «Groucho Marxist Party». Nel 1984 la rivista situazionista «Vogue», Londra, pubblica un ampio dossier semi-serio su: «Grouchomarxism: amazing tales of political pranks and anarchist boofoneries».
Recentemente il mensile satirico statunitense «Spy», ispirandosi al film «La guerra lampo», ha coperto di ridicolo alcuni uomini politici. Nel 1987 a Livorno, dopo, non a caso, la beffa dei falsi Modigliani, nasce il PGMd'I.
Un occhio alle avanguardie (Dada e Futurismo) e uno al movimento anarchico, uscì «Patatrak» (chiaramente strabica). Poi fu ideato il manifesto astensionista coi Blues Brothers («i sovversivi non votano») ...

Filippo - Ci vuole un po' di Carnevale nell'Anarchia!

Pralina - Già, il movimento anarchico pecca di troppa seriosità. E non prende sul serio tutto ciò che viene espresso in modo creativo e non formale, nonostante nel movimento ci siano molte persone creative ed alcune piuttosto divertenti. Autocensura?
Ma ritornando al «Partito», dopo i «padri fondatori» ci volevano le «madri fondatrici» (che non è un istituto di suore)!
Io e Dada Knorr abbiamo creato una sorta di femminismo demenziale, a partire dalla «nostra idioma»: il linguaggio cambia sesso e diventa linguaccia ... le comizie ... l'anarchivia ... e la mostra ...

Mastro Lindo - Quale mostra?

Pralina - La mostra di Firenze («La cena delle beffe», 1990).

Dada Knorr - A parte le cazzate che dici, bisogna riconoscere che di cose ne abbiamo fatte. Anche all'interno del Meeting anticlericale, la presenza del PGMd'I è stata un fatto importante, per l'aspetto gaio e dissacratorio, allegro e scanzonato, così lontano dalla cupezza sado-maso (molto cattolica) di certi signori pieni di borchie e di spilloni!

Eugen, del Groucho Tiroler Volks Partei - Tra gnosi e teologia della liberazione, aristocrazia e scatti plebei, stato e antistato, sono sempre in bilico, ma mi trovo bene con «loro», cioè coi creativi neo-situazionisti, anche perché, pur se leggo moltissimo, preferisco di gran lunga sentire musiche, le più varie, scribacchiare poesie, racconti, pièces teatrali ...

Pralina - Voglio scrivere un racconto su «Biancaneve e le sette gnosi».

Remy, del PGMF - Le streghe non ci mancano...

«Groucho fuma» è una fanzine, un giornale, o cos'altro?

Pralina - Non c'è una redazione, e questo non significa che pubblichiamo senza un criterio. Innanzi tutto abbiamo sensibilità comuni. Ogni numero riunisce alcuni scritti e ritagli su un argomento, la grafica ha la stessa importanza degli scritti; quando abbiamo del materiale valido e interessante lo assembliamo in questo «contenitore». Non sprechiamo carta per le polemiche personali, tutto il resto è possibile.
Abbiamo diffuso alcuni scritti inediti di Novatore, abbiamo contribuito a far conoscere personaggi «lunari» come Salvatore Salemi e Piero Ciampi.
Eugen Galasso ha scritto un interessante commento su Brel, Brassens e Ferré. Molto bello il numero sulle donne (Viva la Pica!) con un ventaglio che va dalla ex-Jugoslavia a DADA CHADOR. ..

Alberto - È di prossima pubblicazione uno scritto sconosciuto del Carrà marinettiano integralista, che mostra l'aspetto più deteriore di un certo futurismo: irrazionale, goliardico e autoritario.

Pralina - Raffaella Carrà?

Alberto - Tuca ... tuca ... tu ... Carlo Dalmazzo Carrà.

Pralina - Un grosso limite di «Groucho fuma» è costituito dal fatto di essere fotocopiato e di non avere una diffusione capillare, è un peccato perché molti compagni ce lo chiedono, molti più di quelli che riusciamo ad esaudire, ma ci sono anche dei grossi problemi economici e di organizzazione.
Una cosa molto bella comunque è il fatto che «Groucho fuma» a volte viene ri-fotocopiato e diffuso spontaneamente, e questo è il vero spirito della nostra iniziativa. Non escludo che un domani si possa anche andare in stampa ... vedrò nella sfera di cristallo di Leda Rafanelli ...

Quali sono i limiti di una dis/organizzazione come il PGM?

Pralina - Saranno affrontati nel convegno: «Limiti e prospettive del groucho-marxismo oggi» organizzato dalla casa editrice «Sensibili alle fogne» (battuta di Domenico). Un limite evidente sta nel fatto che le iniziative le devo ideare sempre io, ma questo è un «male» comune: nel movimento anarchico moltissime realtà si muovono per merito di pochissime persone; ci sono circoli, case editrici, archivi, ecc. e persino organizzazioni più ampie, che vivono sul lavoro di due o tre compagni. Un altro limite sta nel fatto che la gente ha un approccio consumistico anche verso quelli che dovrebbero essere canali autogestionari come la TV autoprodotta o le fanzine.
Riguardo al PGM come «novità» magari all'inizio c'è molta curiosità, facili adesioni, però pochi sono disponibili a partecipare: i compagni seriosi no, perché non ritengono il groucho-marxismo utile per la rivoluzione (però quando vogliono fare dello spirito, non si dimostrano per niente rivoluzionari); i compagni sensibili nemmeno, perché spesso stanno così male che non riescono nemmeno ad allacciarsi le scarpe. Soprattutto se gli vanno strette.
Comunque ci sono qui e lì «aperture» e sprazzi vitali, ad es. al Circolo Berneri di Torino (serata patafisica antielettorale) e all'A.R.LA. di Perugia (Cena conviviale - incontro sull' Anarcodemenzialismo, giugno 1994). E poi c'è questo aspetto così informale che impedisce legami profondi, non c'è il collante di uno spazio fisico (come una sede) o di un'organizzazione con riunioni periodiche, uno statuto, ecc. Noi ci «sentiamo» soltanto, è un fatto di feeling, come diceva Janis Joplin.

Ci sono continuità fra avanguardie storiche del Novecento e Groucho-marxismo?

Pralina - I «Chille de la Balanza» hanno inscenato degli spettacoli teatrali sul Dadaismo, sul Futurismo e sui fratelli Marx ...

Alberto - E' dalla provocazione, dalla decodificazione del linguaggio, che nasce realmente qualcosa di più e di nuovo, che scardina e distrugge ed al contempo crea. Per trovare radici dei Marx, vorrei ricordare in particolare il «Teatro futurista dell'assurdo», così definito da M. Verdone (Il Teatro del tempo futurista, Roma 1959).
In «Uccidiamo il chiaro di luna» si valorizzano i «pazzi, o fratelli nostri amatissimi» e l'arte demenziale futurista, così come la «demenza simulata» di Breton ed Eluard ne «L'immacolata concezione» del 1930 su su fino a Carmelo Bene cioè al «metodo paranoico». Ma Verdone in questo senso, elenca tutta una serie di casi che qui sarebbe lungo trattare, e che vanno da Cangiullo a Mario De Leone a Oscar Mara con le sue translitterazioni fonetiche ripresa poi da Escodamé in «Galleria tè alle cinque» e poi con «Le api» di Oreste del Buono.
Rognoni, futurista di sinistra e parolibero nonché autore teatrale afferma: «Potremo avere plastici paroliberi nei quali alle parole vengano uniti fili, stagnola, piume, veli, ecc. Ad essi potranno pure essere applicate inferiormente delle tavole tattili» ... che ritroviamo poi nelle rappresentazioni teatrali e di certo cinema di questo nostro secolo, compreso quello dei fratelli Marx.

Pralina - E visto che ci stiamo ... citando, vorrei leggere una cosa bellina dal tuo libro «Rivoluzione in tipografia: Gigi Vizzo-Rollio paroliberismo di un operaio apatico» (TraccEdizioni), dove parla di un clown musicale che «con accompagnamento di bottiglie canterà l'inno dei lavoratori» ...

Concetto - E' un clown mafioso, come me!

Zio Gano - E Achille Campanile, dove lo metti?

Paola di Vidaligrad - E il «Germinal»?

Pralina - Groucho è solo un pretesto, secondo me e anche secondo Harpo. Non si dovrebbe mitizzare nessuno, del resto lui stesso l'ha detto: «Non entrerei mai a far parte di un club che mi annoverasse tra i suoi soci». Nemmeno con settanta «tesserati»!!!



Poesia fanese

Il verde del mare si lascia annusare
la spuma è di piuma
io arrivo al treno almeno
uscendo da una galleria ragiono di filosofia
i cuce le labbra la luce
mi sento un pochino il doppiomento
guardo con aria assorta una gonna corta
respiro d'asmatica simpatica
m'inietto lo spray nei polmoni-coglioni
un'occhiata all'orologia-Ambrogio
un sorriso alle onde bionde
eccomi già a Fano, mi prude una mano
il riverbero nel vetro m'allarga d'un metro
mi vedo matrioska, e scaccio una mosca
seguo il contorno del mio cuore, dottore
prendo la borsa di corsa
mi taglio quasi col bagaglio
ho porato il cioccolato
il frullato con lo stufato
ho portato l'energia di mia zia
la gioia della soia
l'arte di Marte, la danza ganza
l'inesauribile esperienza della demenza

Pralina Tuttifrutti

(Da "La nostra idioma" di dada Knorr/Pralina Tuttifrutti - TraccEdizioni, novembre 1994)