Rivista Anarchica Online

rivista anarchica
anno 24 nr. 206
febbraio 1994


Rivista Anarchica Online

La morte di Tarzan
di Gianni Sartori

Il 23 settembre Tarzan Sulic, bambino «zingaro» di 11 (undici!) anni muore nella caserma di Ponte Brenta (Padova) per un colpo della beretta 92s in dotazione al carabiniere Valentino Zantoni.
Lo stesso ha ferito, quasi mortalmente trapassandola al torace, la cuginetta Mijra.
Su questa morte, da più parti definita «omicidio di stato», si è cercato di stendere un velo poco pietoso, il velo di una «copertura» istituzionale della verità in cui «magistrato, giornali, TV e colonnelli dell'arma hanno giocato il loro ruolo». Questo sostiene il Comitato di controinchiesta che a Padova si è mosso con impegno e determinazione per mantenere aperta l'attenzione su questo gravissimo episodio.
Al Comitato hanno aderito decine di gruppi, associazioni, singoli ed è in preparazione un video che raccoglie gli elementi della controinchiesta.
Il Comitato ha messo in discussione la versione ufficiale, quella data per buona dal P.M. dottor Cappellari secondo cui un bambino di 11 anni sarebbe stato in grado di disarmare un ex parà nello spazio di 70 cm e poi, lottando con il carabiniere alto 1.90, caricare la pistola e spararsi addosso.
«Attualmente - informa il Comitato - il carabiniere in questione è stato sospeso e trasferito, unicamente a sua tutela, non è ufficialmente ancora indagato, mentre la famiglia dei due bambini nomadi ha dovuto spostarsi di molti chilometri, viste le pesanti attenzioni dei tutori dell'ordine».
Ma gli aderenti al Comitato sono molto critici anche con la stampa che avrebbe «letteralmente banchettato sulla storia del "piccolo ladro"».
Delusione soprattutto nei confronti degli articoli dell'Unità che non si è fatta scrupolo di usare epiteti puramente spettacolari (come «Tarzan di nome e di fatto») che convalidavano, dandola per scontata, la versione di giudici e carabinieri. Dato che in proposito erano sorti equivoci, colgo l'occasione per dichiarare che il sottoscritto non ha nessuna parentela nè tanto meno affinità ideologica con il corrispondente padovano dell'organo del PDS, Michele Sartori.
Quelli del Comitato si stanno battendo per ristabilire la verità, perchè dietro a questa tragedia c'é una ben precisa cultura dominante, quella del razzismo, pianificato con leggi e coperture. Come nel caso per tanti versi analogo di Paolo Floriani, il comportamento di polizia e carabinieri nei confronti di «zingari» e immigrati rivela di essere solo uno degli effetti di questa «cultura» diffusa. Alcuni esponenti del Comitato ci hanno illustrato come, in base ai dati da loro raccolti, i «due bambini siano stati chiusi in cella e violentemente percossi».
Inoltre «le macchie di sangue, i fori sui corpi dei bambini, la perizia balistica, rivelano che il colpo va dall'alto verso il basso». E ancora: «Quanto alle tracce di polvere sulle mani di Tarzan (secondo la perizia del guanto di paraffina) possono significare che ha tentato di proteggersi il viso al momento dello sparo».
Un altro elemento prodotto dalla controinchiesta è che la pistola (una 92s) è dotata di più sicure; per essere caricata con il colpo in canna ha bisogno di una pressione sul carrello di oltre sette chili e per premere il grilletto, coperto da sicura, ce ne vogliono più di cinque. Inoltre, come poteva scorrere il carrello se (stando alle dichiarazioni dei carabinieri) il bambino impugnava l'arma almeno da una parte? E chi sarà mai la persona che si è presentata all'ospedale pretendendo la consegna del proiettile estratto dal corpo di Mijra? Tutto questo, oltre a smontare la versione ufficiale, alimenta dubbi inquietanti. Se il carabiniere voleva solo intimidire il bimbo, perché oltre ad estrarre la pistola e puntarla addosso a Tarzan, ha anche messo il colpo in canna, togliendo tutte le sicure?
Grazie all'opera del Comitato sembra che la Procura, dopo aver dichiarato che la versione dell'unica testimone, la bambina (secondo la quale il carabiniere avrebbe sparato a Tarzan) era «inattendibile», abbia intenzione di far marcia indietro.
Si parla di una possibile incriminazione del carabiniere per «omicidio preterintenzionale». Fonti accreditate spiegano questo cambiamento di rotta con nuove deposizioni rese dal militare. Avrebbe riconosciuto che al momento dello sparo l'arma si trovava saldamente impugnata nelle sue mani. «Qualora tutto questo dovesse essere confermato - dichiara il Comitato di controinchiesta - prende corpo una realtà atroce che va anche al di là delle ipotesi da noi formulate».