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Rivista Anarchica Online

rivista anarchica
anno 18 nr. 158
ottobre 1988


Rivista Anarchica Online

È morto un cane
di A. di Solata

Sul primo numero della nostra rivista (febbraio 1971), in margine ad un'intervista a Rachele Torri, la prozia di Valpreda, pubblicammo questa testimonianza sul clima in un commissariato poche ore dopo l'assassinio di Pinelli, scritta – appunto – un anno dopo quei giorni drammatici.


" È morto un cane! Un cane di meno!" grida allegramente un graduato di polizia, 50 anni circa, faccia cavallina, scendendo dalla sua 850, nel cortile del commissariato, rivolto a qualche suo collega sulla porta. Sta parlando di Pinelli. Dalla stanza, dove mi tengono fra un interrogatorio e l'altro, lo vedo e lo sento e mangio lacrime di dolore e di rabbia e vergogna per lui, per quest'uomo che gioisce per l'assassinio di un altro uomo, di un padre di famiglia come lui, di un lavoratore come potrebbe essere lui, il poliziotto, se a vent'anni al suo paese anziché miseria e disoccupazione avesse trovato la possibilità di guadagnarsi onestamente il pane... Un anno fa.

Era la mattina del 16 dicembre. L'anarchico Giuseppe Pinelli s'era sfracellato nel cortile della questura. Mentre tutti istintivamente pensavano e dicevano che era stato ammazzato, i poliziotti si affannavano a difendersi infangando Pinelli, diffamandolo nel modo più vigliacco e miserabile, quando cioè non poteva più difendersi. "Era un delinquente, ecc..." dice il brigadiere Panessa a Lello Valitutti.
"Il suo alibi è caduto ecc..." dice il questore Guida ai giornalisti.
"Gli anarchici del Circolo Ponte della Ghisolfa sono feroci, pazzi, sanguinari..." dice un commissario al padre di una ragazza, B.F., che in quei giorni svolgeva mansioni di baby-sitter per un compagno. E lo invita a proibire alla figlia di rimettere piede in casa di simili belve.
"Pinelli potrebbe aver messo la bomba della Banca Commerciale" lasciano intendere alcuni pennivendoli del Corriere della Sera e di altri fogliacci reazionari...
Pino non poteva più difendersi ma potevano difenderlo i compagni e gli amici che la campagna di calunnie ed il clima di linciaggio morale avevano inferocito anziché intimidito.
E allora poliziotti e giornali devono fare marcia indietro.
Un anno dopo neppure il più idiota degli sbirri avrebbe il coraggio di dire in pubblico che Pinelli era implicato nella faccenda delle bombe.
I magistrati di Milano e Roma, a gara, hanno dichiarato nero su bianco che Pinelli era del tutto estraneo agli attentati né mai c'era stato motivo di dubitarne.
Da un anno la polizia (cioè lo stato) è impegnata a dimostrare l'indimostrabile: che Pinelli non è stato ammazzato.
Un anno dopo, il 15 dicembre 1970, tutta una pagina del quotidiano "Il Giorno" è presa dalle firme di centinaia di cittadini, circoli, sezioni di partito, associazioni, che ricordano Giuseppe Pinelli ammazzato come un cane.
Sbirro che hai sbavato il tuo veleno sul compagno Pinelli, vedremo un anno dopo la tua morte chi ti ricorderà. Neppure quella disgraziata di tua moglie.