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Rivista Anarchica Online

rivista anarchica
anno 18 nr. 158
ottobre 1988


Rivista Anarchica Online

L'anarchico defenestrato
di Paolo Finzi

Dall'infanzia nel popolare quartiere Ticinese alla partecipazione quale giovanissima staffetta alla Resistenza, l'impegno nel movimento anarchico, il lavoro nelle ferrovie, la costruzione di una famiglia, l'entusiasmo nella propaganda anarchica e nella solidarietà con le vittime della repressione.

Avrebbe 60 anni: era nato nel popolare quartiere di Porta Ticinese nel 1928. Sarebbe nonno: una delle sue adorate figlie è già mamma, anche l'altra è già sposata. Ma la storia, si sa, non si può mai scrivere al condizionale. Tanto meno con i "se".
Eppure io ho l'intima convinzione - indimostrabile, certo - che se fosse ancora qui, sarebbe ancora "nel giro". Sarebbe ancora attivo nel nostro movimento: a fare che cosa, non importa. Diciannove anni sono tanti, e in questi 19 anni quanta gente - che pure è stata attiva ed entusiasta, o almeno lo pareva - è scomparsa alla fine nel nulla, si è svaccata, sistemata, allontanata. Quante cose sono successe, quante speranze sono appassite, quante facce sono comparse e scomparse in questi 19 anni!
Ma chi ha conosciuto Pino difficilmente potrebbe immaginarselo diverso da quello che era negli ultimi anni della sua vita - in quegli anni '60 che, ancor prima del '68, avevano visto una progressiva crescita del movimento anarchico a Milano. Niente di travolgente, d'accordo. Eppure, affianco dei compagni vecchi e di mezza età - molti dei quali passati attraverso l'esperienza della Resistenza e poi ritrovatisi intorno al giornale Il libertario ed al suo redattore Mario Mantovani - si era affacciata una manciata di giovani, con i quali Pino - di almeno un decennio più vecchio di loro - aveva subito legato.
Lui che, finite le elementari, aveva dovuto andare a lavorare, prima come garzone, poi come magazziniere, aveva però colmato le lacune della mancata istruzione scolastica con la lettura di centinaia e centinaia di libri, ammirevole esempio di autodidatta.
E poi, nel '44/'45, men che diciottenne, aveva partecipato alla Resistenza come staffetta partigiana, in uno dei vari raggruppamenti anarchici che operarono efficacemente dentro e intorno alla metropoli lombarda. Poi la Liberazione, l'entusiasmo per la ritrovata libertà, il rapido gonfiarsi delle fila libertarie con l'afflusso di tanti giovani. Tempo qualche anno e l'euforia del dopoguerra è solo un ricordo: il riflusso dell'ondata rivoluzionaria post-bellica "sgonfia" il movimento anarchico. Pino è tra i non molti giovani a rimanere, convinto ed attivo.
Nel '54, vinto un concorso, entra nelle Ferrovie come manovratore. L'anno successivo si sposa con Licia Rognini, incontrata ad un corso di esperanto.

Il circolo seconda casa
Nel '63 si unisce ai giovani anarchici della gioventù Libertaria, due anni dopo è tra i fondatori del circolo "Sacco e Vanzetti" - finalmente una sede anarchica, dopo che per un decennio i compagni erano "costretti" a chiedere ospitalità ai repubblicani o ad altri. Nel '68, dopo che lo sfratto costringe alla chiusura il "Sacco e Vanzetti", il 1° maggio (pochi giorni prima che scoppi... il Maggio) si inaugura un nuovo circolo, in piazzale Lugano 31, a pochi metri dal ponte della Ghisolfa.
Il clima sociale è surriscaldato e tale rimarrà anche per tutto l'anno successivo. Al circolo si succedono cicli di conferenze, riunioni di studenti, assemblee. Vi si riuniscono alcuni dei primi comitati unitari di base, i "mitici" CUB che segnarono la prima ondata, in quegli anni, di sindacalismo di azione diretta, al di fuori delle organizzazioni sindacali ufficiali. Pino è tra i promotori della (ri)costituzione della sezione dell'unione Sindacale Italiana (USI), l'organizzazione di ispirazione sindacalista-rivoluzionaria e libertaria.
Il circolo diventa per Pino la seconda casa (a volte la prima, si lamenta Licia, che lo vede sempre meno). È lui a promuovere l'organizzazione della biblioteca (e poi, dopo tante arrabbiature, a mettere i lucchetti agli armadi per farla finita con la "scomparsa" dei libri - tutti con la loro copertina nera, tutti schedati ed ordinati). Alla domenica mattina, quando nel circolo si ritrovano i "vecchi" (e qualcuno lo era davvero: 90 anni, ed anche di più), Pino c'era quasi sempre: lui che era il più vecchio - con Cesare - tra i giovani, ma certamente un giovane tra quei vecchi spesso attivi prima del fascismo, prima cioè che lui fosse nato.

Ma questa volta era diverso
Negli ultimi mesi della sua vita, poi, Pino è particolarmente coinvolto dalle attività connesse con gli arresti dei vari anarchici accusati delle bombe esplose il 25 aprile '69 a Milano, alla Stazione Centrale ed alla Fiera Campionaria. Ai compagni detenuti a San Vittore (saranno poi assolti nel giugno '71, dopo aver trascorso - alcuni di loro - 26 mesi di carcere) Pinelli assicura l'invio di soldi raccolti tra compagni ed amici, fa arrivare pacchi di cibo, vestiario e libri che lui stesso porta alla portineria del carcere. Nell'ambito della appena costituita Crocenera Anarchica, si impegna nella costruzione di una rete di solidarietà e di controinformazione, che possa servire anche in altri casi simili.
Quando, verso le 7 di sera del 12 dicembre, Calabresi e gli altri dell'ufficio politico piombano nella seconda sede anarchica milanese - in fondo al secondo cortile di via Scaldasole 5, nel cuore del quartiere Ticinese - Pinelli è appena arrivato per lavorare un po', con un altro compagno, alla sistemazione dei locali, in vista della prossima inaugurazione.
Pinelli viene invitato a seguire i poliziotti in questura, anzi a precederli sul suo motorino. C'era già stato tante volte, in via Fatebenefratelli: conosceva bene le regole del gioco, interrogatori, lusinghe e minacce, richieste di nomi, indirizzi, informazioni. Ma questa volta era diverso.
Tre giorni dopo, il corpo di Pino veniva scaraventato giù dalla finestra di una stanza dell'ufficio politico, al quarto piano della questura. Era la fine di una vita, l'inizio di una tragica farsa, tuttora in corso.


Pino? In prima persona, come al solito

Nel 1982 il giornalista Piero Scaramucci ha pubblicato sotto forma di libro (A. Mondadori Editore) una sua lunga intervista con Licia Rognini, la moglie di Pinelli. Titolo: "Licia Pinelli. Una storia quasi soltanto mia". Ne riportiamo un breve stralcio, relativo al periodo '67/'68. Il congresso svoltosi a Carrara, cui si fa rifermento è il Congresso dell'Internazionale delle Federazioni Anarchiche (Agosto '68), al quale parteciparono centinaia di compagni provenienti da decine di Paesi (tra i più lontani: Giappone, Messico, Svezia, ecc.).

Licia. Sto pensando al 1967. Gli anarchici avevano fatto il campeggio, non mi ricordo dove. Io sono andata invece a Senigallia con bambine, madre, fratelli, cognate e nipoti.
Figurati! il campeggio. C'erano talmente tante zanzare che persino Pino, che non lo toccavano mai, è venuto giù tutto tappezzato di punture! Campeggio, figurati...
E poi hanno fatto il nudismo. Le risate quando Pino me l'ha raccontato! Si era divertito moltissimo, queste cose nuove per un quarantenne. Gli dicevo:" Se ti metti di profilo hai la pancetta e nudo non puoi stare".
Faceva la spola. Ha lavorato tutto quel periodo: pomeriggio, mattina e notte. Appena libero andava al campeggio. Poi tornava a Milano: pomeriggio, mattina e notte. Altri due giorni liberi e veniva a Senigallia. Meno male che non pagava il treno. Comunque non faceva in tempo ad arrivare che cascava dal sonno. È stato un anno divertente, con questa storia del nudismo e con la baraonda di Senigallia, sono venuti a trovarci tutti i miei parenti. Siamo rimaste al mare più del solito, un mese e mezzo, eravamo in tanti e si divideva la spesa della casa. È stato l'anno che sono diventata nerissima. E poi Pino che veniva giù e mi raccontava le storie del campeggio, ma non aveva osato dirmi del nudismo. Poi quando sono arrivati a Milano tutti gli amici è venuta fuori la faccenda del nudismo, c'è rimasto così male perché mi sono divertita da morire. Un'educazione puritana anche la sua non solo la mia. Mi chiedeva se ero gelosa! Figurati! Un corpo ne vale un altro, è il resto che conta. E poi il '68, con il congresso anarchico, tutto un gran daffare. Quell'anno Pino aveva prestato la casa. Una famiglia francese e lui gli aveva prestato la mia casa per quindici giorni. Così nel '69 gli ho detto: adesso ti frego io, non vado in campagna. E siamo rimasti tutti a Milano. Una persona che non riusciva a tenere nascosto niente. Il prestito della casa aveva cercato di nascondermelo in tutti i modi, facendo le pulizie di fino che non ti dico. Una casa lucida, mai avuta in vita mia una casa così lucida. Poi una parola via l'altra e gli ho tirato fuori tutto.

Piero. Eri andata anche tu al congresso?

Licia. Io ero a Marina di Carrara al mare. A Carrara sono andata a salutare tutti quelli che conoscevo. Questi vecchi anarchici con una militanza sulle spalle, che hanno sempre pagato di persona, coerenti con le loro idee durante il fascismo, la guerra di Spagna, la Resistenza. E il trait d'union che faceva Pino tra loro e i giovani, le nuove leve, insofferenti, convinte di sapere tutto. Che l'esperienza degli altri non serve. E lui, mezza età, teneva il collegamento. Così era sempre là. Tant'è vero che siamo tornate a Milano da sole. E non gliel'ho perdonato per molto tempo, te l'ho detto: una donna molto viziata pretende di essere viziata sempre. Ma come mi era piaciuto quell'anno! In tutti i sensi sì, mi era piaciuto molto. Quell'anno che poi uno riassume sempre nelle vacanze.

Piero. Ma l'esplosione nelle scuole, gli studenti, quello che si dice il '68?

Licia. Io l'ho vissuta sempre di riflesso, cioè con quegli studenti che venivano per casa, mi raccontavano, mi spiegavano.

Piero. E Pino?

Licia. Lui in prima persona come al solito.