Rivista Anarchica Online

rivista anarchica
anno 14 nr. 120
giugno 1984


Rivista Anarchica Online

RASSEGNA LIBERTARIA
a cura della Redazione

Questa rubrica vuole essere anche una finestra sul mondo. Senza alcuna pretesa di completezza, vuole infatti segnalare alcune delle numerose pubblicazioni anarchiche e libertarie che vengono stampate in inglese, francese, castigliano, tedesco, olandese, giapponese e nelle altre lingue in cui si esprime - in tutta la sua varietà - il movimento anarchico su scala internazionale. Ci sono giornali che durano per decenni, ce ne sono altri che non vanno oltre il breve volgere di una stagione o poco più. Ma ce ne sono anche altri che progettati per una certa periodicità non ce la fanno a mantenerla e rallentano il passo, ma non scompaiono.
E' questo, per esempio, il caso di Open Road, nato «trimestrale» nella seconda metà degli anni 70. Le redazioni che si sono avvicendate hanno sempre fatto fatica a rispettare i tempi d'uscita. Negli ultimi anni, poi, di numeri ne sono usciti pochissimi, col contagocce: al punto che nel breve editoriale del n. 16, datato «primavera '84», è lo stesso collettivo redazionale ad ironizzare sul fatto che «siamo l'unico trimestrale ad uscire una volta all'anno». La stagione migliore di Open Road sembra essersi conclusa da tempo: manca ormai al giornale quel respiro, quella vivacità (che trovava un'immediata traduzione nella grafica originale) che lo caratterizzava anni fa. Su questo numero segnaliamo, tra gli altri, un resoconto della situazione giudiziaria di Leonard Peltier, Robert Wilson e Albert Garza, tre esponenti dei movimenti di liberazione degli indiani d'America detenuti da quasi un decennio con l'accusa di aver ucciso due agenti del FBI nell'ambito dello scontro fra indiani e forze repressive USA nella riserva di Pine Ridge, nel Sud Dakota, nel '75 (due anni prima la stessa zona era stata occupata sempre dagli indiani). La vicenda di Peltier e dei suoi compagni è andata assumendo un valore simbolico per gli indiani, le altre minoranze discriminate e quanti ne appoggiano le rivendicazioni contro il governo federale di Washington.
Un altro caso politico-giudiziario del quale Open Road riferisce ampiamente è quello dei «5 di Vancouver», di cui abbiamo già riferito su «A». I cinque giovani libertari sono accusati di numerosi reati connessi con attività «terroristiche» (si va da imputazioni associative generiche quali la cospirazione fino ad episodi specifici come il possesso di esplosivi, il furto d'auto, ecc.). A Vancouver, il principale centro canadese della costa pacifica, è stata portata avanti in questi mesi un'intensa attività di controinformazione, di cui i redattori di Open Road (che appunto si stampa a Vancouver) sono stati parte attiva. Un primo processo si è già concluso: ma altri processi, sempre per la stessa serie di reati, li attendono. Il prossimo è fissato per 1'11 luglio.
Dalla Germania Federale ci è giunto il secondo numero di quest'anno (il 14° dall'inizio delle pubblicazioni) del periodico Schwarzer Faden, che significa «filo nero». 64 pagine, 1.700 copie di tiratura, ampio spazio alle foto e in genere alla grafica, questo numero è particolarmente ricco di informazioni e di articoli. Ci limitiamo qui a segnalare alcuni degli argomenti trattati: l'installazione dei missili Cruise sui sommergibili, l'occupazione segreta delle isole Faröer, la storia dell'antimilitarismo tedesco prima del '45, la questione della settimana lavorativa di 35 ore, le ragioni dell'astensionismo alle elezioni europee, chi sono gli ecolibertari, l'ultima intervista con Augustin Souchy, ecc..
Segnaliamo infine (ormai è diventata un'abitudine, ma che volete farci: è davvero un'ottima pubblicazione) l'ultimo numero (n. 42) di Comunidad, la rivista bimestrale edita in tutti i suoi aspetti (da quello redazionale a quello tipografico) dal gruppo cooperativo e comunitario che appunto anima, oltre alla rivista e ad una casa editrice (la Nordan), un'esperienza di vita e di lavoro associati di grande interesse. Nel nome, nel patrimonio di pensiero ed anche (in parte) nei suoi stessi componenti l'attuale Comunidad si presenta come la diretta continuazione di quella Comunidad del Sur che negli anni Cinquanta, Sessanta e nei primi anni Settanta dette vita ad un'esperienza di grande intensità umana, sociale, militante a Montevideo, in Uruguay - per poi venir definitivamente cancellata in Uruguay dal regime militare. Comunidad è caratterizzata da una grafica sobria, puntuale, moderna ma al contempo discreta: riflette in questo lo stile pacato, «ragionante», equilibrato che ispira il taglio redazionale e soprattutto gli editoriali. Anche questo numero è ricco di articoli dai/sui paesi latinoamericani (Argentina, Colombia, Cile, Brasile, ecc.). Segnaliamo in particolare l'analisi dell'attuale situazione argentina fatta dai Grupos de autogestion.