Rivista Anarchica Online

rivista anarchica
anno 9 nr. 73
aprile 1979


Rivista Anarchica Online

Omo, etero, femministe, dibattiamo!

Cari compagni di A, quando avete aperto il dibattito sulla liberazione (omo)sessuale ho aspettato un po' prima di dire la mia, per vedere chi avrebbe risposto e che cosa.

Hanno risposto solo alcuni omosessuali (ed è già molto) e gli eterosessuali? e le femministe?

Ah già dimenticavo la "questione omosessuale" riguarda solo gli omosessuali, mica gli altri... e poi è risaputo che gli anarchici in quanto tali sono già "liberati"....

Penso che la lettera di Ivan ("A" n. 71) abbia colto in pieno cos'è che non va in questo "dibattito", cioè tutto (senza presunzione mia questa volta).

Innanzitutto le cose possono essere dette in modo più semplice (mi riferisco alle analisi del C.L.S. di Milano) e partendo da esperienze pratiche invece che da disquisizioni teoriche.

Poi, parafrasando la prefazione dei compagni di "A" (n. 69) "non posso tralasciare di osservare che il - settorialismo - che i compagni della redazione si sforzano di evitare proponendo un discorso globale di liberazione (quindi non solo sessuale) una volta scacciato dalla porta è tranquillamente rientrato dalla finestra..." poiché a mio avviso in quella prefazione viene invece riaffermata la "centralità politica" o meglio "ideologica", che a tutto risponde (problematica sessuale compresa) e che racchiude in sé il non plus ultra della potenzialità rivoluzionaria....

Ironia a parte: i vari Proudhon (omosessuale represso e misogino) Berneri (con le sue reazionarie analisi contro la donna), il fatto che fino a 10 anni fa se un compagno omosessuale scriveva a U.N. da "omosessuale" gli si rispondesse privatamente o che nella C.N.T., che pur conta nelle sue file delle frocie militanti, venga "scaricato" un compagno dalla segreteria, poiché "in quanto omosessuale è facilmente ricattabile dalla polizia"... per non parlare della violenza antiomosessuale che subiamo tuttora nelle organizzazioni politiche (la tolleranza è anche violenza, non solo "esorcismo" rispetto a questo "problema", non dimentichiamolo!) come se non bastasse quella "esterna".... Tutte queste cose messe insieme dovrebbero essere più che sufficienti a demistificare quella che io allora chiamo (sperando di non essere tacciato da provocatore) l'ideologia dell'Anarchico è bello - solo l'Anarchico è obiettivamente rivoluzionario - riassumendo in questa parola una "totalità" che non esiste, che non può esistere in questa società. Le lettere di Carlo e Ivan (A n. 71) hanno centrato in pieno secondo me quali siano i termini della questione e quindi le contraddizioni reali. Certo, il frocio proletario non ha niente da spartire con il frocio padrone, anzi deve combatterlo sia in quanto padrone, sia in quanto frocio poiché su quel piano esso è tutto interno alla logica della sua classe, quella dominante; ma il frocio proletario non ha niente da spartire nemmeno con il proletario Maschio, eteronormale, se non la sua condizione di classe e quindi, come la donna, deve lottare su più fronti, sia contro lo sfruttamento e l'oppressione che subisce specificatamente in quanto omosessuale, sia contro lo sfruttamento e l'oppressione generalizzati che lo/la riguardano comunque direttamente. È in quest'ottica che io vorrei riproporre ai compagni e alle compagne la lettura dell'articolo pubblicato su U.N. n. 25 del 2.7.78, "infelice" periodo (estate) per fare la mia uscita "ufficiale" come anarchico omosessuale in quanto non ho ottenuto un minimo di risposta, se non la pubblicazione del suddetto nelle lettere, con il cognome siglato senza che l'avessi richiesto (ovviamente) e con una parte dell'articolo, importante perché parlo in prima persona, incomprensibile per una frase saltata... (in fase di composizione o per censura?). Rispetto a questo articolo che ripropone, se volete, il trito e ritrito discorso (che tanto danno ha fatto al movimento rivoluzionario) - del politico e del personale (che è e rimane comunque reale) vorrei solo dire una cosa, riallacciandomi con quanto detto più sopra.

Non mi basta portare i bei discorsi sulla liberazione (omo)sessuale all'interno del movimento anarchico, ho bisogno, come tanti altri compagni/e gay di un momento di organizzazione specifica che parta dalla mia realtà di omosessuale e cioè di un collettivo di liberazione (omo)sessuale.

Questo è quanto ho maturato dalla pubblicazione di quell'articolo e ripeto, questo non significa "settorialismo" o peggio "corporativismo interclassista" e "separatismo".

Spero che altri/e compagni/e gay "escano fuori" attraverso questo dibattito, ma anche che le compagne femministe e gli eterosessuali in generale dicano qualcosa su questo "problema" che ci riguarda tutti.

Saluti anarchici.

Egidio De Luca (Trieste)