Rivista Anarchica Online

rivista anarchica
anno 8 nr. 67
giugno 1978


Rivista Anarchica Online

Abbasso lo stato Viva lo sfruttamento
di Franco Melandri

Et voilà! Fresca e croccante ecco in edicola la nuova rivista "libertaria" Claustrofobia "la rivista che rompe il cerchio" (ed anche qualcos'altro).

La prima cosa che balza all'occhio sfogliando i tre numeri di Claustrofobia fin'ora usciti è la dovizia di foto dedicate ai patriarchi americani del neonato "movimento libertario", cui si aggiunge quella del direttore di Claustrofobia, nonché deus ex machina del "libertarismo" italico, Riccardo La Conca. Ma è leggendo Claustrofobia che vengon fuori le cosucce più graziose.

Innanzitutto apprendiamo che questo sedicente "movimento libertario" vuole rifarsi, per quanto riguarda le idee politiche, agli anarchici individualisti (in particolar modo a quelli americani) mentre per quanto riguarda le idee economiche ripropone quelle di Adam Smith e di Milton Friedman (economista conservatore, consigliere economico di Pinochet e Begin). Il tutto strapazzato, condito, fritto, irrorato e servito da Murray Rothbard, definito "il più grande anarchico contemporaneo".

Apprendiamo inoltre come "Bakunin & Company (...) non siano dei veri libertari" e che in Italia "non esistono né una forza politica né un movimento culturale che siano coerentemente in favore della libertà". Questi motivi per cui è stato fondato il "Movimento Libertario Italiano" che, per quanto è dato sapere, pur non avendo molti aderenti può già contare su di un segretario - il Massimo La Conca di cui sopra - e sulla stima, coi conseguenti appoggi, dei "partiti libertari" degli altri paesi, USA e Canada in prima fila.

"La rivista che rompe il cerchio" ci rende poi edotti sulle attività di questi "partiti libertari" d'oltre Oceano e veniamo così a conoscenza che questi libertari new look sono tutti assorbiti dall'attività elettorale (attività in cui, come è universalmente noto, anarchici e libertari han sempre riversato le loro migliori energie), in cui raccolgono lusinghieri successi (quale quello riportato dai loro candidati alle ultime elezioni presidenziali USA: 200.000 voti) e che intendono vieppiù potenziare.

A parte le notizie fin qui accennate il lato più interessante di Claustrofobia è quello in cui questi novelli cavalieri della libertà espongono le loro idee-base. Volendo prenderle in considerazione per un attimo, non si può che concordare con l'enunciazione teorica che, essi affermano, è alla base delle azioni e delle loro prese di posizione. Questi "libertari", infatti, reclamano il diritto di ogni individuo a condurre la propria vita come meglio crede, senza però ledere la libertà altrui, e di produrre e commerciare senza alcuna interferenza esterna al libero accordo fra gli individui stessi. Come condizione per realizzare tutto ciò propugnano la necessità di lottare - con quali metodi si è già visto precedentemente - per distruggere lo Stato o almeno, come vuole l'ala moderata del "movimento libertario", limitarne fortemente i poteri.

La questione risulta però meno chiara quando, al di là delle dichiarazioni filosofiche, si nota che negli scritti e nelle posizioni di questi nuovi "libertari" non vi è mai un preciso richiamo alla necessità di lottare anche contro lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo: tutta la loro carica "libertaria" va ad esaurirsi nel parlare contro lo Stato poiché esso, tramite le tasse, impedisce il libero uso della proprietà (non a caso difendono il "lavoro nero").

In realtà la critica che questi "libertari" fanno alla società autoritaria non va mai oltre gli aspetti istituzionalizzati dell'autorità ed è per questo che nei loro scritti, a differenza degli scritti anarchici (compresi gli anarchici individualisti cui vorrebbero rifarsi), non c'è una sola parola, oltre che contro lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, contro la divisione del lavoro in lavoro manuale e lavoro intellettuale. Mentre è noto che il pensiero e l'azione genuinamente anarchici prendono le mosse proprio dal rifiuto di questi cardini del sistema della gerarchia e dello sfruttamento.

La negazione che il "movimento libertario" fa dello Stato non ha quindi nulla a che fare con la negazione anarchica dello Stato (oltre che lo Stato, cioè la forma istituzionalizzata dell'autorità e dello sfruttamento, va ricordato che l'anarchismo combatte TUTTE LE FORME DI AUTORITÀ E DI SFRUTTAMENTO siano o no istituzionalizzate): esso può ascriversi a buon diritto nell'ambito della critica liberale.

A differenza dell'anarchismo, infatti, il liberalismo critica l'autorità istituzionalizzata (non l'autorità in quanto tale) in nome della libertà individuale, ma non va alla radice del problema e cioè alle cause (divisione del lavoro, sfruttamento, gerarchia delle conoscenze) che permettono e giustificano l'esistenza dello Stato. Al di là delle parole, quindi, il fine che si propongono i "libertari" è una società che - lungi dall'essere una società di liberi ed uguali, come obiettivo di tutti gli anarchici - si regga, come postulava Smith, sul "laissez faire, laissez passer" e cioè sullo sfruttamento senza limiti a favore di pochi privilegiati (cosa che, fra l'altro, avviene anche ora, pur se lo Stato prospera).

Ad ulteriore riprova che questi "libertari" nulla hanno a che fare con l'anarchismo, va anche segnalata la riconosciuta influenza che il già citato economista conservatore Milton esercita su di loro. I "libertari" - che spesso si qualificano anche "anarco-capitalisti" (!!!) - sono infatti completamente d'accordo con Friedman padre e con Friedman figlio (David, anch'esso economista e leader del "Partito Libertario" degli USA) nella lotta a favore del libero sviluppo dell'impresa capitalista "messo in pericolo" dalla sempre maggiore importanza, anche economica, assunta dallo Stato in una società che, come quella americana, è sempre più tecnoburocratica e sempre meno capitalista-liberista. Ciò premesso risulta quindi completamente chiaro il significato della rivalutazione e della riproposizione delle teorie economiche liberiste di Smith e, conseguentemente, la strumentalità del richiamo all'anarchismo individualista.

Per completare il quadro va ricordato il fatto che molti appartenenti al "Partito Libertario" degli USA provengono dall'ala più conservatrice del Partito Repubblicano, o ancora vi appartengono, e che i movimenti rivoluzionari americani (anarchici compresi) tengono a debita distanza codesti "libertari".

In Italia (sorpresa!!!) a fianco dell'illustre sconosciuto La Conca, compare come vice-direttore anche Marcello Baraghini, esponente di Stampa Alternativa e direttore responsabile di giornali di sinistra (Baraghini, tra l'altro, si è prestato come direttore responsabile di "A" quando ancora nessun compagno era nelle condizioni legali di esercitare quella funzione). Questa inaspettata adesione, tuttavia, non basta, né potrà mai bastare, a far ascrivere questo neonato movimento all'area rivoluzionaria e, men che meno, all'area realmente libertaria. Questi ultraliberali tirati a lucido potranno, al massimo, cercare aderenti ed appoggi in casa liberale, repubblicana o radicale (partito questo non a caso abbastanza stimato dai "libertari" di casa nostra).