Rivista Anarchica Online

rivista anarchica
anno 4 nr. 28
aprile 1974


Rivista Anarchica Online

Il caro-stato
di Emilio Cipriano

Tornato alla guida del "nuovo" (?) governo di centro-sinistra, Rumor ha esposto il suo programma che sostanzialmente non differisce da quello precedente, salvo alcune sfumature di carattere prettamente pratico più che politico. In definitiva si tratta di rilanciare la produzione e di combattere l'inflazione senza pesare eccessivamente sui consumi e Rumor l'ha chiaramente detto: "Nessuno vuole sacrificare l'obiettivo dello sviluppo produttivo e dei consumi sociali alla necessaria lotta all'inflazione; esso si inserisce invece contestualmente in una strategia di cui la lotta all'inflazione è una delle componenti. Ma la condizione perché tutto questo sia possibile è che l'inflazione venga debellata".
La lotta all'inflazione è una necessità di qualunque governo che voglia governare effettivamente; le cifre parlano chiaro, l'indice dei prezzi al consumo nel mese di febbraio per le famiglie di operai ed impiegati è aumentato del 13,2% rispetto allo stesso mese del 1973 e dell'1,7% rispetto al gennaio 1974. Sono dati forniti dall'Istituto Centrale dei Statistica, e abbiamo ragione di ritenere che siano approssimati per difetto e che l'aumento sia maggiore di quanto ci indicano le stime ufficiali.
L'aumento dei prezzi continua, non si prevedono arresti ne tantomeno inversioni di tendenza, e gli aumenti salariali ottenuti dai lavoratori con i nuovi contratti sono appena sufficienti (in alcuni casi nemmeno) per reintegrare i valori originari dei salari. La situazione economico-finanziaria nazionale è molto preoccupante per i lavoratori ed i pensionati, cioè per percettori di redditi fissi che più di ogni altra categoria risentono di questa situazione.
Ma vediamo di capire, almeno a grandi linee, perché i prezzi continuano ad aumentare. La teoria classica ci insegna che il prezzo di un determinato prodotto tende ad aumentare quando esiste un eccesso di domanda sull'offerta, non potendosi incontrare al prezzo originario le due componenti del mercato fanno lievitare il prezzo sino a che la quantità posta in vendita viene collocata al nuovo prezzo di equilibrio, con l'eliminazione dei compratori finanziariamente più deboli.
Ora però questa impostazione schematica del problema lo spiega solo in parte e per alcune categorie di beni. Anche perché legato al livello dei prezzi è il persistere di una inflazione continua non più "strisciante" ma "galoppante" determinata da più cause contemporanee e tutte difficilmente analizzabili separatamente: inflazione determinata dall'aumento dei costi, dall'aumento della domanda, dall'aumento della velocità della circolazione monetaria, dall'aumento della qualità della moneta esistente e così via. Su questo fenomeno inflazionistico vengono ad agire le varie misure prese dal governo, dai sindacati, dagli imprenditori e dagli speculatori nazionali ed internazionali.
Il tentativo di bloccare l'aumento dei prezzi dei beni di prima necessità è naufragato ancor prima del governo che l'aveva istituito, le pressioni dei gruppi industriali e commerciali che vedevano intaccati i loro profitti sono state fortissime e anche i sindacati (per non perdere completamente la faccia) hanno avanzato le loro, sia pur minimali, richieste. Nel frattempo è continuata, inarrestabile come un grande fiume, l'esportazione di capitali all'estero. Si calcola che nel 1973 (secondo stime sufficientemente attendibili), siano stati esportati capitali pari a 1.800 miliardi di lire, oltre un quarantesimo del reddito nazionale. Per frenare questa continua emorragia sono stati presi dei provvedimenti, ma tutti si sono rivelati o poco o nulla efficaci, poiché troppi e troppo raffinati sono i modi "legali" e "illegali" per esportare valuta. Esiste tutta una gamma di possibilità per questo tipo di esportazione, dalla classica valigetta rigonfia di banconote, al fittizio aumento delle fatture su merce importata, all'emissione di fatture per servizi internazionali inesistenti. Nel tentativo di riassestare la situazione, è stato aumentato il tasso di sconto per cercare di invogliare i piccoli e medi risparmiatori a depositare i loro quattrini in banche nazionali anziché in quelle estere. E' stata abolita la doppia quotazione (commerciale e finanziaria) della lira, e si sono imposte maggiori restrizioni sui quantitativi di biglietti di banca italiani importabili ed esportabili da chiunque riducendoli a ventimila lire per persona. Ma tutte queste misure sono inutili soprattutto perché nel corso del 1973 lo stato ha battuto moneta in misura superiore di circa il 20% rispetto al precedente anno mentre la produzione è aumentata solo del 12-13%. E' evidente che lo sfasamento tra il saggio di aumento della moneta in circolazione e quello della produzione determina una corrispondente diminuzione del potere d'acquisto della moneta (inflazione). Ecco come l'iniziale voracità dello stato italiano, della sua burocrazia parassitaria, dei suoi superburocrati venturi, dei suoi enti sovvenzionati, dei suoi partiti e delle loro clientele, risulta essere una delle cause principali, se non la causa principale dell'inflazione.
In misura estremamente deficitaria si presenta la bilancia dei pagamenti, anche a causa delle vicende monetarie internazionali e del peggioramento del saggio di scambio tra paesi produttori di materie prime e paesi trasformatori. Il deficit valutario per il 1973 è di 176 miliardi, contro i 747 miliardi del 1972. Apparentemente la situazione sembrerebbe migliorata, ma se esaminiamo le voci che compongono la bilancia valutaria notiamo subito che il deficit sarebbe molto più elevato se la partita riguardante i movimenti di capitali non registrasse un saldo positivo di ben 2.373,8 miliardi contro un passivo del 1972 di 527 miliardi. Vale a dire che la situazione è stata sanata con prestiti e investimenti ottenuti dall'Italia nel corso dell'anno.
Le voci fortemente deficitarie sono quelle delle partite correnti che passano da un saldo negativo di 290,5 miliardi nel 1972 a meno 2.352,1 nel 1873, e la voce riguardante l'esportazione e l'importazione di merci che ha aumentato la sua posizione deficitaria passando da 1.826,6 miliardi per il precedente anno a 3.366,2 miliardi, sempre di passivo, per il 1973.
Il quadro economico di questa primavera 1974 è tutt'altro che roseo, alle restrizioni già adottate seguiranno altre restrizioni e a pagarle in misura maggiore saranno, come al solito, le classi economicamente più deboli.

Emilio Cipriano