Rivista Anarchica Online
Il caro-stato
di Emilio Cipriano
Tornato alla guida del "nuovo" (?) governo di centro-sinistra, Rumor
ha esposto il suo programma che
sostanzialmente non differisce da quello precedente, salvo alcune sfumature di carattere prettamente
pratico più
che politico. In definitiva si tratta di rilanciare la produzione e di combattere l'inflazione senza pesare
eccessivamente sui consumi e Rumor l'ha chiaramente detto: "Nessuno vuole sacrificare l'obiettivo dello
sviluppo
produttivo e dei consumi sociali alla necessaria lotta all'inflazione; esso si inserisce invece contestualmente
in
una strategia di cui la lotta all'inflazione è una delle componenti. Ma la condizione perché
tutto questo sia
possibile è che l'inflazione venga debellata". La lotta all'inflazione è una
necessità di qualunque governo che voglia governare effettivamente; le cifre parlano
chiaro, l'indice dei prezzi al consumo nel mese di febbraio per le famiglie di operai ed impiegati è
aumentato del
13,2% rispetto allo stesso mese del 1973 e dell'1,7% rispetto al gennaio 1974. Sono dati forniti
dall'Istituto
Centrale dei Statistica, e abbiamo ragione di ritenere che siano approssimati per difetto e che l'aumento
sia
maggiore di quanto ci indicano le stime ufficiali. L'aumento dei prezzi continua, non si prevedono
arresti ne tantomeno inversioni di tendenza, e gli aumenti
salariali ottenuti dai lavoratori con i nuovi contratti sono appena sufficienti (in alcuni casi nemmeno) per
reintegrare i valori originari dei salari. La situazione economico-finanziaria nazionale è molto
preoccupante per
i lavoratori ed i pensionati, cioè per percettori di redditi fissi che più di ogni altra
categoria risentono di questa
situazione. Ma vediamo di capire, almeno a grandi linee, perché i prezzi continuano ad
aumentare. La teoria classica ci
insegna che il prezzo di un determinato prodotto tende ad aumentare quando esiste un eccesso di
domanda
sull'offerta, non potendosi incontrare al prezzo originario le due componenti del mercato fanno lievitare
il prezzo
sino a che la quantità posta in vendita viene collocata al nuovo prezzo di equilibrio, con
l'eliminazione dei
compratori finanziariamente più deboli. Ora però questa impostazione schematica
del problema lo spiega solo in parte e per alcune categorie di beni.
Anche perché legato al livello dei prezzi è il persistere di una inflazione continua non
più "strisciante" ma
"galoppante" determinata da più cause contemporanee e tutte difficilmente analizzabili
separatamente: inflazione
determinata dall'aumento dei costi, dall'aumento della domanda, dall'aumento della velocità della
circolazione
monetaria, dall'aumento della qualità della moneta esistente e così via. Su questo
fenomeno inflazionistico
vengono ad agire le varie misure prese dal governo, dai sindacati, dagli imprenditori e dagli speculatori
nazionali
ed internazionali. Il tentativo di bloccare l'aumento dei prezzi dei beni di prima necessità
è naufragato ancor prima del governo che
l'aveva istituito, le pressioni dei gruppi industriali e commerciali che vedevano intaccati i loro profitti sono
state
fortissime e anche i sindacati (per non perdere completamente la faccia) hanno avanzato le loro, sia pur
minimali,
richieste. Nel frattempo è continuata, inarrestabile come un grande fiume, l'esportazione di
capitali all'estero.
Si calcola che nel 1973 (secondo stime sufficientemente attendibili), siano stati esportati capitali pari a
1.800
miliardi di lire, oltre un quarantesimo del reddito nazionale. Per frenare questa continua emorragia sono
stati presi
dei provvedimenti, ma tutti si sono rivelati o poco o nulla efficaci, poiché troppi e troppo raffinati
sono i modi
"legali" e "illegali" per esportare valuta. Esiste tutta una gamma di possibilità per questo tipo di
esportazione,
dalla classica valigetta rigonfia di banconote, al fittizio aumento delle fatture su merce importata,
all'emissione
di fatture per servizi internazionali inesistenti. Nel tentativo di riassestare la situazione, è stato
aumentato il tasso
di sconto per cercare di invogliare i piccoli e medi risparmiatori a depositare i loro quattrini in banche
nazionali
anziché in quelle estere. E' stata abolita la doppia quotazione (commerciale e finanziaria) della
lira, e si sono
imposte maggiori restrizioni sui quantitativi di biglietti di banca italiani importabili ed esportabili da
chiunque
riducendoli a ventimila lire per persona. Ma tutte queste misure sono inutili soprattutto perché
nel corso del 1973
lo stato ha battuto moneta in misura superiore di circa il 20% rispetto al precedente anno mentre la
produzione
è aumentata solo del 12-13%. E' evidente che lo sfasamento tra il saggio di aumento della moneta
in circolazione
e quello della produzione determina una corrispondente diminuzione del potere d'acquisto della moneta
(inflazione). Ecco come l'iniziale voracità dello stato italiano, della sua burocrazia parassitaria,
dei suoi
superburocrati venturi, dei suoi enti sovvenzionati, dei suoi partiti e delle loro clientele, risulta essere una
delle
cause principali, se non la causa principale dell'inflazione. In misura estremamente
deficitaria si presenta la bilancia dei pagamenti, anche a causa delle vicende monetarie
internazionali e del peggioramento del saggio di scambio tra paesi produttori di materie prime e paesi
trasformatori. Il deficit valutario per il 1973 è di 176 miliardi, contro i 747 miliardi del 1972.
Apparentemente
la situazione sembrerebbe migliorata, ma se esaminiamo le voci che compongono la bilancia valutaria
notiamo
subito che il deficit sarebbe molto più elevato se la partita riguardante i movimenti di capitali non
registrasse un
saldo positivo di ben 2.373,8 miliardi contro un passivo del 1972 di 527 miliardi. Vale a dire che la
situazione
è stata sanata con prestiti e investimenti ottenuti dall'Italia nel corso dell'anno. Le voci
fortemente deficitarie sono quelle delle partite correnti che passano da un saldo negativo di 290,5 miliardi
nel 1972 a meno 2.352,1 nel 1873, e la voce riguardante l'esportazione e l'importazione di merci che ha
aumentato la sua posizione deficitaria passando da 1.826,6 miliardi per il precedente anno a 3.366,2
miliardi,
sempre di passivo, per il 1973. Il quadro economico di questa primavera 1974 è tutt'altro
che roseo, alle restrizioni già adottate seguiranno altre
restrizioni e a pagarle in misura maggiore saranno, come al solito, le classi economicamente più
deboli.
Emilio Cipriano
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