rivista anarchica
anno 42 n. 376
dicembre 2012 - gennaio 2013


dossier America Latina. 6

Chi salverà il Venezuela dal petrolio?

Intervista a Nelson Mendez
di Fabrizio Dentini


Dopo la recente conferma (per la quarta volta) dell'ingombrante capo dello stato, questa intervista a un anarchico venezuelano del gruppo editore di El Libertario, aiuta a comprendere i meccanismi del potere “bolivariano”.


Lo scorso agosto, a margine dell'incontro di Saint-Imier, ho avuto la possibilità (che cercavo da tempo) di incontrare Nelson Mendez, professore presso l'Universidad Central de Venezuela, fra i redattori di El Libertario, per provare a fare il punto sulla situazione del Venezuela, con un venezuelano che potesse raccontarmi in prima persona cosa sono stati questi 14 anni di Chavismo. Ecco quel che ne è venuto fuori.

Buongiorno Nelson, vuoi cominciare a dirci brevemente di che si tratta El Libertario?
El Libertario nasce nel 1995 come bimensile e ad oggi esce in pratica con tre-quattro numeri annuali. Tiriamo 2?000-2?500 copie, distribuite essenzialmente in Venezuela attraverso collettivi e gente affine, in 24 fra città e paesi. Al momento siamo l'unica pubblicazione venezuelana della sinistra extraparlamentare. Ci finanziamo con la vendita di libri e con prodotti affini, come magliette, cd di musica e cene. Siamo un giornale anarchico, fatto da anarchici, ma per lettori non anarchici. Questo per noi ha molto valore. Ci siamo vincolati a una quantità di lotte sociali e conflitti ed è proprio questo che ci interessa. Non siamo interessati a convertire chi ci legge alla buona novella dell'anarchia, ma al fatto che si potenzino le lotte sociali, che i movimenti sociali recuperino la loro autonomia e i loro programmi. Come priorità diamo espressione a queste lotte, poi siccome siamo risultati essere la pubblicazione più regolare dell'America, si possono trovare anche voci ed esperienze di altri paesi, in maniera che ci si conosca reciprocamente. In terzo luogo, la diffusione specifica degli ideali anarchici; però questo non ci converte in una voce teorica esclusiva, ma ripeto, pratica e concretamente coinvolta nelle lotte sociali.

Nelson Mendez

Il processo chavista si può intendere come un processo veramente rivoluzionario e socialista?
Guarda, posso dire che si autocaratterizza in questo modo, o meglio che Chavez si è autocaratterizzato come qualsiasi cosa: ha detto di essere cristiano; in Cina, di fronte alla tomba di Mao, si è detto maoista, poi si è detto trozkista quando ha ricevuto la visita di Alan Woods, poi peronista, all'occasione anche gramsciano. Adesso sta appoggiando apertamente il regime di Al Assad in Siria, prima quello di Gheddafi, poi quello di Lukashenko e Mugabe. Lui esprime pubblicamente il suo sostegno. Chavez è un personaggio così. Poi si dice che lui è una figura, ma che intanto il popolo sta costruendo un processo socialista.

E tu cosa ne pensi?
Ti voglio fare un esempio: qui con me ho un film che parla del Venezuela e che si chiama: Fabricas tomadas “La presa delle fabbriche”. Parla delle fabbriche venezuelane ed è espressione della mistificazione che avviene in Europa sul processo politico in atto in Venezuela. Lo abbiamo conosciuto grazie a qualche compagno che ha viaggiato all'estero. Un film sconosciuto in Venezuela. Lo abbiamo portato in alcune di queste fabbriche e in questo modo anche gli stessi lavoratori si sono resi conto che stavano costruendo il socialismo. Ti intervistano, montano l'intervista come vogliono e il gioco è fatto, passa un'immagine che poi non esiste. In realtà queste non sono imprese socialiste, ma imprese statali con pessime condizioni di lavoro. Ecco un esempio di che cosa consiste questo socialismo: subappalti. Da noi non si chiamano imprese temporanee, contratti temporanei, che suona più capitalista, da noi le chiamiamo “cooperative”. Ad esempio io sono il compagno Nelson Mendez che vuole contribuire al processo per il socialismo, fondo una cooperativa e dico ai soci (che in realtà non lo sono) questo è quanto vi pagherò, firmate tutto quello che vi porto e silenzio. Sono quel tipo di imprese dove supponendo di essere socio, non esistono diritti del lavoro, non esiste contrattazione. Queste sono le imprese socialiste.

Quindi tanto fumo e niente arrosto?
Guarda, ovviamente se siete invitati a qualche tour ufficiale, succede come con Caterina la Grande in Russia e il suo primo ministro Potëmkin, che quando passava la regina faceva costruire un paese di scenografie finte, con dei contadini grassottelli, e poi rapidamente le smontavano per rimontarle dove sarebbe passata la regina il giorno successivo. Ecco questo è quel che succede in Venezuela.
Se andate voi, vi portano in una fabbrica dove un funzionario mascherato da operaio vi parlerà dell'anarcosindacalismo, se siete maoisti, ci sarà un altro funzionario esperto in maoismo che vi farà da guida. Se vuoi lasciarti convincere ti convincono che stanno costruendo effettivamente il socialismo. Per quello che vedo comunque queste fabbriche funzionano solo perché lo Stato gli dà i soldi. Le cooperative agricole non sono tali, dove sono i prodotti? Dove è il circuito di distribuzione dei prodotti? Come arrivano al consumatore? Appena cominci a vedere i dettagli ti accorgi dell'impostura.

Autolavaggi e silicone

Soprattutto nei primi anni, Chavez ha puntato molto sul popolo protagonista della rivoluzione bolivariana. Il cittadino che partecipa attivamente e può-deve contribuire al miglioramento della sua comunità. Sotto questo profilo si parla dei Consigli Comunali come di assemblee dove questa partecipazione si manifesta effettivamente. Che ne pensi?
Allora, ci sono molte cose da dire su questi consigli. Innanzitutto ogni Consiglio Comunale ha base territoriale e ogni gruppo di 200 famiglie di ogni barrio può formarlo. Dovrebbe essere una rete di partecipazione cittadina, ma in realtà è una rete di clientele, senza nessuna possibilità di autonomia. Non si può concepire un Consiglio Comunale che per essere autonomo decide di non ricevere i finanziamenti statali perché ti etichettano subito come agente dell'imperialismo.
Qui in Europa ho incontrato un compagno che mi diceva: “Questi Consigli Comunali mi sembrano molto vicini alle nostre idee.” Tutto però resta solo sulla carta, come il potere alla comunità, ad esempio perché il Consiglio Comunale si può insediare solo e in ultima istanza, con la decisione della presidenza della Repubblica: è il presidente della Repubblica che accetta o no qualsiasi Consiglio Comunale del Venezuela. Ovviamente se sei raccomandato e sei del partito il presidente firma. Ma se non sei del partito e appari nella lista dei nemici confezionata dal governo, la famosa lista Tascon...

Tu che numero sei di questa lista?
No io non l'ho firmata, perché era una raccolta di firme per decidere se si era favorevoli o no alla rielezione di Chavez ed io come anarchico non ho partecipato a questo processo di legittimizzazione elettorale. Noi non appariamo in questa lista. Però chi ha firmato è tutta gente che ha sostenuto quello che noi chiamiamo referendum revocatorio e se si propone un Consiglio Comunale dove la maggioranza è in questa lista te lo puoi scordare, non esiste proprio.

Puoi spiegarci meglio?
Supponiamo allora: esiste un Consiglio Comunale, la cosa più frequente è che sia formato da opportunisti, gente che cerca un'opportunità. Ti faccio un esempio incredibile: ultimamente in Venezuela è arrivata la moda nordamericana della chirurgia plastica, quindi nel barrio dove vive la signora che lavora a casa mia, la prima cosa che fece la presidentessa del Consiglio Comunale è stata di utilizzare i soldi arrivati dallo Stato per rifarsi il seno. Si può anche intendere come un miglioramento sociale, però per favore...
Posso continuare: in questo stesso barrio la signora ci racconta che adesso il Consiglio Comunale ha in progetto un polilavaggio socialista...

E cosa sarebbe?
Beh ho fatto la stessa domanda anche io. Un polilavaggio socialista è un posto dove puoi andare a lavarti la macchina, però stiamo parlando di un barrio, dove ci sono mille necessità, che serve avere un polilavaggio per auto di lusso? Questo è un altro chiaro pretesto per dividersi i soldi che arrivano.
Posso continuare parlando del barrio dove io vivo che si chiama Los Rosales. Ecco, nel Consiglio Comunale dove vivo c'è una minoranza di chavisti onesti, di buona gente, gente che vuole lavorare per la sua comunità e quindi, per questione di amicizia, abbiamo collaborato per alcune battaglie concrete, come ad esempio contro un deposito industriale di pneumatici, proibito da tutte la leggi, perché situato in una zona residenziale. Questo deposito è accanto a casa mia. Hanno comprato una casa e clandestinamente la usano come deposito. Quindi la gente del Consiglio ci ha accompagnato in questa lotta e abbiamo avuto quarantimila ostacoli e problemi, anche se apparentemente sono loro il potere comunale, sono loro che rappresentano la comunità e che dovrebbero decidere. Il deposito è ancora lì.
Altro esempio: per installare delle rivendite di liquori nel barrio si suppone, secondo la legge, che chi ti debba dare l'autorizzazione definitiva sia il Consiglio Comunale.
Nel periodo in cui abbiamo controllato, invece, hanno aperto tre liquorerie contrariamente a quanto espresso dal Consiglio. L'apertura di una liquoreria e la vendita di liquore portano il problema che la gente comincia a bere nello stesso luogo in cui compra e gli abitanti del barrio non vogliono più rivenditori accanto alle loro case. Il Consiglio Comunale si è opposto per tre volte e le tre liquorerie sono ancora lì. Quindi alla fine anche gli stessi chavisti si domandano: “Che tipo di potere comunale è questo se non possiamo decidere su nulla?”. Che faccio, continuo?

Prego Nelson...
Allora andiamo avanti: con le risorse a disposizione, la priorità espressa dal Consiglio Comunale era un progetto di miglioramento della scuola pubblica del barrio. Che succede? Qualche burocrata rifiuta perché preferisce sfruttare queste risorse per restaurare una piazza molto visibile, che viene meglio nelle fotografie al momento dell'inaugurazione e quindi, dall'alto, si decide che il denaro era per questa piazza e non per quello che aveva deciso la comunità. Questa è la realtà del potere comunale: un meccanismo clientelare affinché la gente possa ricevere certi benefici. Ricordando che siamo uno stato petrolifero che vive del petrolio, e quindi non è come da voi in Europa, dove il capitalismo deve stringere sui lavoratori perché sennò dove può produrre ricchezza se non dal lavoro? Ecco in Venezuela non è così. Le risorse vengono dal petrolio, abbiamo 20.000 lavoratori in questo settore, quindi il tema non è sfruttarli più o meno, anzi hanno anche ottenuto dei miglioramenti, il tema è il mercato del prezzo del petrolio, adesso che viene l'inverno e il freddo ne venderemo di più e questo significa un enorme quantità di denaro. Siamo uno stato clientelare, ma non per invenzione del chavismo, è sempre stato così.

Foto: AFA

Il deterioramento delle missioni sociali

E i programmi sociali voluti da Chavez ad esempio nel campo sanitario?
Quando Chavez arriva al potere, le missioni sociali all'inizio del processo ebbero successo, come ad esempio “Barrio Adentro” che portava per la prima volta la sanità dentro i quartieri disagiati. Quindi perfetto, lo Stato comincia a finanziare programmi sociali. Però nella misura in cui si ebbe il tempo di formarsi una struttura burocratica centralizzata cominciarono tutti i mali classici legati a questo tipo di amministrazione: arrivò un funzionario che si rese conto che poteva prendere una tangente sull'acquisto dei medicamenti, ne arrivo un altro che si accorse che poteva lavorare la metà delle ore, ad esempio così fecero tanti volontari cubani, che prendevano denaro per queste missioni, ma la metà dello stipendio rimaneva allo Stato cubano, quindi scoprirono: primo, che non era necessario rimanere tutto il giorno dentro le missioni e secondo, che se cominciavano a fare interventi di chirurgia plastica avrebbero guadagnato di più. Quindi qualsiasi telefonista, qualsiasi segretaria cominciò a rifarsi i seni pagando in nero i medici cubani. Queste missioni cominciarono a deteriorarsi. Abbiamo conosciuto medici che arrivarono molto entusiasti che avrebbero lavorato anche 16 ore solo se fosse stato necessario e che, dopo un anno, se ne andarono con un disincanto davvero triste perché si scontrarono con una dirigenza militare che alla luce del sole si portava via i medicamenti e gli strumenti medici per rivenderli chissà dove e loro rimanevano senza nulla. Arrivarono come chavisti, ma dopo questa esperienza nel programma medico se ne andarono molto disillusi. E questo in generale è quello che succede anche agli altri programmi sociali, come il programma delle coperative, la missione “Che Guevara” dove ti pagano per imparare a fare una cooperativa, ma in ultima istanza il risultato non conta.

Barrio Adentro” è un modello alternativo alla sanità pubblica, un modello che non si integra, ma che sembra disperdere le risorse, senza che in fondo né il primo né la seconda abbiano di che accudire i propri pazienti. Che situazione ti risulta negli ospedali pubblici venezuelani?
Guarda, negli ospedali pubblici oltre a doverti portare le medicine da casa, devi portarti le lenzuola e mettere tutto in una cassa chiusa e possibilmente legarla al letto o a te stesso per evitare che ti rubino tutto. I medici devono stare molto attenti perché frequentemente le sparatorie proseguono in ospedale1, arrivano i feriti e arrivano poi le bande rivali che vogliono terminare il loro lavoro. Il tema della salute è terribile. Ci sono poi alcune missioni, come la “Mision Milagro” che aveva come scopo ridare la vista a tutti i sudamericani, con specialisti, laboratori ben puliti e con interviste a bambini dell'Ecuador o della Bolivia o con vecchiette del Perù che dicono: “Grazie a dio che esiste il presidente Chavez che mi ha ridato la vista, mentre nel mio paese nessuno mi voleva aiutare.” In concreto però, si deteriorano le missioni, il sistema pubblico va malissimo, c'è uno spreco di denaro tremendo e quindi la gente diventa dipendente dal sistema privato. Però, visto che c'è così tanta domanda di salute di qualità anche nel privato, devi vedere se poi ci sono letti liberi per te...

E nel campo educativo, che sforzi ha messo in campo la rivoluzione bolivariana?
Questi programmi sociali dei quali si è tanto parlato vanno visti nel senso di dare alla gente risorse e denaro. E questo crea una clientela politica. Come per le missioni educative, “Robinson” per la primaria, “Sucre” per la media e la missione “Che Guevara” per formare futuri fondatori di cooperative.
In Venezuela stanno facendo tanti di questi corsi che siamo diventati uno dei paesi con più cooperative del mondo. Però sono cooperative fittizie. Siamo un paese dal socialismo rentista, non interessa che tu produca o no, quel che è importante e che tu possa dare un appoggio clientelare allo Stato.

Un appoggio clientelare attraverso la formazione?
Succede qualcosa del genere con le borse di studio per ragazzi che avevano difficoltà a studiare perché lavoravano e quindi gli si dava questa borsa di studio perché potessero frequentare la scuola secondaria e gli si semplificavano un po' i corsi. Questi studenti dei settori popolari ora se ne vanno dalla scuola perché prendono i soldi senza che nessuno esiga nulla da loro: si crea una perversione secondo la quale tu devi solo iscriverti a questi programmi formativi e ti cominciano a pagare, non ci sono obblighi di presentarsi a scuola né di dare esami.
Conosco una persona che lavora in questi programmi e mi raccontò che, visto che non si facevano esami, propose altre forme di valutazione, come il lavoro di gruppo. Perfetto, nessun alunno eseguì le dispense e questa professoressa, visto che non era stata in grado di valutare gli alunni, pensava di non poter dare il certificato di fine corso. La fecero chiamare dal Ministero, dopo le lamentele degli studenti, e le diedero un imprinting di formazione ideologica, dicendole: “Compagna, devi capire che questo è un programma per il popolo e quindi non puoi tenere questa attitudine borghese.” Le fecero vedere un documentario dove Chavez parlava di questa missione e lei comprese che doveva semplicemente promuovere tutti senza distinzione.

A quanto ammontano queste borse di studio e come vengono erogate?
La borsa di studio è circa la metà di un salario minimo. Al cambio officiale in dollari un salario minimo è di circa 350 dollari. Calcola che è permesso stare in due o tre missioni allo stesso tempo, quindi, sommando le borse di studio, arrivi a più di un salario normale e nella stessa famiglia tre o quattro membri possono fare lo stesso. Quindi le persone, specialmente dei settori popolari, stanno smettendo di lavorare e di studiare.
Accanto a questo, come se fosse poco, Chavez, nel suo impegno per affrontare i nemici politici, che qualifica come imperialisti, cerca di rendere debole l'opposizione creando dei favoritismi e visto che, nella storia del paese, il governo ha sempre potuto sfruttare questa rendita gigantesca, chi è vicino a chi ha il potere può sfruttare appalti, prestiti, appoggio e quindi da quando è iniziato lo sfruttamento petrolifero, la borghesia è stata sempre protetta e appoggiata dallo Stato e questo governo non è stata un'eccezione. Noi abbiamo adottato il termine “boliborghesia”, la borghesia bolivariana e cioè tutte le persone che appoggiano il governo.

Una nave chiamata Condoleezza

Di che tipo di appoggio gode il sistema Chavez, a parte la rete clientelare di cui ci parlavi?
I banchieri non hanno problemi a farsi fotografare con Chavez perché il governo gli dà risorse e gli propone affari sempre molto favorevoli. Ti do un esempio più vicino a voi europei: la Spagna. Parlo del banco di Santander in Venezuela che, esattamente come il banco di Bilbao e Vizcaya, appoggiò la candidatura di Chavez con dei finanziamenti e ciò si è reso molto utile per gli attuali affari delle filiali venezuelane. Il banco di Santander cominciò a fare affari con Madoff, il finanziere truffatore, che con il vecchio schema della catena, fregò anche questa banca che quindi, da un giorno all'altro, si trovò con una necessità rapidissima di liquidità e dove la cercò? Cercò di recuperarla con la vendita delle sue filiali al governo venezuelano, che le pagò anche qualcosa di più che il giusto e che poi la promosse come una nazionalizzazione dove il popolo prendeva il controllo delle banche.
Dove furono le proteste? Il Partito Popolare si mosse un po' timidamente dando a Chavez del comunista, però anche il banco di Santander fece pressione perché le critiche smettessero, per paura di veder sfumare l'affare. Gli diedero denaro quando serviva.
Il banco di Santander oggi è statale ed è diventato il banco di Venezuela. Il banco Bilbao e Vizcaya non ha avuto questo problema e anche per loro gli affari vanno alla grande, della Repsol non parliamo nemmeno. Della Chevron? Voi ricordate il discorso di Chavez in Boliva quando disse di sentire odoro di zolfo come se ci fosse il diavolo?
Bene, Chevron-Texaco arriva in Venezuela nel 1996 e l'espansione dei suoi affari in Venezuela è stata straordinaria, specialmente parlando di gas e di petrolio fuori costa. Viene da chiedere, ma Chevron-Texaco non era il diavolo, essendo l'impresa in cui la famiglia Bush ha più interessi? Da dove pensate che sia uscita Condoleezza Rice? Come pensate si chiami la nave petroliera più grande della Chevron-Texaco? Condoleezza, perché Condoleezza Rice viene dalla giunta direttiva dell'impresa. Durante le scorse elezioni presidenziali, Chevron ha fatto affari talmente grandi e positivi, che su Libertario abbiamo citato, senza togliere una virgola, le parole del presidente dell'impresa che chiedeva alla gente di votare per Chavez! Perché Chavez può garantire la continuità della presenza di Chevron-Texaco.

Per comprendere la realtà venezuelana bisogna aver ben presente la sua (tossico)dipendenza dalla rendita petrolifera. Puoi darci qualche dettaglio sulla storia di questo legame?
Il Venezuela ha nazionalizzato il petrolio nel 1976. Lo Stato prese controllo di tutta la produzione, perché il quel periodo, come successe infatti anche in Iraq, Libia, Nigeria, c'erano le condizioni politiche per farlo. In quel momento era vitale avere il controllo dell'estrazione.
Negli anni novanta, quando comincia il discorso dell'esaurimento del petrolio, torna a interessare il tema della proprietà, discorso però molto spinoso in Venezuela, visto che si era creato tutto un mito attorno alla nazionalizzazione del petrolio, che il popolo considerava suo. Allo stesso tempo esisteva la possibilità legale, come sempre esiste nelle pieghe dalle legge, di creare imprese miste dove il capitale straniero partecipasse, però, politicamente poteva essere molto pericoloso per i governi, permettere ciò.
La sinistra protestava e gridava allo scandalo ogni volta che si prospettava un cambiamento di questo tipo; stiamo parlando della fine dei ottanta inizio novanta, quindi specialmente nei novanta, quando comincia la pressione del capitale per prendere il controllo della produzione, si adotta la figura dell' “associazione strategica” (fra impresa e Stato) che comincia a funzionare in Venezuela sotto il secondo governo di Carlos Andres Perez nel 1989-90. In che cosa consiste l'associazione strategica? È un affitto: io ho una casa, te l'affitto e tu la utilizzi, ma il bene resta mio e alle condizioni che si decidono insieme. Le imprese ne approfittarono, ben felici di inserirsi in uno dei paesi con le riserve petrolifere più grandi del mondo. Poi che succede con Chavez e la sua prosopopea di sinistra? Per inciso, ho incontrato persone in Europa convinte che sia stato Chavez a nazionalizzare il petrolio (anche se il processo di nazionalizzazione era avvenuto da molto tempo), quindi, avendo l'appoggio, è lui che accelera il processo e inserisce le “imprese miste” che permettono che sino a un 40 per cento della proprietà (quindi non si parla più di affitto) diventi capitale straniero – e nel caso del gas fino all'80 per cento.

Quindi si passa da un affitto dell'“associazione strategica” ad una vendita in partnership fra Stato e capitale nelle “imprese miste”?
Nel caso del gas, utilizzando il pretesto che in Venezuela non si era mai investito nel settore e quindi servivano infrastrutture, parliamo praticamente di privatizzazione.
Per quel che riguarda il petrolio, lo Stato si sobbarca una serie di costi addizionali come luce e acqua e quindi il capitale straniero si interessa. Ci vendono il racconto che ci stiamo svincolando dalla dipendenza nei confronti dell'imperialismo americano, perché adesso sono arrivate imprese come la russa Lukoil, ma anche qui di che cosa si tratta? Di un capitalismo transnazionale che nasconde interessi americani e britannici perché in certi luoghi preferiscono agire sotto una bandiera differente dalla propria.

Nel percorso che ci stai raccontando e cioè dal petrolio statale, alle associazioni strategiche, sino alle imprese miste, che differenze sono esistite in termini di impatto ambientale?
Il tema ambientale è una nostra preoccupazione e quello che abbiamo capito è che tutti in America Latina – sinistra, centro e destra – insabbiano il problema. Il punto è che, con l'aumento dello sfruttamento, tramite processi produttivi più complessi (come richiede il petrolio venezuelano che è tantissimo ma non di buonissima qualità) aumentano anche i rischi di contaminazione durante le fasi di trasporto e raffinazione. Questi rischi stanno già diventando evidenti. In marzo ad esempio, nello Stato di Monagas abbiamo avuto una perdita dentro il fiume Guarapiche che passa per il capoluogo Maturin, e come hanno cercato di contenere il danno? Con uomini senza nessun tipo di protezione messi dentro il fiume a togliere il petrolio per denaro. Orribile.

Ma non esistono associazioni che si battono contro queste porcherie?
In tempo di elezioni questo problema non interessa politicamente a nessuno. Tutti pensano esclusivamente ad approfittarsi della rendita del petrolio. Personalmente credo che questa politica di sfruttamento implichi maggiori rischi, però è altrettanto vero che la maggioranza della gente ne è assolutamente inconsapevole, anche perché molte delle associazioni ONG ambientaliste sono finanziate sia dallo Stato che dalle imprese petrolifere e quindi non esiste un ambientalismo autonomo che lotti onestamente.
Siccome nessuno vuole mettersi contro la gallina dalle uova d'oro della rendita petrolifera, questi temi sono rimossi dal discorso pubblico, li trovi giusto su Libertario o in altri due o tre mezzi di espressione alternativi.

Foto: AFA

Logiche mafioso-clientelari nei sindacati

Un altro tema affrontato spesso su Libertario è la continua violenza assassina contro sindacalisti e lavoratori. Cosa ci dici in merito?
Tutti sanno che il paese dove si assassinano più sindacalisti è la Colombia. Però nessuno parla del secondo paese, e nessuno parla del paese dove quest'anno, 2012, ci sono stati più omicidi di sindacalisti, questo paese è il Venezuela. Come nasce questa violenza? Siamo sempre alla questione del clientelismo e della rendita petrolifera.
Fra gli aspetti perversi stabilitisi in Venezuela da molto tempo, specialmente nel settore della costruzione e nel settore petrolifero dove si lavora molto, succede che le imprese hanno bisogno di lavoratori a tempo determinato per svolgere alcune mansioni, ben pagate, ma a tempo, come chiudere un pozzo. Ecco, le imprese hanno dato a certi sindacati la possibilità di scegliere quali lavoratori impiegare e questo ha generato un meccanismo di corruzione terribile, ugualmente nel settore delle costruzioni. È il sindacato che decide chi viene assunto. E i dirigenti sindacali chiedono denaro per raccomandare un'assunzione. Nella realtà questo genera un tipo di pratica mafiosa. Prima si controllava la violenza, si cercavano alternative, mentre adesso no. In ogni caso si tratta di una violenza di tipo mafioso: non posso dire che si stiano ammazzando dirigenti sindacali compromessi con le lotte operaie, solo in casi minori infatti sono stati ammazzati attivisti e militanti.

E quindi come si originano questi assassinii?
Da una parte c'è il sindacato che ripartisce le assunzioni e fra di loro bande di pistoleri che si fanno la guerra per il controllo di questo tipo di clientele. In generale si può dire che si ammazzano fra sindacalisti, ma credo che propriamente non si possano nemmeno più chiamare tali, ma mafiosi.

Su Libertario avete parlato spesso della vicenda di un vero sindacalista, Ruben Gonzalez. Puoi raccontarla ai nostri lettori?
In minoranza esiste ancora un sindacalismo decente, onesto. Ruben Gonzalez fa il sindacalista nel sud del paese, nella miniera di ferro, settore siderurgico della Ferrominera Orinico. Ruben, chavista della prima ora, credendo nella possibilità di un miglioramento per i lavoratori, partecipò alle elezioni per incarichi politici, restando però sempre un uomo onesto, legato alla lotta sindacale. Pian piano cominciò a rendersi conto che i cambiamenti non avvenivano nonostante l'impresa lavorasse bene e mentre la rendita petrolifera saliva da un lato, le condizioni di lavoro si deterioravano dall'altro, anche con la contrattazione di lavoratori esterni a tempo determinato. Preso atto di ciò, cominciò a lottare e reclamare contro questo stato di cose. In automatico cominciarono le accuse di essere un imperialista, di servire un disegno della destra, di far parte di un piano capitalista. Tentarono di corromperlo, ma lui, anche in virtù della sua fede evangelica, ovviamente rifiutò. E così, siccome parliamo di un'impresa statale, venne accusato di attentare alla sicurezza nazionale, visto che si trattava di un'impresa strategica per il paese. Venne incarcerato, processato e condannato a sette anni.
Ruben cominciò a leggere El Libertario in carcere. Dopo di che successe una cosa che non era mai successa sotto Chavez e cioè che sindacalisti chavisti e dell'opposizione diedero vita a un comitato per chiedere la liberazione di Ruben. Fu questo che alla fine lo fece liberare: una pressione sindacale al di fuori dell'orientamento politico, insieme alla pressione dei lavoratori. Dopo nove-dieci mesi di carcere, senza assolverlo, gli sospesero la sentenza, e lo liberarono, con la spada di Damocle della sentenza sospesa.

E oggi?
Alcune settimane fa, prima di venire in Europa, ho lasciato il Venezuela con la buona notizia che nelle elezioni sindacali della Ferrominera Orinoco, con 5000 lavoratori, e dove lo Stato ha utilizzato tutti i suoi mezzi per indirizzare le elezioni – compreso l'assassinio di un lavoratore – Ruben ha vinto l'elezione sconfiggendo il candidato socialista, che prima era di AD (Acciòn Democratica, un po' il PSOE spagnolo), come tanti altri prima erano del COPEI (PP per capirsi con un'analogia spagnola) e adesso portano la camicia rossa chavista.

Un'altra storia che avete affrontato è stata l'assassinio di Mijail Martinez, giovane video attivista dello Stato di Lara. In che contesto nasce questo crimine?
Questo è un fatto molto vicino a noi, perché Mijail e il suo gruppo sono compagni che potevamo identificare come anarchici. Insomma, nello Stato di Lara, probabilmente ancora più che nel resto del paese, la violenza della delinquenza e la relativa impunità è molto alta soprattutto se associata alla partecipazione e alla complicità poliziesca. Molte delle armi che utilizzano i delinquenti sono di proprietà della polizia, vengono semplicemente affittate. Esiste la pratica del sequestro express e in un caso la vittima fu sequestrata addirittura all'interno di un commissariato2.

E i giudici?
Bene grazie.

Ma esisteranno anche giudici onesti in Venezuela o no?
Sono tutti compromessi o meglio, certo esisteranno, non bisogna generalizzare, ma quando ne conosci uno per piacere, presentamelo.

Mijail Martinez

Storie di ordinaria violenza

Quindi, tornando alla storia di Mijail?
Il COVICIL, familiari di vittime, porta avanti un lotta coraggiosa contro questi abusi della polizia nella loro regione, quindi si muovono in condizioni molto difficili, gente che ha perso il marito, i figli... che si trova nella condizione di non aver nulla da perdere, difficile e ammirabile allo stesso tempo. Quando sei con loro capisci la loro rabbia, te la trasmettono. Adesso come adesso stanno guadagnando peso e spazio nella stampa, nei media prima nessuno se li filava, oggi invece, raccogliendo i piccoli aiuti economici che la gente gli offre, sono riusciti a uscire con due libri, e in questo Stato ci sono anche movimenti cooperativi indipendenti che li appoggiano, quindi in questa lotta si aggiungono anche molti ex chavisti che hanno rotto con il chavismo, come lo stesso padre di Mijail che venne imprigionato quando Chavez provò il suo primo golpe negli anni '90, e che venne anche eletto per questo sostegno come deputato regionale. Victor Martinez, il padre di Mijail, era però coinvolto in questa lotta contro l'impunità e nonostante fosse molto popolare nella sua regione, il chavismo gli tolse l'appoggio. Suo figlio cominciò ad essere il punto di riferimento media del Comitato, si occupava di registrare i loro interventi, di fare le fotografie, di documentare. E un giorno, nel dicembre del 2010, arrivarono dei pistoleros a casa sua, lo chiamarono per nome e lo ammazzarono. Dopo di che si montò una trama, per distrarre l'opinione pubblica, con un finto colpevole che poi venne rilasciato, i giornalisti furono aggrediti e minacciati. Violenza insomma.
Il Comitato però continua con questa lotta contro un regime mascherato di populismo, ma in fondo autoritario, violento e molto corrotto. Calcola che prima di Chavez esisteva di base una tassa di corruzione: dovevi dare un 10 per cento del tuo giro di affari al funzionario di turno, adesso la tassa è salita al 15 per cento. Io conosco molti funzionari marxisti ai quali costava il vivere quotidiano e che adesso sono milionari, hanno belle macchine, la casa sulla spiaggia e, nonostante parlino male dell'imperialismo, amano andare con le loro famiglie a Miami e a Disneyworld.

Parli di nuovo dei boliborghesi?
No, i boliborghesi sono ancora peggiori, loro hanno anche la possibilità di investire, fare affari grazie al loro ruolo nella rivoluzione bolivariana. In Panama ad esempio puoi mettere i tuoi conti in dollari e lì i venezuelani fanno quello che gli europei fanno in Svizzera.

Grazie Nelson, vuoi aggiungere qualcosa?
L'ultimo tema che vorrei toccare è quello della sicurezza. Caracas è diventata una città sempre più pericolosa, viviamo chiusi fra le sbarre, viviamo con paura, viviamo auto reclusi, non usciamo dopo le otto di sera, abbiamo paura di camminare per le strade. Seguendo il tasso di omicidi per numero di popolazione la città più pericolosa del mondo è Ciudad Juárez, per l'alto numero di femminicidi e per la guerra dei narcos, poi c'è una città in Honduras che si chiama San Pedro Sula e poi c'è Caracas.
Nel 1999, quando Chavez arriva al potere, in un anno, c'erano 4400 omicidi in tutto il paese. Oggi la popolazione sarà cresciuta del 10 per cento però gli omicidi, l'anno passato, sono stati quasi 20.000 e quest'anno li supereremo di sicuro. E in questi 20.000 non sono compresi tutti i morti che cadono sotto l'etichetta di enfrentamiento, come dire, scontro a fuoco, in cui la polizia ammazza circa altre 4000 persone all'anno.
C'è un discorso statale demagogico molto pericoloso, soprattutto se unito all'impunità del delinquente e al fatto che la polizia si è messa nel business della violenza e cioè che i poveri non sono colpevoli di nulla perché sono poveri. E questi delitti non si denunciano perché si sa che non ci sarà nessuna conseguenza per i criminali.

Fabrizio Dentini

Note

  1. “La Amenaza” di Silvia Luzi e Luca Bellino, ogni fine settimana negli ospedali della capitale arrivano 30/40 ragazzi ammazzati dal piombo.
  2. Il COVICIL, Comitato di Vittime contro l'Impunità nello Stato Lara, calcola che dal 2000 al 2007 sono stati commessi da parte dei corpi polizieschi venezuelani 33.259 casi di violazione dei diritti umani, come lesioni, violazione di domicilio, privazione della libertà, persecuzione, tortura, scomparsa forzata.