rivista anarchica
anno 41 n. 364
estate 2011


 

Dalla fame
All’obesità

In Cina circa 200 milioni di persone risultano in sovrappeso e il numero degli obesi arriverebbe a 90 milioni. Rispetto al 1992, un aumento rispettivamente del 39% e del 97%. Il fenomeno sembra colpire soprattutto i giovani che vivono nelle città. Una recente indagine su 80mila bambini cinesi ha registrato un aumento del 156% (centocinquantasei per cento!) degli obesi in soli dieci anni, dal 1996 al 2006.
Gravi le conseguenze dal punto di vista sanitario. Il diabete sta diventando la seconda causa di mortalità dopo l’ipertensione.
Fattori determinanti, un radicale cambiamento dei regimi alimentari e la riduzione dell‘attività fisica. Come in gran parte dell’Asia, fino agli anni sessanta l’alimentazione tradizionale delle zone povere, sia rurali che urbane, era costituita principalmente da riso, verdure, legumi, modeste quantità di pesce. Da qualche anno invece, in particolare tra le popolazioni recentemente inurbate, è aumentato il consumo di pasti completi già preparati nei numerosi punta vendita sorti nelle città. Dai supermercati poi, un vero incitamento al consumo di carne e di alimenti ricchi di sale, zucchero e grassi. Alimenti spesso importati dall’Occidente o comunque di produzione industriale (pane, pasta, dolci, bibite...).
Secondo le allarmanti previsioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), nel 2015 il numero degli adulti in sovrappeso sul pianeta potrebbe arrivare a 2,3 miliardi e a tre miliardi nel 2030. Nel 2005 erano “solo” 1,6. Ma di quei tre miliardi previsti, l’80% vivrebbe nei paesi in via di sviluppo. Un problema quasi inesistente, in quello che allora si definiva “terzo mondo”, fino a un paio generazioni fa. La scoperta di questa autentica epidemia, era emersa in tutta la sua drammaticità nel “Congresso internazionale sull’obesità” di Stoccolma del luglio 2010. Precedentemente, ancora nel 2001, il Worldwatch Institute aveva reso di pubblico dominio un dato fino a quel momento trascurato. Nel mondo, per la prima volta, il numero delle persone in sovrappeso corrispondeva a quello delle persone troppo magre, confermando che il numero degli obesi stava aumentando in maniera impressionante nei “paesi in via di sviluppo”, altrimenti detti “emergenti”.
Cina, India, America latina, Africa del Nord... in quasi tutto il “Sud” del mondo, la malnutrizione per eccesso ha superato come problema quello della sotto-alimentazione. E la contraddizione sembra non voler risparmiare nemmeno l’Africa subsahariana. Se nelle aree rurali prevale ancora la sotto-alimentazione, nelle città aumentano le persone troppo grasse. Uno studio condotto nel Burkina Faso, dove la popolazione urbana è aumentata di sette volte dal 1975, ha calcolato che una donna di città su tre è in sovrappeso, contro il 4% delle donne che vivono nelle campagne. Così come in un individuo possono coesistere obesità e carenze nutritive, in alcuni paesi africani è possibile incontrare nella stessa famiglia bambini obesi con nonni e genitori che hanno conosciuto la fame. Studi recenti sembrerebbero confermare che obesità, ipertensione e diabete colpiscono più facilmente i giovani dove le carenze nutritive hanno segnato le precedenti generazioni.
In India e in America centrale è stata presa in considerazione l’esistenza di una predisposizione ereditaria. Uno studio condotto in Messico (tra i più colpiti, in lista per il poco invidiabile record mondiale dell’obesità infantile) ha individuato un gene presente con una frequenza del 33% tra le popolazioni indigene maya e tarahumara. Sua, si ipotizza, la responsabilità del precoce insorgere del diabete di tipo 2, sempre più diffuso in una popolazione composta per l’80% da meticci.
E le cose sembrano andare ancora peggio in India.
Intervistato da Le Monde, fondatore del centro di ricerca di Madras (MDRF) aveva tracciato un quadro drammatico.“Il diabete – ha dichiarato- si diffonde in maniera impressionante nelle zone rurali, colpendo Indiani sempre più giovani e più poveri”. In passato malattia da ricchi abitanti delle città (almeno in India), sta ormai dilagando nelle campagne. Solo negli ultimi tre anni è aumentato del 25%, a causa dello “sviluppo” e per il cambiamento degli stili di vita.
La costruzione di strade asfaltate e l’aumento del potere di acquisto delle popolazioni rurali sarebbero i due fattori determinanti. I contadini non si spostano più a piedi o in bicicletta, ma in moto riducendo l’attività fisica quotidiana. L’uso sempre più diffuso di trattori ha dato un ulteriore contributo.
E in quasi tutti i villaggi gli scaffali dei piccoli negozi si riempiono di confezioni di cioccolato e altri dolciumi. Dopo aver saturato i mercati delle metropoli le grandi aziende dell’alimentazione (Pepsico, Cabbury...) si rivolgono ora a quelli rurali. L’effetto è stato particolarmente devastante perché, sostengono gli esperti “nella popolazione esiste una predisposizione genetica al diabete”. In alcuni stati (come nel Tamil Nadu, uno dei più sviluppati economicamente) il 10% della popolazione soffre di questa malattia, mentre ancora negli anni settanta la percentuale non superava l’1%. Ad essere colpite sono persone sempre più giovani (molti attorno ai trenta anni) e in un paese dove il 30% della popolazione vive nelle campagne le conseguenze potrebbero essere devastanti, sia per il sistema sanitario che per l’economia. Una dose di insulina corrisponde a diverse giornate di lavoro e quindi per molti contadini non esiste possibilità di cure.
Il centro di ricerca di Madras sta collaborando con alcune università statunitensi per “comprendere meglio i fattori genetici della malattia” i cui sintomi sarebbero diversi da quelli riscontrati negli Stati Uniti. E intanto gli addetti ai lavori (tecnici, industriali, politici...) continuano a invocare “sviluppo e progresso”.

Gianni Sartori