rivista anarchica
anno 41 n. 362
maggio 2011


ricordando Luigi Di Lembo

 

Gigi, il navigante

Per un dossier sul federalismo libertario, cui stiamo lavorando con gli amici della rivista Pollicino di Reggio Emilia, l’avevamo contattato. E aveva accettato di darci una mano. E invece il 24 marzo scorso Gigi Di Lembo, ricoverato all’ospedale di Livorno, se n’è andato, dopo un’ultima fulminante malattia che si è aggiunta ai tanti problemi di salute che da oltre 15 anni lo condizionavano.

Un bel ricordo di Gigi ha scritto Natale Musarra sul settimanale anarchico Umanità Nova del 2 aprile, ricordandone la figura originale, oltre che di appassionato e rigoroso ricercatore storico, anche di provetto navigatore.

Lo ricordiamo come un nostro caro amico, profondo nei sentimenti, che ha solcato la vita lasciando nei suoi scritti – come in tanti interventi pubblici, conferenze, ecc. – la testimonianza di un’appassionata adesione all’anarchismo, vissuto anche come una grande famiglia. Quella famiglia che oggi ne piange la perdita e che negli anni sentirà la sua mancanza.

A ponente un punto mirato
(a Gigi di Lembo)

A ponente un punto mirato
fra barbagli ondosi di mare piatto
s’avanza da molto lontano,
ché noi soltanto immaginiamo,
prode capitano della sua Quack
con ciurma appresso, chi lo sa?

Di certo, come la Stagione, arriverà
sicuro di trovarvi saldo riposo
nel seno maschio aragonese
per starci quasi un mese
pria di partir con vento mogio
in cerca di un nuovo approdo.

Ancor non lo si vede, ma giungerà
che il tempo è ancora indietro,
soltanto però di qualche metro,
poiché l’azzurro già striscia l’orizzonte
e Gigi è pronto a traguardar il monte
dell’isola di Ponza ed è subito qua.

Non lo si vede ancora, ma ci sarà.
L’inverno è ormai passato e lui lo sa
che aspetteremo il suo ritorno
guardando da ogni parte intorno
ora che siamo in molti a cercarlo
puntino nel mare verde smeraldo.

Qui a Ischia si è ancora increduli
che un capitano fra i più meritevoli
molli, senza troppi convenevoli,
gli ormeggi di una vita avventurosa
per andar dove eternamente si riposa.
Forse è ancora presto. Ma, tranquilli, verrà!

Jules Élysard