rivista anarchica
anno 41 n. 362
maggio 2011


Trentasette
anni fa


 

a cura della redazione

 

 

La copertina e l’interno della rivista sono sempre stati stampati separatamente, dal momento che l’interno è stampato ad un solo colore (nero) mentre la copertina è in bicromia. Il n. 30 (giugno/luglio 1974) era già in legatoria, con la copertina stampata, quando ci fu l’attentato di piazza della Loggia, a Brescia (28 maggio 1974). E la cosa ci parve subito così grave, da spingerci, seduta stante, a bloccare (e distruggere) le copertine già stampate per sostituirle con una nuova tiratura: Strage fascista: Brescia come piazza Fontana la scritta che campeggia nella nuova copertina. La nostra rivista, figlia del movimento di contro-informazione sulla strage di piazza Fontana e sull’assassinio di Pinelli, veniva “usata” come strumento di lotta e di partecipazione alle mobilitazioni da tante realtà del vivace movimento anarchico di allora e giustamente la redazione ritenne suo dovere fornire una rivista che gridasse la “nostra” verità su quel fatto sconvolgente. Ricordiamoci poi che in quegli anni dopo ogni attentato statal-fascista ci si domandava quando sarebbe successo il successivo, se la strategia della tensione avrebbe avuto una rapida accelerazione, se il colpo di stato fosse dietro l’angolo, ecc..
All’interno di questo numero di “A”, le “solite” cose. Un po’ di storia (la Settimana Rossa nel 60° anniversario), di politica interna (due editoriali di Amedeo Bertolo sui referendum e sulle Brigate Rosse), di politica internazionale (la situazione in Francia, la fine dell’impero coloniale portoghese).
Spazio, come su quasi tutti i numeri, viene dato anche al pensiero anarchico, in particolare con due scritti. Il solito Giampietro “Nico” Berti, la colonna della divulgazione della teoria anarchica nelle prime annate di “A”, questa volta si occupa della “fine” dello Stato, tra abolizione ed estinzione. Una nuova occasione per “fare i conti” con la predominante cultura marxista. Il medesimo taglio ha l’intervista di Paolo Finzi allo storico Pier Carlo Masini sulla sua biografia di Carlo Cafiero, appena pubblicata da Rizzoli: il titolo di questa intervisa (Il programma di Marx è una grossa assurdità reazionaria) riprende un’affermazione dell’anarchico pugliese ed è testimonianza del taglio fortemente polemico che l’intera equipe di “A” porta avanti nell’affermare l’autonomia del pensiero anarchico dalle multiformi versioni del pensiero marxista.
Tra tanti scritti così densi, trova spazio – e merita di essere segnalata – una favola (“L’aquilone della libertà”). E l’anarchia non è anche una favola? – scrivono i due autori, Cinzia e Riccio, nella loro presentazione – Da trasformare in realtà viva... Nel mondo che noi auspichiamo racconteremo ai bambini la favola di coloro che preferirono la morte alla schiavitù, la verità all’ignoranza, all’oscurantismo, all’ipocrisia, l’idea e la ribellione alla violenza costituita. Nessuno e niente sarà dimenticato nel tempo in quella dimensione di uomini liberi e uguali.