rivista anarchica
anno 41 n. 362
maggio 2011


lettere

 

Ancora sul numerone speciale per i 40 anni di “A”

il numero speciale è davvero bellissimo. Orgoglioso di leggere A.

Enrico Ambrosi
(Montecchia di Crosara – Vr)

Ciao Paolo,
ti volevo dire che sono finalmente riuscito a leggere il numero speciale di “A” e devo dire che mi ha davvero colpito. L’ho sfogliato insieme alla mia compagna e ai nostri quattro figli ed è stato bello riassumere loro pezzi di storia del nostro movimento e aneddoti simpatici dell’attività dei gruppuscoli che abbiamo alimentato o frequentato in tutti questi decenni.
Avete fatto un gran lavoro che ci regala un po’ più di orgoglio di appartenenza e consapevolezza dell’estrema dignità della lotta intrapresa. Per quanto possa accadere nel mondo, l’anarchismo non morirà mai perché attinge alla più vera essenza degli esseri umani.
Un abbraccio libertario da tutti noi.

Valerio, Monica, Ariele, Miriam, Edna e Natan Pignatta
(Semproniano – Gr)

 

Da Francesco Saverio Merlino alla “concorrenza” economica

Ogni volta che Gianpietro Berti scrive e relaziona sui grandi personaggi del libertarismo come Francesco Saverio Merlino (la relazione presentata al convegno di studi su Merlino ad Imola nel luglio del 2000, pubblicata sullo scorso numero di “A”) non si può che apprezzare tale lavoro che induce sempre ad una riflessione critica e profonda.
L’analisi e la conoscenza del pensiero di Merlino nella società attuale da spazio a ragionamenti e considerazioni politiche si stampo libertario e antiautoritario. Merlino è il pensatore libertario che ha smantellato Marx dal punto di vista Economico facendolo anche dettagliatamente e “scientificamente”. Ha la consapevolezza che non si può e non si deve raggiungere un eguaglianza effettiva tra gli uomini semplicemente perché essi sono diseguali e ancora più dal punto di vista delle capacità economiche.
Il Socialismo di Merlino ha in sé elementi liberali e libertari, un pensiero laicizzato che da spazio alla sperimentazione e alla concorrenza economica, accettando l’idea stessa di libero mercato. Merlino infatti anticipa le mostruosità dei “totalitarismi economici e politici” di quella che sarà la società socialista che impone e non accetta la libertà di scelta, di accordo e di scambio anticipando quello che sarà il collettivismo sovietico, cinese , coreano ecc.. Tornare ad una giusta concorrenza allora, dare spazio al libero e mutuo mercato, ad un progetto anarchico liberal-libertario o formulare un anarchismo liberalsocialista. L’ingiustizia e la mostruosità dell’attuale liberismo capitalista consiste nella non estensione della concorrenza dove non c’è quasi mai stata: tra gli sfruttatori. Come ha sottolineato Federico Tortorelli la questione della concorrenza è sempre stata incompresa tra gli ambienti di “estrema sinistra”, la si è voluta vedere come il demonio, il cane che morde senza capire che se ci fosse la concorrenza tra i capitalisti, o meglio: tra gli oligopolisti, il peso dello sfruttamento dei ceti subordinati si ridurrebbe in termini reali a qualcosa di trascurabile. La concorrenza agisce efficacemente contro i prezzi alti solo se non ha le mani legate o impastate, non dipende mai dal numero dei pretesi concorrenti, ma dalle condizioni di libertà.
Parlare di libertà e sperimentazione diviene unitile, finché lo Stato coercitivo interviene a limitare la libertà dei soggetti che intraprendono nuove attività concorrenti. Anche le alte tassazioni settoriali sono di fatto altrettanti monopoli di Stato. Statalismo e capitalismo tendono incessantemente ad amalgamarsi nel peggio a vicenda, con una giusta riflessione si deve analizzare cosa produce un eventuale concorrenza al di fuori di questa amalgamata oligarchia.

Domenico Letizia
(Maddaloni – Ce)

 

Il governo, uno strumento?

Durante la Resistenza a Carrara il CLN comprendeva anche gli anarchici i quali però entrarono non come tali, bensì “offrendosi” come libertari! Pudore, ipocrisia, mercanti nel tempio? Mah! Forse non si saprà mai, ma il fatto resta.
Quel CLN locale emanò una serie di DECRETI che interessavano espropriazioni ed incorporazioni di beni al fine anche di sostenere la lotta dei partigiani. Devi sapere che i decreti dei CLN, per avere valore, dovevano essere approvati alla unanimità. Dopo la guerra, caduto il governo Parri,buona parte di questi decreti non vennero riconosciuti e questo avvenne in concomitanza del fatto che contemporaneamente gli anarchici non si trovavano più “dietro la scrivania”.
Ci fu anche l’episodio, sempre decretato dal CLN, di raccogliere un prestito “forzoso” ai cittadini abbienti per sostenere le formazioni partigiane, i bisognosi, l’ospedale ed il ricovero per gli anziani. Mio padre fu incaricato dal CLN di procedere.
Per prima cosa convocò il direttore della Banca Commerciale e si fece dare l’ammontare liquido dei depositi, per accertarsi su chi dovesse concentrare l’attenzione. Questo ovviamente in maniera ufficiosa e fino ad adesso notizia inedita! Poi convocò nella sede distaccata della formazione Gino Lucetti, ai piedi delle montagne, uno per uno i cittadini più abbienti, i quali, senza la minima violenza, tutti acconsentirono a sottoscrivere una somma. Per quanto riguardò invece gli industriali del Marmo, li convocò direttamente nella cava in alta montagna dove risiedeva il comando della formazione partigiana. Tra i convocati ci fu un industriale che protestò asserendo che i soldi Ugo li avrebbe dovuti prendere dai fascisti, e non da noi che siamo sempre stati antifascisti!!! Ugo rispose semplicemente che proprio perché siete antifascisti avete l’obbligo anche morale di sostenere la lotta contro il fascismo, per sostenere i bisogni dei più deboli e di chi combatte armi alla mano il nazi-fascismo. Caso strano anche questo fu possibile perché quegli anarchici stavano dietro a quella scrivania fino all’altro giorno occupata da Companys.
Caro Paolo, quando Malatesta nel suo articolo che riguarda il regime della proprietà dopo la rivoluzione prospetta differenti soluzioni per arrivare in modo pacifico ad una scelta finale e condivisa, mi dici cosa attua, cosa suggerisce se non l’adozione di un periodo transitorio per arrivare a quello che lui considera in fine il regime economico più giusto che lui ritiene sia il comunismo anarchico? Il potere, o meglio il Governo, secondo me è uno strumento che in quanto tale può essere usato in differenti maniere, manca la prova di cosa gli anarchici avrebbero potuto fare se lo avessero usato, anche solo per vigilare che non venisse usato per reprimere e per costringere altri nelle strettoie di un pensiero unico. Berti sostiene che ci manca la teoria della politica, io ritengo che ci siamo intrappolati in un Dogma, quel dogma che un agnostico come Berneri considerava un limite per l’attualizzazione e la modernizzazione del pensiero anarchico. Possibilismo e sperimentazione, questo devono garantire gli anarchici quel giorno che decideranno di prendere il posto di Companys e non quello di imporre la loro morale con la forza. Far del male a fin di bene, si arriva solo al male, come l’ancoraggio al dogma produce solo superstizione.

Alfredo Mazzucchelli
(Carrara)

Vignetta di Simone & Erika

Somali e carabinieri

A Roma una ragazza è stata violentata da due immigrati somali. Il sindaco della città, il fascistoide Gianni Alemanno, ha per rappresaglia fatto sgomberare con la forza un immobile fatiscente nel quale aveva trovato rifugio un folto gruppo di profughi dalla Somalia, costringendo decine di persone incolpevoli a rimanere senza riparo notturno con temperature sotto lo zero. Qualche giorno dopo, due carabinieri hanno violentato una donna arrestata per un banale furto in un grande magazzino. Ora aspetto che, per coerenza, vengano chiuse e sgomberate anche le caserme dei carabinieri.

Enrico
(Roma)

 

Botta/Caro Oliva, non sono d’accordo

I due articoli di Carlo Oliva “Il dèmone serotino” e di Antonio Cardella “Una stagione da basso impero” (“A” 360, marzo 2011) mi sembrano in contraddizione con l’orientamento di una rivista libertaria (su cui certo può “uscire”, nel senso di andare ad extra ogni opinione, ogni argomentazione, ma magari con un contraddittorio, con una replica anche redazionale). Ciò vale soprattutto per l’articolo di Oliva, meno per quello di Cardella.
Cerco di articolare le mie critiche.
A) Prendere le parti della magistratura, come sostanzialmente fa Oliva, è posizione che mi sembra poco libertaria, che trovo strana, perché leggo Oliva e lo ritengo decisamente alieno da suggestioni autoritarie. Distinguere tra diritto e legge (come fa correttamente – sullo stesso numero di “A” – Domenico Letizia in “Per una storia libertaria del diritto) va benissimo, non va bene invece concentrarsi solo sulla legge, eternandola. Che tale legge, poi, vada contro un rappresentante dello stato, non è di per sé garanzia di”libertarismo” (parlo da libertario non anarchico, come credo molti lettori ormai sappiano, anche perché rompo spesso le scatole con tale distinzione), ma espressione di uno dei paradossi della legge stessa (su cui credo che le critiche contenute, in forma metaforica e non in tutte le opere di Franz Kafka credo la dicano più lungo di ogni tomo di filosofia del diritto...), che si ritorce contro chi la fa, in questo caso contro chi ne accetta la logica (l’autore dell’articolo, senz’altro libertario, dà per scontato che i giudici abbiano ragione, ma anche che il segnale rivelatore più grave del berlusconismo sia nella vicenda Ruby e simili) .
In questo senso, quindi, probabilmente, faute de mieux e in via provvisoria (cioè prima dell’avvento di un’auspicabile società più“libera”, se non libertaria), converrà accettare la tripartizione dei poteri di origine liberale-illuminista, che – quantomeno, pur se in modo molto imperfetto – tutela il cittadino, non solo il superpotente e il tycoon (in Berlusconi le due cose stanno assieme, con un’endiadi preoccupante) rispetto allo strapotere della legge.
B) Oliva, certamente ben intenzionato nel suo”antiberlusconismo” (non sono un berlusconiano né uno dei ”berluscones” di ritorno, vorrei ribadire) perde di vista come e su che cosa si possa (e debba, aggiungo) veramente attaccare il premier: come quando per esempio attacca i gay (“grazie a Dio non lo sono”, aveva proclamato mesi fa; ora, al convegno dei Cristiani riformatori di sabato 26 febbraio nega la possibilità di riconoscere i matrimoni gay come nega loro la possibilità dell’adozione dei figli).
In forma elegante, sembra esserci in Oliva un moralismo “curioso”. Non vorrei proprio (ma non credo lo faccia – talora il messaggio non arriva al ricevente, si blocca a metà strada, nel medium o il ricevente è troppo suscettibile, dove il ricevente è chi scrive, non voglio universalizzare) che rimpiangesse la tradizione dei padri, “buoni, morigerati” (Quando, dove? Di mio papà ho appreso, 20 anni dopo la sua morte e appena scomparsa mia mamma, che aveva un’amante). È solo un esempio, reale, però, di quella che chiamo, citando una volta tanto Marx “the old shit”, la vecchia cacca dell’ipocrisia travestita da moralità.
Una delle cose peggiori del grande (sia detto con sincera ammirazione!) Pierre-Joseph Proudhon, oltre al suo vomitevole antisemitismo, che lo avvicina al peggio del cattolicesimo e oggi come sempre al fanatismo islamico, è la sua misoginia e il suo moralismo sessuofobico (si legga “La Pornocratie”, Paris, L’Herne, 2009; il testo è anche in alcune traduzioni italiane, non sempre eccelse). Un motivo per favorire e preferire invece Charles Fourier che, contrariamente a quanto dice Proudhon, non era Fourier le fou (“Fourier il folle”), né un libertino-debosciato, ma voleva favorire, con criteri organizzativi e “seriali” le passioni, di cui quella erotica e sessuale è certo la più forte, per molte persone, di qualunque orientamento “sessuale”. Strano, per chi altrimenti sarebbe fautore del “libero amore” trasformarsi in una sorta di Catone, anzi in qualcosa di peggiore, almeno tendenzialmente.
C) Vorrei precisare il fatto che , da garantista, ritengo persino Berlusconi “innocente” fino a prova contraria; ma anche che, comunque, se fossero veri i fatti contestati, sarebbero vomitevoli non per l’età del potente (immemori del fatto che i patriarchi biblici “conoscevano” ragazzine, solo i “cattoliconi”, ma anche i baciapile di ogni orientamento – di cui certo non fa parte Oliva – si stracciano le vesti per questo, Goethe e Schopenhauer in tardissima età concupivano ragazzine) ma perché c’è di mezzo il denaro, “l’universale mezzana” (Shakespeare) che induce alla prostituzione più bassa, quella delle pre-arrampicate sociali. Tutto il resto è roba da parrucconi, da “neopiagnoni” andati a male!
Diversa sarebbe la questione della menzogna eventualmente (vedi sopra) detta dal Cavaliere, menzogna da cui però anche Bill Clinton era riuscito a salvarsi, poco più di 12 anni fa.

Eugen Galasso
(Bolzano)

 

... e risposta/Osservazioni interessanti, ma...

Devo essermi espresso davvero male (ed è quindi colpa mia) se dal mio scritto risulta che prendo per principio le parti della magistratura e do per scontato che i giudici abbiano sempre ragione.
Questo punto di vista è talmente lontano dal mio che addebitavo ai difensori interessati di Berlusconi proprio la tendenza a servirsi, nella polemica, di argomenti di tipo squisitamente giudiziario, come la presunzione d’innocenza e l’onere della prova, senza preoccuparsi minimamente dell’aspetto morale della questione. Aspetto morale che, a mio avviso, non ha a che fare tanto con le pure e semplici frequentazioni sessuali del premier, quanto con la pratica organizzata della prostituzione, con tutto il bagaglio di violenza implicita e corruzione che essa comporta. Sarà moralismo, ma mi sembra un punto sui cui non si può transigere.
Certo, non è questo l’unico addebito che si possa muovere al tipo, ma in un articolo bisogna per forza affrontare un problema per volta. Per il resto, le osservazioni di Galasso mi sembrano interessanti e non posso che ringraziarlo per l’attenzione che mi ha dedicata.

Carlo Oliva

 

Quelle sacche pesanti

Cara amica “A”,
compagna insieme alle tue sorelle Volontà, diventata poi Libertaria, Interrogations e alle più impegnative pubblicazioni Eleuthera, quanto e quale tempo passato insieme? Quarant’anni vissuti intessendo un rapporto intenso per lo più silente, leggendo e confrontando i contenuti espressi nelle tue pagine in maniera dinamica con il mio pensiero, spesso in piena sintonia, altre con distacco critico. Ma il compito di una rivista consiste nello stimolare in confronto tra vari punti di vista e convinzioni.
Una rivista è fatta da chi scrive, ma anche da chi legge perché se non ci fosse chi legge che senso avrebbe lo scrivere? Ed è proprio per questo, ti ricordi cara amica, quando mi occupavo di accompagnarti nelle edicole milanesi e mi raccomandavo con gli edicolanti, intrattenendomi a conversare un po’ con loro esortandoli ad esporti in maniera visibile in modo che tu raggiungessi più sguardi possibili di passanti curiosi di conoscere il mondo di “A” e portandoti con sé in modo tale che questo diventasse un evento che desse scaturigine ad una nuova, duratura frequentazione consuetudinaria.
In fondo, la fatica era tanta: mi spezzavo le braccia con quelle sacche pesanti che portavo in giro a piedi e spostandomi con i mezzi come la metro, i tram e gli autobus per tutta Milano. E quanta soddisfazione, quando alla fine il giro si allargava e le vendite aumentavano. A te avevo dedicato umilmente quasi tutto il mio tempo. Un periodo di militanza a tempo pieno.
Poi mi sono allontanato per completare la mia formazione artistica, l’altra grande mia passione coltivata fin da piccolo. Quel periodo di pratica politica è stato per me molto importante: nato spontaneamente come anarchico fin dall’età della ragione, ho conservato questa consapevolezza, maturandola ed espandendola, anche nell’ambito del mio lavoro, accompagnato dalla tua lettura, qualche volta interloquendo.
Un caro abbraccio ed un augurio di buona vita.

Tommaso Bressan
(Forlì)

 

Vi leggo con interesse perché...

Mi chiamo Daniele e sono un giovane di 19 anni. Ho conosciuto la vostra rivista grazie ad un professore che ho avuto alle scuole superiori. Sono ormai sei anni che vi leggo su internet con estremo piacere e non senza una certa ansia per “il prossimo numero!”. Vi leggo anche in versione cartacea, quando ho la possibilità di procurarmela. Ho anche avuto il piacere di conoscere, grazie ad alcune conferenze, Filippo Trasatti, Francesco Codello, e Paolo Finzi ed ho notato che voi anarchici di “A” o di Libertaria o magari anche di altre riviste, non solo non siete quel tipo di personaggi che mi aspettavo, cioè, lo sapete meglio di me, gente che non ha voglia di far niente, che spaccano tutto e fanno solo casino.
ìAl contrario siete persone serie e speciali, come ormai è difficile trovarne, di profonda umanità, di ferrea coerenza rispetto alle proprie idee e poi, cosa più importante, con la voglia di sperimentare, di vedere cosa succede, di provare, magari col rischio di sbagliare, ma poi correggersi, puntando sempre all’obiettivo di un mondo migliore, più giusto, più umano, più rispettoso. Sulla via insomma di trovare le azioni, i comportamenti, l’organizzazione economica, le modalità di produzione ma anche il raggiungimento di uno stato di benessere e di maggiore serenità e felicità per tutti. Questo è ciò che ho compreso conoscendovi meglio e leggendo A Rivista anarchica.
Altro che andare in piazza a far casino e a spaccare tutto per divertirsi! Voi state proponendo, dando anche preziosi suggerimenti, un diverso e migliore modo con cui si potrebbe vivere in armonia con se stessi, con gli altri e con l’ambiente e spiegate tante volte anche come fare. La portata delle vostre idee è gigantesca, non priva di momenti di furore e altri di delusione e amarezza certo, ma grande, convinti come siete che quello attuale non sia il migliore dei mondi e l’unico possibile. Prima di incontrare l’insegnate di cui vi dicevo, essendo da sempre curioso, ho iniziato a interessarmi di politica seguendo con apertura mentale tutte le posizioni che ci sono nei mass media senza però essere stato colpito in particolare da un’idea o una persona rispetto alle altre. La conoscenza invece del vostro ideale è stata per me al limite dello stupore e dell’incredulo, in assoluto la migliore idea o il miglior ideale che sia mai stato pensato, impraticabile, impossibile e utopistico quanto volete ma in assoluto il migliore. Quello su cui bisogna puntare. cercando di andare in una certa direzione.
Senza determinate idee non si va da nessuna parte o, meglio, si va nella direzione che porta alla morte, all’odio, allo sterminio, alla violenza, alla sofferenza ed infine all’autodistruzione dell’uomo. Se non si rispetta l’ambiente, il diverso, il più debole, gli animali, la natura...ci si avvia nella direzione sbagliata. E voi lo insegnate bene che ogni nostra azione, anche involontaria o incosciente, ha ripercussioni su tutto il resto; è per questo che vi leggo con piacere e ritengo fondamentale che ci siano persone che hanno una visione diversa, critica e più lucida della società rispetto agli altri. Ora io non so se definirmi anarchico o meno perché è un’etichetta che alla persona normale che non vi conosce fa venire in mente subito qualcosa di negativo e distruttivo. In ogni caso mi interessano le idee anarchiche e sono d’accordo su molte cose e argomenti che trattate e cerco anche di mettere in pratica qualcosa anche se nella nostra società è sempre più difficile e la soluzione, secondo me, è uscire dalla società e migliorare se stessi. Vi vorrei aiutare in qualche modo e non ho ancora capito se leggervi su internet è un modo per aiutarvi oppure no....visto che qui suppongo che non abbiate spese di stampa come col cartaceo.
Ho visto con piacere che, ultimamente, state pubblicando anche articoli e dossier sull’antispecismo e sul veganismo, argomenti su cui mi sono informato molto in questi mesi scoprendo e conoscendo anche persone che magari, pur non conoscendovi, cercano di interpretare il presente e di agire nella giusta direzione; mi riferisco agli igienisti naturali e ai fruttariani che in Italia, da qualche anno, si stanno diffondendo sempre di più. Queste persone stanno arrivando a delle conclusioni che, a mio parere, potreste condividere, anche totalmente. Valdo Vaccaro, un igienista naturale di Udine, tramite il suo blog spiega gratuitamente come raggiungere uno stato ottimale di salute senza farmaci ma autogestendo la salute tramite l’alimentazione e tutta una serie di altri semplici accorgimenti. Valdo Vaccaro, ma anche la maggior parte degli igienisti e fruttariani, come Luciano Gianazza, non si fermano solo al discorso della salute, ma spiegano anche come questo stile di vita abbia grosse ripercussioni contro le multinazionali dei farmaci e dei vaccini, le grosse industrie alimentari, delle bibite, dei fast food... Molte cose non in contrasto ma anzi a favore dell’ideale anarchico e ecologista (e qui devo fare i complimenti a Adriano Paolella e a Zelinda Carloni per i loro interessantissimi dossier) che state da 40 anni diffondendo!
Un saluto e un abbraccio, sperando di risentirci.

Daniele
(Roma)

 

Vegani e vegetariani

Vorrei tornare sul dossier vegano pubblicato sul n° 353 di “A” (maggio 2010).
Innanzitutto alcune domande:
1) Per coltivare i vegetali bisogna “difenderli” da animali e insetti “nocivi” (ad esempio topi, lumache e dorifere). Un vegano come fa?
2) Con l’avvento della Varroa Destructor le api non curate o selvatiche sono morte. Possiamo rischiare l’estinzione della specie apis? In caso contrario, come fare?
3) Quando strappo una carota per mangiarla o taglio un albero per procurarmi la legna per la stufa so di uccidere esseri senzienti. Cosa ne pensano i vegani?
Infine vorrei invitare gli estensori del dossier vegano ad approfondire la conoscenza del mondo vegetariano.
Come in tutti i movimenti ci sono diverse anime: per alcuni il non mangiar carne è solo una dieta, altri sono giunti al vegetarianesimo dopo tutto un percorso e quindi ne fanno uno stile di vita.
Con affetto

Roberto Panzeri
(Valgreghentino – Lc)

 

Ma lo Stato non è la Patria

“Guarda,
c’è una bandiera
che non ha i colori
della tua...”
(da La bandiera, una canzone di Edoardo Bennato)

Questo periodo di festeggiamenti per il 150° dell’unità d’Italia ci ha permesso di vedere un rigurgito di patriottismo di non poco conto. Patriottismo che è sfociato “casualmente” in una nuova guerra coloniale in Libia per l’accaparramento di risorse e materie prime indispensabili all’Occidente assatanato di energia.
La situazione è grottesca. Il coro di amor patrio che si è levato tra la popolazione ha per un verso una caratteristica funzione anti-Lega Nord e quindi antirazzista e antisecessionista. Per altri invece ha proprio una funzione militarista, patriottica in senso destrorso e filofascista. Con l’esposizione e l’adorazione della bandiera i primi affermano la loro esistenza in un mondo che vorrebbe la lotta civile interna per il trionfo dell’ego e i secondi manifestano il loro delirio di potenza per esportare all’estero l’italico ingegno, l’impegno nucleare espressione di forza e le aspirazioni da potenza industrial-militare-mafiosa.
Tutti comunque, anche insospettabili persone intelligenti della sinistra pacifista, convergono sulla bandiera italiana come un nuovo simbolo di identità personale, politica e di popolo, identità che sfugge ormai di fronte alla carica degli ipermercati e dei programmi televisivi pervenuti a un livello di perfezione in quanto a capacità di convinzione e rimbambimento totale.
Il processo storico del Risorgimento è stato in tutte le occasioni di questo ripescaggio pseudo- cultural-patriottico bistrattato e modellato sulle esigenze odierne, nascondendone vizi e distorsioni, massacri e ingiustizie di ogni genere che lo hanno caratterizzato (l’assedio di Gaeta, l’eccidio di Bronte, le operazioni antibrigantaggio ecc.).
Il problema nasce dal fraintendimento su quello che è l’amore per la propria terra e i propri conterranei che non può coincidere con il concetto politico-militare di Patria né tanto meno con quello di Stato. Come ha scritto Mikhail Bakunin (Patria e nazionalità) «lo Stato non è la Patria; è l’astrazione, la finzione metafisica, mistica, politica, giuridica della Patria». E oggi oserei dire che per esprimere l’amore per il proprio luogo e cultura ci serva addirittura una nuova parola perché “patria” davvero ha ormai solo accezioni completamente negative che ricordano solo stupri etnici, guerre impari per il controllo delle risorse e violenze militari criminali gratuite per il piacere di annichilire altri esseri umani...
“Nostra patria è il mondo intero” recita una nota canzone anarchica. Non esistono altre posizioni ideologiche e culturali che questa, se vogliamo escludere per sempre la possibilità dell’ego di razziare e violentare altre vite in nome di presunti ideali che sono solo l’espressione di interessi economici di classe o politico-gerarchici

Valerio Pignatta
(Semproniano – Gr)

 

I nostri fondi neri

Sottoscrizioni.
Paolo Facen (Feltre – Bl) 20,00; Aurora e Paolo (Milano) salutando Tatsuru e Misato Toda, 500,00; Aldo Vincenzo Pamparana (Biella) 10,00; Roberto Angelini (Spoleto – Pg) 5,00; Pasquale Messina (Milano) “ricordando mio padre”, 50,00; uno (Milano) 2,00; Daniela Belloni (Caprie – To), 5,00; Franco Melandri e Rosanna Ambrogetti (Forlì) 20,00; Enrico Calandri (Calandri), 100,00; Alessio Deccianna (Carmiano – Le) 6,00: Egidio Colombo (Quartu Sant’Elena – Ca) 20,00; Giampiero Landi (Castel Bolognese – Ra) 50,00; Spazio culturale libertario “29 luglio” (Carpi – Mo) ricavato cena benefit, 100,00; Frigerio-Gilio (Lecco) per rinforzare la coscienza, 20,00; Giampietro Mambretti (Lecco) 50,00; Mario Bielli (Tavernole s/m – Bs) 20,00; a/m Massimo Ortalli, Ivan Montefiori (Imola – Bo) 20,00; Stefano Stoffella (Rovereto – Tn) 30,00. Totale euro 1.028,00.

Abbonamenti sostenitori. (quando non altrimenti specificato, trattasi di euro 100,00). Giulio Abram (Trento) 125,00; Alberto Panzeri (Valgreghentino – Lc); Sergio Loise (Cosenza); Enrico Calandri (Roma); Fabrizia Golinelli (Carpi); Nicola Casciano (Novara); Andrea Albertini (Merano – Bz) 150,00: Alessandro Marutti (Cologno Monzese – Mb); Maurizio Guastini (Carrara) 200,00: Mara Galassi (Milano). Totale euro 1.175,00.