rivista anarchica
anno 40 n. 355
estate 2010


dossier Russia

Il movimento anarchico in Russia
di Mikhail Tsovma

Dalle rivoluzioni del 1905 e del 1917 ai giorni nostri.

 

Se è vero che la Russia ha dato al movimento anarchico internazionale numerosi e interessanti pensatori e organizzatori – da Bakunin e Kropotkin a Makhno, Volin e tanti altri – il movimento in sé non è stato capace di radicarsi stabilmente nel paese, che negli ultimi secoli è stato soggetto a un dominio autoritario e talora totalitario. Importanti eccezioni sono state le rivoluzioni del 1905-07 e del 1917-21, quando gli anarchici godettero di un certo appoggio e il movimento visse momenti di rigoglio. Questi momenti, però, furono abbastanza brevi e dopo la liquidazione di anarchici negli anni venti, da parte dei bolscevichi, per vari decenni il movimento non fu più presente nel paese – tutti gli anarchici erano stati uccisi, incarcerati, costretti alla clandestinità o a lasciare la Russia.
Bisogna capire che la situazione del movimento anarchico in Russia e nella ex Unione Sovietica è molto diversa da quella degli altri paesi europei (mentre possiamo paragonarla a quella della Cina del dopo Mao). Gli ultimi resti del movimento nell’Urss erano stati fisicamente eliminati negli anni trenta. Nei sessant’anni che seguirono ogni voce anarchica nel paese fu messa a tacere con la violenza. Mentre in paesi come la Bulgaria, gli anarchici che vi erano emigrati dopo la Seconda Guerra mondiale riuscirono a vedere la rinascita del movimento alla fine degli anni ottanta, in Russia, in pratica, nessun anarchico era sopravvissuto tanto a lungo. Alla caduta dell’URSS restavano probabilmente solo quattro vecchi anarchici, che erano giovanissimi negli anni venti – quando gli ultimi gruppi furono liquidati, ed erano ormai vecchissimi e in precarie condizioni di salute (grazie ai gulag) nel 1989-90, al riemergere del movimento. Per questo, in sostanza non esisteva nessuna tradizione viva dell’anarchia quando il movimento ripartì da zero, venti o venticinque anni fa.
Mosca, 19 gennaio 2010.
Manifestazione in ricordo degli antifascisti assassinati dalle bande neonaziste

Diverso orientamento

Solo a partire dalla perestroika, vari dissidenti e iniziative sociali indipendenti si riproposero apertamente. Il movimento anarchico non fece eccezione, anzi, gli anarchici furono tra i più attivi nell’opposizione, nel periodo 1988-1992. Fin dai primi anni ottanta erano presenti alcuni piccoli gruppi clandestini che poi sarebbero diventati il primo nucleo del rinascente movimento. Uno di questi gruppi e probabilmente il più autorevole, l’Obschina (Comunità), aveva sede a Mosca, e nel periodo della perestroika pubblicava un influente samizdat con lo stesso titolo. In precedenza era stato un gruppo marxista clandestino (bisogna tenere presente che in uno Stato orwelliano com’era l’Unione Sovietica, l’influenza dell’ideologia ufficiale era enorme, mentre le altre opinioni e idee era severamente censurate), dal 1987 si presentava come un gruppo «socialista indipendente». Questo diverso orientamento fu soprattutto dovuto alla conoscenza della critica bakuniniana al socialismo di Stato, oltre che di altre tendenze socialiste e anarchiche. L’Obschina faceva parte del montante movimento «informale», un aggettivo che qualificava tutte le attività non controllate dal partito comunista – dai gruppi che difendevano i monumenti storici dalla distruzione agli ambientalisti, fino alle emergenti organizzazioni politiche. Con l’avvento della glasnost e della perestroika, il controllo ideologico si era leggermente allentato e si apriva uno spazio per una certa attività pubblica alla luce del sole.
Veri gruppi che sostenevano i principi dell’autogestione formarono nel 1989 una confederazione anarco-sindacalista (KAS). Nel 1989-90 la stampa anarchica in Russia arrivò in certe occasioni a tirature da 10.000 a 30.000 copie. Per un certo periodo la KAS funzionò come organizzazione comune di vari gruppi anarchici, non necessariamente anarco-sindacalisti. In seguito nel 1990-91, nacquero altre reti e federazioni.

Antifascismo “in stile russo”
(la grafica utilizzata è quella dei tradizionalisti russi)

Gli anarchici oggi: pochi ma...

Dopo il fallimento del colpo di Stato tentato dall’ala dura dei burocrati comunisti, nell’agosto 1991, il governo sovietico cessò di esistere e nuovi Stati emersero dalle macerie dell’Unione Sovietica. Le riforme liberali – privatizzazione, liberalizzazione dei prezzi, che furono anche caratterizzate da una forte inflazione – provocarono una «insoddisfazione per la politica» tra la maggioranza della popolazione. L’esistenza nella nuova Russia era diventata una gara per la sopravvivenza sotto il «capitalismo selvaggio». Questo fatto ha anche ucciso in pratica i movimenti democratici di massa, che hanno da allora cominciato a declinare. Nell’ultimo decennio del Novecento anche gli anarchici hanno attraversato diverse crisi. Mentre il movimento era stato tra gli oppositori più attivi e decisi sia del comunismo sovietico sia del capitalismo, dal 1993-94 ha subito un notevole declino. Negli ultimi anno del secolo resisteva una piccola rete di gruppi, attivi soprattutto in campo ambientalista e nelle campagne contro la guerra. Solo al volgere del secolo ci fu una leggera crescita numerica, soprattutto a causa dell’afflusso di giovani che venivano dalla scena emergente punk e autonoma. Ma il problema rimane: pochissimi giovani restano nel movimento per il tempo che basta per dare un apporto di maturità, di conoscenza e di esperienza. L’elevato ricambio resta un problema.

Sui fogli i nomi di alcune vittime della violenza neonazista

La più ampia rete anarchica oggi presente è quella di Azione Autonoma, che si pone come organizzazione comunista libertaria ed è composta soprattutto da giovani impegnati nelle lotte sociali, antifasciste ed ecologiche. In Russia sono anche presenti varie organizzazioni anarco-sindacaliste, di piccole dimensioni. In Siberia gli anarchici sono l’anima della Confederazione del lavoro siberiana (SKT), l’unica organizzazione sindacalista rivoluzionaria che risale agli anni novanta ed è un attivo sindacato di minoranza in vari centri della Siberia. I Khraniteli Radugi (Guardiani dell’Arcobaleno), che negli tra gli anni novanta e l’inizio del nuovo secolo avevano organizzato varie manifestazioni per l’ambiente, si sono dissolti, ma gli anarchici sono ancora attivi in varie lotte ambientaliste sul piano locale, come nella campagna antinucleare. Un numero notevole di anarchici non appartiene a nessuna delle organizzazioni di dimensioni nazionali, ma è invece attivo nei collettivi e nelle lotte locali.

L’avvocato e militante socialista Stalislav Markelov

Nel complesso parliamo ancora di non più di qualche migliaio di attivisti a livello nazionale, che non è un grosso numero. Ma gli anarchici rappresentano spesso una voce forte e indipendente nelle lotte sociali nel paese. Rispetto al decennio passato c’è stata una certa crescita quantitativa e qualitativa del movimento e una presenza molto vivace degli anarchici è riscontrabile non solo a Mosca, a San Pietroburgo e in altre grandi città, ma anche in numerosi centri della provincia.

Mikhail Tsovma

Per sostenere gli anarchici russi

Il curatore di questo dossier, Mikhail Tsovma, informa che chi volesse sostenere l’attività degli anarchici russi,
può effettuare un bonifico alla Croce Nera Anarchica di San Pietroburgo (e-mail: a4kpiter@gmail.com).
Sono accettati solo bonifici da privati.

Ecco le coordinate bancarie:
Banca: VTB24 (JSC)
Succursale: 7806 San Pietroburgo – Russia
Numero conto: 30301 840 2 00001060000,
Codice swift: CB GU RUMM
Beneficiaria: Vargina Yekaterina
40817978603060007327