rivista anarchica
anno 40 n. 355
estate 2010


Sul filo della memoria
di Franco Bertolucci

Una mappa in Toscana dei luoghi goriani tra storia e leggende.

Lapidi dedicate a F. Ferrer e P. Gori a Rosignano Marittimo (Li)
(Archivio fotogr. Biblioteca F. Serantini – Pisa)

Provincia di Livorno

Livorno ha dedicato nel Secondo dopoguerra importanti manifestazioni commemorative a Pietro Gori e anche nel recente passato è stata sede di un convegno di studi (2008). Nella città labronica la presenza anarchica è sempre stata forte fin dai tempi della Prima internazionale e ha scritto pagine importanti della storia dell’anarchismo toscano. Pietro Gori è legato alla storia popolare di questa città, non solo perché qui aveva concluso i suoi studi liceali ma perché vi aveva fatto il suo apprendistato politico e vi aveva ricevuto la prima condanna per la manifestazione del 1° maggio 1890. Dal Secondo dopoguerra gli anarchici hanno avuto sempre una sede in città e alcuni gruppi della Federazione anarchica locale sono stati intitolati al “cavaliere dell’ideale”, come il circolo antireligioso dell’Ardenza e ancora oggi a Livorno, nella zona sud del centro storico, c’è una strada dedicata a Pietro Gori, che è una traversa di viale Guglielmo Marconi.
Anche Collesalvetti, cittadina distante 15 km circa dal capoluogo di provincia, che già negli anni successivi alla morte di Gori aveva inaugurato una lapide al “vate dell’anarchia” – ricordo marmoreo che poi venne distrutto dai fascisti –, aveva un gruppo anarchico che portava il suo nome, e oggi memore di quel passato ha ancora una via dedicata al “poeta gentile”.

Busto dello scultore Arturo Dazzi
dedicato a Gori, mutilato della testa
da parte dei fascisti, conservato nella
tomba a Rosignano Marittimo (Li)
(Archivio fotografico
Biblioteca F. Serantini – Pisa)

Il luogo che in provincia di Livorno conserva il maggior numero di testimonianze su Gori è certamente Rosignano Marittimo, una ridente cittadina che dall’alto di un colle si affaccia sul mar Tirreno. Città natale della madre di Gori, Giulia Lusoni, ospita la tomba di famiglia, dove è sepolto Gori stesso e un piccolo museo storico. Giungendo dalla via Aurelia e salendo verso il paese attraverso la strada che congiunge Rosignano Solvay a Rosignano Marittimo si incrocia un primo bivio e girando a sinistra si imbocca via dei Lavoratori dove troviamo il cimitero. Entrati nel vialetto principale, al centro della parte più antica del camposanto, si trova in fondo la tomba di famiglia di Gori, dove sono sepolti il padre, la madre, la sorella e Pietro. La tomba è preceduta da un monumento in marmo, raffigurante il militante anarchico, donato dai lavoratori delle Apuane nel Secondo dopoguerra. All’interno della tomba di famiglia, che è stata restaurata qualche anno fa, è stato collocato il busto, opera dello scultore Arturo Dazzi, decapitato dalla violenza iconoclasta dei fascisti e che per molti anni nel Secondo dopoguerra era stato sistemato all’aperto poco sotto il torrione del castello. Uno sguardo veloce alle tombe che fanno da cornice a quella di Gori ci fa capire subito in che territorio ci troviamo. I nomi di battesimo di molti ci richiamano subito le storie e le tradizioni del movimento operaio e libertario che è stato assai vivace in quella zona tra la fine dell’800 e il principio del ‘900, passato che ci viene anche ricordato dai nomi delle strade del paese. Ripresa via dei Lavoratori, si sale al borgo passando davanti al Municipio e imboccando via Gramsci dove all’inizio troviamo una piazzetta dedicata a Gori (ex piazza delle Logge) con un busto in bronzo inaugurato il 15 maggio 1960. Continuando per via Gramsci dopo poche decine di metri, sul lato monte, all’altezza del secondo piano del palazzo della famiglia Lusoni/Gori, è possibile ammirare due belle lapidi: la prima a sinistra del portone d’ingresso dedicata a Francisco Ferrer riporta l’epigrafe di Gori, la seconda a destra dedicata al “Poeta dell’anarchia” opera dello scultore Antonio Bozzano. Ritornando indietro si sale verso il castello dove, presso il Palazzo Bombardieri, è possibile visitare la raccolta documentaria e oggettistica goriana negli orari d’apertura del museo archeologico (Via del Castello n. 13 Tel.0586/724298). Il nucleo documentario e dei cimeli della collezione goriana fu istituito nei primi anni Sessanta durante le ultime grandi celebrazioni per il cinquantenario della morte di Gori. Nel museo sono raccolte oltre una piccola biblioteca con alcuni volumi appartenuti a Gori stesso, diversi cimeli della famiglia, la scrivania, alcuni ritratti ad olio dei familiari e una serie di belle foto d’epoca.
Scendendo da Rosignano Marittimo verso sud si incontra Cecina. Anche in questa città la toponomastica ci rammenta che siamo in un territorio dove la tradizione socialista e libertaria ha avuto trascorsi notevoli. È da ricordare che un sindaco di Cecina, Ersilio Ambrogi, originario di Castagneto Carducci – in gioventù militante anarchico del Gruppo Pietro Gori, poi divenuto socialista e comunista – insieme ad alcuni socialisti e libertari affrontò nel 1921 una squadraccia di fascisti armi alla mano. In questa cittadina una traversa di Corso Matteotti è dedicata a Pietro Gori.
Percorrendo sempre la via Aurelia verso sud a Donoratico, frazione di Castagneto Carducci, troviamo un’altra strada dedicata a Pietro Gori, posizionata tra via Michelangelo Buonarroti e via Piave. Anche in questa frazione c’è sempre stato un gruppo libertario fino a tutti gli anni Settanta. Saliamo poi a Castagneto Carducci, una delle prime cittadine toscane a dedicare già nel 1911 un ricordo marmoreo a Gori. In questo paese troviamo tracce consistenti di “anarchia popolare”. Tanto per non tornare indietro con gli anni alcuni ricordano che nel 1944, ad esempio, il calzolaio Ottorino Busotti, già membro del gruppo scioltosi nel 1924, ricostituiva – con una decina di vecchi compagni – un nuovo gruppo Pietro Gori. Come primo atto il ciabattino libertario smurò dalle arcate di un ponte la scatola di metallo contenente le opere dell’“avvocato dei diseredati”, che aveva nascosto vent’anni prima. Il 30 settembre 1945 il gruppo si faceva promotore della ricollocazione della lapide del 1911 ripristinata, dopo la cancellazione ad opera dei fascisti e la successiva riutilizzazione, con una epigrafe diversa. La lapide è ancora oggi visibile in piazza del Popolo e riporta la seguente iscrizione: “A / Pietro Gori / Apostolo e poeta del liuto gentile / che per primo in questo paese / diffuse la semenza dell’ideale anarchico / ai figli del dolore / e agli schiavi della plebe irredenta / parlò di un giorno felice / in cui tutti gli uomini saranno fratelli e uguali / perseguitato / in ogni plaga della terra / ovunque / la sua voce portò amore giustizia libertà / Gli anarchici e i liberi pensatori / di Castagneto Carducci / posero questa pietra / qual lampada votiva / che additi agli oppressi la meta fulgida e sublime / della sua resurrezione”.
Nella zona mineraria di Campiglia Marittima, sede di un bel parco minerario e dove sono ancora leggibili in profondità nelle gallerie iscrizioni inneggianti a Bresci e Gori lasciate da anonimi minatori, si trova un’altra via dedicata al “cavaliere dell’ideale”. Tra le altre cose anche in questo luogo c’era un gruppo anarchico intitolato a Gori che è stato attivo fino ai primi decenni dopo la fine della II guerra mondiale. In quel periodo, addirittura, anche una sezione del Partito comunista venne dedicata a Gori. Un anziano militante socialista nel 1996 organizzò una piccola ma interessante mostra documentaria intitolata a Pietro Gori e in questa città è ancora visibile nella piazza principale nei pressi della Torre dell’orologio una targa dedicata a Francisco Ferrer, inaugurata nel Secondo dopoguerra dal locale gruppo FAI.

Lapide dedicata a Gori a Piombino
(Archivio fotogr. Biblioteca F. Serantini – Pisa)

Ultimo approdo di questa prima parte dell’itinerario goriano è Piombino, la città del ferro, che in tante occasioni ha dimostrato, in passato, il suo attaccamento alla figura di Pietro Gori. Bisogna fare una premessa: agli inizi del ‘45, nella parte di penisola liberata, si tenevano le prime commemorazioni goriane: nel gennaio a Terni, a Narni e a Civitavecchia e nel febbraio a Roma. All’indomani della Liberazione nazionale, in occasione del «Primo maggio di libertà», la Federazione comunista libertaria laziale pubblicava un’edizione speciale di «Umanità nova» dedicata a Pietro Gori, «nobile e incomparabile fratello e Maestro», la cui «dolce e nera figura, [...] vive[va] immortale ed immutabile» fra gli anarchici. In quello stesso numero la Federazione comunista libertaria di Piombino, ricordando come la targa del 1920 fosse stata «divelta dal suo alveolo e gettata nell’immondizie» dagli «assertori della nuova civiltà del littorio», lamentava la perdurante impossibilità di «cancellare l’insulto, rimettendo al suo posto il ricordo marmoreo del grande scomparso». Bastavano pochi mesi e il 19 agosto «Piombino la rossa» riparava il torto, ricollocando la targa e rendendo «omaggio a colui che tutta la sua vita aveva dedicato alla redenzione umana». La targa che oggi è posta in via Pietro Gori nei pressi della stazione è poi accompagnata da un’altra strada intitolata a Francisco Ferrer che fa angolo con via Giuseppe Pietri dove è situata la sede storica della Federazione anarchica di Piombino. Via Pietri poi sfocia infine in via Giordano Bruno.

Inaugurazione della lapide dedicata a Gori
a Piombino (19 agosto 1945)
(Archivio fotogr. Biblioteca F. Serantini – Pisa)


Isola d’Elba

Nell’isola d’Elba, a Portoferraio, il 5 maggio 1946, la lapide originaria, «violata» dal fascismo, veniva «riconsacrata», con l’intervento di Riccardo Sacconi, al termine di una grande manifestazione con gonfalone comunale, banda, bandiere, rappresentanti dei partiti politici e grande partecipazione di popolo. La targa di marmo in memoria dell’apostolo, scolpita dall’artista Arturo Dazzi, ed inaugurata la prima volta il 30 novembre 1913, ha dimensioni notevoli: 2 tonnellate di peso, di circa 3 metri d’altezza su cui si staglia «una giovane figura nuda di donna, cinta la testa di un’aureola dolorante di spine (a ricordo dell’infelice vita trascorsa dallo sventurato apostolo) rappresentante l’Idea. Ad un lato della targa, quasi amorosamente protetto dalle ali dell’Idea stessa, il medaglione di Pietro Gori. Nel 1996 la piazza dove è posta la lapide, che non è il luogo originale dove venne inaugurata, è stata intitolata a Gori.

Lapide dedicata a Gori dello scultore
Arturo Dazzi a Portoferraio (Li)
(Archivio fotogr. Biblioteca F. Serantini – Pisa)

Portoferraio è l’unica città in Italia che contemporaneamente ha una via e una piazza dedicata al “poeta dell’idea”. Sempre a Portoferraio è possibile ammirare nella Galleria foresiana un bellissimo ritratto ad olio del pittore Plinio Nomellini raffigurante Gori da giovane. Nell’aprile/maggio 2008 ci sono state le ultime iniziative commemorative con spettacoli musicali e dibattiti promossi da vari enti locali e con la partecipazione del complesso musicale Les anarchistes. Iniziative contestate dagli anarchici per il loro taglio “folklorico e istituzionale”.
Altra località di questo “percorso laico di memoria libertaria” è Sant’Ilario, il luogo tanto prediletto dallo stesso Gori per i suoi riposi e per i periodi che vi ha trascorso di convalescenza dalla sua malattia. La storia della lapide che ancora oggi si può ammirare in questo piccolo paese dell’Elba occidentale è emblematica dello stretto legame tra la memoria di Gori e le classi subalterne del territorio. Già al momento dell’inaugurazione negli anni Venti vi furono scontri tra gli anarchici e i fascisti perché quest’ultimi non volevano essere esclusi dalla manifestazione commemorativa. Quando poi gli squadristi ebbero il sopravvento non furono capaci di imitare i propri commilitoni di altre zone e distruggere il ricordo lapideo e lo nascosero nella propria sede. Caduto il fascismo, il popolo e gli anarchici di S. Ilario recuperarono la targa e la ricollocarono al posto dove ancora oggi si può ammirare all’ingresso del paese in piazza alle Mure. Oltre alla lapide, c’è anche una via dedicata a Gori che attraversa il centro del paese.
A Capoliveri la lapide che raffigura Gori nell’atto di tenere una conferenza o un comizio fu scoperta in occasione del decennale della morte il 30 gennaio 1921. Per evitare che i fascisti la distruggessero fu nascosta nel cimitero e ricollocata subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale. La lapide che ancora oggi si può ammirare è prospiciente la bella terrazza panoramica che guarda il mar Tirreno verso sud. Il testo dell’epigrafe recita: “Questo marmo effigiato presso le rupi / ferrigne di Capoliveri dica ai futuri / che non furono vani l’apostolato il / sacrificio la fede del dolce poeta / Pietro Gori / 30 gennaio 1921”. A Capoliveri c’è anche una lunga strada dedicata al “propagandista dell’ideale” che unisce il centro storico con la parte est del paese.
Infine, a Porto Azzurro nella piazza Matteotti quella che si affaccia sul piccolo porticciolo, è ancora ben visibile su uno dei palazzi il medaglione marmoreo raffigurante Giuseppe Garibaldi inaugurato con una grande manifestazione da Pietro Gori il 20 settembre 1905, di cui ancora oggi si conserva l’istantanea dell’avvenimento.

Inaugurazione della lapide dedicata a Gori a Rio nell’Elba
(1 maggio 1920) (Archivio fotogr. Biblioteca F. Serantini – Pisa)

Anche a Rio Marina e Rio nell’Elba, località di pescatori e minatori, era giunta, amata e apprezzata, la voce di Gori. Lo testimoniano alcuni episodi. A Rio Marina, poco dopo la morte del “gentil poeta”, il consiglio municipale rifiutava di dedicargli la piazza principale, ma nella notte veniva murata da mani anonime – di fronte alla lapide a Francisco Ferrer – una lastra di marmo con la scritta Piazza Pietro Gori. Ovviamente tale lapide venne poi successivamente rimossa. Altra storia a Rio nell’Elba, dove una lapide venne inaugurata con grande concorso di popolo il 1° maggio 1920 in Piazza del Popolo sul Palazzo Ciummei, sopra il bar Internazionale. La lapide raffigurava Gori incoronato di alloro da una figura alata. La voce popolare racconta che tale lapide rimase al suo posto durante tutto il ventennio e solo nel 1944 venne distrutta dai tedeschi con una cannonata. Nel 2004 venne ritrovato in una discarica un frammento della lapide con la scritta “Pietro” ed il comune con una solenne cerimonia collocò il frammento nel teatro sociale Garibaldi – che oggi si può visitare – con sopra la riproduzione della fotografia della manifestazione popolare dell’inaugurazione del 1920 e con l’iscrizione completa della lapide distrutta.


Provincia di Pisa

Pisa è la città che ha ospitato Gori durante i suoi studi universitari, di cui è testimonianza una bella fotografia del giorno della laurea conservata presso il Museo Gori di Rosignano Marittimo. Già pochi anni dopo la morte del “poeta dell’anarchia”, Pisa gli rese omaggio con una grande manifestazione. Oggi, nel centro storico della città, una traversa di via S. Martino – dove per tanti anni nel Secondo dopoguerra ha trovato ospitalità la sede della Federazione anarchica pisana –, c’è via Pietro Gori. La sua intitolazione a Gori non è casuale, questa strada ospitava il teatro Redini – la cui insegna è ancora oggi visibile – e prima del fascismo era dedicata a Francisco Ferrer. Questa via era uno dei luoghi preposti a rappresentazioni teatrali di molte opere dello stesso Gori, ma anche luogo di ritrovo per manifestazioni come quelle del Primo maggio. A Pisa inoltre, oltre che visitare il Palazzo della Sapienza, sede della Facoltà di Giurisprudenza (via Curtatone e Montanara), dove Gori ha studiano e si è laureato, è possibile visitare la Biblioteca Franco Serantini, che conserva tante testimonianze legate alla storia dell’anarchismo toscano e allo stesso Pietro Gori (largo C. Marchesi – tel. 050 570995)
In provincia di Pisa poi troviamo largo Pietro Gori a Navacchio (frazione del comune di Cascina), inaugurato nel 1947 alla presenza di Umberto Marzocchi, iniziativa voluta dal gruppo locale che guarda caso portava il nome del “cavaliere dell’idea”. Il gruppo libertario locale, di cui si conserva presso la Biblioteca Serantini la bandiera, ovviamente era intitolato a Gori. Il gruppo era erede di una tradizione libertaria locale vivace di cui è testimonianza ancora oggi il monumento ad uno dei suoi martiri Comasco Comaschi in viale Gramsci, militante anarchico e ardito del popolo ucciso dai fascisti nel marzo del 1922. Vie dedicate a Gori si incontrano ancora a Ponsacco e Pontedera dove nell’atrio del comune è possibile ammirare due lapidi dedicate ai caduti antifascisti durante la guerra civile del 1921-’22 e durante quella Spagnola del 1936-’39, con la presenza di alcuni nomi di anarchici locali. Nel Secondo dopoguerra era ancora attivo in questa città il gruppo “Governa te stesso”.
Anche a Santa Croce sull’Arno una via ricorda Pietro Gori, città dove prima del fascismo vi era una lapide che fu distrutta dagli squadristi. Oggi nella città del cuoio, inoltre, c’è anche una via dedicata a Francisco Ferrer e guarda caso anche qui nel Secondo dopoguerra c’era un gruppo anarchico intitolato a Pietro Gori aderente alla FAI. Il gruppo era animato da un anziano militante, Gino Giannotti, la cui biblioteca oggi è ancora consultabile presso la Biblioteca Franco Serantini.
Ultima città nella provincia di Pisa a dedicare nel 1971 una piazza (traversa di via Porta Diana) e una piccola lapide in bronzo a Pietro Gori è stata Volterra. La Piazza si trova in un quartiere nuovo fuori dalle mura. Anche qui nell’immediato Secondo dopoguerra era attivo un gruppo Pietro Gori erede di una presenza libertaria che risaliva ai tempi della Prima internazionale. L’inaugurazione della targa bronzea avvenne alla presenza dell’infaticabile Umberto Marzocchi. Sempre in questa città, d’origini etrusche, nel centro storico è possibile ammirare sulla facciata del palazzo Fattorini – nei pressi della piazza monumentale dei Priori prospiciente il palazzo vescovile – due targhe in bronzo dedicate a Giordano Bruno e Francisco Ferrer. A Volterra potete incontrare ancora oggi un attivo gruppo libertario denominato “Kronstadt”.

Inaugurazione della lapide
dedicata a Gori a Capoliveri
(30 gennaio 1921)
(Archivio fotografico
Biblioteca F. Serantini – Pisa)

Provincia di Grosseto

Un discorso a parte merita Monterotondo Marittimo, piccolo centro minerario della provincia di Grosseto dove, oltre una via dedicata a Pietro Gori fa bella mostra di sé una lapide posta nell’atrio di ingresso del Comune dedicata al nostro Pietro accanto a quelle di Francisco Ferrer e Giordano Bruno. L’epigrafe recita: “Il 5 ott. 1901 [recte 1902] passò da questa laboriosa terra il cavaliere dell’umanità / Pietro Gori / la sua parola lasciò in noi fede e speranza / fede nell’idea – speranza nei miseri / a ricordare l’uomo che propugnò il diritto dei popoli con ammirabile sacrificio / i compagni di fede questa lapide posero / Monterotondo M.tto 20–7–1947”.
Nelle colline metallifere di tutta questa zona che confina con il Monte Amiata la presenza libertaria tra ‘800 e ‘900 è stata sempre vivace, basta qui ricordare come a Massa Marittima ancora nel dopoguerra c’era un gruppo attivo denominato Pietro Gori, che aveva una bella bacheca sotto le logge di un bar del centro, presenza libertaria ricordata anche in un noto libro curato da Luciano Bianciardi e Carlo Cassola. Infine, come non ricordare il bel busto dedicato a Ferrer presente all’ingresso di Roccatederighi un altro paese di minatori di questa zona?

Lapide dedicata a Gori a Monterotondo Marittimo (GR)
(Archivio fotogr. Biblioteca F. Serantini – Pisa)

Provincia di Lucca

All’ingresso della vecchia rocca medievale di Pietrasanta che dà accesso alla bella Piazza del Duomo sulla sinistra in alto si può ammirare un bellissimo busto di marmo dello scultore Antonio Bozzano dedicato a Giordano Bruno. L’epigrafe di questo bel monumento, che venne inaugurato nel 1909 con una solenne cerimonia e con la partecipazione di decine di associazioni anticlericali, socialiste, repubblicane e anarchiche, è di Pietro Gori. Documento che ancora oggi testimonia il legame tra questo militante e la terra di Versilia. Dopo la morte di Gori il gruppo anarchico locale prese il suo nome che mantenne anche quando si ricostituì alla fine della Seconda guerra mondiale.

Bandiera del gruppo anarchico “P. Gori” di Cascina
(Archivio fotogr. Biblioteca F. Serantini – Pisa)

Provincia di Massa Carrara

A Carrara, nella città del marmo e dell’anarchia il nome di Gori è già noto alla fine del XIX secolo per la difesa che sostenne di 30 sovversivi carraresi – anarchici e socialisti –, accusati di tentato omicidio di un delegato di pubblica sicurezza. Il processo che si svolse alla Corte d’Assise di Casale Monferrato si concluse con un’assoluzione generale. Nel giugno del 1902 Gori tenne poi due conferenze memorabili al Politeama Verdi – quello che ancora oggi ospita la sede dei Gruppi anarchici riuniti e l’Archivio storico del Germinal (1) – alla presenza di una folla strabocchevole. Conferenze poi ripetute anche qualche mese dopo sempre con il solito successo di pubblico. La Camera del lavoro, infine, chiese a Gori di scrivere un’epigrafe in onore dei martiri del lavoro. L’epigrafe, ancora oggi ben visibile in piazza Alberica, venne inaugurata con una grande manifestazione il 28 settembre 1902 con la partecipazione straordinaria dello stesso Gori. Il testo dell’epigrafe recita: “O Marmo Sacro al Martirologio Operaio delle Valli Apuane / Trasmetti la Voce dei Lavoratori della Lunigiana / Ai secoli che avranno per Monumento / La Giustizia Sociale”. Anni dopo lo scultore Arturo Dazzi, con cui Gori strinse un’amicizia fraterna, dedicò al “poeta dell’anarchia”, come abbiamo già scritto, diverse opere e una di queste venne collocata nella sede della Camera del Lavoro di Carrara. Questa scultura venne danneggiata irrimediabilmente dalle squadre fasciste penetrate nei locali della CdL la sera del 29 maggio 1921. Ovviamente a Carrara ancora oggi fanno bella mostra di sé tanti altri monumenti che ci ricordano la storia dell’anarchia: dal busto di marmo in ricordo di Francisco Ferrer in piazza Alberica al bel monumento in piazza Gramsci dedicato ad Alberto Meschi; come non citare poi la scultura, presso i giardini del cimitero di Turigliano, in ricordo di Gaetano Bresci e per finire alla targa in memoria di Sacco e Vanzetti nella piazza che porta il loro nome, ecc. ecc.

Monumento a Giordano Bruno
dello scultore Antonio Bozzano
con epigrafe di Pietro Gori
inaugurato nel 1909, Pietrasanta (Lu)

Provincia di Arezzo

A Cavriglia, zona mineraria dove negli anni Venti vi sono state agitazioni sindacali e scontri memorabili con i fascisti e dove la presenza degli anarchici era visibile e incontestabile, ancora oggi c’è una via dedicata a Pietro Gori, che si snoda dalla strada statale di Montevarchi verso il centro storico.

Franco Bertolucci

1. Attualmente la sede degli anarchici e dell’archivio per motivi logistici sono stati trasferiti nella frazione di Torano.

Addio a Lugano

Addio, Lugano bella,
o dolce terra pia:
scacciati senza colpa,
gli anarchici van via.
E partono cantando
colla speranza in cuor [con la speranza in cor]
Ed è per voi, sfruttati,
per voi, lavoratori,
che siamo ammanettati
al par dei malfattori!
Eppur la nostra idea
non è che [è solo] idea d’amor!
Anonimi compagni,
amici che restate,
le verità sociali
da forti propagate.
È questa la vendetta
che noi vi domandiam.
Ma tu che ci discacci,
con una vil menzogna,
repubblica borghese,
un dì ne avrai vergogna.
Ed oggi t’accusiamo
in faccia a l’avvenir.
Banditi senza tregua, [scacciati senza tregua]
andrem di terra in terra,
a predicar la pace,
ed a bandir la guerra.
La pace fra gli oppressi,
la guerra agli oppressor.
Elvezia, il tuo governo
schiavo d’altrui si rende,
di un popolo gagliardo
le tradizioni offende.
Ed insulta la leggenda
del tuo Guglielmo Tell.
Addio, cari compagni,
amici Luganesi!
Addio bianche di neve
montagne ticinesi!
I cavalieri erranti
son trascinati al nord.

Pietro Gori