rivista anarchica
anno 40 n. 355
estate 2010


dossier Cuba

Oltre la critica
di Dmitri Prieto Samsonov

Cronaca del IV Observatorio Critico, una riunione in qualche modo ufficiale promossa da una rete di collettivi e progetti socioculturali impegnati nello sviluppo dei contenuti libertari e popolari presenti in nuce nella società cubana.

 

Il 13 marzo 2010, anniversario dello storico attacco al palazzo presidenziale da parte dei combattenti del Direttorio rivoluzionario (1957), sono cominciate a San José de las Lajas (provincia dell’Avana) le sessioni del IV Osservatorio critico di Cuba (O.C.), convocato dalla Red protagónica che porta lo stesso nome, che viene definito dagli organizzatori “Uno spazio per l’analisi e l’articolazione delle esperienze creative, di critica, gestione e ricerca socioculturali e artistiche, che potenziano le capacità locali, le memorie storiche e i saperi libertari e di empowerment sociale negli attuali scenari di Cuba”, ha avuto come tema centrale Dinamiche mediatiche, processi culturali e comunità in movimento.
Invitiamo ricercatori, critici, docenti, promotori culturali, attivisti comunitari, comunicatori, membri di movimenti emergenti e di progetti socioculturali a condividere uno spazio di diversità, dialogo e protagonismo solidale per analizzare e articolare vissuti, pratiche e saperi libertari negli attuali scenari di Cuba, nonché la critica e la ricerca socioculturale, la creazione e i pubblici, insieme a gestione, autogestione, progetti collettivi e sviluppi socioculturali locali, ecologia culturale e cultura ecologica; esperienze pedagogiche e trasformazione sociale.
Edizioni precedenti del forum O.C. – unico del suo genere nel paese per ampiezza delle tematiche, profondità degli approcci e di visuale critica – si sono svolte nel 2006, 2008 e 2009, promosse dalla Cattedra Haydée Santamaría (C.H.S.), un collettivo autogestito di ricercatori, docenti, comunicatori e promotori culturali che, insieme ad attività di altri progetti socioculturali, rivendicano alternative culturali libertarie di fronte alla alienazione capitalista, autoritaria e coloniale.

Parlando di Murray Bookchin

Sabato 13, l’evento si è incentrato sulle esperienze, sugli studi e sulle proposte di modi di vita alternativi, maggiormente rispettosi della natura di quanto non lo siano le società basate su logiche violente, autoritarie e mercantili.
Si è iniziato con una discussione sull’anarco-ecologista Murray Bookchin. Il dibattito si è svolto intorno alla urgente necessità di organizzare l’autogestione produttiva per promuovere varianti sane, ecologiche e non violente dell’uso e consumo di beni e in generale per la soddisfazione delle necessità umane in una società che promuove l’emancipazione. Sono state sottoposte a critica anche le scarse possibilità di autorganizzazione e l’insufficiente capacità di dialogo, di cui a volte dispongono gli attori sociali. Il pranzo ha costituito un esperimento di autogestione.
Nel pomeriggio abbiamo iniziato ascoltando le relazioni Università, cultura e ideologia, La diaspora post-sovietica a Cuba e Dinamiche culturali nello zuccherificio Hershey di Santa Cruz del Norte, tutte dotate di una grande carica polemica. Si è parlato del passato e del presente del batey (1) Camilo Cienfuegos/Hershey, costituito all’inizio del ventesimo secolo presso uno dei più moderni zuccherifici, di proprietà di una compagnia statunitense, che sta per essere smantellato ed è il prodotto dei cambiamenti nella politica economica cubana.
In questo caso, esistono palesi sentimenti di nostalgia non per il sistema capitalista, bensì per una attività culturale multiforme, andata persa quasi completamente anni prima dello smantellamento dello zuccherificio.
I dibattiti hanno portato a prendere nuovamente in considerazione gli stereotipi vigenti sul modo in cui si costituiscono le comunità etniche e locali, che formano la nostra nazionalità, nonché a constatare l’urgenza dei cambiamenti ideologici, esistenziali e motivazionali nella vita della gioventù cubana, affinché gli interrogativi di quest’ultima si trasformino in capitale politico del processo rivoluzionario libertario nell’isola e non in un mero ostacolo a politiche deleterie e conservatrici.
Il secondo giorno è cominciato in un asilo, dove abbiamo piantato un alberello e dove ci sono stati scambi con i lavoratori e con alcuni bambini, con i quali abbiamo giocato ai meravigliosi giochi non competitivi che ci hanno insegnato i ragazzi del collettivo familiare-comunitario El Trencito (progetto dell’O.C., con sede all’Avana, nel quartiere del Vedado). Gli appartenenti al Trencito ci avevano spiegato approfonditamente l’essenza del loro progetto, che consiste nel ribaltare le logiche sociali della competizione sin dalla fanciullezza.
È stata organizzata una seduta di dibattito sull’impatto sociale dei differenti spazi critici che hanno funzionato negli ultimi dodici mesi. Le importanti conclusioni meritano una riflessione profonda.

Forte posizione anti-burocratica

Nel dibattito svoltosi sugli incontri nei quali si è discusso del passato, del presente e del futuro del nostro paese (Vivere la Rivoluzione, Pensiamo a Cuba e l’Osservatorio critico stesso), è emerso, da un lato, l’intreccio profondo che esiste tra questi spazi e, dall’altro, l’urgente necessità di passare dalle riflessioni e dalle parole ad azioni concrete, che cambino la nostra realtà sociale.
Riguardo a Vivere la Rivoluzione, è stata una esperienza interessante per mettere in atto nuove forme di scambio (basate sulla educazione popolare); inoltre è stato uno spazio dove si sono discussi, con una certa profondità, temi che in precedenza non erano mai emersi pubblicamente. Ci è stato ricordato che da questa istanza sono uscite due proposte concrete: la famosa lettera con la quale si respingevano gli ostacoli posti ai progetti culturali, firmata da più di settanta persone, e un emergente gruppo dedicato allo studio delle teorie e delle pratiche dell’autogestione e del lavoro nel socialismo.
La presentazione della Rete O.C. ruota intorno al suo impatto mediatico, in quanto ha avuto una risonanza pubblica in media quali “Esquife”, “Granma”, “Havana Times”, “Juventud Rebelde”, “Kaos en la red”, “Nuevo Herald” di Miami.
Tra gli interventi c’è stata la marcia per il 1° maggio in plaza de la Revolución con un manifesto antiburocratico; gli eventi Ahimsa (2) (per la giornata mondiale della nonviolenza); Rivoluzione extra-muros (per gli anniversari della Rivoluzione di Ottobre e del crollo del Muro di Berlino) e Media digitali e cultura (organizzato dal progetto Esquife e altri di O.C.); la partecipazione di O.C. alla famosa marcia contro la violenza del 6 novembre 2009; il sentito omaggio di massa agli eroi anonimi della società segreta Abakuá il 27 novembre (cui ha collaborato la comunità, i lavoratori del turismo, varie istituzioni della Habana Vieja, con giochi ñáñigos (3), e per la prima volta c’è stato un ballo di un íreme (4) o diavoletto); le attività di rimboschimento e di deparassitazione di animali nel settore Eléctrico dell’Avana. Abbiamo potuto valutare chiaramente l’importanza del raggiungimento di un impatto mediatico per la promozione delle idee rivoluzionarie tra un pubblico più vasto. Per la seconda volta, la forte posizione antiburocratica degli attivisti dell’O.C. è stata riferita dal periodico nazionale “Juventud Rebelde” (organo ufficiale della Unione dei giovani comunisti) a proposito della manifestazione del 1° maggio; sullo stesso giornale è stata pubblicata un’intervista al coordinatore del progetto El Guardabosque, il quotidiano “Granma” (organo del Partito comunista cubano) ha fatto riferimento all’eroico intervento di almeno cinque neri ñáñigos nei fatti del 27 novembre 1871 (5) (la C.H.S. ha proclamato questa data “Giorno della decolonizzazione storica”).
Dunque siamo riusciti a fa sì che le nostre idee abbiano finalmente raggiunto una certa visibilità sui media nazionali. Nella copertura degli altri interventi e principalmente della marcia contro la violenza, un ruolo di primo piano hanno avuto i mezzi di informazione digitale, insieme al carattere polemico di tali azioni. Si è visto chiaramente come in questi casi primeggiava una posizione rivoluzionaria e critica rispetto a reazioni autoritarie e filocapitaliste.
Questo orizzonte del lavoro deve essere accompagnato con l’azione diretta nelle comunità, nei collettivi e negli spazi pubblici.
Azione diretta, partecipata, visibile, plurale, produttiva e consistente, con un buon coordinamento tra le persone e i progetti coinvolti.
Si è continuato con il laboratorio Impatti e dinamiche mediatiche, in cui si è presentata la raffigurazione simbolica del Che Guevara; si tratta di un avvicinamento ai molteplici usi e contesti nei quali compare la famosa immagine del Che di Korda, ora trasformata in icona mediatica e culturale.
Si è discusso su come l’immaginario del capitalismo globale concorra a tale rappresentazione con icone rivoluzionarie rifunzionalizzate, processo nel quale, per di più, è possibile che nella nostra isola esista la costante possibilità di una censura di basso profilo di determinati testi o pensieri del Che, come quello in cui dichiara controrivoluzionari i burocrati.
È stato interessante ascoltare come è stata sabotata la divulgazione degli Appunti critici all’Economia politica, testo guevariano fondamentale per comprendere la sua visione del cosiddetto “socialismo realmente esistente”, pubblicati da poco a Cuba e che non ha ricevuto un’adeguata copertura sui media, in ragione del fatto che, a parere dei burocrati, compariva “fuori dal contesto adatto”.
Analogamente, si è approfondito il motivo per cui a Cuba si verifichi la strana ma frequente ibridazione dell’immagine iconica del Guerrigliero eroico con simboli capitalisti di status, come la marca di scarpe “sportive” Converse. Una ibridazione molto simile a quella che si vede (in tono satirico) nel video La Realidad…, e, questa volta in tono serio, nel disegno di quel CD di Baby Lores, in cui il cantautore compare con un basco del Che (di quelli che si comperano con moneta “forte”, vale a dire “del nemico”, nei Bazar di arte rivoluzionaria [sic!], riaperti di recente, o nei chioschi di artigianato “cubano” per turisti), circondato da una specie di riquadro che dice quattro volte “La macchina per fare soldi”.
In questo miscuglio “ibrido” si vede chiaramente quanto pericoloso e macabro sia il passaggio dal sincretismo globalizzato a quello che Walter Benjamin aveva definito la “estetizzazione della politica”, vale a dire al fascismo. Tale fascismo, camuffato ora da “immaginario globalizzato”, ora da “cultura rivoluzionaria”, ora semplicemente da una quotidianità repressiva, sessista e cinica che trova il proprio paradigma nel reguetón (6), può essere affrontato soltanto tramite media aggressivi.

Socialismo autogestito

Nonostante ciò, Pedro Campos ci ha informato su come, grazie ai media digitali, la promozione del suo progetto di socialismo autogestito si sia diffusa nel nostro arcipelago e nel mondo, e in particolare sul ruolo che hanno avuto pubblicazioni virtuali come “Rebelión”, Kaos en la Red, e poi dello stesso “Boletín SPD”, in questo lavoro di sensibilizzazione-
Oggi l’autogestione si discute persino sulle pagine del periodico ufficiale “Granma”, dedicate alle lettere dei lettori.
Numerosi attivisti comunitari hanno parlato delle eco-città, create dai movimenti Locos por la Tierra (Uruguay), Urupia (Italia) e dall’esperienza municipalista di Spezzano Albanese (Italia); degli interventi ecologici comunitari nel quartiere Eléctrico dell’Avana; del Grupo del Acción urbana (GAU) di Santa Clara; e il lavoro in rappresentanza della Fratellanza della negritudine. Tutti hanno in comune il fatto di essere stati iniziati da piccoli gruppi di persone, con ripercussioni che poi sono andate a toccare intere comunità; le eco-città sono spazi reali di produzione sostenibile.
L’esperienza del GAU è stata molto interessante: come l’O.C., collega il lavoro intellettuale con l’azione comunitaria diretta, la quale è radicata nella cultura urbana dell’hip-hop, assunta criticamente e a partire dal proprio pluralismo.
Il dibattito è stato arricchito dagli interventi dei partecipanti, che, preoccupati, hanno posto domande ai relatori riguardo alle difficoltà di creare una eco-comunità di matrice cooperativa a Cuba (dato il permanere del contesto giuridico attuale) o al modo in cui garantire la sopravvivenza del GAU nel caso in cui questo debba affrontare ostacoli orchestrati da rappresentanti istituzionali che non capiscono né intendono capire la sua estetica hip hop né il suo impegno etico-sociale; hanno rivelato quali siano attualmente i nodi problemici di O.C.
Il tema dell’autonomia e della istituzionalizzazione dei progetti è stato uno dei più ricorrenti nei dibattiti, insieme all’altro, più complesso, di come generalizzare il dibattito nella nostra società e passare dalla riflessione e dalle parole alle azioni all’interno delle comunità, bramose di rivoluzione, ma contagiate dal virus del conformismo.
Senza scartare la possibilità di procedere a un dialogo con le istituzioni; laddove è possibile continua a essere fattibile un coprotagonismo insieme a queste o al loro interno. Ma, come una volta di più ha dimostrato il IV O.C., non possiamo lasciare che la volontà di protagonismo solidale “dal basso” si trasformi in ostaggio della paralisi, della passività e dell’opportunismo istituzionale.
Un’alternativa ad altri spazi, in competizione con noi o cooptati per l’occasione su temi specifici, è costituita dalla diversità e dal dialogo che sono i due pilastri del nostro capitale sociale e politico. In particolare, noi attivisti della C.H.S. negli ultimi anni abbiamo ottenuto borse di studio, premi e menzioni nazionali e internazionali (Pinos Nuevos, Isaac Schapera della London School of Economics, tra gli altri), e molti nostri libri sono stati pubblicati. Gli artisti visivi attivisti di O.C. hanno esposto in gallerie e una loro scultura sarà posta nel luogo dove si celebra il Giorno della decolonizzazione storica.
Oltre a scrivere, produrre arte e prefigurare spazi di dibattito, i collettivi che fanno parte di O.C. dispongono di un notevole potenziale produttivo. Oltre alla organizzazione e promozione di eventi, i progetti collegati a O.C. danno vita a:

  • quattro pubblicazioni digitali periodiche (“Esquife”, “Blackhat”, “El Guardabosques” e “Boletín SPD”, dedicate, rispettivamente, all’universo socioculturale cubano e mondiale, a svelare e socializzare i “segreti” dell’informatica, all’attivismo ecologico e alla promozione di un progetto socialista autogestito, cooperativo, partecipativo e democratico); numerosi blog.
  • Software libero (open source) a diversi fini, fornito dal collettivo Blackhat.
  • Vendita di diverse specie di alberi in due vivai indipendenti (sostenuti da attivisti comunitari e dai progetti Ahimsa e El Guardabosques).
  • Servizi di coltura di alberi e rimboschimento (come sopra).
  • Servizi di vaccinazione di animali (come sopra).
  • Vigilanza ecologica (El Guardabosques).
  • Corsi su argomenti diversi (per esempio, da parte del Grupo de Estudios Culturales Nuestra América).
  • Servizio di mini-biblioteca e mediateca pubblica, con accesso a pubblicazioni e audiovisivi di Cuba e altri paesi, in formati diversi (C.H.S.).
  • Attività ricreative per bambini di tutte le età e formazione solidale (El Trencito).
  • Mostre e promozione dell’arte e della letteratura.

Tali prodotti e servizi sono forniti a titolo assolutamente gratuito. La distribuzione delle pubblicazioni digitali e del software avviene in base alle necessità dei destinatari. La stragrande maggioranza degli attivisti lavora a titolo volontario.
Abbiamo avuto l’opportunità di assistere alla proiezione di un documentario sull’attività del progetto El Trencito, che insegna ai bambini a giocare e vivere in solidarietà, senza la competitività pervasiva del sistema-mondo. Nel video, il bimbo Ernestico dice: “El Trencito è libero… per questo piace ai bambini”. Un’idea tremendamente semplice. In un istante ho ricordato alcuni versi di quella storica canzone proletaria:

Il bene più prezioso è la libertà
bisogna difenderla con fede e coraggio.
Alza la bandiera rivoluzionaria
che porterà il popolo all’emancipazione…

Per noi la rivoluzione è un fatto possibile, che questa volta non prenderà la strada della violenza, ma quella delle pratiche della vita resistente. Perché un altro mondo è possibile e anche un’altra Cuba.

Dmitri Prieto Samsonov
(traduzione di Luisa Cortese)

Note

  1. Batey: villaggio costruito al centro delle piantagioni di canna da zucchero, in cui vivevano i lavoratori impiegati nella piantagione o nello zuccherificio. [N.d.T.]
  2. Ahimsa: termine sanscrito generalmente tradotto con non violenza. [N.d.T.]
  3. Ñáñigo: appartenente alla società segreta Abakuá. [N.d.T.]
  4. Ireme: un danzante che partecipa nella liturgia religiosa delle società segrete Abakua. [N.d.T.]
  5. Giorno in cui furono condannati a morte 8 studenti di medicina, considerato l’inizio della lotta per l’indipendenza. [N.d.T.]
  6. Sorta di musica reggae nata a Portorico, che mescola più generi. [N.d.T.]