rivista anarchica
anno 40 n. 355
estate 2010


ecologia sociale

Il ritorno di Murray
di Selva Varengo

La recente ristampa per i tipi di Elèuthera del più importante libro dell’anarchico statunitense Murray Bookchin, padre dell’ecologia sociale, ripropone all’attenzione dei nuovi movimenti una visione strategica di ampio respiro: il legame indissolubile tra questione sociale e sensibilità ecologica.

 

Nel 1982 esce L’ecologia della libertà, considerata l’opera più importante di Bookchin: essa rappresenta il tentativo di fornire ai lettori una sintesi organica di tutte le sue idee elaborate negli anni precedenti, pur non essendo né un programma ideologico che non necessita di alcuna modifica, né la sua opera definitiva.
Dopo quasi trent’anni dalla prima edizione e a quattro anni dalla morte del suo autore, esce finalmente una nuova edizione del volume (Milano, Elèuthera, 2010): si tratta di un testo importante sia per il contributo che ha dato allo sviluppo dell’ecologia radicale, sia per l’originalità delle sue riflessioni in grado ancora oggi di fungere da stimolo a tutti coloro che desiderano una società diversa, orientata in senso libertario, in cui siano eliminate tutte le forme gerarchiche e cancellato il principio stesso della dominazione.
L’originalità del pensiero di Bookchin risiede senza dubbio nell’affermare che il problema ecologico è in realtà un problema sociale: il dominio dell’uomo sulla natura deriva per lui dal concetto di dominio dell’uomo sul suo simile (del vecchio sul giovane, dell’uomo sulla donna, del padrone sul servo, etc.) e gli squilibri del mondo naturale sono la conseguenza degli squilibri del mondo sociale. Proprio dalla convinzione che le vere radici dello sfruttamento ambientale risiedono nelle gerarchie sociali nasce il suo tentativo di sintesi tra anarchismo ed ecologismo, tra trasformazione sociale e risoluzione del problema ambientale, che lo porta all’elaborazione di ciò che chiama ecologia sociale. Egli individua infatti nella trasformazione radicale della società contemporanea, e nella conseguente creazione di una società ecologica, l’unica soluzione possibile per evitare la catastrofe ambientale, giudicando l’attuale sistema capitalistico incompatibile con il ristabilimento di un rapporto armonioso tra esseri umani e natura.
Non c’è quindi una colpevolizzazione dell’essere umano in quanto tale, né un desiderio di un ritorno alle origini che neghi in toto lo sviluppo delle società umane; si tratta piuttosto di compiere una trasformazione sociale radicale, a cui si accompagnino trasformazioni culturali e individuali che portino allo sviluppo di sensibilità non gerarchiche, di modi di pensiero utopici, di una nuova etica, di una razionalità libertaria, di una forma quindi di umanesimo ecologico che rivendichi un’uguaglianza sostanziale basata sulla ricerca dell’uguaglianza tra disuguali.
La nuova organizzazione sociale dovrà adottare secondo Bookchin i principi della democrazia diretta, del mutualismo, dell’auto-organizzazione, della libertà, dell’azione diretta, del municipalismo libertario, della decentralizzazione, del confederalismo: sono tutti principi più volte teorizzati nel corso della storia del pensiero politico ma il merito di Bookchin risiede nel considerarli inseparabili l’uno dall’altro e nel riportarli tutti insieme al centro del dibattito contemporaneo saldandoli con la necessità di trovare una soluzione valida alla questione ecologica e a quella sociale.

S.V.

Non è più possibile, oggi, considerare i problemi ecologici poco importanti, marginali, «borghesi». I dati sull’incremento planetario della temperatura dovuto al crescente tasso di anidride carbonica nell’atmosfera (il cosiddetto effetto serra), la scoperta di immensi buchi nello strato di ozono, un fenomeno attribuito al larghissimo uso di clorofluorocarburi che consente l’ingresso di letali radiazioni ultraviolette, e l’inquinamento massiccio degli oceani, dell’aria, dell’acqua potabile e del cibo, la diffusa deforestazione causata dalle piogge acide e dai tagli insensati, la disseminazione di materiale radioattivo lungo la catena alimentare… tutto ciò ha dato all’ecologia un’importanza che non ha mai avuto in passato. La società attuale sta danneggiando il pianeta a livelli tali da superare le sue capacità di auto-risanamento. Ci stiamo sempre più avvicinando al momento in cui il pianeta non sarà più in grado di mantenere la specie umana e le complesse forme non umane di vita che si sono sviluppate in miliardi di anni di evoluzione organica.
Ora, di fronte a questo scenario catastrofico, c’è il rischio (a giudicare dalle tendenze in atto in Nord America e in alcuni paesi dell’Europa occidentale) che ci si volga a curare i sintomi anziché le cause, che la gente ecologicamente impegnata cerchi soluzioni cosmetiche anziché risposte durevoli. Certo, la crescita dei movimenti verdi un po’ in tutto il mondo, compreso il Terzo Mondo, testimonia dell’esistenza di un nuovo impulso a occuparsi correttamente del disastro ecologico. Ma ciò che appare sempre più chiaro è che non basta certo dare un «impulso». Per quanto sia importante fermare la costruzione di centrali nucleari, di autostrade, di grandi agglomerati urbani o bandire l’uso di sostanze chimiche micidiali in agricoltura e nell’industria alimentare, bisogna rendersi conto che le forze che conducono la società verso la distruzione planetaria hanno le loro radici in un’economia mercantile da «crescere-o-morire», in un modo di produzione che deve espandersi in quanto sistema concorrenziale. Quello che è in ballo non è una semplice questione di «moralità», di «psicologia», di «ingordigia». Dato un mondo concorrenziale in cui ognuno è ridotto a compratore o venditore e in cui ogni impresa deve espandersi in un contesto economico di cane-mangia-cane, la crescita illimitata è inevitabile. Essa acquisisce l’inesorabilità di una legge fisica che funziona indipendentemente dalle intenzioni individuali, dalle propensioni psicologiche, dalle considerazioni etiche.
Attribuire tutta la colpa dei nostri problemi ecologici alla tecnologia o alla «mentalità tecnologica» e all’aumento demografico (per prendere due degli argomenti che più spesso emergono nei mass media) è come prendersela, per un’ammaccatura, con la porta che abbiamo colpito o con il cemento su cui siamo caduti.

Agli enormi problemi sistemici creati da questo ordine sociale si devono aggiungere gli enormi problemi sistemici creati da una mentalità che cominciò a svilupparsi assai prima della nascita del capitalismo e che in esso è stata completamente assorbita. Mi riferisco alla mentalità strutturata attorno alla gerarchia e al dominio, in cui il dominio dell’uomo sull’uomo ha dato origine al concetto che dominare la natura fosse «destino», anzi necessità dell’umanità. Ora, il fatto che nel pensiero ecologico abbia cominciato a filtrare l’idea che questa concezione del «destino» umano sia perniciosa è certo confortante. Tuttavia non si è ancora compreso chiaramente come questa concezione sia sorta, perché persista e come possa essere eliminata. E invece si devono esplorare le origini della gerarchia e del dominio, se si vuole trovare un rimedio allo sconquasso ecologico. Il fatto che la gerarchia in tutte le sue forme – dominio dell’anziano sul giovane, dell’uomo sulla donna, dell’uomo sull’uomo in forma di subordinazione di classe, di casta, di etnia o di una qualsiasi delle altre possibili stratificazioni di status sociale – non sia stata identificata come un ambito di dominio assai più ampio del solo dominio di classe appare come una delle carenze cruciali del pensiero radicale. Nessuna liberazione sarà mai completa, nessun tentativo di creare un’armonia tra gli esseri umani e tra l’umanità e la natura potrà mai avere successo, finché non saranno state sradicate tutte le gerarchie e non solo le classi, tutte le forme di dominio e non solo lo sfruttamento economico.
Queste idee costituiscono il nucleo essenziale della mia concezione di ecologia sociale e di questo libro, L’ecologia della libertà. Ho accuratamente sottolineato l’uso che faccio del termine «sociale», quando mi occupo di questioni ecologiche, per introdurre un altro concetto fondamentale: nessuno dei principali problemi ecologici che ci troviamo oggi ad affrontare può essere risolto senza un profondo mutamento sociale. È questa un’idea le cui implicazioni non sono ancora state pienamente assimilate dal movimento ecologico. Portata alle sue logiche conclusioni significa che non si può pensare di trasformare la società presente un po’ alla volta, con piccoli cambiamenti. Per lo più, questi piccoli cambiamenti non sono altro che colpi di freno che possono solo sperare di ridurre la folle velocità con cui la biosfera viene distrutta. Certo, dobbiamo guadagnare quanto più tempo possiamo, in questa corsa contro il biocidio. E dobbiamo fare tutto il possibile per non farci superare. Ciò nonostante, il biocidio proseguirà, a meno che non si convinca la gente che è necessario un mutamento radicale e non ci si organizzi a tale scopo. Si deve accettare il fatto che l’attuale società capitalista debba essere rimpiazzata da quella che io chiamo «società ecologica», cioè da una società che implichi i radicali mutamenti sociali indispensabili per eliminare gli abusi ecologici.
Anche sulla natura di tale società ecologica si deve approfonditamente riflettere e dibattere. Alcune conclusioni in merito sono quasi ovvie. Una società ecologica, se deve eliminare il concetto stesso di dominio sulla natura, deve essere non gerarchica e senza classi. A questo proposito, non si può non riandare ai fondamenti dell’ecoanarchismo di un Kropotkin e ai grandi ideali illuministi di ragione, libertà e forza emancipatrice dell’istruzione portati avanti da un Errico Malatesta e un Camillo Berneri. Meglio, gli ideali umanisti che guidarono i pensatori anarchici di un tempo devono essere nel loro complesso recuperati e fatti progredire nella forma di un umanesimo ecologico che incarni una nuova razionalità, una nuova scienza, una nuova tecnologia.

Com’è possibile conseguire quelle trasformazioni sociali di grande portata che propongo? Non credo che esse possano avvenire tramite l’apparato statale, vale a dire in un sistema parlamentare, sostituendo un partito con un altro (per quanto altamente ispirato possa essere apparso quest’ultimo durante il suo precedente periodo eroico e formativo). La mia esperienza con il movimento verde tedesco mi ha chiarito (ammesso che su ciò avessi bisogno di chiarimenti) che il parlamentarismo è moralmente dannoso nel migliore dei casi e del tutto corrotto nel peggiore.

Una nuova politica dovrebbe, secondo me, implicare la creazione di una sfera pubblica «di base» estremamente partecipativa, a livello di città, di paese, di villaggio, di quartiere. Il capitalismo certamente ha prodotto tanta distruzione dei legami comunitari quanta devastazione del mondo naturale. In entrambi i casi, ci troviamo di fronte alla semplificazione delle relazioni umane e non umane, alla loro riduzione alle più elementari forme interattive e comunitarie. Ma laddove esistono ancora legami comunitari e laddove, anche nelle più grandi città, possono nascere interessi comuni, questi devono essere coltivati e sviluppati.

Murray Bookchin
(premessa all’edizione italiana di “L’ecologia della libertà”, scritta nell’agosto 1988)

L’ecologia della libertà
Emergenza e dissoluzione della gerarchia

elèuthera, Milano 2010, pagg. 560, € 24,00

È l’opera della maturità intellettuale di Murray Bookchin, ed è soprattutto un classico del pensiero ecologico e utopico contemporaneo.

Il libro spazia dalla biologia all’economia, dalla storia delle religioni all’antropologia, lungo il percorso delle relazioni tra umanità e natura, interpretandone il nefasto rapporto di dominio come derivato dal simmetrico rapporto di dominio tra umani e umani, cioè tra anziani e giovani, tra uomini e donne, tra padroni e servi...

E postula libertariamente, dopo lo storico emergere e affermarsi nei millenni del principio gerarchico, la sua dissoluzione, proponendo un’affascinante versione sociale dell’ecologia, ben al di là del banale ambientalismo conservativo e conservatore.

Vita di Murray

Murray Bookchin nasce a New York il 14 gennaio del 1921 da genitori russi di origine ebraica emigrati negli Stati Uniti, entrambi attivi nel sindacato rivoluzionario I.W.W.
A soli nove anni entra nel movimento comunista, ma nel 1935, in seguito all’adozione da parte dell’Internazionale Comunista della “politica dei Fronti Popolari” ed il conseguente abbandono delle prospettive rivoluzionarie a vantaggio di una pratica di compromesso con la borghesia, Bookchin lascia la Lega dei Giovani Comunisti. Questa separazione però è solo provvisoria: infatti, in seguito allo scoppio della guerra civile spagnola, la volontà di organizzare attività di supporto alla rivoluzione e la difficoltà a trovare altre organizzazioni attraverso cui collaborare, lo riportano tra le file comuniste dove rimane fino all’espulsione nel settembre del 1939 per “deviazioni trotzkiste e anarchiche”.
Figlio di operai, Bookchin è costretto ad iniziare a lavorare subito dopo aver terminato la scuola, dapprima come venditore di giornali e poi in fabbrica. Per quattro anni lavora in una fonderia nel New Jersey dove comincia ad interessarsi alle questioni sindacali divenendo prima delegato di reparto ed poi segretario della lega sindacale. Dopo il 1940 lavora come operaio metalmeccanico militando attivamente nel sindacato United Auto Workers e prendendo parte al grande sciopero delle General Motors degli anni 1945 e 1946, in seguito al quale perderà la sua fiducia nel proletariato industriale sostenendo che esso ha ormai esaurito la sua funzione di rinnovamento sociale.
In seguito all’espulsione dalla Lega dei Comunisti, Bookchin si avvicina al trotzkismo ed in particolare lavora a stretto contatto con un gruppo di trotzkisti tedeschi in esilio; rimanendo però presto deluso anche da questo movimento, nel quale riscontra lo stesso autoritarismo che lo aveva portato ad allontanarsi dal movimento comunista, diventa anarchico.
Nello stesso periodo Bookchin comincia ad interessarsi alle tematiche ecologiche e nel 1952 scrive il suo primo articolo sul tema che sarà la base del suo primo libro, Our Synthetic Environment, scritto sotto pseudonimo e pubblicato nell’aprile del 1962, a cui seguiranno molti altri volumi e articoli tradotti in moltissime lingue.

Murray Bookchin

A partire dagli anni ’60 l’attenzione di Bookchin si sposta sempre più dal movimento sindacale ai movimenti ecologisti, al movimento femminista, al movimento per i diritti civili condotto dai neri, alla New Left ed alla Controcultura, entra a far parte di gruppi anti-nucleari e partecipa alla protesta che nel 1963 ottiene la cessazione dell’attività del reattore nucleare di Ravenswood.
Dalla fine degli anni ’60 Bookchin insegna presso varie università e nel 1971 si trasferisce definitivamente nel Vermont dove fonda, insieme a Dan Chodorkoff, l’Institute for Social Ecology.
Verso i settant’anni si ritira in semi pensionamento a Burlington, nel Vermont, limitando sempre più per ragioni di salute le sue apparizioni pubbliche ma non le sue attività, fino alla morte avvenuta il 30 luglio 2006.

S.V.

Bibliografia italiana di Murray Bookchin

- Ecologia e pensiero rivoluzionario in Post-Scarcity Anarchism, Milano, La Salamandra, 1979, pp. 38-56, tr. it. di Michele Buzzi [tit. orig. Ecology and Revolutionary Thought, pseud. Lewis Herber, «Comment», N. Y., 1964; ripubblicato in Post-Scarcity Anarchism, San Francisco, Ramparts Books, 1971]
- Verso una tecnologia liberatoria in Post-Scarcity Anarchism, Milano, La Salamandra, 1979, pp. 57-95, tr. it. di Michele Buzzi [tit. orig. Towards a Liberatory Technology, «Comment», 1965; ripubblicato in Post-Scarcity Anarchism, cit.]
- Desiderio e bisogno in Post-Scarcity Anarchism, Milano, La Salamandra, 1979, pp. 177-186, tr. it. di Michele Buzzi [tit. orig. Desire and Need, «Anarchos», N. Y., n. 1, febbraio 1968; ripubblicato in Post-Scarcity Anarchism, cit.]
- L’anarchismo nell’età dell’abbondanza in Post-Scarcity Anarchism, Milano, La Salamandra, 1979, pp. 23-37, tr. it. di Michele Buzzi [tit. orig. Post-Scarcity Anarchism, «Anarchos», n. 3, primavera 1969; ripubblicato in Post-Scarcity Anarchism, cit.]
- Le forme della libertà in Post-Scarcity Anarchism, Milano, La Salamandra, 1979, pp. 96-114, tr. it. di Michele Buzzi [tit. orig. The Forms of Freedom, «Anarchos», n. 2, primavera 1968; ripubblicato in Post-Scarcity Anarchism, cit.]
- Gli avvenimenti di maggio e di giugno in Francia. Francia: un movimento per la vita in Post-Scarcity Anarchism, Milano, La Salamandra, 1979, pp. 163-169, tr. it. di Michele Buzzi [tit. orig. France: The Lessons of a Revolution, pubblicato come France: A Revolution for Life, «The Rat» [N. Y.] 1968; ripubblicato come The May-June Events in France I: France: A Movement for Life in Post-Scarcity Anarchism, cit.]
- Gli avvenimenti di maggio e di giugno in Francia. Estratti da una lettera in Post-Scarcity Anarchism, Milano, La Salamandra, 1979, pp. 170-176, tr. it. di Michele Buzzi [tit. orig. The May-June Events in France II: Excerpts from a Letter, in Post-Scarcity Anarchism, cit.]
- Ascolta, marxista! in Post-Scarcity Anarchism, Milano, La Salamandra, 1979, pp. 115-147, tr. it. di Michele Buzzi [tit. orig. Listen, Marxist!, pubblicato come opuscolo per il congresso di SDS, 1969, firmato “Anarchos”; ripubblicato in Post-Scarcity Anarchism, cit.]
- Potere di distruggere, potere di creare, Centro Documentazione Anarchica 14, aprile/maggio 1976, pp. 3-10 [tit. orig. The Power to Destroy, the Power to Create, manifesto di Ecology Action East, scritto ottobre 1969; in Roots, New York, Ecology Action East, 1969]
- Dibattito su: «Ascolta, marxista!» in Post-Scarcity Anarchism, Milano, La Salamandra, 1979, pp. 148-162, tr. it. di Michele Buzzi [tit. orig. A Discussion on Listen, Marxist!, in Post-Scarcity Anarchism, cit.]
- Introduzione in Post-Scarcity Anarchism, Milano, La Salamandra, 1979, pp. 7-21, tr. it. di Michele Buzzi [tit. orig. Introduction to Post-Scarcity Anarchism, in Post-Scarcity Anarchism, cit.]
- Post-Scarcity Anarchism, Milano, La Salamandra, 1979, tr. it. di Michele Buzzi [tit. orig. Post-Scarcity Anarchism, San Francisco, Ramparts Books, 1971]
- Spontaneità e organizzazione, Torino, Edizioni del Centro Documentazione Anarchica, 1977 [tit. orig. On Spontaneity and Organization, intervento alla conferenza di «Telos» sull’organizzazione, Buffalo, N.Y., 21 novembre 1971; pubblicato in «Anarchos», n. 4, 1972]
- I limiti della città, Milano, Feltrinelli, 1975, tr. it. di Mila Leva e Alberto Friedemann [tit. orig. The Limits of the City, New York, Harper and Row Colophon Books, febbraio 1974]
- Oltre i limiti del marxismo, «An.Archos», La Salamandra, n. 2, estate 1979, pp. 59-86 [tit. orig. Beyond Neo-Marxism, «Telos», n. 36, estate 1978]
- Comment, progetto per un giornale, «A – Rivista Anarchica», n. 75, giugno/luglio 1979, pp. 20-23 [tit. orig. A Statement of Purpose, Comment Publishing Project, «Comment: New Perspectives in Libertarian Thought» (nuova serie), scritto 14 gennaio 1979]
- Il Marxismo come ideologia borghese, «A – Rivista Anarchica», n. 81, marzo 1980, pp. 33-41 [tit. orig. Marxism as Bourgeois Sociology, conferenza tenuta al Hampshire College [Mass.], 10 febbraio 1979; pubblicato in «Comment», vol. 1, n. 2, febbraio 1979]
- L’autogestione e la nuova tecnologia, «Interrogations», n. 17-18, giugno 1979, pp. 212-230, tr. it. di Michele Buzzi [tit. orig. Self-Management and the New Technology, intervento alla conferenza internazionale sull’autogestione, Venezia, 28-29 settembre 1979; pubblicato in «» n. 41, autunno 1979]
- Utopismo e futurismo, «Volontà», n. 3, 1981, pp. 75-83, tr. it. di Michele Buzzi [tit. orig. Utopianism and Futurism, pubblicato come conclusione a Toward an Ecological Society, Montreal, Black Rose Books, 1980]
- Il futuro del movimento antinucleare, «Volontà», n. 3, luglio/settembre 1980, pp. 65-73, tr. it. di Michele Buzzi [tit. orig. The Future of the Anti-Nuke Movement, «Comment», vol. 1, n. 3, 1979]
- Cara ecologia. Lettera aperta al movimento ecologista, «A – Rivista Anarchica», n. 85, agosto/settembre 1980, pp. 36-40, tr. it. di Michele Buzzi [tit. orig. An Open Letter to the Ecology Movement, pubblicato come numero speciale di «Comment», marzo 1980]
- Reagan: la rabbia del ceto medio, in «Volontà», n. 1, gennaio/marzo 1981 [tit. orig. Tuesday, Nov. 4, 1980, «», vol. 1, n. 7, 1980]
- Io sono nato ..., «A – Rivista Anarchica», n. 93, giugno/luglio 1981, pp. 18-19.
- L’ecologia della libertà. Emergenza e dissoluzione della gerarchia, Milano, Edizioni Antistato, 1984; Milano, Elèuthera, 1986, 1988, 1995, tr. it. di Amedeo Bertolo e Rossella Di Leo [tit. orig. The Ecology of Freedom. The Emergence and Dissolution of Hierarchy, Palo Alto, Calif. : Cheshire Books, 1982]
- Sociobiologia o ecologia sociale?, «Volontà», n. 1, gennaio/marzo 1982, pp. 70-86, e «Volontà», n. 3, luglio/settembre 1982, pp. 10-29, tr. it. di Amedeo Bertolo [tit. orig. Sociobiology or Social Ecology?, parte 1, «Harbinger», Vermont, n. 1, inverno 1983; parte 2, «Harbinger», n. 2, 1984; ripubblicato in Which Way for the Ecology Movement?, Edinburgh e San Francisco, A.K. Press, 1994]
- Al di là del ghiaccio. L’alternativa verde, «Umanità Nova», n. 4, 5 febbraio 1984, p. 4, tr. it. di Salvo Vaccaro [tit. orig. Beyond the Freeze: The Green Alternative, «Vanguard Press», Vermont, 12-19 giugno 1983]
- Agricoltura, mercato, morale, «A – Rivista Anarchica», n. 132, novembre 1985, pp. 30-36, tr. it. di Michele Buzzi [tit. orig. Market Economy or Moral Economy?, intervento all’annuale assemblea della New England Organic Farmers Association, Vermont, luglio 1983; pubblicato in The Modern Crisis, Montreal, Black Rose Books,1986]
- 1984 e il ruolo della memoria. A proposito di George Orwell, «A – Rivista Anarchica», n. 120, giugno/luglio 1984, pp. 27-34, tr. it. di Michele Buzzi [tit. orig. 1984 and the Problem of Dememorization, seminario tenuto al the State University of New York, Plattsburgh, 19 gennaio 1984; pubblicato in 1984 and After, a cura di Marsha Hewitt and Dimitrios I. Roussopoulos, Montreal, Black Rose Books, 1984]
- Introduzione alla traduzione italiana di The Ecology of Freedom, scritta 28 maggio 1984.
- Tesi sul municipalismo libertario, «Volontà», n. 4, 1985, pp. 14-30, tr. it. di Amedeo Bertolo [tit. orig. Theses on Libertarian Municipalism, «Our Generation», vol. 16, n. 3-4, primavera/estate 1985]
- L’anarchismo: 1984 ed oltre, «Volontà», n. 3, luglio/settembre 1984, pp. 77-101, tr. it. di Amedeo Bertolo [tit. orig. Anarchism : 1984 and Beyond, intervento alla riunione internazionale anarchica a Venezia sul tema “1984: tendenze autoritarie e tensioni libertarie nelle società contemporanee”, 24-30 settembre 1984]
- L’armonia perduta, intervento alla riunione internazionale anarchica, Venezia, 24-30 settembre 1984, tr. it. di Michele Buzzi, «A – Rivista Anarchica», n. 121, agosto/settembre 1984, pp. 11-18.
- La crisi ecologica: le sue radici nella società. Problemi e soluzioni, trascrizione della conferenza tenuta a Carrara, ottobre 1984, a cura del Circolo Culturale Anarchico di Carrara; «Umanità Nova», n. 37, 18 novembre 1984, pp. 4-5.
- Ecologia della libertà, intervista, «Oblum», Milano, maggio/giugno 1985.
- La guerra civile spagnola: Cinquant’anni dopo, «Volontà», n. 4, ottobre/dicembre 1986, tr. it. di Michele Buzzi [tit. orig. After Fifty Years: The Spanish Civil War, pubblicato come The Spanish Civil War, 1936, «New Politics», n. 1, primavera 1986]
- The Modern Crisis. La crisi della modernità, Bologna, Agalev Edizioni, 1988, tr. it. di Lucia Martini Scalzone [tit. orig. The Modern Crisis, Philadelphia, New Society Publishers; Montreal, Black Rose Books, 1986]
- Democrazia diretta, come, «A – Rivista Anarchica», n. 202, agosto/settembre 1993, pp. 31-36; pubblicato come introduzione a Democrazia diretta, Milano, Elèuthera, 1993, tr. it. di Salvo Vaccaro [tit. orig. The Greening of Politics, «Green Perspectives», n. 1, gennaio 1986]
- L’America secondo me, intervista di Rossella Di Leo, «A – Rivista Anarchica», n. 134, febbraio 1986, pp. 19-24.
- Noi verdi, noi anarchici,trascrizione di Alison Leitch di un video-intervento al Convegno internazionale organizzato dai Verdi a Pescara, 19-21 settembre 1986, tr. it. di Michele Buzzi, «A – Rivista Anarchica», n. 141, novembre 1986, pp. 9-12.
- Ecologia sociale e pacifismo, «A – Rivista Anarchica», n. 144, marzo 1987, pp. 15-18, tr. it. di Michele Buzzi [tit. orig. Social Ecology and Pacifism, conferenza all’University of Quebec, Montreal, 16 ottobre 1986]
- Libertà e necessità nel mondo naturale, «Volontà», n. 2-3, 1987, pp. 7-37, tr. it. di Michele Buzzi [tit. orig. Freedom and Necessity in Nature: A Problem in Ecological Ethics, «Alternatives», vol. 13, n. 4, novembre 1986; ripubblicato in The Philosophy of Social Ecology, cit.]
- Non sottovalutiamo la specie umana, «Volontà», n. 2-3, 1987, pp. 125-175, tr. it. di Michele Buzzi; ripubblicata con il titolo Pensare in Modo Ecologico in L’idea dell’ecologia sociale. Saggi sul naturalismo dialettico, Palermo, Ila Palma, 1996 [tit. orig. Thinking Ecologically, «Our Generation», vol. 18, n. 2, primavera/estate 1987]
- Una politica municipalista, «Volontà», n. 1, 1992, pp. 241-251, tr. it. di Franco Bunuga [estratto da The Rise of Urbanization and the Decline of Citizenship,San Francisco, Sierra Club Books, 1987; ripubblicato con revisioni come From Urbanization to Cities, London, Cassell, 1995, con l’aggiunta di The Meaning of Confederalism e Libertarian Municipalism: An Overview]
- Sociale, non profonda, «A – Rivista Anarchica», n. 153, marzo 1988, pp. 32-39, tr. it. di Michele Buzzi [tit. orig. Social Ecology versus ‘Deep Ecology’: A Challenge for the Ecology Movement, «Green Perspectives», n. 4-5, estate 1987]
- Prefazione alla terza edizione italiana di L’ecologia della libertà, Milano, Elèuthera, 1989.
- Per una società ecologica, Milano, Elèuthera, 1989; il capitolo 2 pubblicato come Per una società ecologica, in «A – Rivista Anarchica», n. 166, agosto/settembre 1989, tr. it. di Roberto Ambrosoli [tit. orig. Remaking Society: Pathways to a Green Future, Montreal, Black Rose Books, 1989]
- L’uomo, tiranno, intervista, «Panorama», 9 aprile 1989, pp. 170-171.
- Società, politica, stato, «Volontà», n. 4, dicembre 1989, pp. 39-56, tr. it. di Michele Buzzi [tit. orig. Society, Politics, and the State]
- La politica radicale nell’età del capitalismo avanzato, «Quaderni della società civile», Palermo, febbraio 1991, tr. it. di Alina Petruzzella [tit. orig. Radical Politics in an Era of Advanced Capitalism, «Green Perspectives», n. 18, novembre 1989]
- No all’eco-business, intervista di Salvo Vaccaro, «L’ora», Palermo, 30 gennaio 1990, p. 7.
- Un Naturalismo Filosofico, in L’idea dell’ecologia sociale. Saggi sul naturalismo dialettico, Palermo, Ila Palma, 1996, tr. it. di Salvo Vaccaro [tit. orig. A Philosophical Naturalism, introduzione a The Philosophy of Social Ecology: Essays on Dialectical Naturalism, Montreal, Black Rose Books, 1990]
- L’idea dell’ecologia sociale. Saggi sul naturalismo dialettico, Palermo, Ila Palma, 1996, tr. it. di Michele Buzzi e Salvo Vaccaro [tit. orig. The Philosophy of Social Ecology: Essays on Dialectical Naturalism]
- La Proposta Federativa, «Volontà», febbraio/marzo 1991, pp. 129-135, tr. it. di Filippo Trasatti [estratti da The Meaning of Confederalism, «Green Perspectives», n. 20, novembre 1990 e da The Left That Was: A Personal Reflection, «Green Perspectives», n. 22, maggio 1991; ripubblicato in Social Anarchism or Lifestyle Anarchism: Unbridgeable Chasm?, San Francisco, A.K. Press, 1995]
- Municipalismo libertario. La Mia Proposta, «A – Rivista Anarchica», n. 187, dicembre 1991/gennaio 1992, pp. 14-20, tr. it. di Andrea Ferrario [tit. orig. Libertarian Municipalism: An Overview, introduzione a Readings in Libertarian Municipalism, Burlington, Social Ecology Project, 1991; pubblicato con un’aggiunta in «Green Perspective», n. 24, ottobre 1991]
- Occhio al bioregionalismo, lettera ad «A – Rivista Anarchica», n. 185, ottobre 1991, pp. 40-41.
- Democrazia diretta. Idee per un municipalismo libertario, tr. it. di Salvo Vaccaro di porzioni di testi vari, Milano, Elèuthera, 1993.
- L’unico e l’umano, «Volontà», n. 2-3, settembre 1994, pp. 59-82, tr. it. parti I e II di Guido Lagomarsino [tit. orig. History, Civilization, and Progress. Outline for a Criticism of Modern Relativism, «Green Perspectives», n. 29, marzo 1994]
- Comunalismo perché, «A – Rivista Anarchica», n. 215, febbraio 1995, pp. 25-31 tr. it. di Stefano Viviani; nuova traduzione di Guido Lagomarsino, La via del comunitarismo, «Volontà», n. 4, 1994, pp. 33-54 [tit. orig. What Is Communalism? The Democratic Dimension of Anarchism, «Green Perspectives», n. 31, ottobre 1994]
- Tesi sull’ecologica sociale in un periodo di reazione, «Antisofia 3: Viaggio nella modernità», Milano, Eterotopia/Mimesis, 2004, tr. it. di Ermanno Castanò [tit. orig. Theses on Social Ecology in a Period of Reaction, «Green Perspectives», n. 33, ottobre 1995]
- Municipalismo libertario perché, tr. it. di Guido Lagomarsino, disponibile online: Thoughts on Libertarian Municipalism, intervento alla conferenza sul Municipalismo libertario, Plainfield, Vermont, 26 agosto 1999; «Green Perspectives», n. 41, gennaio 2000]
- Il capitalismo e la crisi ambientale, tr. it. di Giulia Beretta, disponibile online: http://www.nonluoghi.info