rivista anarchica
anno 40 n. 353
maggio 2010


dossier vegan

Cassandre
vegane?

di Adriano Fragano

 

Figlia del re di Troia Priamo e di Ecuba, Cassandra ebbe da Apollo il dono della preveggenza, ma anche la maledizione di non essere creduta.
Ancora oggi a chi predice sventure si affibbia l’appellativo di “Cassandra”, solitamente chi tenta di perorare cause dettate dall’intelligenza e dalla logica ma scomode ai più viene ignorato, mentre gli allarmisti sono sempre di gran voga tra i mass-media. D’improvviso però sono gli stessi media che hanno sempre offuscato ogni voce di dissenso, che sono costretti a darne risalto a causa della notizia della “guerra del pane” scoppiata in molti paesi del Maghreb, nel Pakistan, in Thailandia, in Messico, Kenia, Haiti. D’improvviso ci si rende conto che in numerose aree del mondo la gente non ha di che sfamarsi, che il prezzo dei grano e del pane è aumentato a dismisura.
Che accade? Cos’ha portato folle disperate in piazza a protestare violentemente per ottenere del pane? Tornando a coloro che sono stati additati anche come profeti di sventure, forse sarebbe il momento di rivalutare, di riconsiderare il punto di vista di chi si è sempre ostinato a denunciare che ci nutriamo come dei parassiti degli esseri viventi della Terra, alleviamo, sfruttiamo, uccidiamo e mangiamo Animali che a loro volta sono trattati come macchine che consumano carburante per poter “produrre” carne (*). Ora che società “emergenti” come la Cina, l’India ed il Brasile premono con la loro enorme massa umana, ed avanzano le loro richieste, improvvisamente scopriamo una verità con la quale volenti o nolenti dobbiamo fare i conti: siamo i rappresentanti di una specie animale invasiva e pervasiva che si nutre di tutto e tutti, e che sta aumentando a dismisura. C’è chi ancora puerilmente tenta di addossare la colpa all’aumento della produzione mondiale di biodiesel, ma la realtà è oramai ineludibile. Forse però a breve ci ritroveremo di fronte ad una situazione di estrema gravità, ma che al contempo ci permetterà concretamente di optare per una scelta radicale e risolutiva; una finestra temporale durante la quale la nostra specie potrà scegliere se compiere un passo verso la solidarietà, il rispetto degli altri esseri senzienti e viventi, o verso la catastrofe. Una congiuntura storica in cui la difesa del più debole equivarrà anche alla salvezza del più forte, in cui l’altruismo e l’empatia combaceranno con egoismo e istinto di sopravvivenza. Non potendo più dare la colpa ai mutamenti climatici (peraltro indotti dal nostro operato), allo scempio causato dalla crescita economica, tecnologica e demografica tumultuosa di determinate comunità umane (inutile addossare colpe a chi desidera fare esattamente ciò che noi abitanti dei paesi ricchi ed industrializzati facciamo quotidianamente), ci ritroveremo nudi a fare i conti con noi stessi, a capire che chi in questi anni ha vissuto secondo criteri morali antispecisti, attraverso l’etica vegana ha aperto con l’esempio personale una nuova via verso una società umana più giusta, libera e solidale.

È un’utopia? È un sogno pensare che a breve sempre più persone capiranno che solo rispettando gli altri, solo considerandoli nostri pari, si potrà riuscire ancora ad immaginare non solo un futuro diverso, ma semplicemente un futuro? Eventi piccoli ma significativi come il VEGANCH’io (www.veganchio.org) sono degli spiragli di luce, che sempre più si dovrebbero considerare, sono degli esempi, delle alternative percorribili, proposte da cogliere e far proprie, per poter finalmente abbandonare gli abiti dei conquistatori che abbiamo indossato sino ad oggi, e sceglierne degli altri più sobri e compatibili con quello che in realtà siamo: una delle tante società animali che vivono su questo Pianeta. È lecito quindi sperare che a breve nascano tanti altri VEGANCH’io, tante altre occasioni di incontro e di confronto per elaborare nuove visioni, nuove strategie per uno stile di vita etico ed antispecista; per immaginare nuovi scenari possibili in cui la nostra specie possa sentirsi parte del tutto, nel pieno rispetto dell’alterità altrui.
Questo a prescindere da emergenze planetarie o da catastrofi imminenti, perché la solidarietà non nasce da interessi particolari, ma da precise volontà di libertà e di giustizia, senza secondi fini. Ancora una volta ci si dovrà rendere conto che essere in una posizione più favorevole di altri non prefigura il dominio degli ultimi, ma precisi doveri e pesanti responsabilità.
Quando si comincerà a parlare al grande pubblico di tutto questo, magari semplicemente ammettendo che per ottenere un chilogrammo di “carne di Manzo” si è sfruttato ed ammazzato un essere senziente e si sono utilizzati ben 100.000 litri di acqua (**), molti cominceranno a riflettere.
Ciò però ai fini del veganismo etico antispecista non ha assolutamente importanza, essendo quest’ultimo un concetto scaturito da profonde convinzioni morali che non ammettono interessi di specie per antonomasia, ma sarà un primo passo (certamente non spontaneo) che aiuterà a capire che abbiamo impiegato gran parte delle nostre facoltà per uccidere e distruggere riuscendo a non lasciare una via di fuga nemmeno per noi stessi. A chi troverà questo discorso cinico o opportunista, rispondiamo che, purtroppo, a volte risulta utile pensare che una delle prerogative umane è quella di trovare soluzioni solo nel momento del reale bisogno, ma già il solo ammetterlo suona come una sconfitta, lasciateci quindi l’esile speranza che, anche se spinta da necessità, la nostra specie possa realmente riparare ai danni fatti.

Adriano Fragano

* Uwe Buse in un suo articolo su Der Spiegel dell’ottobre 2007 afferma che la Aviagen (una delle maggiori “industrie” di Polli del mondo) quando vende i pulcini del loro Pollo denominato “modello Ross 708, fornisce anche un voluminoso manuale d’uso, un vero e proprio libretto di istruzioni su come “usare” la loro macchina vivente e farla produrre di più fino alla sua uccisione.

** Fonte: “Water Resources: Agriculture, the Environment, and Society” An assessment of the status of water resources by David Pimentel, James Houser, Erika Preiss, Omar White, et al. Bioscience, February 1997 Vol. 47 No. 2.