rivista anarchica
anno 39 n. 348
novembre 2009


cartoni animati

Tracce anarchiche ed ecologiste
di Luca Pessina

Conan, il ragazzo del futuro non era un cartone animato qualsiasi. Se volete sapere come e perché, leggete qui.

 

Era all’incirca il 1985 quando una serie animata intitolata Conan, il ragazzo del futuro apparve sulle frequenze della televisione privata italiana; tratte dal romanzo di Alexander Key dal titolo The incredibile tide, pubblicato in Italia da Kappa Edizioni, le 26 puntate del cartone animato narravano le vicende di alcuni superstiti scampati a una tragedia bellica avvenuta nell’anno 2008 e per quei tempi, nonostante la Guerra Fredda fosse ormai alle battute finali, lo scenario presentato a un pubblico di bambini era in grado di risvegliare sensazioni ansiogene legate a un clima circostante poco sereno.
Ero uno studente delle scuole medie inferiori quando Conan apparve in televisione per la prima volta e nei trenta minuti scarsi in cui mi incollavo al teleschermo del mio soggiorno per vederne le puntate, qualcosa, lo ricordo distintamente, dentro di me si aggrovigliava; per associazione di idee riaffioravano alla mia mente le immagini in bianco e nero viste al telegiornale, relative a un passato in cui alcuni uomini vestiti con una tuta bianca e con il viso coperto da una maschera a dir poco terrorizzante, perlustravano il terreno alla ricerca di chissà quale pericolo: si trattava di Seveso e del suo dramma chiamato diossina. Pressappoco una decina di anni prima della comparsa in T.V. di Conan, accadeva il grave incidente dell’ICMESA; avevo appena quattro anni, tuttavia l’età era sufficiente per apprendere che qualcosa di serio era successo attorno a me, poiché udivo i miei genitori parlarne in casa commentando l’accaduto e nominando quella sinistra nube tossica che mi faceva spaventare e che immaginavo essere qualcosa di tremendo dato che aveva fatto morire gli animali e obbligato le persone ad abbandonare le proprie case: e ne sono sicuro anche se consciamente non lo rammento, essa venne a visitare anche i miei sogni di bambino lasciandomi sulle labbra un sapore amaro e negli occhi il colore grigio della realtà. Conan fu dunque capace di risvegliare un assopito e torbido trascorso in cui l’ambiente aveva rischiato parecchio, ecco perché mi piaceva tanto guardare le puntate di quel cartone animato: attraverso la sua vicenda, lo capisco solo ora, potevo ricordare e metabolizzare alcune sensazioni legate alla fragilità del mondo di cui da pochi anni ne ero divenuto uno degli abitanti.

Una bambina di nome Lanna

La trama di Conan, il ragazzo del futuro è difatti ricca di contenuti ambientalisti, poiché si narra di una catastrofe generata dalla guerra che era stata in grado di danneggiare sia la biologia del pianeta, sia la sua geologia al punto da generare cataclismi di immensa portata.
Conan è un bambino nato all’indomani di questa catastrofe, che cresce libero e sano in una natura resasi capace di rifiorire rigogliosa alcuni anni dopo il disastro bellico; le sue avventure iniziano quando sulla spiaggia della piccola isola dove vive insieme a un solo adulto, trova svenuta una bambina di nome Lanna, la quale successivamente viene rapita da un gruppo di persone al servizio della società tecnocrate di Industria, un luogo fatto di plastica e ferro che la vuole in ostaggio per riscattare i segreti dell’energia solare posseduti da suo nonno, uno scienziato anch’egli sopravissuto che potrebbe consegnare al gruppo di persone che la governa lo strumento necessario per conquistare definitivamente il mondo schiavizzandone i sopravvissuti disseminati sui piccoli lembi di terra scampati alla morsa degli oceani innalzatisi dopo lo sconvolgimento.
Nella seconda parte della prima puntata, dopo che Lanna è stata rapita dai malvagi provenuti inaspettatamente sull’isola di Conan e dopo la colluttazione nata per difendere la bambina, l’adulto che risponde al nome di Nonno e che abita insieme al protagonista, il quale rimarrà gravemente ferito a causa delle contusioni riportate, racconta a Conan la storia che anni prima ha portato sulla piccola isola sperduta il gruppo di superstiti: imbarcatisi su di un razzo nel tentativo di fuggire nello spazio e costretti a tornare sulla Terra a causa di un’avaria, il gruppo riesce ad atterrare sull’isola che li ospiterà; la vegetazione è scomparsa e ancora peggio manca l’acqua, ma una volta che il prezioso liquido farà accidentalmente la sua comparsa, la flora dell’isola inizierà a ripopolare l’ambiente; pertanto la comunità si adopera per sopravvivere e dopo qualche tempo nascerà giustappunto Conan, il quale però rimarrà solo con il Nonno poiché uno dopo l’altro gli ex membri dell’equipaggio moriranno. Il racconto del Nonno termina con un consiglio che Conan prenderà alla lettera: “nuovi e migliori esseri umani come te e quella bambina, devono ricostruire, anzi rifondere la vita sulla Terra. Conan, vattene da quest’isola, è ora che tu te ne vada da qui e che impari a conoscere il mondo. Trovati degli amici e vivi per loro”.

Il primo ciuffo d’erba

Le immagini che raccontano questo dramma sono molto suggestive: il racconto del Nonno descrive la disperazione del gruppo nata dal destino che li aveva ricondotti su di un pianeta spopolato e sterile, ma quando l’acqua viene scoperta, la scena che descrive questo momento è commovente poiché trae uno degli uomini immergere le proprie mani nella sorgente regalando allo spettatore la sensazione di purezza e di rinascita; anche il momento in cui gli abitanti dell’isola vedono sorgere dalla terra il primo ciuffo d’erba è molto emozionante, perché si possono udire i pianti di gioia scaturiti dalla speranza per una nuova vita che nasce; in ultimo, l’arrivo nel mondo di Conan.
Il Nonno muore e Conan scopre in questo modo cos’è la morte, successivamente egli ascolta il consiglio dell’uomo e dopo aver costruito una robusta zattera lascia la sua isola mettendosi alla ricerca di Lanna. Nel suo viaggio Conan conosce altre persone, per lo più bambini come lui che rappresentano il futuro innocente e incontaminato del nuovo globo terrestre; il suo percorso termina proprio a Industria e sarà in questo luogo che avverranno le battaglie utili a sconfiggere i cattivi per liberare il pianeta giustappunto da coloro che lo vogliono ancora dominare.
Oltre ai temi ecologici insiti nel cartone animato vi sono anche contenuti sociali di matrice anarchica che collegati ad altre questioni molto vicine alla pedagogia della natura permettono a Conan, il ragazzo del futuro di essere a tutti gli effetti un lavoro di animazione colto e raffinato, detentore di messaggi pacifisti nonché di aspettativa per un mondo migliore in cui gli uomini possono vivere liberi ed essere uguali fra loro.

Uno stimolo a riflettere

È bello e allo stesso tempo interessante scoprire che in un cartone animato che aveva e può avere tuttora un pubblico preadolescente e adolescente, si possano trovare temi così importanti, ma è altrettanto interessante osservare che in qualsiasi altro cartone animato possono esservi contenuti assai stimolanti per un bambino, i quali sfuggono però allo sguardo preventivo dell’adulto. Attraverso il breve viaggio che qui intendo svolgere all’interno di Conan, il ragazzo del futuro vorrei che si riflettesse sulla seguente questione: ogni cartone animato può essere uno stimolo per il bambino a riflettere sul clima che lo circonda, poiché il bambino può essere in grado di utilizzare la visione di una storia creata in uno studio di animazione per leggere metaforicamente la realtà che lo circonda e anche per iniziare una lettura delle proprie idee nonché delle proprie originarie propensioni.
Conan è un personaggio che saprebbe accattivare l’attività imitativa di qualsiasi bambino: egli è forte ed è sano, ma non possiede un fisico di acciaio; corre come un fulmine, ma non è dotato di superpoteri; è genuino ed è impulsivo, ma ha rispetto delle regole più elementari alla comune convivenza; è bravo e comprensivo, ma quando si arrabbia diventa un avversario temibile; è creativo e ingegnoso, ma il suo spirito di iniziativa alle volte viene ostacolato dalla realtà; vuole essere protagonista, ma è capace di ascoltare i consigli delle persone con maggiore esperienza di lui e da esse è capace di imparare cose nuove.
Conan è l’espressione dell’umanità intatta: cresciuto in mezzo alla natura, tutto quello che lui conosce lo ha imparato dai quattro elementi; come lui anche gli altri bambini protagonisti della vicenda hanno saputo trarre dalla natura la giusta educazione per vivere in pace con gli altri esseri umani, per cui Conan può essere il buon selvaggio descritto da Rousseau, perché la natura dipinta nello scenario di Conan è l’ambiente adatto per crescere nel rispetto di qualsiasi forma di vita. I bambini dipinti in questo cartone animato imparano più dalla natura che dalle figure degli adulti, i quali non rappresentano mai le figure genitoriali, bensì sono sempre i nonni o gli zii, quasi a sottolineare che la vera conoscenza è in mano alle persone più vissute, simbolo di saggezza e virtù.
Dopo che Conan raggiunge Industria entra in scena un altro contesto: l’isola di High Harbor. Quest’isola è abitata da una comunità contadina anch’essa scampata alla catastrofe bellica che vive in pace e in armonia con la natura; i dirigenti di Industria vogliono conquistare High Harbor e controllarla affinché i suoi abitanti diventino schiavi al servizio di un governo dittatoriale guidato da Lepka, uno spietato despota che intende divenire l’assoluto dominatore del mondo.

La classe operaia si ribella

Nel tentativo di soggiogare High Harbor, una squadra di soldati capitanati da una donna di nome Manski parte da Industria a bordo di una nave da guerra, ma gli abitanti dell’isola riescono a sedare la conquista e i soldati, fatti prima prigionieri e poi introdotti come civili nella società di High Harbor, capiscono che la vera vita è racchiusa nella pace e nella libertà.
Sconfitta, Manski medita sull’accaduto seduta sotto l’ombra di un albero quando un cagnolino le appare davanti agli occhi riportandole alla mente la sua infanzia e il tragico giorno della catastrofe; la comparsa dell’animale è sufficiente alla donna per ricordare la felicità provata da bambina e la solitudine vissuta dopo che il mondo fu distrutto dalle armi per capire, infine, quanto sia importante e bello vivere in serenità senza desiderare la conquista dei popoli.
Tornata a Industria Manski riferisce a Lepka di aver subito la sconfitta e di non essere riuscita a conquistare High Harbor; la sua risposta è a dir poco entusiasmante quando Lepka le domanda cosa è accaduto ai suoi soldati, affermando convinta che per loro scelta stanno lavorando la terra insieme agli abitanti di High Harbor poiché, ribatte la donna: “abbiamo tutti quanti capito che la vita a Industria, su quest’isola di ferro e plastica, era assurda. Ogni persona ha bisogno di vivere in un ambiente naturale”.
Gli abitanti di High Harbor, secondo i piani di Lepka, sarebbero dovuti diventare i membri dello schema produttivo di Industria assieme a coloro che già abitano nei sotterranei di questa città. In questo scenario si riconosce distintamente la gerarchia sociale di Industria: al vertice Lepka e il Comitato formato dai vecchi scienziati che contribuirono allo scoppio del conflitto e alla conseguente distruzione del pianeta; alla base il proletariato formato esclusivamente da operaie e operai.
La classe operaia di Industria alla fine si ribella, impugna le armi e rovescia la classe dirigente, ma anziché prendere il controllo della produzione, abbandona la città per fuggire verso High Harbor, la quale si scoprirà essere una comunità anarchica, poiché uno dei suoi abitanti di professione pescatore spiega a Conan che ogni individuo al fine del benessere collettivo offre il proprio lavoro all’intera comunità. Le parole del pescatore sono esplicite: “io non faccio il pane, però mangio il pane tutti i giorni; certamente non faccio vestiti, però come vedi indosso vestiti. Io procuro il pesce per tutti gli abitanti del villaggio, i pesci del laghetto sono miei, ma allo stesso tempo appartengono a tutto il villaggio”.

Nessuna distinzione sociale

La breve descrizione dell’economia di High Harbor è chiara: in una società in cui non esiste il danaro, il prodotto non rappresenta la merce di scambio bensì è l’oggetto condiviso affinché tutta la comunità possa liberamente fruirne; in questo modo tutti gli abitanti di High Harbor sono uguali e non vi è alcuna distinzione sociale; nonostante i membri del villaggio abbiano voluto che uno di loro fosse il capo, non vi è alcun potere nelle mani di costui: le decisioni che interessano il futuro di High Harbor sono prese da tutti e condivise da tutti, ogni individuo è importante per la sopravvivenza della comunità senza che vi sia il sacrificio del singolo per il bene collettivo, così ogni persona rappresenta la società e questa rappresenta ogni persona in una perfetta identificazione tra la collettività e la singolarità di ogni soggetto.
High Harbor rappresenta la società ideale, ma non per essere utopica, nemmeno per essere il frutto ideale di una teoria: High Harbor esiste ed è la forma sociale migliore, praticata naturalmente nel momento in cui, sul piano politico, il pianeta deve tornare a vivere; High Harbor è dunque il frutto spontaneo della rinascita sociale in natura alla quale gli uomini aderiscono in maniera volontaria; High Harbor è infine la pratica sociale maggiormente umana che può esistere all’interno di un mondo naturale in cui l’economia capitalistica è deceduta; e sono esattamente la tecnica e la tecnocrazia le ultime vittime della vittoria anarchica nel nuovo mondo, poiché nelle ultime scene del cartone animato in cui si vede Industria sprofondare inghiottita dai flutti di un cataclisma marino, sia Lepka precedentemente deceduto dopo l’ultima battaglia, sia gli scienziati che diedero avvio alla distruzione del mondo, scompaiono lasciando intendere allo spettatore che la scienza e anche la scrittura, ossia gli ultimi baluardi della modernità, muoiono e spariscono per sempre lasciando spazio a una convivenza di stampo naturale.

Luca Pessina