rivista anarchica
anno 39 n. 346
estate 2009


storia

I martiri di Chicago
di Ricardo Mella

Il Primo Maggio odierno – istituzionalizzato, santificato, nazionalizzato – non ha nulla a che vedere con la dura lotta dei proletari di Chicago che, nel 1886, alzarono la bandiera della riduzione dell’orario di lavoro a otto ore e che trovarono negli anarchici i più coerenti e decisi sostenitori della lotta. Le edizioni Zero In Condotta hanno da poco pubblicato un libro, scritto nel secolo scorso dall’anarchico spagnolo Ricardo Mella.

Il lettore troverà in questo libro, scritto a ridosso degli avvenimenti – e mai pubblicato in Italia – documenti e dichiarazioni originali dell’epoca che riportiamo alla luce non solo per ricordare degnamente ‘i martiri di Chicago’, ma anche per smascherare la mistificazione che su quella data è stata costruita per trasformarla, dopo anni di lotte coraggiose e di insurrezioni popolari, in un’inoffensiva ‘festa del lavoro’.

Ne pubblichiamo alcuni stralci.

Alle origini del primo maggio

Furono il Liberty di Boston, stampato dall’anarchico individualista Tucker, l’Arbeiter Zeitung di Spies, e l’Alarm di Parsons, tutti giornali che si pubblicavano a Chicago, a rendere popolari le idee anarchiche.
Così, a Chicago, si costituì un’associazione per le otto ore e si svolsero innumerevoli riunioni all’aria aperta durante le quali i lavoratori di quasi tutti i mestieri si organizzarono e si prepararono allo sciopero annunciato. I gruppi socialisti ed anarchici dispiegarono in questo lavoro un’attività prodigiosa, cercando sempre di stabilire la più stretta solidarietà tra tutti i lavoratori.
Dalle colonne dell’Alarm, che era l’organo degli anarchici americani, Parsons condusse un’energica campagna a favore dello sciopero generale per le otto ore. In questa campagna non ebbe meno incidenza la pubblicazione più importante degli anarchici tedeschi, l’Arbeiter Zeitung, del quale erano redattori Spies, Schwab e Fischer. Entrambi i giornali agitarono l’opinione pubblica in tal modo che per forza di cose si poteva prevedere quanto terribile sarebbe stata la lotta. Gli oratori anarchici che più si distinsero durante i comizi furono Parsons, Spies, Fielden ed Engel. Questi erano ben conosciuti non solo tra i lavoratori, ma anche tra i borghesi.
A mano a mano che si avvicinava il giorno del 1° maggio, le agitazioni andavano aumentando.

Quel maggio a Haymarket

Quando fu imminente la carica della polizia, lo spazio fu attraversato da un corpo luminoso che cadendo tra il primo e il secondo plotone produsse un frastuono incredibile. Più di sessanta poliziotti caddero al suolo feriti e uno di essi, di nome Degan, morì.
Immediatamente la polizia fece una carica serrata sulla folla e questa fuggì terrorizzata in tutte le direzioni. Inseguiti dagli spari della polizia furono in molti a morire od a rimanere feriti tra le strade di Chicago.
Nel momento culminante di maggiore agitazione, i borghesi persero la testa: provocati dalla frenesia del terrore, incitavano la forza pubblica al massacro.
Si presero operai a destra e a manca, si profanarono molti domicili privati e si strapparono da essi pacifici cittadini senza giustificazione alcuna.
Gli oratori di Haymarket, ad eccezione di Parsons che si era allontanato, vennero tutti arrestati. Quelli che avevano partecipato in qualche modo al movimento operaio vennero perseguitati ed incarcerati. L’Arbeiter Zeitung venne soppresso e tutti i suoi redattori e collaboratori arrestati. Le riunioni operaie vennero sciolte e proibite.

I martiri di Chicago

La condanna a morte

Per provare il delitto di cospirazione, il fiscale ricorse alla stampa anarchica, presentando alcuni brani di articoli e discorsi degli imputati di molto anteriori ai fatti che diedero origine al processo. L’obiettivo di tale prova era ben chiaro. Nonostante quelle frasi contro l’attuale ordine delle cose non fossero così dure come quelle che utilizza la stampa borghese della Repubblica modello quando chiede il massacro degli operai, esse vennero convenientemente adoperate al fine di terrorizzare la giuria, che di per sé era già mal prevenuta nei confronti di socialisti ed anarchici in quanto classe. Questo appello alle passioni dei giurati si fece così estremo fino al punto da esibire armi, bombe, dinamite, e persino vestiti insanguinati che si diceva appartenessero ai poliziotti uccisi.
Nonostante tutto ciò, la teoria del rappresentante dello Stato risultò completamente infondata, poiché non si riuscì a stabilire alcuna relazione evidente tra la bomba lanciata ad Haymarket e gli anarchici processati. Gli accusati avevano impiegato parole dure contro l’attuale ordine delle cose, contro l’arrogante distribuzione del lavoro e della ricchezza, contro le leggi ed i suoi custodi, contro la tirannia dello Stato ed il privilegio della proprietà. Era necessario sacrificare quelle vite e affogare nel sangue la nascente idea anarchica: gli otto imputati furono condannati.
Il 20 agosto venne reso pubblico il verdetto della giuria: August Spies, Michael Schwab, Samuel Fielden, Albert R. Parsons, Adolph Fischer, George Engel e Louis Lingg furono condannati a morte; Oscar W. Neebe a reclusione per 15 anni.
Otto uomini condannati per essere anarchici, e sette di loro condannati a morte nella libera e felice Repubblica Federale Nordamericana. Ecco qui il risultato finale di una commedia infame nella quale non si considerò indegno un processo in cui ci si appellava liberamente alla falsità ed allo spergiuro.

Ricardo Mella, 1861-1925

La lotta non si ferma

La vista del tetro patibolo non commosse minimamente l’animo sereno di Spies, Parsons, Engel e Fischer, che sebbene rivolsero, senza alcun dubbio, un ricordo alle loro mogli e figli, dedicarono il loro ultimo pensiero alla causa tanto amata.Le ultime parole pronunciate dai nostri amici furono:
Spies: Salute, verrà il giorno in cui il nostro silenzio sarà più forte delle voci che oggi soffocate con la morte!
Fischer: Hoc die Anarchie! (Viva l’anarchia!)
Engel: Urrà per l’anarchia!
Parsons, la cui agonia fu terribile, riuscì appena a parlare, perché il boia strinse immediatamente il laccio e fece cadere la trappola. Le sue ultime parole furono queste: Lasciate che si senta la voce del popolo!
L’11 novembre del 1887 la borghesia di Chicago riposò tranquilla. Quattro uomini impiccati, un suicida e altri tre cittadini incarcerati avevano soddisfatto il suo brutale odio e la sua sete di vendetta. L’anarchia era stata distrutta. Ma il capitalismo era cieco e non vide che quell’ideale cresceva con forza nella massa dei lavoratori che tante volte aveva applaudito i martiri, che aveva fatto ogni tipo di sforzo per cercare di salvarli dal patibolo e che si sarebbe lanciata risolutamente a salvare i prigionieri se non fosse stata trattenuta dagli appelli di quegli stessi uomini che furono impiccati come criminali.
Pochi giorni dopo il sacrificio, i lavoratori di Chicago tennero un’imponente manifestazione di lutto, a prova che le idee socialiste non erano affatto morte.

Ricardo Mella

96 pagine,
7,00 euro

Per richieste e versamenti:

conto corrente postale 14238208
intestato ad AUTOGESTIONE,
Casella Postale 17127, MI 67, 20128 Milano

zeroinc@tin.it
zic@zeroincondotta.org

cell. 377145518

www.zeroincondotta.org


Errico Malatesta

Ricardo Mella nel ricordo di Errico Malatesta

“Riccardo Mella, che meriterebbe di essere maggiormente conosciuto fuori di Spagna, fu uno dei migliori teorici dell’anarchismo ed i suoi scritti, che saranno certamente raccolti e diffusi dai compagni di lingua spagnuola, sono un modello di ragionamento serrato e di forma, nello stesso tempo, elegante e popolare.

Il Mella appartiene alla schiera dei primi bakuninisti spagnuoli. Venuto, giovanetto ancora, all’anarchismo dalle file del partito federalista, egli fu uno tra i primi propagatori in Spagna dell’Alleanza bakuninista e dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori, e dal 1882 fino al 1914 spiegò un’attività straordinaria con la penna, con la parola, con l’azione personale, prendendo parte in tutte le agitazioni ed esponendosi a tutti i pericoli. (...)

Riccardo Mella godette la stima degli stessi avversari per la rettitudine del carattere e la forza dell’ingegno, e fu profondamente amato dai compagni e dal proletariato spagnuolo al quale aveva consacrato la vita”.

(Pensiero e volontà, n°13, Roma, 16 ottobre 1925).