rivista anarchica
anno 39 n. 343
aprile 2009


clericalismo

D come dio, D come denaro
di Francesca Palazzi Arduini

Analizziamo per una volta il volto e la realtà molto terrena della Chiesa cattolica, al centro di affari.

 

Il mondo è zeppo di Cattedrali nel deserto. Questo lo sappiamo: invece la più banale mano tesa, l’aiuto provvidenziale, la solidarietà, il mutuo soccorso navigano con le pezze al culo, in luoghi squallidi e con budget che non potrebbero essere più tirati di una cinghia sadomaso.
Per far arrivare a stento 5 minuti di dignità al genere umano si fanno salti mortali con “munifiche” donazioni che in realtà non bastano a comprare neanche la seconda piscina di chi le ha dispensate. La beneficenza è spesso semplicemente il modo di impiegare il denaro che avanza, di riciclare gli avanzi del piatto di lussuose inimmaginabili mense globali in cerca di sconti sul fisco. L’altruismo è assorbito da meccanismi ed imperi che non operano diversamente da un slot machine nella quale vincesse solo il barista. Stiamo esagerando?
Immaginiamo invece il modesto girone del volontariato vero, come quello ove gli occhi si consumano alla luce di fioche lampadine, le mani si incalliscono, le vite si versano nel profondo calice dell’altruismo, mentre mantelli vengono tagliati in due, divani letto aperti per più di tre giorni, tavole apparecchiate divengono strette, stipendi da fame vengono allungati, anche se non funziona lo stratagemma delle nozze di Cana...chissà, forse a volte è così. Ma mentre il Mondo spreca, il Capitale si lamenta e sciala, il Papa che fa? Predica contro la povertà.
Così scrive nel Messaggio dell’8 dicembre 2008: “rivolgo pertanto all’inizio di un nuovo anno il caldo invito ad allargare il cuore verso le necessità dei poveri e a fare quanto è concretamente possibile per venire in loro soccorso”. E aggiunge, citando Leone XIII che: “Fedele a quest’invito del suo Signore, la Comunità cristiana non mancherà pertanto di assicurare all’intera famiglia umana il proprio sostegno negli slanci di solidarietà creativa non solo per elargire il superfluo, ma soprattutto per cambiare – gli stili di vita, i modelli di produzione e di consumo, le strutture consolidate di potere che oggi reggono le società.
Vediamo quindi di verificare queste impegnative affermazioni, aiutandoci dati alla mano, anche con citazioni e motti della dottrina cattolica. Verifichiamo se effettivamente la Chiesa cattolica operi come dichiarato, ed quanto ammonti il suo “superfluo”. Capiremo così meglio che per Ratzinger il termine “solidarietà creativa” ha un significato simile a quello di “finanza creativa”, quello cui accennavamo: dare agli altri poco e possibilmente cose altrui.

“Là dove è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore”

Scrive Curzio Maltese nella sua recente inchiesta per La Repubblica: ”La sede dello Ior è uno scrigno di pietra all’interno delle mura vaticane. Una suggestiva torre del Quattrocento, fatta costruire da Niccolò V, con mura spesse nove metri alla base. Si entra attraverso una porta discreta, senza una scritta, una sigla o un simbolo. Soltanto il presidio delle guardie svizzere notte e giorno ne segnala l’importanza. All’interno si trovano una grande sala di computer, un solo sportello e un unico bancomat. Attraverso questa cruna dell’ago passano immense e spesso oscure fortune. Le stime più prudenti calcolano 5 miliardi di euro di depositi. La banca vaticana offre ai correntisti, fra i quali come ha ammesso una volta il presidente Angelo Caloia “qualcuno ha avuto problemi con la giustizia”, rendimenti superiori ai migliori hedge fund e un vantaggio inestimabile: la totale segretezza. Più impermeabile ai controlli delle isole Cayman, più riservato delle banche svizzere, l’istituto vaticano è un vero paradiso (fiscale) in terra. Un libretto d’assegni con la sigla Ior non esiste. Tutti i depositi e i passaggi di danaro avvengono con bonifici, in contanti o in lingotti d’oro. Nessuna traccia.
Il vice di Caloia è Virgil Dechant il cavaliere supremo dei Knights of Columbus, l’ordine cattolico che gestisce negli Usa un fondo assicurativo da 47 miliardi di dollari.
La banca dell’Istituto per le Opere Religiose offre ai suoi correntisti il 12% di tasso d’interesse, ed è attualmente amministrata, oltre che da Angelo Caloia, da una rosa di consulenti che riunisce assieme il fior fiore del potentato industriale e finanziario europeo. Le sorti dello Ior, ora in mani laiche, sono però sempre supervisionate dalla Commissione cardinalizia di vigilanza, istituita dopo la forzosa cacciata del cardinal Marcinkus dai suoi vertici. È grazie alla obbedienza della diocesi giamaicana di Kingston che la diocesi delle isole Cayman, paradiso fiscale di molti evasori tra cui Calisto Tanzi, è stata scorporata “missio sui iuris”, per essere retta dal Vaticano tramite il cardinale Adam Josep Maida, membro del collegio dello Ior.

Il girone degli spilorci

Questi fuor cherci, che non han coperchio piloso al capo, e papi e cardinali, in cui usa avarizia il suo soperchio”.
(Inferno, cerchio IV, gli avari e i prodighi).
Continua Curzio Maltese: “Da vent’anni, quando si chiuse il processo per lo scandalo del Banco Ambrosiano, lo Ior è un buco nero in cui nessuno osa guardare. Per uscire dal crac che aveva rovinato decine di migliaia di famiglie, la banca vaticana versò 406 milioni di dollari ai liquidatori. Meno di un quarto rispetto ai 1.159 milioni di dollari dovuti secondo l’allora ministro del Tesoro, Beniamino Andreatta. Lo scandalo fu accompagnato da infinite leggende e da una scia di cadaveri eccellenti. Michele Sindona avvelenato nel carcere di Voghera, Roberto Calvi impiccato sotto il ponte dei Frati Neri a Londra, il giudice istruttore Emilio Alessandrini ucciso dai colpi di Prima Linea, l’avvocato Giorgio Ambrosoli freddato da un killer della mafia venuto dall’America davanti al portone di casa”.
Non solo, quindi, affari miliardari ma anche la prolungata abitudine di lasciare debiti e di rovinare economie altrui... sembrerebbe un thriller, si tratta invece dell’ordinaria gestione del patrimonio bancario del Vaticano, il quale, contraddicendo da sempre le parole papali, è investito in fondi che sembrano costruiti apposta sia per il riciclaggio di denaro sia per il finanziamento di tutta quella economia che di etico non ha proprio nulla, anzi.
Che ciò dipenda dal fatto che sgranare il rosario è così simile al contare banconote? Che sia dovuto al fatto che i caveau segreti ed ordinati delle banche somigliano così tanto alle sacrestie, coi loro riti, il loro dare e avere? Oppure la forte quasi mistica fascinazione per il flusso del denaro è un sortilegio attribuibile alla sublimazione dell’eros?.

“Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo”

Certo, quel “rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori” cozza contro una realtà ben differente, che ha a che fare anche con una spiccata tendenza all’omertà, forse in ossequio al comandamento di non fare falsa testimonianza?
Curzio Maltese ci riassume così due degli episodi notevoli della odissea vaticana nel mondo delle Procure: “Nell’ottobre ‘93, in piena inchiesta Tangentopoli, il procuratore Francesco Saverio Borrelli telefona al presidente dello Ior per riferirgli che la madre di tutte le tangenti Enimont di 108 miliardi è transitata su un conto Ior intestato a Luigi Bisignani, piduista, giornalista, collaboratore del gruppo Ferruzzi, condannato a 3 anni e 4 mesi per questo scandalo e rispuntato nell’inchiesta “Why not” di Luigi De Magistris.” Alla richiesta di accedere alle informazioni lo Ior risponde:
“Ogni testimonianza è sottoposta a richiesta di rogatoria internazionale”. I magistrati milanesi valutano l’ipotesi ma lo Ior non ha sportelli in Italia, non emette assegni e come ente fondante del Vaticano è protetto dal Concordato. Qualunque richiesta deve partire dal ministero degli esteri. Il pool si ritira accontentandosi della spiegazione ufficiale.
A metà degli anni ‘90, processo per mafia a Marcello Dell’Utri, in videoconferenza dagli Usa il pentito Francesco Marino Mannoia dice che Licio Gelli investiva soldi di Totò Riina e dei clan corleonesi nel Vaticano in cambio di investimenti e discrezione. Si trattava di profitti derivanti dalle raffinerie di eroina della Sicilia occidentale. I boss siciliani si risentono di fronte a Karol Wojtyla che scomunica i mafiosi durante una sua visita in Sicilia, ecco il motivo per cui esplodono 2 bombe davanti a 2 chiese romane. Mannoia è il più attendibile collaboratore di giustizia, ogni sua affermazione trova riscontri oggettivi, ma sullo Ior niente indagini.
I magistrati del processo a Dell’Utri e al gruppo Berlusconi passano il tutto ai colleghi del processo Andreotti che, memori del tempo perso dal collega Borrelli, evitano di inoltrare rogatoria
”.
Antonio Fazio, Cesare Geronzi, Luciano Moggi, Giampiero Fiorani, nomi eccellenti di personaggi sui quali mai potrà essere fatta chiarezza perché le radici dei loro affari affondano nel cuore di Roma, nella banca del Vaticano.

“Amerai il prossimo tuo come te stesso”

Le ricchezze realizzano la loro funzione di servizio all’uomo quando sono destinate a produrre benefici per gli altri e la società: – Come potremmo fare del bene al prossimo – si chiede Clemente Alessandrino – se tutti non possedessero nulla?”. Eppure il prossimo bisognoso non è il principale destinatario delle ricchezze raccolte con il meccanismo dell’otto per mille Irpef: sembra che la Cei infatti, nel suddividerne i proventi, sia più attenta a rispettare un altro “comandamento”, quello prescritto dal Diritto canonico:
I fedeli hanno l’obbligo di sovvenire alle necessità materiali della Chiesa, ciascuno in base alle proprie possibilità”. Recita infatti il documento CEI per l’anno 2008: “la somma relativa all’8 per mille IRPEF che lo Stato è tenuto a versare alla CEI nel corso dell’anno 2008 risulta pari a €1.002.513.715,31 (€ 74.149.420,94 a titolo di conguaglio per l’anno 2005 e €928.364.294,37 a titolo di anticipo dell’anno 2008)”, di questi fondi solo 205 milioni sono destinati alle diocesi per gli interventi caritativi, cioè poco più di un quinto. Il resto è suddiviso tra fondo per gli stipendi al clero (che comunque usufruisce di molti altri introiti statali, tra i quali anche quello per l’insegnamento della religione nella scuola pubblica), edilizia di culto, esigenze pastorali, fondo per la Catechesi, Tribunali ecclesiastici eccetera.

“Non desiderare la casa del tuo prossimo”

L’inchiesta “San Mattone”, pubblicata su Il mondo, maggio 2007, ha riassunto la situazione immobiliare della Chiesa cattolica in Italia, realtà che aveva scandalizzato i più soprattutto dopo la decisione del governo Berlusconi, nel 2005, di praticare l’esenzione totale dell’Ici sia ai beni ecclesiastici dedicati al culto ed alla vita religiosa che a quelli commerciali.
All’ incirca il 20-22% del patrimonio immobiliare italiano fa capo alla Chiesa. Un quarto di Roma è intestato a diocesi, congregazioni religiose, enti e società del Vaticano. Solo le proprietà che fanno capo a Propaganda Fide (il “ministero degli Esteri” del Vaticano che coordina l’ attività delle missioni nel mondo) ammontano a 8 9 miliardi. Negli ultimi due anni il Vaticano ha cominciato a fare trading immobiliare, vendendo beni per quasi 50 milioni. Nel 2006 a Roma si sono registrate più di 8 mila donazioni di beni immobiliari, in provincia sono state 3.200. Il doppio rispetto a una città come Milano. Il più grande intermediario immobiliare che lavora con la Chiesa , il gruppo Re spa, realizza da questa attività circa 30 milioni di fatturato.
L’inchiesta continua spiegando come il tristemente noto immobiliarista Stefano Ricucci abbia avuto la fortuna di fare affari con il Vaticano, e precisamente con l’Amministrazione del patrimonio della sede apostolica (Apsa) vendendo immobili che sulla carta erano dichiarati poverissimi, e che potevano essere trasformati in prestigiosi alberghi e lussuose residenze nel cuore della città.
Nel suo rapporto annuale 2008 la Santa Sede scriveva: “Il settore immobiliare ha ottenuto un risultato positivo netto di 36,3 milioni di euro, superiore a quello registrato nel 2006 che si attestò a 32,3 milioni di euro. L’incremento in termini assoluti è di 4 milioni di euro, imputabile sia al maggior gettito delle locazioni, sia alle plusvalenze realizzate per la vendita di alcuni cespiti immobiliari. In aumento anche le spese dirette su immobili a reddito che da 15,4 milioni passano a 18,2 milioni di euro, con un aumento del 18%. In sostanza l’aumento globale dei ricavi ha permesso di sostenere gli oneri per la manutenzione e l’ammodernamento degli immobili a reddito”.

“Non potete servire a Dio e a Mammona”

Non ci sono solo le entrate derivanti dalle attività finanziarie, immobiliari, e dall’otto per mille la cui ripartizione è curata dalla Conferenza episcopale italiana, c’è anche l’Obolo di San Pietro, una raccolta di fondi destinata direttamente al Papa.
Da Panorama, luglio 2008: “C’è una nuova vittima della debolezza del dollaro americano: l’. Il , presentato qualche giorno fa dalla , ha visto disavanzo tra entrate (236,7 milioni) e uscite (345,8 milioni) di 9 milioni di euro.
Da biasimare, secondo le analisi dei finanzieri vaticani, sarebbe “l’inversione di tendenza nella fluttuazione dei tassi di cambio, soprattutto della valuta statunitense”.
Tuttavia, la svalutazione del dollaro sull’euro (15%) fa piangere non solo le casse del Vaticano, ma anche la cassetta delle offerte destinate ad assistere il Papa “nella sua missione Apostolica e caritativa”. In perdita – precisa la Santa Sede – nonostante la generosità di un anonimo fedele che, per la Chiesa cattolica, si è alleggerito l’anno scorso di ben 14,3 milioni di biglietti verdi. Dollaro debole, infatti, significa meno valore del denaro delle offerte.
E il bilancio 2007 rivela che i fedeli più solerti e generosi dell’Obolo di San Pietro – una colletta effettuata da Chiese, Istituti cattolici e singoli cittadini in tutto il mondo – sono proprio gli americani. Dei 79,8 milioni di dollari raccolti nel 2007, quasi un quarto (18,7 milioni di dollari) provenivano dagli Stati Uniti. La generosità dei fedeli cattolici d’oltreoceano surclassa nettamente quella europea: l’Obolo di San Pietro americano – rivela nel bollettino sul bilancio – equivale alle offerte di Italia, Germania, Spagna, Francia e Irlanda messe insieme. Ma nel caso delle finanze del Vaticano, la generosità purtroppo sembra proprio non pagare.

“Il distacco dalle ricchezze è indispensabile per entrare nel Regno dei Cieli”

Un altro interessante capitolo delle ricchezze della Chiesa consiste non tanto nei tesori d’arte sparsi nei luoghi di culto ma nell’oro. Nella quantità smodata di oro e gioielli conservata in San Pietro. Si tratta di 3000 chili di oro e 30mila di argento, così quantificati dall’archeologo Rodolfo Lanciani che spiega, per un servizio su La Repubblica del giugno 2006, come il loro valore sia incalcolabile e come tra di essi ci siano doni e gioielli indossati dai papi, come l’ anello di Sisto IV, in bronzo dorato con cristallo di rocca di dimensioni eccezionali.
La predilezione dei papi per anelli, croci, e, come direbbe Calderoli, palandrane decorate con pietre preziose, esiste da sempre e tutt’ora è in auge. Anche se di recente proprio Papa Ratzinger è stato protagonista di un increscioso e per molti versi simbolico fatto, la caduta in terra dell’anello in oro massiccio, di considerevole peso, detto “Anello del Pescatore”, il 13 gennaio 2008, nella Cappella Sistina durante la celebrazione della Messa col nuovo cerimoniale che prevede le spalle ai fedeli per l’officiante. Ma non si è trattato di un “distacco” volontario.
Vi sono poi altre ricchezze, nei garage vaticani, che rappresentano un amore per gli status symbol che pare un pochino eccessivo per chi in continuazione predica la frugalità e l’astinenza dal fenomeno del consumismo sfrenato, nell’ottobre 2006 una cerimonia tenutasi in Vaticano con la partecipazione del presidente del gruppo Wolkswagen attraeva sguardi o perplessi o bramosi:
Di Volkswagen Phaeton in italia non se ne vedono molte. Se poi parliamo della versione non plus ultra, la 6.0 W12, le probabilità di incontrarla per strada sono pari a quelle di vincere il SuperEnalotto. Ebbene, da oggi non sarà più così. Almeno per i cittadini romani... Il Gruppo tedesco ha infatti donato a Papa Benedetto XVI proprio una Phaeton W12, superammiraglia che andrà ad arricchire l’invidiabile parco auto della Sante Sede che solo negli ultimi anni ha ricevuto una Mercedes ML, una BMW X5 e una Volvo XC90.
In fondo mancherebbe solo che il Papa partecipasse al programma di Mtv nel quale attori e cantanti mostrano le loro lussuose residenze ed i loro gioiellini in garage: farebbe sicuramente un bel botto battendo tutti.

Caste ed efficienti per... accudire il Papa

Fin dai tempi apostolici, ci furono vergini cristiane che, chiamate dal Signore a dedicarsi esclusivamente a Lui in una maggiore libertà di cuore, di corpo e di spirito, hanno preso la decisione, approvata dalla Chiesa, di vivere nello stato di verginità – per il Regno dei Cieli –.
Ed eccole, le quattro laiche votate alle faccende negli ampi appartamenti papali in Vaticano, appartengono ai «memores Domini», l’associazione che riunisce laici di Comunione e Liberazione che seguono una vocazione di dedizione totale a Dio nella verginità, obbedienza e povertà, vivendo nel mondo. In quattro provvedono all’appartamento papale, coordinate da una superiora tedesca.
Negli appartamenti papali vivono anche il segretario particolare del papa ed il suo secondo segretario. E la cucina è stata totalmente rinnovata nel 2005. Le laiche-colf debbono provvedere a tutte le mansioni compresa la cucina, così povera e frugale!
Tra i cibi preferiti da Ratzinger infatti ci sono il pompelmo rosa, noto frutto economico e modesto, mangiato a fette, e la bresaola. Di solito un consommè viennese per primo, un tagliere di salumi stiriani come secondo, un pezzo di sacher torte o uno strudel come dolce e come bevande due immancabili lattine di aranciata. Ma famosi piatti papali sono anche “la pasta al curry, i rigatoni al prosciutto, la pasta al salmone e zucchine, il risotto allo zafferano. Tra i secondi, particolarmente apprezzati sono gli involtini di pollo e gli straccetti con rucola e parmigiano”, oltre ai Tiramisù, soprattutto consumati nei momenti di sconforto, e le crostate. Certo, niente in confronto ai pranzi dei Papi di qualche secolo fa, se si escludono i doni ...gastronomici, come le ottanta bottiglie di birra “Papa Benedetto” inviategli dalla Baviera per festeggiarne il compleanno.

La moda come atto di culto

La mania della pantofola rossa, come scrisse l’Osservatore Romano, non era altro che questo, una mania che si sarebbe spenta ed era indegna dell’attenzione di uomini consacrati a Dio
(Patricia Highsmith, Sisto VI, il Papa della pantofola rossa).
La grande scrittrice e giallista non immaginava certo, scrivendo nel suo “Catastrofi più o meno naturali” il racconto del Papa che si fa male a un piede e si rende contemporaneamente conto di non essere infallibile, di fare una anti-profezia. Proprio il papa più convinto della sua infallibilità, infatti, ha scatenato un mare di critiche scegliendo di indossare scarpette rosse di squisita fattura.
Gli atti di culto non sono rivolti alle immagini considerate in se stesse, ma in quanto servono a raffigurare il Dio incarnato”, così quando Ratzinger si è accinto a modificare un po’ abiti e accessori del suo bagaglio papale, i critici sono stati subito zittiti. Una notizia di agenzia dello scorso anno specifica:
“Il Papa non veste Prada, ma Cristo”: è la provocazione dell’Osservatore romano, che annuncia che dal 29 giugno prossimo “cambia il pallio indossato da Benedetto XVI per le solenni celebrazioni liturgiche” e intanto smentisce che le scarpe rosso siano firmate da Prada: “Naturalmente l’attribuzione era falsa” scrive il foglio vaticano per cui “la banalità contemporanea non si è nemmeno accorta che il colore rosso racchiude un nitido significato martiriale”, ma le polemiche sul look papale continuano, anche perché proprio in quei giorni altri dati sull’abbigliamento papale vengono diffusi:
Anche il papa ama vestire alla moda. Durante la sua ultima visita ad Assisi, il pontefice non indossava infatti dei semplici paramenti sacri. Sapete chi li aveva disegnati per lui? Niente di meno che la maison. A realizzare i paramenti sacri è stato il direttore creativo della casa di moda, Guillermo Mariotto, su commissione dei Frati Minori del Sacro Convento della città dove il papa era ospite.
Ma rassicuratevi: vi eviteremo le immagini del calendario Pir, pardon, Ratzinger 2009: quello in vendita in città del Vaticano al prezzo di 5 euro, e del quale ogni mese può essere staccato e conservato come quadretto, raffigurante il Papa in 12 scatti.

Francesca Palazzi Arduini