rivista anarchica
anno 39 n. 342
marzo 2009


lettere

 

Bakunin e il patriottismo / botta...

Spesso ci si interroga su quale sia il reale significato di una parola che per buona parte della politica ottocentesca e novecentesca ha rappresentato un punto fermo ideale e sempre valido: patriottismo.
Conosciamo bene quale il valore di questo termine abbia avuto in Italia durante l’epoca risorgimentale, soprattutto nelle sue declinazioni mazziniane e sappiamo allo stesso modo come il confine tra il concetto di patriottismo e di nazionalismo sia, talvolta labile, e spesse volte travalicato: l’Italia ne è un simbolo esemplare.
Ma, forse, pochi sono al corrente del fatto che un illustrissimo pensatore e rivoluzionario, quale fu Bakunin, da molti considerato effettivo padre del movimento anarchico, abbia riflettuto parecchio sul concetto di patria e su come esso poteva essere conciliato con gli ideali libertari che lui propugnava; allo stesso modo in cui lo fece Mazzini in correlazione al repubblicanesimo.
Bakunin, dedicò un’intera opera al patriottismo, figlia anche dell’ottocento in cui visse, la cui base è elementare e basilare per comprendere i suoi convincimenti riguardo l’ideale di patria: Stato e Patria sono due enti differenti e distinti. L’amore, la passione tangibile che il popolo prova, innumerevoli volte, nei confronti di ciò che identifica come la propria patria è sintomatico, dato che chiarisce come possa esistere una devozione per una serie di organizzazioni civiche e di tradizioni culturali che contraddistinguono la “cosiddetta” patria, ma esse non hanno nulla a che vedere con l’istituto statale. “La Patria, la nazionalità, come l’individualità è un fatto naturale e sociale, fisiologico e storico al tempo stesso non è un principio”
Queste le parole di Bakunin che, consapevole del concetto di “identità etnica”, non lo trascura e lo assimila nel suo pensiero, senza, per questo contraddirsi.

“Ogni popolo, come ogni persona è quello che è, e per questo ha un diritto ad essere se stesso. La nazionalità non è un principio, è un diritto legittimo come l’individualità. Ogni nazione, grande o piccola ha l’indiscutibile e medesimo diritto ad esistere, a vivere in accordo con la propria natura”.
Sempre Bakunin è chiaro ed evidente e dai suoi ragionamenti si denota una mancanza di diffidenza verso una qualsiasi strumentalizzazione dell’idea di patria, semplicemente perché essa esiste, è il proletariato medesimo la sua base e, al tempo stesso è proprio il popolo tutto che ne comprende le caratteristiche più pure, liberatorie, libertarie.
“La Patria rappresenta il diritto incontestabile e sacro di tutti gli uomini, associazioni, comuni, regioni, nazioni, di vivere, pensare, volere, agire a loro modo e questo modo è sempre il risultato incontestabile di un lungo sviluppo storico”.
Violare i diritti della patria è un’ingiusta reazione pari a quella della negazione dei diritti del proletariato. Entrambi sono due soggetti storici con i quali gli anarchici devono rapportarsi e non chiudersi in un insensato settarismo. Bakunin docet.

Fabio Faini
(Sant’Arcangelo di Romagna – Rn)

... e risposta

Si potrebbe liquidare la questione di patria e patriottismo ricorrendo a uno dei versi più famosi del canzoniere anarchico, quel “nostra patria è il mondo intero” che racchiude, nella semplicità di una sola frase, tutto un programma. Ma la lettera di Fabio è interessante e articolata, e merita, quindi, una risposta un po’ più approfondita.
Indubbiamente la distinzione fra Stato e Patria, come scrive Fabio, ha una sua oggettività: semplificando al massimo i concetti, si potrebbe dire che Stato è solamente una istituzione autoritaria, benefica, asettica o opprimente a seconda delle interpretazioni che se ne danno, mentre Patria (o Nazione) è un sentimento, un insieme di rappresentazioni ed emozioni che fanno capo al vissuto individuale e collettivo. Quindi, se il primo, da buoni anarchici, è da combattere, la seconda è da prendere in considerazione, senza fermarsi al significato letterale del termine, ma facendo attenzione a come questo concetto, indubbiamente legittimo ma né asettico né neutro, è stato utilizzato in passato, a come è utilizzato oggi, a come si presta volentieri a interpretazioni strumentali, e spesso pericolose, almeno per noi che ancora sentiamo forte il concetto della fratellanza internazionalista.
Innanzitutto, per “giustificare” le affermazioni di Bakunin, si deve pensare al contesto storico nel quale il russo esprimeva il proprio favore per la cosiddetta Europa delle patrie, contrapposta a quella soggetta al tetro dominio degli imperi e delle autocrazie ottocentesche. L’affermazione di un sentimento patrio, infatti, coincideva principalmente con l’anelito di libertà che contagiava tutti i popoli europei, era un’affermazione di autodeterminazione, di volontà di emancipazione, di lotta alla massima espressione dell’autorità di quei tempi, quali erano, allora i regimi assolutisti che rendevano schiava l’Europa. In questa ottica, credo, Bakunin affermava, con la sua abituale lucidità, che “La Patria rappresenta il diritto incontestabile e sacro di tutti gli uomini”, caricandola, di conseguenza, di significati positivi.
Però la storia procede e i concetti e le espressioni della società e della politica evolvono, si modificano, assumono connotazioni differenti. A volte, addirittura contrarie. La patria, ad esempio, da espressione di libertà collettiva è diventata molto spesso, troppo spesso, simbolo di coercizione, di inclusione ed esclusione. Inclusione per quanti si riconoscono in una stessa lingua e in una stessa, ahimé, tradizione. Esclusione per gli alieni, i diversi, coloro che non godono il privilegio di farne parte e che quindi sono considerati, se non nemici, sicuramente estranei.
Non credo sia necessario, a questo punto, ricordare come, in nome della patria, della difesa della patria, della grandezza della patria, della conservazione dei valori della patria, siano state commesse alcune delle peggiori infamie che hanno disonorato buona parte della storia dei popoli europei. Di quegli stessi popoli che, pochi decenni prima, facevano coincidere la nascita della patria con la massima aspirazione alla libertà. Quando poi la nozione di patria viene tirata in ballo, come spesso accade di questi tempi, anche per coprire meschini interessi improntati al più volgare egoismo, verrebbe voglia di cancellare questo termine dal vocabolario della storia.
Un conto quindi è il concetto naturale e filosofico, in poche parole astratto, di patria e nazione, quello stesso a cui si richiamava Bakunin, altro conto è come questo concetto, per la sua ineliminabile ambiguità, si presti troppo facilmente a interpretazioni ed azioni inaccettabili. Inaccettabili per il più elementare senso di umanità e non certo per… “insensato settarismo”. Ecco perché la ostile diffidenza degli anarchici rimane tutta.

Massimo Ortalli

 

 

 

 

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