rivista anarchica
anno 39 n. 342
marzo 2009


teatro

La sfida del teatro in carcere
di Cristina Valenti
fotografie di Maurizio Buscarino

Tre libri freschi di stampa ci parlano dell’incontro tra società civile e società reclusa.

Compagnia della Fortezza, I negri, da Jean Genet,
regia di Armando Punzo, Carcere di Volterra,
luglio 1996, ph: © Maurizio Buscarino

Il teatro in carcere è una sfida che riguarda essenzialmente lo statuto di invisibilità della popolazione carceraria.
A partire dalla fine degli anni Ottanta, quando il teatro è stato ammesso fra le attività “trattamentali”, finalizzate al reinserimento sociale dei detenuti, gli istituti di pena hanno aperto le porte con una certa regolarità agli operatori teatrali e, occasionalmente, agli spettatori. Società civile e società reclusa hanno iniziato a incontrarsi, incrociando sguardi inediti fra scena e platea. Gli spettatori hanno imparato che è possibile riconoscere l’attore senza dimenticare il detenuto. Gli attori hanno scoperto nel confronto con gli spettatori che una diversa rappresentazione di sé è possibile. E mentre è proseguito irrisolto il dibattito fra funzione riabilitativa e finalità artistica del teatro in carcere, la scena reclusa si è decisamente rivelata – attraverso molte importanti esperienze – luogo di sperimentazione privilegiato dei fondamenti dialettici dell’attore: fra realtà e finzione, essere e apparire, persona e rappresentazione.
Non solo. Il linguaggio codificato del teatro ha dimostrato di poter interagire con la scena della detenzione infrangendo i codici carcerari, fondati sulla spersonalizzazione e la standardizzazione dell’individuo, consentendo all’attore detenuto di rimpadronirsi della propria storia e della possibilità di raccontarla.
Tre libri usciti recentemente rileggono la ricca esperienza del teatro in carcere con lo straordinario contributo di una ricchissima documentazione fotografica.

Istituto penale per minori Malaspina, Quel che resta del mio regno,
da Re Lear di William Shakespeare, regia di Claudio Collovà,
Teatro Polis, Palermo, dicembre 2007,
ph: © Federico e Maurizio Buscarino

Il primo è la nuova edizione aggiornata e arricchita di un libro ormai introvabile di Maurizio Buscarino, Il teatro segreto, che viene riproposto a cura di Andrea Mancini col titolo Il segno inspiegabile (Corazzano, Titivillus Edizioni, 2008, pp. 224, con 180 tavole in b/n e colori, € 30,00).
Maurizio Buscarino è uno dei più grandi fotografi di teatro contemporanei, in grado di trasformare il reportage in narrazione e il documento fotografico in materia vibrante. Il suo viaggio nel teatro in carcere è iniziato più di vent’anni fa, e il libro lo racconta a ritroso, partendo dal lavoro di Armando Punzo con la Compagnia della Fortezza di Volterra (2003-1991) e proseguendo con Roberto Formigoni nel Carcere di Foggia (2000), poi con le regie di Donatella Massimilla al San Vittore e al Beccaria di Milano (1994-1991), per ricongiungersi con la prima tappa del percorso, nel Carcere di Lodi con Santagata e Morganti (1987). Una nuova sezione del libro è dedicata agli Istituti penali per minori, dove, assieme al figlio Federico, Maurizio Buscarino racconta per immagini un triplo Re Lear messo in scena a Bologna, Palermo, Milano. Completano il volume un’introduzione di Andrea Mancini, una riflessione del fotografo sui paesaggi umani e teatrali che ha attraversato, e infine una preziosa appendice di documenti relativi ai singoli spettacoli.

Compagnia della Fortezza, I negri,
da Jean Genet, regia di Armando Punzo,
Carcere di Volterra, luglio 1996,
ph: © Maurizio Buscarino
Istituto penale per minori Pietro Siciliani
(“Pratello”), Fool bitter Fool, da Re Lear
di William Shakespeare, regia di Paolo Billi,
Cappella dell’Istituto, Bologna, dicembre 2007,
ph: © Federico e Maurizio Buscarino

Una vera e propria narrazione fotografica dentro e attorno ai tre Re Lear appena citati è il volume Il mare dietro un muro. Nostro padre Re Lear, con testi di Massimo Marino e Roberto Mutti e fotografie di Federico e Maurizio Buscarino (Milano, Electa, 2008, pp. 192, di cui 145 di tavole a colori, € 60,00).
Il volume è il risultato di un progetto dal titolo “Ipm di scena”, promosso dall’Associazione Euro di Palermo. Tre registi hanno lavorato sullo stesso testo shakespeariano all’interno di tre differenti carceri minorili: Paolo Billi al “Pratello” di Bologna, Claudio Collovà al Malaspina di Palermo e Giuseppe Scutellà al Cesare Beccaria di Milano, realizzando tre spettacoli di cui Massimo Marino ricostruisce nel suo testo percorsi, risultati e prospettive. Federico e Maurizio Buscarino restituiscono la documentazione e, al tempo stesso, una sorta di regia di secondo grado dei tre lavori, come si trattasse di un’unica opera che il percorso fotografico può infine riunire abbattendo le distanze geografiche e i limiti (fisici e burocratici) della reclusione.

Compagnia della Fortezza, Amleto,
da William Shakespeare, regia di Armando
Punzo, Carcere di Volterra, luglio 2001,
ph: © Maurizio Buscarino

Il terzo libro si intitola A scene chiuse. Esperienze e immagini del teatro in carcere, ed è un ampio excursus, a cura di Andrea Mancini, sul teatro in carcere in Europa e in Italia, che contiene scritti di Judith Malina, Massimo Marino, Claudio Meldolesi, Armando Punzo, Giuliano Scabia, Ferdinando Taviani, Cristina Valenti e ampi servizi fotografici firmati, fra gli altri, da Massimo Agus, Francesco Galli, Stefano Vaja (Corazzano, Titivillus Edizioni, 2008, pp. 336, con 128 tavole a colori e b/n, € 18,00). Il volume comprende, in particolare, un ampio materiale elaborato da Massimo Marino nell’ambito dell’indagine su “Teatro e carcere in Europa”, frutto di un progetto promosso da Armando Punzo a Volterra e sostenuto da una rete di soggetti europei (dati statistici, legislazione, metodologie, interviste). Completano il volume un approfondimento sulle esperienze di teatro Carcere in Toscana e un’antologia di scritti saggistici.

Compagnia della Fortezza, Opera da tre soldi, da Bertolt Brecht,
regia di Armando Punzo, Carcere di Volterra, luglio 2002,
ph: © Maurizio Buscarino

Le fotografie che qui proponiamo sono tratte dai primi due libri e testimoniano dello straordinario lavoro fotografico che da molti anni Maurizio Buscarino dedica alla scena teatrale e in particolare al teatro in carcere, affiancato da diverso tempo dal figlio Federico.

Istituto penale per minori Cesare Beccaria,
King Lear, da William Shakespeare, regia di
Giuseppe Scutellà, Fabbricateatro Puntozero,
Milano, dicembre 2007,
ph: © Federico e Maurizio Buscarino

La fotografia nel teatro è materia di eccezionale fascino e interesse, che all’interno del carcere rivela potenzialità ulteriori e stimolanti paradossi. L’attore appare provvisoriamente sulla scena per annunciare la sua scomparsa, ama osservare Buscarino. La scena del carcere e la fotografia di scena regalano visibilità a ciò che è invisibile per eccellenza: il luogo di pena e i suoi abitanti. Le inquadrature del fotografo, nel restringersi su volti e dettagli, ritagliano ulteriori restrizioni, ma al tempo stesso liberano i ritratti dalla cornice della reclusione per racchiuderli in quella dell’espressione artistica. I ritratti di Buscarino sottraggono i detenuti all’anonimato, all’oggettivazione della condizione carceraria, per farne i soggetti di un impressionante ciclo pittorico. E quando, per contrappunto, l’inquadratura si allarga all’insieme, al contesto impropriamente teatrale dell’architettura carceraria, quegli stessi soggetti si fanno al tempo stesso testimoni di storie imprescindibili e di un’effimera eredità, che fortunatamente le tavole di questi volumi contribuiscono a fissare.
“E qual è la nostra, di eredità?”, si chiede Massimo Marino alla fine del suo scritto, rispondendosi che restano le immagini e le storie di alcuni mesi “di invenzioni, di difficoltà, di vita”, poi di nuovo la chiusura. Il problema principale del teatro in carcere è dare continuità alle esperienze: “far sì che stravolgano la routine del carcere per mostrare altre possibilità”.
Se ci concentriamo sulle foto di queste pagine, ci sembra che la sfida sia possibile.

Cristina Valenti

ph: © Federico Buscarino

Maurizio Buscarino è nato a Bergamo il 7 maggio 1944.
Dal 1973 ha percorso come fotografo il “territorio” del teatro, da quello europeo a quello americano e orientale.
La sua opera è un imponente lavoro sul teatro contemporaneo e, allo stesso tempo, una tenace e singolare rappresentazione
della sua visione del mondo.

Sue mostre sono state realizzate in molte città italiane e all’estero, per esempio a Bergamo, Firenze, Cracovia, Pisa, Milano, Madrid, Parma, Cagliari, Trento, Reggio Emilia, Bogotà, Berlino, Pesaro, Appiano, Stoccolma, Pontedera, Venezia, Wroclaw…

Fra gli ultimi libri di cui è autore:

Pier’Alli, il paesaggio della musica, Leonardo Arte, Milano 1998
Il popolo del teatro, Leonardo Arte, Milano 1999
Le Marche dei Teatri, (2 volumi), Skira, Milano 2000
Moni Ovadia. Un figlio dello Yiddish, Leonardo Arte, Milano 2000
Per antiche vie/La giornata libera di un fotografo, Leonardo Arte, Milano 2001 e Titivillus Edizioni, Pisa 2002 –2006.
Kantor, Leonardo Arte, Milano 2001
Il teatro segreto, Leonardo Arte, Milano 2002
Dei Pupi, Leonardo Arte, Milano 2003
Baj scenologia, nelle fotografie di Maurizio Buscarino, a cura di Andrea Mancini, Pisa (Titivillus) 2004
Freigang eines Photographen, traduzione e prefazione di Elmar Locher, Bozen (Edition Sturzflüg)
e Innsbruck (Studien Verlag) 2004
Il mare dietro il muro, Electa, Milano 2008
Il segno inspiegabile, Titivillus Edizioni, Pisa 2008.