rivista anarchica
anno 39 n. 342
marzo 2009


editoria

Dietro le sbarre
di Simone Buratti e Alexander Berkman

Le Edizioni Zero in Condotta hanno pubblicato un agile libretto sul tema carcerario.
Ne pubblichiamo la prefazione di Simone Buratti e uno stralcio.

 

Prefazione
di Simone Buratti

La presente raccolta di scritti è la traduzione, a cura di Elio Xerri e di Simone Buratti, di un’antologia curata dal Collettivo Dawn di Oakland, California, e pubblicata dalla casa editrice Kate Sharpley Library di Londra nel 2003.
I contributi sono raggruppati in due parti. La prima, dal titolo “Idee”, riporta diverse considerazioni sul rapporto tra società, atti anti-sociali e sistemi punitivi, riflessioni sull’iniquità della carcerazione e proposte sulla gestione del crimine in una società non più fondata sulla proprietà e sul potere statale.
La seconda parte, dal titolo “Memorie”, raccoglie alcune testimonianze dirette di chi in prima persona visse la condizione di carcerato.
Non rappresenta una visione univoca ed esaustiva del movimento anarchico nei confronti della tematica carceraria. Se un numero consistente di autori qui presenti appartiene alla storia delle lotte del movimento statunitense, i contesti geografici e storici in cui sono collocati complessivamente i brani dell’antologia ne attribuiscono un respiro internazionale.
La rassegna di contributi così organizzata, sebbene sconti la riduttività della forma pamphlet, permette un’agile rassegna dei diversi sguardi con i quali è stata affrontata la tematica carceraria nel periodo scelto.
Tutti gli autori e le autrici di questa antologia hanno avuto nella loro vita un’esperienza diretta con il mondo carcerario. Hanno lasciato di quelle esperienze memorie poetiche, o resoconti delle proprie interminabili disavventure attraverso lettere dettagliate o pubblicazioni postume. Alcuni di essi non ebbero modo di poter tornare a vivere al di fuori delle mura di una prigione.

La maggior parte dei saggi di questa antologia risulta inedita in Italia. È stata rispettata la forma originale del volume, offrendo a nota di ogni saggio una piccola biografia, modificata rispetto all’originale in lingua inglese, per permettere una veloce collocazione del saggio e del suo autore, più il riferimento all’opera in originale o in edizione italiana. Fatta eccezione dei brani di Emma Goldman (Prigioni: un crimine sociale e un fallimento), Errico Malatesta, Alexander Berkman (Memorie) e G. P. Maximoff tutti gli scritti sono stati tradotti dall’inglese, mentre il materiale già tradotto ed editato è stato rivisto e corretto.

Simone Buratti

Dietro le sbarre è una raccolta antologica di riflessioni e memorie sul sistema carcerario scritte da anarchici e libertari di tutto il mondo, in un periodo storico racchiuso tra il 1886, anno degli scioperi di Chicago per le otto ore e l’esecuzione di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti avvenuta nel 1927. Vi sono riportate le dirette testimonianze sul trattamento dei prigionieri in numerosi penitenziari di diversi paesi e nei campi di concentramento della Prima Guerra Mondiale, oltre alle analisi e alle proposte sul come gli atti antisociali verrebbero trattati in un mondo effettivamente libero e giusto.
Una rassegna di scritti, per la maggior parte inediti in Italia, profondamente immersi in un epoca solcata da grandi lotte sociali e conflitti mondiali, che offre uno spunto per ricordare come il più grande crimine sia lo sfruttamento dell’essere umano sul suo simile e la prigione un’istituzione dello Stato utilizzata per umiliare e distruggere la classe lavoratrice e quanti gli si oppongono.

Il volume raccoglie brani di: Albert e Lucy Parsons, Petr Kropotkin, Emma Goldman, Voltairine De Cleyre, Errico Malatesta, Alexander Berkman, Louise Michel, Oscar Neebe, Kanno Suga, Nestor Makhno, Rudolf Rocker, Ricardo Flores Magón, Líbrado Rivera, G.P. Maximoff, Mollie Steimer, Nicola Sacco.

Il volume può essere richiesto sia ad Autogestione, casella postale 17127, 20170 Milano o telefonando allo 377145518 o scrivendo a zeroinc@tin.it, sia all’Associazione di Mutuo soccorso per il diritto d’espressione, casella postale 26, 40050 Monte san Pietro-Bo, info@mutuosoccorso.net (associazione che ha contribuito all’edizione del testo).
Le pagine sono 104 ed il costo è di euro 7,00.

 

“Legge e Ordine”
di Alexander Berkman
(1870-1936)

Anarchico di origine russa. Emigrò negli Stati Uniti nel 1888. Scontò 14 anni al Western Penitentiary in Pennsylvania per il tentato omicidio di Henry C. Frick durante lo sciopero di Homestead nel 1892. Ne passò altri due nel Penitenziario Federale di Atlanta durante la Prima Guerra Mondiale per l‘opposizione alla coscrizione e alla guerra. Venne deportato in Russia nel 1919, che lasciò nel 1921 in profondo disaccordo con il Bolscevismo. Passò il resto dei suoi anni in esilio.

Come vive l’uomo comune oggigiorno? Quasi tutto il tuo tempo è speso per guadagnarsi da vivere. Sei così impegnato nel costruirti una vita che difficilmente ti rimane del tempo per vivere, per godere della vita. Non si ha né il tempo, né il denaro. Puoi ritenerti fortunato se hai qualche forma di sostentamento, un qualche lavoro. Ogni tanto si presenta un periodo di inattività: c’è disoccupazione e in migliaia vengono cacciati via dal lavoro, ogni anno, in ogni paese.
Quel periodo significa nessun guadagno, nessun salario. Si traduce in preoccupazione e privazione, in malattia, disperazione, e suicidio. Parla la lingua della povertà e del crimine. Per alleviare questa povertà costruiamo case di carità per i poveri, ospedali gratuiti, tutto ciò grazie alle tue tasse. Per prevenire il crimine e punire i criminali ancora una volta sei tu che sovvenzioni polizia, investigatori, forze di Stato, giudici, avvocati, prigioni, guardiani. Riesci a immaginare qualcosa di più assurdo e impraticabile? La legislatura produce le leggi, i giudici le interpretano, i vari pubblici ufficiali la applicano, la polizia ricerca e arresta i criminali, e finalmente la guardia carceraria li prende in custodia. Numerose persone e istituzioni sono impegnate a contenere la persona disoccupata dal rubare e lo punisce se ci prova. Di lì poi viene fornita degli scopi per esistere, la mancanza dei quali le hanno fatto inizialmente infrangere la legge. Dopo un periodo più o meno breve viene fatta diventare una persona fallita. Se fallisce nel procurarsi un lavoro comincia ancora una volta lo stesso giro di furti, arresti, processi e incarcerazioni.
Questa è una grezza ma tipica illustrazione dello stupido carattere del nostro sistema.
Non è singolare che la maggior parte delle persone immaginino indispensabile un governo, quando nei fatti la nostra vita reale non ha mai nessuna connessione con esso, non ne ha il bisogno, e vi interferisce solo quando la legge e il governo si infiltrano?
“Ma la sicurezza e l’ordine pubblico” obbietterete, “li possiamo avere senza un governo e una legge? Chi ci proteggerà contro i criminali?”
La verità è che ciò che chiamiamo “legge e ordine” è in realtà il peggior disordine, come abbiamo visto nei capitoli precedenti. Quel poco di ordine e pace che abbiamo lo dobbiamo al buon senso comune e all’iniziativa dati dal popolo, quasi tutto nonostante il governo. Avete bisogno del governo che vi dica di non camminare incontro a un’ automobile? Ne avete bisogno per ordinarvi di non saltare giù dal ponte di Brooklyn o dalla torre Eiffel?
L’uomo è un essere sociale: non può esistere da solo; vive in comunità o società. Il bisogno reciproco e gli interessi comuni sono prodotti in particolari modi per assicurarci sicurezza e benessere. Tale cooperazione è libera, volontaria; non necessita d’alcuna coercizione da parte di nessun governo. Aderisci a un club sportivo o a una società canora poiché le tue inclinazioni seguono quella strada, e cooperi con gli altri membri senza nessuno che ti costringa. L’uomo di scienza, lo scrittore, l’artista e l’inventore ricercano il proprio modo per ispirarsi e lavorare mutualmente. I loro impulsi e bisogni sono le loro migliori urgenze: l’interferenza di un qualche governo o di una qualche autorità può solo intralciare i loro sforzi.
Durante tutta la tua vita troverai che i bisogni e le inclinazioni delle persone avvengono per associazioni, per reciproca protezione e aiuto. Questa è la differenza tra l’amministrazione delle cose e il governo sugli uomini; tra fare qualcosa per libera scelta e esserne costretti. È la differenza tra libertà e costrizione, tra Anarchia e governo, perché l’Anarchismo significa cooperazione volontaria invece della partecipazione forzata. Significa armonia e ordine al posto di interferenza e disordine.
“Ma chi ci proteggerà dal crimine e dai criminali?” chiederete.
Chiedetevi piuttosto quale governo ci protegge veramente da loro. Non è lo stesso governo a crearli e a disporre le condizioni che permettono il crimine? Non sono le invasioni e le violenze sulle quali tutti i governi poggiano che coltivano lo spirito dell’intolleranza e della persecuzione, dell’odio e della crescita della violenza? Non è il crimine che aumenta in ordine dell’aumento della povertà e dell’ingiustizia favorite dal governo? Non è il governo stesso a essere la più grande ingiustizia e il più grande crimine?
Il crimine è il risultato delle condizioni economiche, delle ineguaglianze sociali, degli errori e malefatte dei quali il governo e il monopolio sono parenti. Il governo e la legge possono solo punire i criminali. Non curano né prevengono il crimine. L’unica vera cura per il crimine è abolirne le cause, e questo il governo non potrà mai farlo poiché esiste per preservare quelle vere cause. Il crimine può essere eliminato solo eliminando le condizioni che lo creano. Il governo non può farlo.
L’Anarchismo significa eliminare quelle condizioni. I crimini determinati dal governo, dalla sua ingiustizia e dalla sua oppressione, dalla diseguaglianza e dalla povertà, scompariranno con l’Anarchia. Questi fattori costituiscono di gran lunga la maggior percentuale di crimini.
Alcuni altri tipi di crimine persisteranno per qualche tempo, come quelli prodotti dalla gelosia, dalla passione, e dallo spirito di coercizione e violenza che dominano oggigiorno il mondo. Ma anche questi, i prodotti dell’autorità e del possesso, scompariranno gradualmente, sotto salutari condizioni, col passaggio dell’atmosfera che le coltivò.
L’Anarchia non sarà nemmeno fonte di crimine né offrirà alcun terreno per la sua fioritura.
Occasionali atti anti-sociali saranno considerati come residui delle precedenti condizioni e attitudini malate, e verranno trattati più come un insalubre stato mentale piuttosto che come un crimine.
L’Anarchia comincerebbe col sfamare il “criminale” e assicurandogli un lavoro invece di controllarlo, arrestarlo, processarlo e imprigionarlo, terminando poi con la fine dell’approvvigionamento suo e di tutti coloro che devono controllarlo e nutrirlo. Sicuramente anche questo esempio dimostra quanto più sensibile e semplice sarebbe la vita sotto l’Anarchismo di quanto non lo è oggi.

Da Now and After: The ABC of Communist Anarchism (New York:Vanguard Press), edizione italiana Che cos’è l’anarcocomunismo (Milano, 1977).

Senza titolo
di Kanno Suga (1881-1911)

Anarchica giapponese. Nel 1909 cofondò, insieme al suo futuro compagno K_toku_Sh_sui, il quotidiano Jiy_ Shis_ (Il Libero Pensiero) e susseguentemente passò tre mesi in cella per violazione delle leggi sulla censura. Durante la detenzione, alcuni ufficiali scoprirono un piano per assassinare l’imperatore che vedeva implicati lei e venticinque suoi compagni. Il processo dei ventisei anarchici iniziò il dicembre 1920 e dodici degli accusati, inclusi Kanno e K_toku, vennero giustiziati il 24 e il 25 gennaio 1911.

Kuro-gano no
Mado ni sashi-iru
Hi no cage no
Utsura wo mamori
kyo mo kurashitsu
Osservando
Attraverso le sbarre
I raggi del sole rugiadosi
Anche oggi
Ho trascorso