rivista anarchica
anno 39 n. 342
marzo 2009


Medio Oriente

A proposito di Hamas
di Francesco Codello

Anche a sinistra c’è tanta simpatia per questa organizzazione. Occhio che...

 

In questi giorni di fine gennaio, ora che una precaria tregua sembra prevalere su una tragica guerra, non è ancora facile scrivere con cuore aperto e ragione sgombra da emozioni e sentimenti. Diventa ancora più difficile farlo quando si conoscono persone che vivono questa tragica realtà, quando magari solo telefonicamente si sentono le angosce e la sofferenza di amici che si fanno inevitabilmente trafiggere da tutto ciò. Ciò che è accaduto, ciò che accade, in Israele e in Palestina, sta diventando sempre più una sorta di perenne e reale messa alla prova dei propri valori e dei propri principi.
Ma talvolta, seppure sapendo di essere parziali, occorre riflettere e condividere dei pur provvisori e dubbiosi ragionamenti, senza timore di essere fraintesi, perché tacere può diventare omertà, urlare può diventare complicità, ma provare a mettere qualche punto fermo, è indispensabile, perlomeno per me. Queste considerazioni sono parziali, limitate a un aspetto, dunque facilmente contestabili. Però, come sostengo da molto tempo, è indispensabile affermare con fermezza e rigore qualche cosa senza aggiungere troppi ma, se, però, ecc. Una cosa alla volta, può servire a non disorientare e ad avvicinarsi con più chiarezza a una forte e trasparente, seppur parziale, verità.

Strisciante simpatia

Quello che mi preme qui sottolineare senza aprire parentesi, è che nessun sincero pensiero di libertà può giustificare in nessun modo, non tanto (solo) i comportamenti, ma ciò che ispira ed è a fondamento di Hamas.
Facile, direte voi, ma purtroppo se ne sento la necessità è perché mi pare del tutto evidente che non tanto e solo una parte di una certa sinistra simpatizza apertamente e sostiene con convinzione questa organizzazione, ma l’effetto che Hamas produce in ampi settori dell’opinione della sinistra europea, è mostruosamente pericoloso e produttore di possibili effetti devastanti.
Infatti basta pensare e riflettere sugli articoli, appelli, dibattiti, che hanno animato queste settimane per cogliere la strisciante più o meno evidente e raffinata “simpatia” che questa organizzazione ha raccolto anche all’interno della sinistra “rivoluzionaria” (e non solo).
Il 18 agosto del 1988 l’organizzazione del fondamentalismo Jihadista palestinese ha reso pubblico lo “Statuto del Movimento di Resistenza Islamico” che costituisce la Carta fondamentale di Hamas e ne rivela la vera essenza. Occorre allora conoscerla e studiarla per capire veramente chi sono, cosa fanno, a cosa ambiscono, da che cosa e chi sono ispirati, i militanti che hanno aderito all’Organizzazione.
Prima però, a scanso di equivoci, occorre tener presente che è decisamente disonesto e palesemente falso accettare l’equazione: palestinesi=Hamas, così come penso altrettanto disonesto e falso stabilire una assimilazione tra abitanti della striscia di Gaza e Hamas.
Hamas si considera parte del più generale movimento della Fratellanza Islamica e definisce se stesso come un “importante movimento palestinese, fedele ad Allah e il cui modo di vita è quello islamico” e “uno degli anelli della catena della lotta contro gli invasori sionisti” (artt. 6-7). Esso appartiene a un più ampio movimento intellettuale e militante (i Fratelli Musulmani) che si caratterizza per una esplicita e dogmatica ostilità nei confronti di ogni espressione della modernità e della laicità nei vari aspetti della vita. Poiché “Allah è il suo obiettivo, il profeta il suo modello, il Corano la sua costituzione, la jihad il suo cammino e la morte in nome di Allah il più dolce dei suoi desideri”, tutto il resto è considerato nemico dell’Islam e amico del sionismo.
Gli obiettivi dell’organizzazione non si limitano soltanto alla distruzione fisica e morale del sionismo nel contesto del conflitto arabo-israeliano, ma sono rivolti anche alla guerra totale contro “gli ebrei guerrafondai” e il “sionismo mondiale” (art. 32). Nella visione apocalittica di Hamas i nemici sono gli ebrei in quanto tali, i quali starebbero sempre complottando contro il mondo intero per imporre la loro potenza. Ricorrendo ai temi classici dell’antisemitismo usati, fra gli altri, dai nazisti per preparare e realizzare lo sterminio di massa di sei milioni di ebrei, citando i “Protocolli dei Savi di Sion” (noto falso usato da tutti gli antisemiti all’inizio del secolo scorso e puntualmente riciclato all’occorrenza), la “Carta” sostiene che questi nemici stanno dietro ad ogni male e sono i veri nemici del genere umano (artt. 17, 22, 28, 32).

Ideologia totalizzante e totalitaria

La Palestina, secondo questa visione, è terra di proprietà islamica (art. 11) e pertanto l’obiettivo di ogni musulmano deve essere la distruzione di Israele e l’uccisione di ogni ebreo per instaurare anche in questa parte del mondo la legge islamica (shari’a): “L’ultimo Giorno non verrà finché tutti i musulmani non combatteranno contro gli ebrei, e i musulmani non li uccideranno” (art. 7).
L’ideologia di Hamas è totalizzante e totalitaria perché permea tutti i settori e gli ambiti della vita: “nelle visioni e nelle credenze, in politica e in economia, nell’educazione e nella società, nel diritto e nella legge, nell’apologetica e nella dottrina, nella comunicazione e nell’arte, nelle cose visibili e in quelle invisibili, e comunque in ogni altra sfera della vita” (art. 2). I militanti hanno innalzato la bandiera del jihad di fronte agli oppressori, “per liberare la terra e il popolo dall’immonda sporcizia, dall’impurità e dal male dell’oppressore” (art. 3). La convinzione profonda e radicata dei membri dell’organizzazione è che “quando l’Islam è assente che nasce il disordine, che l’oppressione e la distruzione si scatenano, e che infuriano guerre e battaglie” (art. 6).
La strategia per realizzare la patria islamica è una sola: lotta con tutti i mezzi senza mediazioni e senza compromessi. “Le iniziative di pace, le cosiddette soluzioni pacifiche, le conferenze internazionali per risolvere il problema palestinese contraddicono tutte le credenze del Movimento di Resistenza Islamico. In verità cedere qualunque parte della Palestina equivale a cedere una parte della religione” (art. 13). Non c’è soluzione al problema palestinese, per Hamas, se non la guerra santa, tutte le iniziative che sono state messe in campo e che non rientrino nella guerra totale, sono “perdite di tempo e giochi da bambini” (art. 13).
Per preparare i combattenti della guerra santa occorre educare ogni musulmano fin da piccolo. “Il processo educativo deve coinvolgere gli ‘ulama così come i professori e i maestri, gli uomini della pubblicità e dei mezzi di comunicazione così come i dotti, e specialmente la giovinezza dei movimenti islamici e loro docenti. Introdurre cambiamenti fondamentali nei programmi scolastici e universitari è obbligatorio, per ripulirli dalle tracce dell’invasione ideologica degli orientalisti e dei missionari… Dobbiamo instillare nelle menti di generazioni di musulmani l’idea che la causa palestinese è una causa religiosa, e deve essere affrontata su queste basi” (art. 15).

“Distruggere gli ebrei”

In questa vera e propria pianificazione delle coscienze individuali verso la causa della guerra santa un ruolo importante è assegnato alle donne in quanto “forgiatrici di uomini.. e guida nell’educazione delle nuove generazioni”. Infatti “la donna, nella casa e nella famiglia combattenti, si tratti di una madre o di una sorella, ha il suo ruolo più importante nell’occuparsi della casa e nell’allevare i figli secondo i concetti e i valori islamici, e nell’educare i figli a osservare i precetti religiosi preparandosi al dovere del jihad che li aspetta. Pertanto è necessario prestare attenzione alle scuole e ai programmi per le ragazze musulmane, così che si preparino a diventare buone madri, consapevoli del loro ruolo nella guerra di liberazione” (art. 18). L’obiettivo della guerra santa è distruggere gli ebrei paragonati ai nazisti nella loro stessa esistenza come stato, colpevoli delle più efferate nefandezze e violenze, corruttori di costumi e incarnazione del male supremo.
Queste sono alcune delle “verità” su cui si fonda il movimento di Hamas, queste sono le basi ideologiche e religiose che ispirano i militanti palestinesi che aderiscono all’Organizzazione.
Alla luce di tutto ciò (si tratta solo di una parte della Carta) credo possiamo avere chiaro il quadro di riferimento e sapere che quando sosteniamo o semplicemente giustifichiamo Hamas finiamo per sostenere e giustificare quanto sopra esplicitato.
Qualcuno può ancora non capire perché uomini, donne, bambini, possono (e lo sono) essere usati come scudi umani, indottrinati tramite televisioni, scuole, tradizioni esasperate, e mandati a morire per difendere un potere violento, lurido, totalitario, dei vari leader dell’organizzazione islamica? Qualcuno può ancora non pensare che la manipolazione abbia raggiunto livelli così totali e nauseanti fino all’uso spregiudicato delle immagini più sconvolgenti per fini di propaganda?
Allora, senza se e senza ma, Hamas rappresenta per qualcuno ancora una possibile istanza e sponda di emancipazione per un popolo martoriato e sofferente come quello palestinese? Chi ha urlato, o anche semplicemente taciuto o fatto finta di niente, o ammiccato, con coloro i quali hanno gridato in qualche corteo “Hamas, Hamas, gli ebrei nelle camere a gas” sappia che sta difendendo o solidarizzando con questa realtà.

Francesco Codello