rivista anarchica
anno 36 n. 320
ottobre 2006



Per un nuovo anarchismo
dal sito dell’Institute for Social Ecology

 

Dall’impegno giovanile nelle fila comuniste al progressivo passaggio a posizioni anarchiche.
Conferenze, impegno militante, libri e saggi per un anarchismo non-dogmatico che sappia fare i conti con le sfide di un mondo che cambia.

Murray Bookchin era nato a New York City il 14 gennaio 1921. I genitori vi erano immigrati dalla Russia, dove avevano preso parte ai movimenti rivoluzionari dell’epoca zarista.
Negli anni Trenta, ancora giovanissimo, aveva aderito al movimento giovanile comunista, prima nei Giovani Pionieri, poi nella Lega dei Giovani Comunisti, ma già verso la fine del decennio era rimasto deluso per il carattere autoritario del movimento. Si era impegnato a fondo nell’organizzazione di attività antifasciste durante la guerra civile spagnola. Nel 1937 si staccò dai comunisti, a causa del loro ruolo controrivoluzionario in Spagna e nei processi di Mosca. Dopo il patto tra Stalin e Hitler, nel settembre 1939, fu ufficialmente espulso dalla Lega, per “deviazionismo trotzkista-anarchico”.
Da giovane lavorò in fonderia e s’impegnò sindacalmente nel sindacato CIO (Congress of Industrial Organizations), nel distretto settentrionale del New Jersey (un’area di forte industrializzazione all’epoca). Simpatizzò con i trotzkisti americani e collaborò con loro, ma molti anni dopo la morte di Trotzky (1940), anche loro lo delusero, perché erano rimasti attaccati alla tradizione autoritaria del bolscevismo.
Nella Seconda Guerra mondiale prestò servizio nell’esercito americano. Una volta congedato lavorò come operaio nell’industria automobilistica, aderendo a un sindacato di categoria, l’United Auto Workers (UAW). Nel 1946 partecipò al grande sciopero della General Motors, ma quando l’esito fece presagire che quel movimento sindacale, un tempo su posizioni radicali, si sarebbe adattato all’ordine sociale, cominciò a mettere in discussione gran parte dei concetti marxisti che aveva fatto suoi, riguardo al ruolo “egemonico” del proletariato industriale.
Tra la fine degli anni Quaranta e i primi anni Cinquanta, abitando a New York, collaborò da vicino con un gruppo di trotzkisti tedeschi in esilio, che si stava orientando verso una prospettiva libertaria (International Kommunisten Deutschlands – IKD). La componente americana del gruppo, impegnata in un lavoro sia teorico sia pratico, costituiva uno tra i più consistenti gruppi organizzati della sinistra newyorkese negli anni del maccartismo (1950-52). In quell’ambiente Bookchin redigeva testi di agitazione non solo contro le armi nucleari ma anche contro “l’uso pacifico dell’atomo”, a causa del fallout radioattivo, e nel 1956 ne scrisse anche altri che reclamavano l’intervento degli Stati Uniti a favore della rivolta operaia in Ungheria contro l’Unione Sovietica.
Il gruppo dell’IKD collaborava anche alla pubblicazione di un periodico intitolato “Contemporary Issues” (che usciva anche in tedesco col titolo “Dinge der Zeit”). Molti articoli di Bookchin dei primi anni Cinquanta furono pubblicati su questa rivista, con vari pseudonimi: M. S. Shiloh, Lewis Herber, Robert Keller, e Harry Ludd. Sempre su “Contemporary Issues” uscirono i suoi primi articoli su temi di ecologia, inquadrati in un’ottica libertaria di sinistra. Un suo lungo articolo, The Problem of Chemicals in Food (pseud. Lewis Herber) (1952) uscì in forma di libro in tedesco nel 1955. Il suo primo libro in inglese, Our Synthetic Environment (pseud. Lewis Herber) fu pubblicato dalla casa editrice Alfred A. Knopf nel 1962. Precedendo il saggio di Rachel Carson, Silent Spring, di quasi sei mesi, quel libro affrontava un ampio ventaglio di questioni ambientali, indicando l’esigenza di una società decentrata e dell’impiego di fonti energetiche alternative come elementi di una soluzione ecologica.

L’interesse
per l’ecologia

I suoi saggi pionieristici sull’anarchia e l’ecologia, esplicitamente rivolti alla sinistra, furono pubblicati sui periodici “Comment” e “Anarchy”. Ecology and Revolutionary Thought (1964) sosteneva la necessità di un connubio politico tra movimento anarchico e movimento ecologico, sulla base delle analoghe tematiche e dell’esigenza per entrambi di una società socialmente libera ed ecologica. Towards a Liberatory Technology (1965) affermava che le tecnologie alternative avrebbero svolto un ruolo fondamentale in una società di quel genere. In questi scritti un tema importante è quello della “postscarsità”, una tesi secondo la quale i progressi tecnologici, per esempio nei campi dell’automazione e della miniaturizzazione, rendono possibile l’accorciamento della giornata di lavoro, offrendo così il tempo libero necessario a impegnarsi nelle attività di autogestione civile e politica in organismi democratici. Questi articoli costituiscono la base teorica di quella che Bookchin ha chiamato ecologia sociale, adottando questo termine in un momento in cui era praticamente caduto in disuso.
Sempre questo periodo degli anni Sessanta vide Bookchin impegnarsi a fondo nella controcultura della New Left, lavorando per fondere i due movimenti in uno solo, populista e radicale di sinistra, che sapesse rivolgersi ad ampi strati di comuni cittadini americani. Quando ci fu il rischio che i gruppi marxisti aderissero al movimento Students for a Democratic Society (SDS), inquinandone le potenzialità popolari, Bookchin scrisse Listen, Marxist! (1969) per mettere in guardia contro la loro influenza. Il suo saggio The Forms of Freedom esamina le strutture organizzative destinate a istituzionalizzare la libertà nei movimenti rivoluzionari. I suoi saggi degli anni sessanta sono raccolti nell’antologia Post-Scarcity Anarchism (Ramparts Books, 1971; Black Rose Books, 1977). I suoi scritti sull’anarchia culminano con il saggio The Spanish Anarchists (Harper & Row, 1977; A.K. Press, 1997), una storia dell’evoluzione del movimento anarchico nella Spagna degli anni che precedono lo scoppio della guerra civile.
Bookchin non limitò le proprie attività alla sola scrittura, ma partecipò anche con dedizione al lavoro di gruppi militanti. Dopo l’impegno antinucleare e per l’Ungheria con l’IKD, aderì al movimento per i diritti civili e fece parte del CORE. Contribuì alla fondazione della Bowery Poets’ Cooperative e collaborò a fondo con due gruppi anarchici, quello degli East Side Anarchists e l’Anarchos Group. In un’epoca in cui il termine “ecologia” era quasi sconosciuto alla maggioranza, tenne frequenti conferenze a gruppi della controcultura in tutto il paese, sottolineando l’importanza della costruzione di un movimento libertario di sinistra.

Radicalità
del suo approccio

L’impegno di Bookchin trovò spazio anche in campo educativo. Alla fine degli anni Sessanta insegnò all’Alternative University di New York, una delle principali “free universities” degli Stati Uniti, e successivamente alla City University of New York, a Staten Island. Nel 1974 fu tra i fondatori dell’Institute for Social Ecology di Plainfield, nel Vermont, e ne divenne il direttore. Questo istituto arrivò ad acquisire fama internazionale per i suoi corsi di ecofilosofia, di teoria sociale e sulle tecnologie alternative, corsi che si tengono tuttora ogni estate. Nel 1974 Bookchin cominciò il suo insegnamento al Ramapo College del New Jersey, dove alla fine ebbe la cattedra di docente ordinario e andò in pensione nel 1981 come professor emeritus.
Negli anni Settanta crebbe la sua influenza nel movimento ambientalista in pieno slancio, che assunse la massima importanza dopo l’originale Giornata della Terra. I suoi scritti di questo periodo hanno un taglio sempre più profetico e utopistico e puntano sulla costruzione di un’etica ecologica. Toward an Ecological Society (Black Rose Books, 1981) è una raccolta dei saggi di questo periodo. The Ecology of Freedom (Cheshire Books, 1982; ripubblicato da Black Rose Books nel 1991) è un saggio che affronta con taglio filosofico, antropologico e storico l’emergere e la dissoluzione delle gerarchie, ed è ormai considerato un classico della letteratura anarchica.
Come ha messo bene in luce una recente storia del pensiero anarchico (Peter Marshall, Demanding the Impossible, Harper Collins, London 1992), il principale contributo di Bookchin è consistito nel tentativo di integrare la tradizione del decentramento, quella contro la gerarchia e quella populista, con l’ecologia, da un punto di vista filosofico ed etico libertario e di sinistra. Le sue posizioni erano del tutto originali negli anni Cinquanta e nei primi anni Sessanta, ma oramai sono entrate nella coscienza generale della nostra epoca. La radicalità del suo approccio si fonda sull’analisi dell’emergere storico del concetto di dominio sulla natura dal dominio dell’uomo sull’uomo, in particolare nelle gerontocrazie, nelle patriarchie e in altri livelli di oppressione.
Bookchin si è anche approfonditamente occupato di problemi urbani, del ruolo della città nella tradizione dell’Occidente e del conflitto tra città e campagna. Uno dei suoi primi libri, Crisis in Our Cities (Prentice Hall, 1965) è un resoconto di taglio giornalistico di specifici problemi urbani. The Limits of the City (Harper and Row, 1974) è un’analisi storica dell’evoluzione delle città. I suoi studi sulla città culminano con The Rise of Urbanization and the Decline of Citizenship (Sierra Club Books, 1986; ripubblicato dalla Cassell col titolo From Urbanization to Cities [1995] e in Canada col titolo Urbanization Without Cities [Black Rose Books, 1992]), che è un’indagine storica dell’autogestione civica e del confederalismo. Questo libro, inoltre, presenta un quadro complessivo del programma di Bookchin per una politica di democrazia diretta e confederale, che egli definisce “municipalismo libertario”.
Il municipalismo libertario è una politica basata sulla rivalutazione o la formazione di assemblee popolari, di democrazia diretta, a livello municipale, di quartiere e di città. La vita economica sarebbe soggetta al controllo democratico dei cittadini nelle comunità, in quella che egli definisce “municipalizzazione dell’economia”. Le municipalità democratizzate si confedererebbero per gestire le questioni a livello regionale e formare un contropotere opposto al centralismo della nazione-stato.

Contro
il primitivismo

A partire dagli ultimi anni Settanta queste idee sono state uno stimolo importante per lo sviluppo dei movimenti dei Verdi in tutto il mondo, e Bookchin ha scritto molto riguardo alla politica dei Verdi. Il suo impegno attivo è continuato per tutti gli anni Ottanta con il sorgere dei movimenti politici dei Verdi, in Germania come negli Stati Uniti. Dopo essersi trasferito nel Vermont, nel 1971, ha collaborato con vari gruppi, come quelli dei Northern Vermont Greens, del Vermont Council for Democracy, e dei Burlington Greens.


La sua attività politica ha preso anche la forma del dibattito teorico all’interno del movimento ecologista e di quello anarchico. Nel 1987, per esempio, quando certe tendenze del movimento ecologista cominciavano a presentare un orientamento antiumanista e addirittura misantropico, approvando le condizioni di miseria del Terzo Mondo in quanto “la natura deve seguire il suo corso” e proponendo una filosofia che metteva sullo stesso piano il valore morale degli esseri umani e quello di tutte le altre forme di vita, Bookchin non esitò a criticare quella deriva reazionaria (in Social Ecology vs. ’Deep Ecology’, pubblicato in “Green Perspectives”).
Alla metà degli anni Novanta, quando si rese conto che molte tendenze del movimento anarchico mettevano da parte la tradizione di sinistra e socialista dell’anarchia a favore di tendenze individualistiche, mistiche, di autoespressione, tecnofobe, e neo-primitiviste, ancora una volta stimolò la discussione con un saggio critico, Social Anarchism or Lifestyle Anarchism (pubblicato come libro con lo stesso titolo da A.K. Press nel 1995). Re-Enchanting Humanity (Cassell, London 1996) è una sintesi delle critiche di Bookchin alle tendenze misantropiche e antiumaniste di specifici movimenti e della cultura popolare contemporanea.
Rivalutare le teorie politiche ed etiche di Bookchin oggi significa rielaborare il pensiero dialettico, che mette un metodo neo-hegeliano al servizio del pensiero ecologico, per “naturalizzare” la tradizione dialettica. Il “naturalismo dialettico” di Bookchin si differenzia dall’idealismo dialettico di Hegel e dal materialismo dialettico relativamente meccanicistico di Engels. Queste sue tesi sono illustrate il mondo particolareggiato in The Philosophy of Social Ecology: Essays on Dialectical Naturalism (Black Rose Books, 1990, poi rivisto e ampliato nel 1994).
Le teorie di Bookchin sulla politica, la filosofia, la storia, e l’antropologia sono sintetizzate nel testo Remaking Society (Black Rose Books e South End Press, 1989). Un’illustrazione aggiornata della sua visione si trova nella raccolta antologica The Murray Bookchin Reader (Cassell, 1997).
Negli ultimi anni Bookchin è vissuto in parziale ritiro a Burlington, nel Vermont, con la sua collaboratrice e compagna Janet Biehl. I problemi di salute ne avevano limitato la possibilità di spostarsi e di tenere conferenze, ma continuò a fare lezione ogni estate all’Institute for Social Ecology (di Plainfield, Vermont). Con Janet Biehl curava la pubblicazione della newsletter teorica “Left Green Perspectives” (in precedenza “Green Perspectives”), e si era occupato della stesura dei tre volumi di una storia dei movimenti popolari nelle rivoluzioni classiche, intitolati The Third Revolution.
Murray Bookchin era passato negli anni Trenta da una posizione marxista tradizionale a una libertaria di sinistra. Nel contempo la sua vita e la sua attività hanno attraversato due epoche storiche: quella del socialismo e dell’anarchismo proletario tradizionale, con le lotte operaie contro il capitalismo e il fascismo, e quella postbellica di crescente consolidamento del capitalismo, di sviluppo tecnologico, di degrado ambientale e di politica statalista. Nei suoi scritti ha cercato di costruire una visione coerente per collegare un vitale passato rivoluzionario a un futuro di liberazione.

Testo ripreso dal sito: www.social-ecology.org
Traduzione dall’inglese di Guido Lagomarsino