rivista anarchica
anno 34 n. 304
dicembre 2004 - gennaio 2005


popolo in cucina

Massenzatico mon amour
di “la cuoca rosso-nera”

Questo articolo, scritto prima dello svolgimento del convegno “Le cucine del popolo”, presenta l’iniziativa.

 

Il convegno sulle cucine del popolo si terrà a Massenzatico (terra di Camillo Prampolini) perché in quella frazione è stata costruita, nel 1893, la prima Casa del Popolo italiana. In quel luogo magico, dove materialmente avrà luogo il convegno, le nostre sorelle e i nostri fratelli del passato edificarono mattone su mattone il primo spazio di trasformazione sociale del movimento operaio e contadino. Non cade a caso, quindi, la scelta del Teatro Artigiano di Massenzatico, costruito e ridislocato sulle fondamenta di quella Casa del Popolo che per prima irradiò un futuro di uguaglianza e di libertà, di sorellanza e fratellanza.
Da quella Casa del Popolo partì un’indicazione per tutto il movimento sociale tesa a trasformare gli assetti societari in senso orizzontale e solidarista, che vedeva operai, contadini e sfruttati muoversi direttamente in prima persona nella costruzione di un’altra società.
Il richiamo al passato è d’obbligo, nel proposito di comprendere il futuro più prossimo e la tentazione di porre domande alla storia in quel luogo così significativo sarà fortissima. Anche per questa ragione, per potere e per poterci interrogare sui luoghi topici della nostra storia, di quella delle nostre madri e dei nostri padri, delle nostre nonne e dei nostri nonni, siamo approdati a Massenzatico.

La casa del popolo di Massenzatico

Siamo sicuri che vivremo insieme una giornata di riflessione e confronto sulla cucina sociale, che tanta parte ha avuto nella formazione degli spiriti liberi che hanno animato, fin dagli albori del movimento operaio, i sogni di libertà e d’eguaglianza.
Ma sarà soprattutto interessante sapere che cosa mangiavano e che cosa bevevano i fondatori del socialismo, visto che sappiamo tutto sui loro atti politici, ma sappiamo poco sugli alimenti che generarono simili progetti. Sicuramente, una generazione così effervescente non sarebbe potuta esistere senza l’apporto di una cucina d’eccezione.
Che cosa avranno mangiato gli internazionalisti bolognesi alla Trattoria delle Tre Zucchette? Che cosa si beveva nelle cameracce romagnole? Qual era la cucina dei sindacalisti rivoluzionari e come funzionavano le osterie senza gli osti? Come erano i veglioni rossi socialisti? E cosa mangiavano i figli degli scioperanti nelle mense comuniste? E la finalità del cappelletto anarchico? Qual era la funzione sociale della “resdora” nella cucina operaia? Che ruolo avevano i liquori proletari? E i partigiani come hanno potuto resistere al nazi-fascismo? Queste sono solo alcune delle domande alle quali cercheremo di dare risposta domenica 31 ottobre a Massenzatico.
Di più. Proporremo una cucina di classe, per riscoprire i nostri cibi ad alto valore nutritivo, che resero i nostri antenati longevi e dinamici, diversi dalla grassa borghesia appesantita e fiacca, tanto nel fisico quanto nello spirito. Da qui la necessità di un convegno articolato in tre fasi, che punti ad un’integrazione completa fra produzione, saperi e pratica e che trovi il suo momento aggregante nel menù socialista di un “veglione rosso” tenuto a Reggio Emilia nel 1903.
Per questo, per altro e per molto di più vi aspettiamo tutte e tutti a Massenzatico, in attesa… del sol dell’avvenir!

La cuoca rosso-nera