rivista anarchica
anno 34 n. 296
febbraio 2004


ai lettori

BilAncio e sbilanci

 

Quattro conti. Come ogni anno, al 30 novembre facciamo il punto della situazione economica di «A» e cominciamo a stendere il bilancio, che viene poi spedito ai diffusori e agli amici di «A». Questo bilancio tiene conto sia della rivista sia delle altre iniziative collaterali, che negli ultimi quattro anni sono state soprattutto quelle legate a Fabrizio De André.
Nel 2003 abbiamo speso complessivamente 136.490,87 euro, a fronte di entrate per 123.478,13 euro, con un passivo di 13.012,74 euro (corrispondente circa al 10% delle uscite). In compenso, in magazzino abbiamo ora circa 6.000 copie del Dvd+libretto «ma la divisa di un altro colore», sostanzialmente già pagate dalle vendite nei primi sei mesi.
L’attivo nelle casse di «A», che a fine 2002 era di oltre 35.000 euro, si è ridotto ora a 22.046,37 euro.
Per farla breve, la rivista va abbastanza bene, con una leggera tendenza all’aumento degli abbonamenti e delle copie vendute. Mentre benissimo continuano ad andare le nostre 3 iniziative legate a De André, cioè il dossier «Signora libertà, signorina anarchia» (uscito nel 2000, ne abbiamo vendute finora 11.500 copie), il Cd+libretto «ed avevamo gli occhi troppo belli» (2001, 17.000 copie vendute) e il Dvd+libretto «ma la divisa di un altro colore» (2003, 4.000 copie vendute). Si consideri che dall’uscita del dossier (nel marzo 2000) al 30 novembre scorso, dalle 3 iniziative De André abbiamo complessivamente incassato 228.000 euro, a fronte di una spesa di 132.000 euro, con un utile di 96.000 euro, tutto finito nelle casse della rivista.
Bene sta andando anche l’ultimo nato, il 2Cd «Mille papaveri rossi», prodotto e edito dal nostro storico collaboratore Marco Pandin, il cui ricavato (così come quello di tutta la ‘Musica per A’, sempre curata da Marco) finisce nelle nostre casse.
Aldilà dei dati economici, siamo pienamente soddisfatti della rete di relazioni politiche e umane che siamo riusciti a stabilire tramite la commercializzazione di questi prodotti, che – lo sottolineiamo – sono tutti e tre «marchiati» in copertina con la nostra «a» cerchiata e rientrano in una operazione culturale tendente a evidenziare e a ricordare la dimensione anarchica del cantautore genovese.
Non, dunque, un’operazione commerciale per fare soldi, ma in prima battuta un’operazione culturale che ha permesso a noi della redazione, e ai molti compagni che hanno creduto nel nostro progetto, di allargare i nostri orizzonti, realizzando tra l’altro iniziative pubbliche perlopiù coronate da un’eccezionale affluenza di pubblico. Un successo nostro che è al contempo un punto fermo per il nostro movimento, tutto proiettato all’esterno.
Ne sono una conferma i molti abbonamenti sottoscritti da persone che si sono avvicinate a noi inizialmente solo per l’acquisto di un prodotto legato a De André. Ne è ulteriore conferma la presenza ormai «istituzionale» dei nostri prodotti nei principali siti di fan di De André come in quello della Fondazione Fabrizio De André. Ne sono definitiva conferma i numerosi messaggi di stima e simpatia inviatici da sconosciuti acquirenti dei nostri prodotti, spesso colpiti dalla profondità del legame culturale tra Fabrizio e l’anarchismo.

Bombe e imbecilli. Mentre gli anarchici sono impegnati nelle loro rispettive attività (sindacalismo di base, attività culturali, partecipazione ai movimenti anti-guerra, iniziative editoriali, ecc.), prosegue quotidianamente sui mass-media lo stillicidio di notizie sui cosiddetti anarchici insurrezionalisti (spesso sinteticamente definiti «gli anarchici»).
Pacchi-bomba, petardi nei cassonetti, lettere intimidatorie e simili strumenti fanno parte dell’armamentario di questi (a volte un po’ fantomatici) «anarchici insurrezionalisti», che sono giunti ad utilizzare provocatoriamente l’acronimo della Federazione Anarchica Italiana (FAI), a nome di una fantomatica Federazione Anarchica Informale – e in questo numero pubblichiamo la netta denuncia da parte degli anarchici di Reggio Emilia che sono attualmente responsabili della Commissione di Corrispondenza (una specie di «segreteria») della FAI. E la nostra rivista, che non ha mai fatto parte di alcuna organizzazione anarchica (nemmeno della FAI, di sicuro la principale tra queste organizzazioni), esprime la sua fraterna solidarietà alla FAI, ricordando che alcuni dei propri collaboratori (Antonio Cardella, Gianfranco Marelli, Maria Matteo, Massimo Ortalli, Giorgio Sacchetti, Salvo Vaccaro, ecc.) e numerosi compagni e gruppi diffusori di «A» appartengono proprio alla FAI. Tra le molte cose che ci accomunano, vi è il rigetto istintivo di qualsiasi «informalità» e la rivendicazione piena di un impegno sociale svolto alla luce del sole, nel solco di una tradizione più che secolare che ha già fatto appieno i conti con l’uso scriteriato della violenza individuale e non, presente in pochi (ma ben strombazzati) episodi quasi tutti a cavallo tra ’800 e ’900. Interessante, in proposito, la lettura dello scritto di Andrea Papi.
Gli anarchici – lo ripetiamo – lottano alla luce del sole, organizzano scioperi, editano libri e giornali, si battono per i diritti delle minoranze, propugnano l’autogestione e fanno tante altre cose. I pacchi-bomba e i cassonetti della spazzatura li lasciamo volentieri ai servizi segreti e agli imbecilli che vogliano collaborare con loro, gratis o a pagamento poco ci interessa.

Addio. È morto a Imola Cesare Fuochi, partigiano combattente, militante anarchico, uomo integro e buono. Lo ricorderemo sul prossimo numero.